Davanti alla grande libreria

Uscendo da una grande libreria del centro – nella busta, un libro di Banana Yoshimoto, un’edizione di lusso del Kamasutra impacchettata da regalare per Natale e un prontuario di punteggiatura – vengo fermato da un senegalese che ha un pacco gigantesco di libri fra le braccia. Mi saluta tendendomi la mano libera. “Giao, amigo, gome sdai, duddo bene?”. E’ fantastico: l’antitedesco. Ogni consonante è dolce, e la calata diventa automaticamente accomodante. Ma l’abitudine di sbolognare in maniera sgarbata chi, sconosciuto, ti saluti per strada, ben sapendo che vuole spillarti dei soldi, è dura a morire.
“Sì, tutto, bene, grazie, ma non ho sol…” Cala il gelo. Stavo per dire che non avevo soldi, ma in quel momento realizzo che ero uscito dalla libreria con scontrino e resto in mano, ben evidenti. Gaffe paurosa, tento di riparare. “Via, fammi vedere un po’ che libri hai.” Tanto basta dirgli che non mi piacciono e me ne libero easy. Lui, con estrema padronanza del linguaggio, mi mostra quali sono i libri che reputa migliori, tracciandomi rapidamente la storia dell’autore e del libro stesso. Effettivamente erano affascinanti, ma mi fingo disinteressato. Scuoto il capo. Me ne voglio proprio andare.
Allora lui mi prende per un braccio e mi dice: “Ho gabido ghe gosa buò inderessardi.” E tira fuori un libro dal mucchio. Sopra c’è disegnata una maschera tribale nera. Il titolo, “La sposa degli dèi“, di Kossi Komla-Ebri. Quel ragazzo mi guarda come se fosse una questione di vita o di morte. Per me. “Guesdo libro barla del Vudù. Degli sbiridi ghe sono in ogni gosa.” Continua a guardarmi in quello strano modo. Va bene. Lo compro. Leggi tutto…

