gen 31 2011

Svelato il mistero del furto della salma di Mike Bongiorno

A venticinque anni da che la salma del celeberrimo conduttore televisivo Mike Bongiorno è stata trafugata – inizio della misteriosa serie di furti delle spoglie di personaggi celebri della televisione e non solo – si svela l’enigma che lega assieme tutti questi macabri colpi.

Tutti pensammo ad una goliardata, ai tempi – era il gennaio del 2011 -, poi ad un furto per ottenere un riscatto, al gesto di un fanatico ammiratore o ad un atto estremo di vandalismo e oltraggio da parte delle frange che accusavano e accusano Mike Bongiorno di aver concorso a minare profondamente la cultura italiana attraverso il vecchio tubo catodico. Ipotesi, questa, che si riaprì quando poco più tardi furono trafugate le salme dei coniugi Vianello e quella di Pippo Baudo. La magistratura seguì anche la pista politica quando a scomparire fu il cadavere di Emilio Fede. Negli anni la lista di questi esecrabili reati si allungava senza che fosse chiara la matrice: Pippo Franco, Alfonso Signorini. Quello che è apparso subito certo, però, è che il piano fosse concertato e progettato da professionisti capaci di non lasciare la minima traccia. Infatti i tentativi di emulazione da parte di bande sbandate – come con la salma di Enrico Papi – sono stati sempre puntalmente smascherati dalle forze di polizia.

Tutto si è svelato quando ieri notte, ad Arcore, quella che pareva una violenta scossa di terremoto ha svegliato la città. L’enigmatico mausoleo dell’ex Premier Silvio Berlusconi ha infine dischiuso il suo mistero quando enormi reattori sotterranei – di cui niente si sapeva – si sono azionati con una potenza propulsiva immensa, scrollando dalla terra il faraonico monumento, che si è scoperto, all’esterno, interamente decorato a specchio, e sollevandolo dapprima lentamente poi sempre più rapidamente verso il cielo, mentre l’enorme fiammata dei reattori tracciava una scia di fuoco nel cielo notturno. Attualmente orbita attorno alla terra – ed è visibile in tutto il globo ad ogni ora del giorno e della notte, a parte i casi di congiunzione col sole, sotto forma di sfera luminosissima. La meravigliosa villa dei Casati Stampa ad Arcore è crollata rovinosamente, e accanto vi si apre una voragine gigantesca.
Allo stesso tempo è stato divulgato un video di Silvio Berlusconi, girato nel 2010 e rimasto segreto fino ad oggi, in cui spiega che è stato lui a ordinare di trafugare le salme delle personalità eminenti che più delle altre – volontariamente o meno – hanno contribuito a realizzare il progetto della loggia Propaganda 2 prima, e il suo poi, per accoglierle magnanimamente all’interno del suo mausoleo – che sarebbe poi stato elevato alle altezze celesti che giustamente si confanno agli unti dal Signore e agli umili che bene hanno servito il loro carismatico piano.
Il lancio è stato effettuato quando anche l’ultima salma mancante – che doveva essere quella di Gerry Scotti – è stata clandestinamente collocata nel proprio loculo del monumento. La lista completa delle salme celebri che sono ospitate nel mausoleo è in via di pubblicazione, ma per certo vi sono anche quelle di Previti e Confalonieri.

Le reazioni all’evento sono state le più variegate, dall’entusiasmo dei nostalgici all’indignazione sgomenta degli avversi – e la politica stessa si divide. I capi di Stato di mezzo mondo, molto obbligati per la vecchia amicizia con l’ex premier hanno reagito con un contenuto plauso per l’eterno ricordo dell’affabile burlone. I capi di Stato dell’altra metà del mondo ridono a crepapelle.

Su internet è già partita la campagna di donazioni “Uno Stinger per Silvio”, attraverso cui ciascuno potrà dare il suo contributo all’acquisto del razzo che nella notte del solstizio d’estate abbatterà festosamente il mausoleo volante ponendo fine alla pagina più incresciosa della storia politica e culturale italiana dopo il ventennio fascista.

Firenze, 30 gennaio 2036

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mar 8 2010

Che altro si può pensare del decreto “salvaliste”

Ah, l’attualità…
Grandi liste di grandi partiti non hanno fatto in tempo, per propria colpa, a rientrare nei tempi burocraticamente validi per iscriversi alle prossime Elezioni Regionali.

Questo ha sollevato un gran polverone, smosso enormi energie e ingrossato le voci. Nel caso particolare le liste erano dei Radicali e soprattutto del PdL, in Lombardia e in Lazio. Ma preferirei non dare rilevanza a questi dati, ancora.

Che accade se un partito di maggioranza non può più partecipare alle regolari elezioni per questioni burocratiche?
Si viene a creare un buco. Una fetta dell’elettorato, non avendo più il riferimento preferito da votare, si asterrà o più probabilmente dirotterà il proprio voto verso altre liste, verso altri partiti. Presumibilmente affini, sullo stesso lato. Così sarebbe dovuto avvenire se non fosse stato promosso dal Governo un decreto-legge interpretativo» per ricomprendere le liste escluse nella corsa alle Regionali.

La defezione più importante sarebbe stata quella del PdL, partito di maggioranza in Parlamento e attualmente proprio al Governo. Ma non soffermiamoci su questo, per un attimo.

Dura lex, sed lex.
Sarebbe stato giusto, per un problema burocratico, privare una percentuale importante dell’elettorato del proprio partito di riferimento? La burocrazia esiste per regolare e sveltire il funzionamento organico dell’ordinamento. E chiunque converrà che in sé non ha valore, a parte questo. Quindi, in linea di principio, davanti ad una causa di forza maggiore volta a proteggere un interesse superiore, è ammissibile uno scarto per aggirare la burocrazia. Dopotutto si parla della gestione di uno Stato, non di una partita a Monopoli in cui ci si appella berciando al foglietto delle regole.

Resta ovviamente l’amaro in bocca ai poveri cittadini-nessuno che la burocrazia la possono soltanto subire. Ma si sta parlando di altissime sfere, non è il tragicomico contesto della fantozziana lotta fra il singolo e la Pubblica Amministrazione.

Questa reintegrazione è un’azione che sarebbe stato opportuno fare per qualsiasi partito escluso per motivi simili.
Ovvio che se la burocrazia esiste un motivo c’è. Garantisce il buon andamento della Pubblica Amministrazione. Infatti la reintegrazione dovrebbe essere accompagnata da sanzioni. Ma sia che politicamente il partito escluso fosse alla maggioranza, sia che fosse all’opposizione, la sua reintegrazione sarebbe dovuta essere possibile.

Queste sono le mie considerazioni astratte.
Passiamo a quelle concrete, molto meno mature ma molto più divertenti.

Se il PdL fosse veramente rimasto escluso, gioioso popolo di sinistra, chi credete avrebbero votato gli elettori? PD? Temo che si sarebbero buttati più volentieri sulla Lega in Lombardia e sui partiti di destra più estrema in Lazio. Pur di non votare dal lato sbagliato… E sarebbe stato ancor più disastroso. Quindi attenti ad allegrarsi, se tosto può tornare in pianto.

Il modo in cui l’opposizione ha reagito al fallimento dell’iscrizione del PdL è stato pittoresco.
Il giocatore di Monopoli che non avendo palle sta soccombendo e che trova il cavillo per vincere a tavolino. E quando è saltato fuori il discorso del decreto ad hoc, mi è parsa tanto simile allo sciacallo che si vede portar via il cadavere con cui stava non troppo gloriosamente banchettando. Ma si sa che la nostra opposizione non brilla certo d’iniziativa. Le contromisure, anche a questo punto, si limitano all’invettiva.
Non troppo matura, questa opposizione. Sia ai vertici che fra i cittadini.

Ma l’apice si tocca altrove.

Il testo del decreto è uno dei parti legislativi più orrendi che io abbia mai letto in vita mia. Sgraziato, parziale, sembra scritto da un bambino di quarta elementare.
In seconda battuta, e ben più importante, è l’atteggiamento con cui questo decreto è stato partorito. E’ con quello che si arriva al rivoltante. E’ stato emesso col cipiglio “di chi è abituato a comandare in Fininvest”, per usare un’espressione di Luttazzi. Senza costernazione per l’increscioso avvenimento, senza una riflessione espressa che porti ad una riconsiderazione matura della propria organizzazione, senza una sincera ammissione di rincrescimento davanti a tutti i partiti e le liste che sono riuscite – sembra impossibile – a iscriversi alle Regionali con successo. Ma con protervia, superbia, sprezzanza.

La riammissione di certe liste, per me, è un atto necessario per evitare stravolgimenti antirappresentativi e passare dalla padella alla brace, ma non è scontato! E anzi è e deve essere decisamente umiliante. E i siori che lo si son prodigati a produrre scrivere e firmare dovrebbero ben tenerlo a mente, così come gli altri siori dell’opposizione che gridano “Arbitro! Fallo!”. Un simile decreto è una toppa a un fallimento, che non può ritenersi normale, posta per grazia di un ordinamento costituzionale (ancora) saldo e maturo.
Che insomma, resta una toppa. Non eccessivamente elegante.

Oggi più che mai è urgente pensare con la propria testa. Raccogliere informazioni da più parti, astrarre, considerare e riconsiderare per giungere ad una posizione e ad una linea di pensiero consapevole, presente e coerente in tutto e per tutto con le proprie alte idee e coi sistemi ideologici che più saggiamente hanno passato il vaglio della storia. In un periodo buio come questo è il lume della nostra ragione a dover brillare per riaschiarare il mondo. Non la fiamma facile dei cuori politici. Attenti ai pensieri facili, attenti a non ritrovarsi a seguire le posizioni altrui come gli elefanti che si muovono in fila tenendo la coda di quello davanti con la proboscide.
Minima stima per il nostro Premier e per la più gran parte del nostro Governo, da parte mia. Ma questo non significa che io sia una iena che balza al collo avalutativamente. La politica non è affare per chi s’infiamma sempre come un toro che vede il panno rosso. Se si vuole costruire un’opposizione forte e saggia, dobbiamo essere tutti forti e saggi.
Se no qui stemo a prenderci per le natiche.

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Il decreto-legge è un atto avente forza di legge emesso dal Governo, e non dal Parlamento, in gravi frangenti che richiedono provvedimenti tanto urgenti da non poter attendere l’iter parlamentare. Ha efficacia per sessanta giorni: in questo frangente il Parlamento lo deve approvare altrimenti cesserà di avere effetti. Un atto simile si denomina interpretativo quando il testo non porta innovazioni legislative, ma suggerisce il modo in cui deve essere interpretata una legge preesistente.

dic 13 2009

Il duomo in viso – ovvero, il pugno a Berlusconi

Non mi interessa se sei di destra o di sinistra, che ne pensi di politica, né se ami od odi Silvio Berlusconi. A me certo non sta simpatico, diciamo. Anzi diciamo pure che ritengo il suo modello una delle peggiori malattie mai sofferte dall’Occidente, ed è un argomento che sono ben disposto a discutere civilmente quando vuoi. Ma qualunque sia la tua posizione politica, glorificare ridendo in maniera becera chi schianta una statuetta in volto a un ultrasettantenne, sghignazzare “chi cerca trova!”, gioire o giustificare il fatto che il contestatissimo Premier abbia avuto il labbro spaccato con violenza e il volto coperto di sangue, questo fa di te un barbaro imbecille, ben meritevole degli appellativi di “idiota” e simili che per certo sciorini volentieri parlando dei sostenitori dell’attuale Presidente del Consiglio. Sì, anche aderire agli scanzonati e taglienti gruppi Facebook a proposito fa lo stesso di te un barbaro imbecille.gandhi

Questo perché ogni forma di violenza è un male a prescindere. E questo nella tua testolina ci deve entrare, hai capito? Altrimenti puoi avere tutte le belle idee del mondo, ma finché non caccerai il fantasma della violenza dall’animo, varranno un tanto al chilo – come te, del resto.
Ultimi appunti: questo eroico Massimo Tartaglia che ha colpito Berlusconi pare sia uno squilibrato. Quindi, probabilmente, sia che tu lo voglia incarcerato per sempre senza appello, sia che tu lo voglia in augusto trionfo, per lui ci sarà solo l’ospedale psichiatrico giudiziario. Di Pietro (“Io non voglio che ci sia mai violenza, ma Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza“) ha confermato di essere un emerito cretino. Allegrati pure, se vuoi, nonostante tutto, ma tosto tornerà in pianto. Una mossa del genere, da un punto di vista pubblicitario, è tutta a pro del Premier, e domani tu e tutti ve ne lamenterete e ci farete su stolida ironia – inneggiando ad una libertà secondo voi oppressa dal fascismo del governo ma che non avrete mai innanzitutto perché siete schiavi della violenza nel cuore.

Perdonate il tono duro, ma trattasi della pura verità – che lo vogliate o no, che vi piaccia o vi faccia storcere il naso.

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apr 21 2009

Il “Piano guerra” del governo Berlusconi

 

Riportiamo una notizia che abbiamo appreso stamani dal prof. Luigi Lombardi Vallauri, e che ci ha lasciati a dir poco sbalorditi.

È il più grande progetto di riarmo mai realizzato nel nostro Paese quello che il Parlamento ha iniziato a discutere lo scorso 25 marzo: 15 miliardi di euro per l’acquisto di 131 cacciabombardieri Joint strike fighter (Jsf). Ma forse parlare di “discussione” è eccessivo dal momento che il governo ha chiesto solo un parere alle commissioni Difesa di Camera e Senato – saldamente controllate dalla maggioranza di centro-destra sia per la forza dei numeri che per la debolezza dell’opposizione di centro-sinistra, assai poco combattiva su questo tema -, dopodiché potrà passare alla fase finale, che segue una lunga fase di sviluppo iniziata nel 1999 e già costata oltre un miliardo: l’acquisizione degli aerei (poco meno di 13 miliardi) e la realizzazione nell’aeroporto militare di Cameri (No) – dove fra l’altro è attivo da anni un movimento contro la base, che coinvolge anche la Chiesa locale, la rete Disarmiamoli - di una linea di assemblaggio finale e di verifica destinata successivamente a trasformarsi in un centro di manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei velivoli (605 milioni).

“Il progetto è faraonico”, spiegano Giulio Marcon Massimo Paolicelli, della campagna Sbilanciamoci. Il cacciabombardiere Jsf - una coproduzione che coinvolge l’Italia insieme a Usa, Regno Unito, Paesi Bassi, Turchia, Canada, Australia, Norvegia e Danimarca – è un aereo da combattimento di attacco, attrezzato per poter portare anche bombe nucleari e con una tecnologia che lo rende pressoché invisibile ai radar. Secondo il ministero della Difesa, il programma produrrà 10mila posti di lavoro, “ma è puro marketing”, sostengono Marcon e Paolicelli: al massimo saranno mille, il numero promesso dalla Difesa è “un’autentica invenzione”. Capitolo costi: negli Usa la spesa è già cresciuta dai 245 miliardi di dollari iniziali fino a 270, e sembra destinata a salire ancora; in Olanda la Corte dei Conti ha lanciato l’allarme perché i costi sono lievitati dell’80%; è quindi molto probabile che anche in Italia, alla fine – cioè nel 2026, data prevista per la consegna di tutti gli aerei – i costi saranno molti alti.

Una spesa colossale per un bilancio militare che, fatta eccezione per il piccolo taglio operato da Tremonti nel 2008, dal 2006 è in costante crescita: oltre 4 miliardi e 500 milioni di euro in più, per un aumento netto del 21%, durante il governo guidato da Prodi nel biennio 2006-2007  “Più o meno ogni aereo vale l’equivalente di 400 asili nido o se si preferisce, vista l’attualità, l’indennità di disoccupazione per 80mila precari”, calcolano Marcon e Paolicelli. “È paradossale che si possano stanziare tutti questi soldi per un sistema d’arma che in molti dei Paesi coinvolti viene valutato troppo costoso e molto discutibile dal punto di vista operativo, oltre che incoerente con le missioni di pace, mentre il governo non riesce a trovare le risorse necessarie per potenziare gli ammortizzatori sociali per chi perde il posto di lavoro”. E in parte anche un doppione, dal momento che l’Italia partecipa anche ad un altro programma internazionale di riarmo, per il caccia europeo Eurofighter, che non a caso il governo sta cercando di ridurre rispetto all’accordo iniziale che prevede l’acquisto di 121 esemplari.

Contro il progetto si sta muovendo l’associazionismo sociale e pacifista. La campagna Sbilanciamoci - a cui aderiscono fra gli altri Arci, Beati i Costruttori di Pace, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Mani Tese, Pax Christi – ha infatti lanciato un appello contro il Jsf e per un diverso utilizzo delle risorse: quella del governo è “una decisione irresponsabile”, si legge nell’appello. “In un momento di grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all’università e alle politiche sociali, destinare 14 miliardi di euro alla costruzione di 131 cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del Paese”. “Il parlamento faccia una scelta di pace e di solidarietà; blocchi la prosecuzione del programma. Destini le risorse alla società, all’ambiente, al lavoro, alla solidarietà internazionale”. (l. k.)

Fonte Adista.

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mar 27 2009

Persone guarite da malattie che non lasciano shampo

di Giorgio | in Satyricon | 1 commento

Luca era gay.

Bimbo gay

Adesso sta con lei.

Michael era negro.

jackson

Adesso è albino.

Silvio era pelato.

berlusconi pelato

Adesso è Moira Orfei.

Guarire si può.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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