dic 25 2010

Cari Massimo e Giorgio

Cari Massimo e Giorgio,

quest’anno siete stati delle merde. Lo capite che i regali vanno fatti a Natale, non quando si sentono in cuore? Altrimenti io qui fallisco. Già c’è la crisi. Per favore, venitemi incontro e inoltratemi qualche ordine. E’ un ordine.

E’ vero, come  organizzazione fa un po’ acqua. La gente si stressa a inventarsi i regali più adatti e allora si ritrova ad arrangiarsi con cazzate costose o di moda con sopra un marchio che ne dovrebbe essere il valore. Si spendono un sacco di soldi, le paranoie sull’opportunità di fare un regalo sì ma di che tipo e quanto ci voglio spendere si appiccano da persona a persona come fiamma da foglia a foglia, la gente sta ore in automobile per andare ai centri commerciali, ingrassa di brutto perché non muove mai il culo (io sono grasso perché non dico mai di no, ma sport ne faccio) e come se non bastasse per un mese all’anno ho la posta totalmente intasata, quindi se mi arriva una bolletta o una lettera dalla casa di massaggi di Bangkok (ho piccole quote di alcune società, affari miei) è probabile mi sfugga. Ma che ci volete fare? Gli affari sono affari. E se non guadagno come li pago gli elfi? Hanno anche messo su un sindacato…

Sapete, voi sareste piaciuti a mio fratello. Ma è molto tempo che non c’è più. Lui si faceva spedire le lettere tutto l’anno. E le persone gli dicevano che cosa volevano regalare, non che cosa volevano ricevere. Babbo Donato. Gestivamo l’azienda insieme, ma le cose così non andavano, eravamo a crescita zero. Poi una volta ci fu una discussione… Lui voleva che ritagliassimo la nostra quota di utili per iniziare a fare anche noi dei regali, ma… era tanto tempo fa, ancora avevamo pochi soldi, che potevo fare? Tirar fuori altri soldi dal cappello? E glielo dissi: “Io ho quel che ho, Donato”. Lui mi guardò con uno sguardo strano e mi rispose “Io ho quel che ho donato”.

Forse non erano idee sbagliate, ma come si fa a conciliarle con questa vita qua? Mi hanno detto che l’hanno visto regalare sementi ai contadini rovinati del Bengala, lavorare con loro. Sempre col suo ridicolo vestito verde.

Vabbè, alla fine non siete poi così male. Il vostro quest’anno l’avete fatto, e per quanto giustamente vi chiediate di più, alla fine siete sempre nella lista dei buoni. Vedrò che cosa mi è rimasto e vi potrò mandare – ma Massimo non aspettarti obbiettivi per la macchina fotografica grossi come tronchi, e Giorgio non ti aspettare stilografiche col pennino in palladio.

Intanto vi auguro un Natale splendido, denso (come il miele) di quel sentimento di calore e festa che sa portare, in compagnia, a riparo dal freddo, con un grande pasto e vino buono, un Natale di regali sentiti, coronamento di questo anno di Nostro Signore 2010, capace di rasserenare la mente per tirare le giuste conclusioni sulla propria vita quando sarà il momento. Ma in fondo, aldilà di ogni augurio, il segreto del Natale è forse quello del creare una scusa buona per passare del tempo – fosse anche solo un giorno – esattamente come tu desideri.

Avanti e in alto,

Babbo Natale

P.S. Fortunelli, mi sono rimasti i preservativi al mango.

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dic 31 2009

Un inizio senza fine

Le cose iniziano, non finiscono.
Curioso capirlo alla fine dell’ultimo anno della decade. Ma è così. Le cose iniziano, non finiscono.

Quello che accade non cesserà mai di influenzare la nostra vita; lascerà impronte, ci porterà costantemente a cambiamenti perpetui per agevolarlo, o arginarlo. Cosicché ogni attimo ha il peso di un tassello indelebile della nostra storia, nel bene e nel male. E questo non va dimenticato.

Le finte fini che concepiamo -in realtà passaggi- ci sono solo utili per guardarci indietro con presenza di spirito. Ed ecco che ci voltiamo, e… Oh. Non ci dilungheremo su che cosa vediamo, c’è solo la via che con le nostre forze abbiamo battuto, ora con entusiasmo, ora con pigrizia, ora con tristezza, ora con compassione, ora con energia e gioia sfrenata, come per tutti – un anno comunque memorabile, di profondi cambiamenti. E se guardiamo ancora più lontano, verso dove sfuma l’orizzonte, vediamo tutto il decennio, la nostra adolescenza, il nostro forgiarci lento in persone, il nostro mettere ali. Persone che prima c’erano e se ne sono andate, persone che prima non c’erano e che ora affondano le loro radici nella nostra vita.

Il prossimo anno è lusinghiero, se avete gli occhi giusti. Anche il prossimo decennio lo è – informe, enorme di promesse. E questo perché è il nostro domani. E il domani, se è vero che ne siamo i fabbri, non può che essere così.
Vi auguriamo di riuscire a piegare il vostro 2010 nel gioiello che desiderate farne.

Adesso scappiamo, abbiamo una macchina piena di alcolici, un sacco di musica e di compagnia che ci aspetta e un brindisi lungo dieci anni da fare.
Verso Itaca.

Massimo & Giorgio

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dic 24 2009

Caro Babbo Natale II

Caro Babbo Natale,
come stai? Sappiamo che quest’anno c’è grossa crisi. Almeno così dicono. A noi non pare, visto che tutti continuano a spendere e spandere senza cognizione per cose inutili. Ma se avrai qualche difficoltà a portarci quello che ti chiediamo non ti preoccupare: ti diamo una deroga di una settimana.

Chiaramente anche quest’anno siamo stati veramente buoni. Una volta Giorgio ha lasciato dieci euro a un barbone per comprare del credito karmico e Massimo ha insegnato a un mucchio di gente come si usa Word. Ma poi abbiamo fatto anche un sacco di altre buone cose, come lo spettacolo di beneficenza al Saschall e il boicottaggio di McDonald. Quindi eccoci a batter cassa.

Massimo quest’anno vorrebbe un Dinozord. Uno vero. Non ha detto quale, sorprendilo. Giorgio invece ha bisogno della spada laser verde. Così finalmente potremo andare a giro come un vero Power Ranger e un vero Jedi. Giorgio vorrebbe anche qualche chilo di voglia di studiare, e magari qualche trenta sul libretto. O quantomeno una riforma (o una rivoluzione, rosso come sei) che annichilisca il Diritto Commerciale. Massimo invece sarebbe felicissimo di avere finalmente un po’ di voglia di scrivere su questo blog e un contratto di lavoro di quelli fichi, magari con la firma in fondo.

Per quanto riguarda tutto il resto… per quest’anno lascia stare. Innanzitutto perché hai la tua età e a portare tutta la compassione di cui c’è bisogno in un sacco ti fai venire il colpo della strega. Ma soprattutto perché quest’anno ci pensiamo noi.
Non c’è bisogno che tu ci porti qualcosa che abbiamo già dentro. Quindi non ci sarà bisogno che tu ci porti pace se avremo la pace nel cuore; non c’è bisogno che ci porti amore se avremo il coraggio di amare col cuore nostro; non c’è bisogno che tu ci porti entusiasmo se ci guarderemo attorno e sorrideremo rimboccandoci le maniche. E forse questo è un primo proposito per l’anno a venire: trovare dentro quello che si chiede fuori.

Ti ringraziamo -anche se tu non c’entri nulla, ma ehi, questa lettera è indirizzata a te- per tutti i doni che abbiamo ricevuto che non si possono comprare coi soldi, e per tutti quelli che riceveremo. Ma dopotutto tu sei la rappresentazione di tutti quelli che ci amano e che ci fanno doni, no? E allora questo ringraziamento lo dobbiamo proprio a te.
Speriamo di essere dei Babbi Natale all’altezza di come tu lo sei per noi.
Un abbraccio caloroso,

Massimo & Giorgio & tutti quelli che si vogliono unire & i loro enormi auguri per tutti

P.S. Ci riporti i preservativi al mango?

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feb 26 2009

Augurio in tre “C”

Oggi pomeriggio ero all’università. Uscendo dal bar, a qualche decina di metri di distanza, ho intravisto – e subito perso – il mio professore di Diritto Privato I, l’ex magistrato Antonio Rizzi. Ho avuto un flashback da reduce del Vietnam (chi studia Giurisprudenza sa che mostro sia Diritto Privato I), che però è subito sfumato nel ricordo del discorso che questo grandissimo professore fece concludendo il corso, il 30 novembre 2007. Un professore con cui avevo avuto occasione di palrlare di Battiato, di amore, di Corto Maltese… La sera prima avevo fatto un festino a casa mia, ed ero andato a lezione senza dormire e ancora visibilmente alticcio. Fatto sta che avevo con me il registratore, e catturai quel momento – per poi trascriverlo appena tornato a casa e infine, crollare. Il cielo sa quanto piansi di commozione, quella mattina. Così, ho deciso di riproporvi questo… “Augurio in tre C” di Antonio Rizzi.

«Oggi vi abbandono con qualche minuto di anticipo. Ma! (Se qualcuno ha detto noo… è un villano mentitore) Volevo permettermi, però, di chiudere il ciclo delle lezioni con un… non con un pistolotto, ma con un augurio, se me lo permettete, così come ho aperto il corso dandovi in qualche modo – indegnamente – il benvenuto in questa università matrigna.
«E l’augurio è di tre “C”. Se mi consentite.
«La prima C. Voi avete oggi davanti un percorso rispetto al quale non vi deve spaventare la parola “Cultura“, rispetto al quale, in qualche modo, il movente più vero che vi deve animare, secondo me, è l’idea che voi possiate fare per voi stessi un’operazione culturale. Guardate, quando io vi ho tormentato in queste settimane con domande teologiche, domande filosofiche, tormenti di varia natura e di genere variegato, credetemi, non l’ho fatto per… né per narcisismo autocompiacente, né per il desiderio di manifestare un sadismo latente ma assai radicato. Era il tentativo di darvi una sollecitazione in più – se me lo permettete – a leggere, a studiare, a coltivarvi. Perché vedete, voi… tutti noi, siamo un’università che ha perso il senso della cultura. E questo senso della cultura, se lo avete presente, farà di voi non dei polli da batteria, da insufflare con nozioni vuote e acriticamente recepite, ma farà di voi delle persone che hanno un orizzonte.
«Questo orizzonte io credo che sia la prima… il primo augurio che vi porgo. Forse qualcuno di voi ha letto “Il filo dell’orizzonte”, di Antonio Tabucchi. La pagina iniziale di quel romanzo – un romanzetto di settanta pagine, ottanta pagine – parla del rapporto fra l’autore e il protagonista. Il protagonista si chiama Spino, e l’autore confessa di averlo chiamato così perché Spinoza era il filosofo a lui più caro. E dunque Spinoza, nel suo diminutivo viene volgarizzato Spino. E il protagonista de “Il filo dell’orizzonte” si chiama Spino. Chiude quella pagina Tabucchi, dicendo che Spinoza era un sefardita. Lui, il filo dell’orizzonte, lo aveva negli occhi.
«Il primo augurio che vi fo è che voi possiate avere il filo dell’orizzonte negli occhi.
«Il secondo – anche questo una “C” – è quello di provare Curiosità. Cultura e Curiosità. La curiosità… Quella curiosità genuina di chi mi ha scritto chiedendomi notizie sui libri di cui più o meno era capitato di parlare, la curiosità di chi mi ha chiesto degli approfondimenti, la curiosità di tutti quelli che un domani proveranno a leggere quelle pagine stanche e dolenti del Diritto Privato con l’idea che possa esistere qualcosa di interessante, al di là di tutto. E che possa esistere, al di là di quelle vuote formule – buona fede, contratto, negozio, astrazione… – possa esistere una cosa che si chiama “la Vita”. Una cosa che si chiama la Vita, e una curiosità che nasca da questo senso della Vita. “Un’occhiata ai libri, due alla vita”. Non lo dico io. Lo diceva un genio assoluto che è Goethe. E l’uomo che ha scritto il Faust non poteva che terminare con l’idea di uno streben, cioè di un tentativo di raggiungere Qualcosa. Ma Qualcosa si raggiunge soltanto se si ha curiosità.
«Terzo augurio. La finisco qua. Il terzo augurio, per la verità non dovrebbe cominciare con la “C”. Ma… è una fortuna con la “C” maiuscola. L’augurio di una fortuna con la “C” maiuscola che non sia… non sia una fortuna qualsiasi. Ma una fortuna specifica. Una fortuna, quella di incontrare, nel vostro percorso – che oggi davvero comincia in questa università così tormentata – di ritrovare uno “Svegliatore”, per usare una parola del ciclo dei Nibelunghi di Wagner. “
Hier kommt der Weker! Hier der Weker kommt!” dice a un certo punto il coro de “Le Valchirie”. Lo Svegliatore. Avete presente – credo di sì – la Cappella Sistina? Michelangelo… Quando a un certo punto c’è la figura di Dio che tocca Adamo. Quella è la figura teologica del Risveglio. Cioè della ri-nascita ad una vita che abbia in qualche modo il senso del nuovo, il senso del pro-getto. Ecco: io mi auguro davvero che l’università sappia darvi, sappia farvi incontrare, sulla vostra strada, uno Svegliatore.
«Buona fortuna, ragazzi!»

E ricordo che uscì dall’Aula Magna sotto scroscianti applausi.

cappella_sistina

Ammetto che in un sistema scolastico assediato da critiche, sempre più scadente e sull’orlo del collasso, io, in quanto a Svegliatori, ho avuto davvero una fortuna con la “C” maiuscola. Anche se mi piace credere che “Il maestro appare quando l’allievo è pronto“…

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dic 30 2008

Farewell, 2008!

Noi, Massimo e Giorgio, siamo in partenza per una rumorosa parentesi capodannesca in mezzo ai lupi (con cui – bontà loro – balleremo), e torneremo il 2 gennaio. Non sappiamo come sia stato il vostro 2008, ma vi auguriamo di tutto cuore il 2009 che vi meritate.

Ah, un ultimo appunto. Gli auguri che abbiamo ricevuto per un buon 2008 hanno funzionato relativamente bene.

Questa volta fateci avere anche una buona quantità di soldi e alcolici e l’anno domini 2009 sarà assolutamente memorabile.

Alba

M & G

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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