feb 28 2011

Supposta #1 – Il sonno

di Massimo | in Supposte | 1 commento

Si è vivi solo da svegli.

E non c’è molta differenza tra un dormiente e un cadavere. Un cadavere non è forse un tizio che dorme molto?


VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.3/5 (7 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +3 (from 3 votes)

feb 25 2011

Pesci piccoli e pesci grandi

Negli ultimi tempi a Firenze si è molto parlato dei cinema. In particolare la questione riguarda l’apertura di un grosso multisala, il “Multiplex”, amato e odiato, e la chiusura di un cinema storico, il Variety. Ma non è di questo che voglio parlare.

Un paio di settimane fa – dopo aver rimandato per moltissimo tempo – siamo infine andati al cinema a vedere “Qualunquemente” di Albanese. Avendo appena riscosso il pagamento per un lavoro mi propongo di pagare il biglietto, e dico a Eleonora e Giorgio di lasciare il portafogli a casa. Che figo, eh? Quasi come entrare in un bar ed esclamare a piena voce “Pago da bere a tutti!”.

Arriviamo al cinema, uno tranquillo, abbastanza centrale, medie dimensioni, probabilmente a gestione familiare. Manca un quarto d’ora all’inizio del film, ci mettiamo in coda per il biglietto. Quando arriva il nostro turno, chiedo 3 biglietti e do la carta di credito alla cassiera, in quanto non avevo contanti. “Carta va bene?”. Rispondo di sì, anche se di solito propongono anche l’alternativa Bancomat. “No, il bancomat non va”. Fatto sta che dopo 5 minuti di tentativi, non funziona neanche la carta di credito. “No, e un va” mi dice scortesemente la cassiera, lanciando un’occhiata ai clienti in coda. Ora, in un cinema, il sabato pomeriggio, non si può pagare con carta di credito? “Sono cose che succedono” e mi guarda come per dire “Insomma che vuoi fare? Paghi o no?”. Mancano 5 minuti all’inizio del film, e usciamo dal cinema per andare a cercare un bancomat. Poi Giorgio propone di tornare dentro a chiedere dove ne possiamo trovare uno. E non è distante fortunatamente. Certo che – pensiamo – avrebbero potuto anche essere più cortesi e indicarcelo loro. Stiamo facendo tutto questo casino per cercare di dar loro dei soldi, in fondo. La tentazione di andare in un altro cinema è forte, ma essendo troppo distanti, alla fine torniamo li. Paghiamo, la cassiera non dice una parola, ed entriamo a film già iniziato.

Film molto bello, ma alla gente di quel cinema – mi dispiace dirlo – non darò più un euro.

E’ brutto da dire, ma se è così che devono funzionare le cose, ben vengano i multisala. Se il piccolo cinema, o il fruttivendolo non possono darti qualcosa in più rispetto al multisala o al centro commerciale, ben vengano! Ci si lamenta tanto dei piccoli pesci che vengono mangiati dai grandi, ma cosa stanno facendo questi piccoli per offrire un servizio in più? Di certo non possono competere dal punto di vista tecnologico, dei servizi, della scelta. Ma di certo possono competere da un punto di vista umano. Mi aspettavo questo dal piccolo cinema: quello che il ragazzo impaziente di finire il proprio turno probabilmente non può darti, un qualche tipo di relazione umana, insomma quel qualcosa in più che può caratterizzare la piccola impresa e che non può esistere nella grande azienda.

E credo che sia il grosso potenziale su cui le piccole attività dovrebbero puntare tantissimo. Altrimenti, se non possono dare niente di più, verranno giustamente schiacciate.

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.4/5 (5 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: 0 (from 2 votes)

gen 31 2011

Svelato il mistero del furto della salma di Mike Bongiorno

A venticinque anni da che la salma del celeberrimo conduttore televisivo Mike Bongiorno è stata trafugata – inizio della misteriosa serie di furti delle spoglie di personaggi celebri della televisione e non solo – si svela l’enigma che lega assieme tutti questi macabri colpi.

Tutti pensammo ad una goliardata, ai tempi – era il gennaio del 2011 -, poi ad un furto per ottenere un riscatto, al gesto di un fanatico ammiratore o ad un atto estremo di vandalismo e oltraggio da parte delle frange che accusavano e accusano Mike Bongiorno di aver concorso a minare profondamente la cultura italiana attraverso il vecchio tubo catodico. Ipotesi, questa, che si riaprì quando poco più tardi furono trafugate le salme dei coniugi Vianello e quella di Pippo Baudo. La magistratura seguì anche la pista politica quando a scomparire fu il cadavere di Emilio Fede. Negli anni la lista di questi esecrabili reati si allungava senza che fosse chiara la matrice: Pippo Franco, Alfonso Signorini. Quello che è apparso subito certo, però, è che il piano fosse concertato e progettato da professionisti capaci di non lasciare la minima traccia. Infatti i tentativi di emulazione da parte di bande sbandate – come con la salma di Enrico Papi – sono stati sempre puntalmente smascherati dalle forze di polizia.

Tutto si è svelato quando ieri notte, ad Arcore, quella che pareva una violenta scossa di terremoto ha svegliato la città. L’enigmatico mausoleo dell’ex Premier Silvio Berlusconi ha infine dischiuso il suo mistero quando enormi reattori sotterranei – di cui niente si sapeva – si sono azionati con una potenza propulsiva immensa, scrollando dalla terra il faraonico monumento, che si è scoperto, all’esterno, interamente decorato a specchio, e sollevandolo dapprima lentamente poi sempre più rapidamente verso il cielo, mentre l’enorme fiammata dei reattori tracciava una scia di fuoco nel cielo notturno. Attualmente orbita attorno alla terra – ed è visibile in tutto il globo ad ogni ora del giorno e della notte, a parte i casi di congiunzione col sole, sotto forma di sfera luminosissima. La meravigliosa villa dei Casati Stampa ad Arcore è crollata rovinosamente, e accanto vi si apre una voragine gigantesca.
Allo stesso tempo è stato divulgato un video di Silvio Berlusconi, girato nel 2010 e rimasto segreto fino ad oggi, in cui spiega che è stato lui a ordinare di trafugare le salme delle personalità eminenti che più delle altre – volontariamente o meno – hanno contribuito a realizzare il progetto della loggia Propaganda 2 prima, e il suo poi, per accoglierle magnanimamente all’interno del suo mausoleo – che sarebbe poi stato elevato alle altezze celesti che giustamente si confanno agli unti dal Signore e agli umili che bene hanno servito il loro carismatico piano.
Il lancio è stato effettuato quando anche l’ultima salma mancante – che doveva essere quella di Gerry Scotti – è stata clandestinamente collocata nel proprio loculo del monumento. La lista completa delle salme celebri che sono ospitate nel mausoleo è in via di pubblicazione, ma per certo vi sono anche quelle di Previti e Confalonieri.

Le reazioni all’evento sono state le più variegate, dall’entusiasmo dei nostalgici all’indignazione sgomenta degli avversi – e la politica stessa si divide. I capi di Stato di mezzo mondo, molto obbligati per la vecchia amicizia con l’ex premier hanno reagito con un contenuto plauso per l’eterno ricordo dell’affabile burlone. I capi di Stato dell’altra metà del mondo ridono a crepapelle.

Su internet è già partita la campagna di donazioni “Uno Stinger per Silvio”, attraverso cui ciascuno potrà dare il suo contributo all’acquisto del razzo che nella notte del solstizio d’estate abbatterà festosamente il mausoleo volante ponendo fine alla pagina più incresciosa della storia politica e culturale italiana dopo il ventennio fascista.

Firenze, 30 gennaio 2036

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.5/5 (21 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +7 (from 15 votes)

gen 26 2011

Vacanze in Egitto – quello che c’è da sapere

Andare in vacanza sul Mar Rosso è tanto di moda. Ma quali sono le domande intelligenti che possiamo porci a riguardo?

Perché gli squali hanno iniziato a mangiare i turisti?
E’ notizia recente. Spielberg ha fatto scuola fra i pescioni preistorici selachimorfi, così hanno iniziato ad assaggiare i bagnanti – con gran disappunto di questi. Il governo fa quel che può per mettere a tacere la faccenda spiegando ai turisti che l’acqua non è sporca di sangue, ma che il Mar Rosso, come si capisce dal nome, ha sempre quel colore. Però non ci credono troppo.
Oltretutto ogni volta che catturano lo squalo serial killer, c’è sempre qualche pesce emulatore mitomane che si mette ad ammazzare anche lui.
Qualcuno dice che per servire pesce alle orde di turisti dei paradisiaci villaggi vacanze si sia sfruttato così tanto il Mar Rosso che agli squali non è rimasto più cibo, e che quindi devono ripiegare sottocosta. Immagino che, per uno squalo abituato a divorare pesci muscolosi dal sapore deciso, buttarsi su una turista tedesca sia un po’ come mangiare burro a morsi per fame disperata. E quindi secondo questa bizzarra ed inverosimile teoria sarebbe proprio l’insostenibile turismo di massa a spopolare il mare e aizzare gli squali – che a quanto pare non sono capaci di stare un po’ senza mangiare, gli ingordi. Ma che ci vogliamo fare? I soldi son pur sempre soldi. Non è che puoi rimandare a casa i turisti solo perché Madre Natura viene bendata, legata e stuprata a turno. E poi il turismo è una pietra angolare dell’economia egiziana. Vorremo mica atterrarla?

Perché vogliamo finanziare l’economia egiziana?
Si sa, l’Egitto è un paese di morti di fame. Peggio di noi – che pure c’abbiamo grossa grisi. Sparano datteri, coltivano e tessono cotone, succhiano e vendono gas e poi campano di turisti. Allora, anche se chiaramente non è che poi finisce in tasca a i poveracci, è carino lasciargli qualche soldino! Specie se si pensa che sono una repubblica civile. Certo, il loro presidente è in carica dal 1981 e non ci sono mai state elezioni democratiche da che lo Stato è rinato come Repubblica quasi sessanta anni fa.  Ma ognuno a casa propria fa quel che vuole. E’ vero, è vero: Amnesty International, Freedom House e tante tante altre Organizzazioni Non Governative si sgolano per far sapere a tutti quale sia la situazione tragica dei diritti umani in Egitto. Ma si sa che qualche volta questi omosessuali sono proprio insopportabili, i Cristiani Copti in fondo non piacciono a nessuno (che cos’hanno fatto i Cristiani Copti per voi?!) e poi diciamoci la verità: una ragazzina infibulata sta più tranquilla – e la percentuale di infibulate prossima al 100% lo rende un paese tranquillissimo. Oltretutto… be’, volendo proprio essere delle malelingue ci sarebbe anche la questione dell’enorme spesa militare – in realtà meravigliosa partnership con le democrazie d’occidente – che poco va a colpire l’azione dello stato sociale e che non travolge assolutamente l’eventuale possibilità di rivoluzione per il popolo egiziano. Dopotutto mica ci sono dittature, in Nord Africa, né guerre civili né rivoluzioni in atto, quindi buttarci armi in mezzo non è che complichi le cose. E i borghesucci e i radical chic e i poveracci itagliani dovranno pur mandare per mail ai loro amici le proprie foto durante le ferie natalizie scrivendo “Guarda! E’ il 29 dicembre e sono in costume da bagno! Figo!”.
Se non c’è questo diritto viviamo veramente in un Paese oppresso che nega i diritti più elementari.

Come tutti, io amo profondamente l’Egitto. E’ una terra di cultura antica, densa di una meraviglia unica al mondo, in cui ogni pietra, ogni linea d’orizzonte è scolpita e levigata da un’aria che odora di magia. E adorerei poter sbirciare in un’occhiata i quaranta secoli di storia che Giza respira, ascoltare la loro silenziosa incommensurabile saggezza, e i titanici templi di Luxor che ancora riecheggiano di riti nati insieme alla società umana e di liturgie perdute, e il pulsante scorrere del grande Nilo, paradigma di tutti i fiumi d’occidente, contemplare le sue sponde fertili, la striscia di vita che si allarga nella vertiginosa bellezza della morte eterna del deserto. Rivedere il Mar Rosso – lo vidi in Giordania, dall’altra sponda – percepire ancora il suo calore, vedere la sua vitale linea blu spezzarsi nella roccia altissima del Sinai, in lontananza, dove un Dio dettò le sue dieci leggi.

Ciononostante, andare in Egitto è come staccare un assegno di tremila euro al governo birmano: non ti puoi aspettare che con quei soldi poi offrano il gelato a tutti la domenica pomeriggio. L’Egitto è una dittatura della peggior specie, e trovare normale e innocente che un governo democratico ci faccia l’amore con contratti miliardari e lusinghe diplomatiche, e trovare normale e innocente andarci a fare un viaggetto relax – insomma, trovare normale e innocente appoggiare il governo egiziano anche privatamente e dialogarci anche istituzionalmente come se fosse legittimo e civilmente accettabile, a spregio dei morti tunisini ancora caldi che hanno tentato di risollevare il proprio futuro, a spregio dei morti algerini nella guerra civile più sanguinaria che il Mediterraneo ricordi, ma soprattutto a spregio degli Egiziani che non potranno alzare la testa senza restare fulminati da un carro armato americano o una beretta italiana, trovarlo normale e innocente, dico, rende stupidamente incoerente ogni altra idea bella e buona che possiamo pensare di avere in testa. Anche perché Mubarak non veste nemmeno lontanamente figo come Gheddafi.
Quindi combattiamo l’ignoranza, parliamo di ciò che sappiamo: all’amico che torna dall’Egitto chiediamo di come sono i pesci, di come era il bungalow, di come è il deserto e di come è la dittatura.

Come se poi a noi Italiani ci mancasse il mare. Dobbiamo anche pensare all’economia nazionale, e i mari della Sicilia, della Calabria, della Puglia, della Sardegna non hanno niente da invidiare a nessun altro mare. E poi altrimenti come è che campano, le mafie nostrane? Un po’ di solidarietà famigliare, please.

Finisco di scrivere questo post e leggo le ultime notizie. “Rubata la salma di Mike Bongiorno” – no, aspetta, è quella sbagliata. “Manifestazioni e scontri a Il Cairo e in tutto l’Egitto”. Decine di migliaia a protestare al grido di “pane e libertà” “Mubarak vattene”. Ci sono già due morti: questi e tutti quelli che ci saranno li ha per una certa quota finanziati chi è stato spensierato a villeggiare sul Mar Rosso. Bloccate le telecomunicazioni interne. Le forze armate mostrano i muscoli. Gli States non hanno perso tempo a rinnovare l’appoggio al governo – usuale, sono decenni che puntano sui dittatori sbagliati (ammettere il problema sarebbe il primo passo per guarire).
Inizia la gran prova degli Egiziani per la libertà degli Egiziani. E dovremmo essere loro vicini.

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 5.0/5 (6 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +4 (from 4 votes)

gen 22 2011

Il teschio da cinquanta milioni di sterline

Quasi sospeso.
Nel buio profondo immobile della piccola stanza, su un invisibile piedistallo nero e protetto da una spessa teca cristallina, il teschio, tempestato da migliaia di diamanti, illuminato, solo, da piccoli fari che lo fanno barbagliare di tutti i colori dell’iride, ti guarda con le brillanti orbite vuote e ti sorride, grottesco, con denti antichi e marci che trecento anni fa veramente hanno masticato cibo, beffardo, con la sua invisibile guardia armata che respira nel cubicolo, e la senti respirare, e con la radio le annunciano che altri stanno per entrare, e in perfetto silenzio ti scosta la tenda per farti uscire. Guardi ancora il teschio, guardi il gigantesco diamante a goccia che ha incastonato in fronte e la corolla di altre gocce che lo circondano, rispondi al sorriso ed esci. “For the love of God”, opera di Damien Hirst.


Ero in centro, in pausa dallo studio. Nella biblioteca in cui sono vedo un libro che ha in copertina il teschio di diamante di Hirst, e mi dico “Diavolo, è in mostra a Palazzo Vecchio. Quasi quasi faccio un salto”. Mollo zaino e libri lì, metto il giubbotto e trotto verso Piazza della Signoria.
E’ sempre un piacere passare fra il David ed Ercole, ed entrare in Palazzo Vecchio, essere accolti in cortile dallo scrosciare gentile della fontana, passare fra le larghe colonne decorate e sotto le volte affrescate. Mi dirigo alla biglietteria: nell’ufficio le persone stanno scherzando, mi accolgono sorridendo e mi chiedono se possono essermi d’aiuto. Domando un biglietto per la mostra di Hirst, pago ridotto, ci salutiamo cordialmente, esco e salgo per gli scaloni.
Amo le scalinate dei vecchi palazzi fiorentini: hanno gradini lunghissimi e bassissimi, che accompagnano il passo, buoni per fermarsi a parlare, da fare lenti. “Tu proverai sì come sa di sale/ lo pane altrui, e come è duro calle/ lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale“, dice Cacciaguida a Dante nel diciassettesimo canto del Paradiso, proprio per questo.

Arrivo al Salone dei Cinquecento, immenso, ricco, aereo, dove il brusio si ovatta nella lontananza delle pareti dipinte e fra le statue di marmo. Dov’è la mostra? Mi volto sulla destra e vedo i cartelli e mi meraviglio subito: per arrivare alla stanza del teschio il passaggio è obbligato attraverso lo Studiolo di Francesco I! Una piccola stanza che di solito è chiusa e che è una dei gioielli più meravigliosi nello scrigno di Firenze.
Entrando mi attardo un attimo, un ragazzo mi supera spedito, si avvicina all’ingresso della saletta del teschio diretto, senza rallentare, e noto una custode che parlando in una radiolina annuncia che “sta entrando una persona”. Io mi fermo a guardare lo Studiolo. Mi metto a parlare con la ragazza addetta alla cura della stanza e degli utenti della mostra, è molto bella e molto simpatica, ridiamo, ci scambiamo le impressioni e i sentimenti, ci indichiamo i particolari dello Studiolo col dito.

Sul soffitto, affrescati uno per lato e conferenti il tema ad ogni parete, i quattro elementi, nelle sembianze di bellissime donne, e negli angoli le loro unioni rappresentate come putti abbracciati – in amore o lotta? – e le rappresentazioni dei relativi umori della medicina ippocratica. Due tondi con dipinti i genitori di Francesco si affrontano ai due lati dello studiolo, circondati dallo zodiaco – magico circolo dell’avvicendarsi dei mesi e delle stagioni. Le pareti sono grandi armadi, ed ogni anta un dipinto, mitologico, naturalistico, magico – Francesco I vi teneva i suoi tesori più preziosi, le gioie più rare, gli oggetti di maggiore onore, ripartiti per affinità con l’elemento naturale che comanda la singola parete. Alcune nicchie ospitano piccole statue dalla grande grazia e dal forte simbolo.
Insomma, un’armonia complessa, riecheggiante, che parla dei lenti e vivissimi cicli della natura con colori caldi, con scricchiolii boschivi, con arte intenta e col mistero delle ante serrate, un luogo chiuso che diventa sintesi di tutto ciò che è aperto, stretto e che respira largo come fanno le maree.
Infine mi decido a passare oltre.

La ragazza mi annuncia. Scosto la pesante tenda nera da cinema ed entro.
Vedo la guardia in penombra, prima che la tenda torni a coprire ogni luce. Questa vezzosa testa umana spolpata e ricoperta di diamanti ghigna, serafica. Le giro intorno, mi godo lo sbrilluccicare dei diamantini – quasi vetruzzi su una borsa kitsch: mi esaltano di colorucci fatui che al mio movimento cangiano rapidissimi.

Nello Studiolo ero un uomo al centro della natura, parte di essa nel modo più profondo e partecipe, abbeverato nella luce dai preziosissimi simboli dei suoi cicli immortali, e ridevo e condividevo la gioia. Nello stanzino, forzato a fissare il teschio di diamante, sinolo di morte e di eterna infertilità dal titanico prezzo in denaro, scrigno che non contiene più niente di valore, piantonato da una guardia silenziosa e minacciosa che ogni tanto mi ricordava il numero dei diamanti incastonati, lo dovevo adorare come unica fonte di luce, sospeso nel buio.

Ne esco. Faccio il giro. Torno allo Studiolo e con la mano e il sorriso saluto la bella custode, che ricambia con gioia. Faccio una rapida visita del resto del Palazzo fino alla Giuditta e Oloferne di Donatello e alla Sala delle Carte Geografiche, poi torno giù rapido, ripasso dalla biglietteria, saluto e ringrazio, ed esco dal Palazzo nella luce abbacinante della piazza.

Certo che a livello artistico il Teschio di Damien Hirst, senza lo Studiolo di Francesco I, ha veramente il valore di un servizio di Studio Aperto.

Poco dopo ho incontrato un amico, che mi ha chiesto come si chiamasse l’opera. Controllo sul taccuino. “For the love of God“. Che immagino si possa tradurre “Ma per l’amordiddìo!

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 5.0/5 (12 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +8 (from 8 votes)

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

Iscriviti alla mailing list