apr
25
2010

Dall’11 agosto 1944
non donata ma riconquistata
a prezzo di rovine di torture di sangue
la Libertà
sola ministra di giustizia sociale
per insurrezione di popolo
per vittoria degli eserciti alleati
in questo palazzo dei padri
più alto sulle macerie dei ponti
ha ripreso stanza
nei secoli
11 agosto 1944: Firenze è liberata. 25 aprile 1945: l’Italia è liberata.
Persone come noi ci hanno donato la libertà, strappata da mani disumane. Questa libertà, sogno che è stato tanto sognato, usiamola con senno e teniamola da conto, e proteggiamola ogni giorno in ogni pensiero, in ogni azione, perché da generazione a generazione possa passare, sempre più viva, come un dono di quelli che una fine non ce l’hanno.
M&G
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| tags: 11 agosto, 25 aprile, Commemorazione, Firenze, Liberazione, Libertà
apr
25
2009

“I carri armati tedeschi riuscirono a passare lo sbarramento di via Foria, scesero a piazza Dante e si avviarono per via Roma. Là sono stati fermati. Giuseppe Capano, di anni 15, si è infilato sotto i cingoli di un carro armato, ha disinnescato una bomba a mano ed è riuscito da dietro prima dell’esplosione. Assunta Amitrano, di anni 47, dal quarto piano ha tirato una lastra di marmo presa da un comò e ha scassato la mitragliatrice del carro armato. Luigi Mottola, 51 anni, operaio delle fogne, ha fatto saltare una bombola di gas sotto la pancia di un carro armato. Uno studente di conservatorio, Ruggero Semeraro, di anni 17, aprì il balcone e prese a suonare al pianoforte La Marsigliese, quella musica che ti fa venire ancora più coraggio. Il prete Antonio La Spina, anni 67, sulla barricata davanti al banco di Napoli gridava il salmo 94, quello delle vendette. Il barbiere Santo Scapece, anni 37, tirò un catino di schiuma di sapone sul finestrino di guida di un carro armato, che andò a sbattere contro la saracinesca di un fioraio. La mira dei nostri cittadini era diventata infallibile nel giro di tre giorni. Le bottiglie incendiarie facevano il guasto ai carri armati, li accecavano di fiamme. Ero diventato esperto nel farle, ci mettevo dentro qualche scaglia di sapone per fare attaccare meglio il fuoco. Il diesel ce lo avevano dato i pescatori della Mergellina, che non potevano uscire per mare a causa del blocco del golfo e delle mine.
Sei persone in mezzo a una folla pronta inventavano la mossa giusta per inguaiare un reparto corazzato del più potente esercitoche da solo aveva conquistato mezza Europa. Non era la prima volta che sei persone riuscivano nell’impresa. Già nel 1799 le armate francesi, le più forti del tempo, erano state fermate all’ingresso della città da un’insurrezione di popolo, dopo che si era sciolto l’esercito borbonico. Sei persone dotate di nome, cognome, età, mestiere, fermavano la riconquista tedesca della città. Sei persone tirate a sorte dalla necessità risolvono la situazione mentre intorno gli altri fanno tante mosse generose ma imprecise. Quando spuntano sei persone, tutte in una volta, allora si vince.”
“E dove sta quel popolo, adesso? [...]“
Erri De Luca, “Il giorno prima della felicità”
Questa era la liberazione di Napoli. Il 25 aprile furono liberate Milano e Torino.
In quelle occasioni fu mostrato un coraggio senza euguali. Ma serve davvero un invasore armato, perché sia necessaria una liberazione? Serve davvero una dittatura palese, per suscitare il desiderio di alzare di nuovo la testa al cielo?
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| tags: 25 aprile, Erri De Luca, Letteratura, Liberazione, Resistenza, Riflessioni