dic 23 2008

Davanti alla grande libreria

duomo

Uscendo da una grande libreria del centro – nella busta, un libro di Banana Yoshimoto, un’edizione di lusso del Kamasutra impacchettata da regalare per Natale e un prontuario di punteggiatura – vengo fermato da un senegalese che ha un pacco gigantesco di libri fra le braccia. Mi saluta tendendomi la mano libera. “Giao, amigo, gome sdai, duddo bene?”. E’ fantastico: l’antitedesco. Ogni consonante è dolce, e la calata diventa automaticamente accomodante. Ma l’abitudine di sbolognare in maniera sgarbata chi, sconosciuto, ti saluti per strada, ben sapendo che vuole spillarti dei soldi, è dura a morire.

“Sì, tutto, bene, grazie, ma non ho sol…” Cala il gelo. Stavo per dire che non avevo soldi, ma in quel momento realizzo che ero uscito dalla libreria con scontrino e resto in mano, ben evidenti. Gaffe paurosa, tento di riparare. “Via, fammi vedere un po’ che libri hai.” Tanto basta dirgli che non mi piacciono e me ne libero easy. Lui, con estrema padronanza del linguaggio, mi mostra quali sono i libri che reputa migliori, tracciandomi rapidamente la storia dell’autore e del libro stesso. Effettivamente erano affascinanti, ma mi fingo disinteressato. Scuoto il capo. Me ne voglio proprio andare.

Allora lui mi prende per un braccio e mi dice: “Ho gabido ghe gosa buò inderessardi.” E tira fuori un libro dal mucchio. Sopra c’è disegnata una maschera tribale nera. Il titolo, “La sposa degli dèi“, di Kossi Komla-Ebri.  Quel ragazzo mi guarda come se fosse una questione di vita o di morte. Per me. “Guesdo libro barla del Vudù. Degli sbiridi ghe sono in ogni gosa.” Continua a guardarmi in quello strano modo. Va bene. Lo compro. Leggi tutto…

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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