Vacanze in Egitto – quello che c’è da sapere
Andare in vacanza sul Mar Rosso è tanto di moda. Ma quali sono le domande intelligenti che possiamo porci a riguardo?
Perché gli squali hanno iniziato a mangiare i turisti?
E’ notizia recente. Spielberg ha fatto scuola fra i pescioni preistorici selachimorfi, così hanno iniziato ad assaggiare i bagnanti – con gran disappunto di questi. Il governo fa quel che può per mettere a tacere la faccenda spiegando ai turisti che l’acqua non è sporca di sangue, ma che il Mar Rosso, come si capisce dal nome, ha sempre quel colore. Però non ci credono troppo.
Oltretutto ogni volta che catturano lo squalo serial killer, c’è sempre qualche pesce emulatore mitomane che si mette ad ammazzare anche lui.
Qualcuno dice che per servire pesce alle orde di turisti dei paradisiaci villaggi vacanze si sia sfruttato così tanto il Mar Rosso che agli squali non è rimasto più cibo, e che quindi devono ripiegare sottocosta. Immagino che, per uno squalo abituato a divorare pesci muscolosi dal sapore deciso, buttarsi su una turista tedesca sia un po’ come mangiare burro a morsi per fame disperata. E quindi secondo questa bizzarra ed inverosimile teoria sarebbe proprio l’insostenibile turismo di massa a spopolare il mare e aizzare gli squali – che a quanto pare non sono capaci di stare un po’ senza mangiare, gli ingordi. Ma che ci vogliamo fare? I soldi son pur sempre soldi. Non è che puoi rimandare a casa i turisti solo perché Madre Natura viene bendata, legata e stuprata a turno. E poi il turismo è una pietra angolare dell’economia egiziana. Vorremo mica atterrarla?
Perché vogliamo finanziare l’economia egiziana?
Si sa, l’Egitto è un paese di morti di fame. Peggio di noi – che pure c’abbiamo grossa grisi. Sparano datteri, coltivano e tessono cotone, succhiano e vendono gas e poi campano di turisti. Allora, anche se chiaramente non è che poi finisce in tasca a i poveracci, è carino lasciargli qualche soldino! Specie se si pensa che sono una repubblica civile. Certo, il loro presidente è in carica dal 1981 e non ci sono mai state elezioni democratiche da che lo Stato è rinato come Repubblica quasi sessanta anni fa. Ma ognuno a casa propria fa quel che vuole. E’ vero, è vero: Amnesty International, Freedom House e tante tante altre Organizzazioni Non Governative si sgolano per far sapere a tutti quale sia la situazione tragica dei diritti umani in Egitto. Ma si sa che qualche volta questi omosessuali sono proprio insopportabili, i Cristiani Copti in fondo non piacciono a nessuno (che cos’hanno fatto i Cristiani Copti per voi?!) e poi diciamoci la verità: una ragazzina infibulata sta più tranquilla – e la percentuale di infibulate prossima al 100% lo rende un paese tranquillissimo. Oltretutto… be’, volendo proprio essere delle malelingue ci sarebbe anche la questione dell’enorme spesa militare – in realtà meravigliosa partnership con le democrazie d’occidente – che poco va a colpire l’azione dello stato sociale e che non travolge assolutamente l’eventuale possibilità di rivoluzione per il popolo egiziano. Dopotutto mica ci sono dittature, in Nord Africa, né guerre civili né rivoluzioni in atto, quindi buttarci armi in mezzo non è che complichi le cose. E i borghesucci e i radical chic e i poveracci itagliani dovranno pur mandare per mail ai loro amici le proprie foto durante le ferie natalizie scrivendo “Guarda! E’ il 29 dicembre e sono in costume da bagno! Figo!”.
Se non c’è questo diritto viviamo veramente in un Paese oppresso che nega i diritti più elementari.
Come tutti, io amo profondamente l’Egitto. E’ una terra di cultura antica, densa di una meraviglia unica al mondo, in cui ogni pietra, ogni linea d’orizzonte è scolpita e levigata da un’aria che odora di magia. E adorerei poter sbirciare in un’occhiata i quaranta secoli di storia che Giza respira, ascoltare la loro silenziosa incommensurabile saggezza, e i titanici templi di Luxor che ancora riecheggiano di riti nati insieme alla società umana e di liturgie perdute, e il pulsante scorrere del grande Nilo, paradigma di tutti i fiumi d’occidente, contemplare le sue sponde fertili, la striscia di vita che si allarga nella vertiginosa bellezza della morte eterna del deserto. Rivedere il Mar Rosso – lo vidi in Giordania, dall’altra sponda – percepire ancora il suo calore, vedere la sua vitale linea blu spezzarsi nella roccia altissima del Sinai, in lontananza, dove un Dio dettò le sue dieci leggi.
Ciononostante, andare in Egitto è come staccare un assegno di tremila euro al governo birmano: non ti puoi aspettare che con quei soldi poi offrano il gelato a tutti la domenica pomeriggio. L’Egitto è una dittatura della peggior specie, e trovare normale e innocente che un governo democratico ci faccia l’amore con contratti miliardari e lusinghe diplomatiche, e trovare normale e innocente andarci a fare un viaggetto relax – insomma, trovare normale e innocente appoggiare il governo egiziano anche privatamente e dialogarci anche istituzionalmente come se fosse legittimo e civilmente accettabile, a spregio dei morti tunisini ancora caldi che hanno tentato di risollevare il proprio futuro, a spregio dei morti algerini nella guerra civile più sanguinaria che il Mediterraneo ricordi, ma soprattutto a spregio degli Egiziani che non potranno alzare la testa senza restare fulminati da un carro armato americano o una beretta italiana, trovarlo normale e innocente, dico, rende stupidamente incoerente ogni altra idea bella e buona che possiamo pensare di avere in testa. Anche perché Mubarak non veste nemmeno lontanamente figo come Gheddafi.
Quindi combattiamo l’ignoranza, parliamo di ciò che sappiamo: all’amico che torna dall’Egitto chiediamo di come sono i pesci, di come era il bungalow, di come è il deserto e di come è la dittatura.
Come se poi a noi Italiani ci mancasse il mare. Dobbiamo anche pensare all’economia nazionale, e i mari della Sicilia, della Calabria, della Puglia, della Sardegna non hanno niente da invidiare a nessun altro mare. E poi altrimenti come è che campano, le mafie nostrane? Un po’ di solidarietà famigliare, please.
Finisco di scrivere questo post e leggo le ultime notizie. “Rubata la salma di Mike Bongiorno” – no, aspetta, è quella sbagliata. “Manifestazioni e scontri a Il Cairo e in tutto l’Egitto”. Decine di migliaia a protestare al grido di “pane e libertà” “Mubarak vattene”. Ci sono già due morti: questi e tutti quelli che ci saranno li ha per una certa quota finanziati chi è stato spensierato a villeggiare sul Mar Rosso. Bloccate le telecomunicazioni interne. Le forze armate mostrano i muscoli. Gli States non hanno perso tempo a rinnovare l’appoggio al governo – usuale, sono decenni che puntano sui dittatori sbagliati (ammettere il problema sarebbe il primo passo per guarire).
Inizia la gran prova degli Egiziani per la libertà degli Egiziani. E dovremmo essere loro vicini.








