lug 20 2010

L’errore di Marcello Lippi

Tanto, tanto tempo fa, andai al teatro della Pergola a vedere uno spettacolo su Medea. Era un racconto un po’ trasversale, rispetto al mito, con ampie divagazioni. Il primo spettacolo durante il quale io abbia mai preso appunti – sana abitudine che ho cercato di mantenere negli anni. Fra questi appunti scritti malamente, al buio, spicca “Un eroe deve anche morire al momento giusto“, riferito a Giasone. Giasone, eroe di serie B anche e soprattutto perché non muore al momento giusto. Invecchia, esce dal mito: se ne perdono le tracce.

2006: Quella sera di luglio della finale dei mondiali di calcio. Sono con tanti splendidi amici, in un bellissimo locale ormai chiuso. Lì scopro il rum Mathusalem. Fine primo tempo, siamo sotto di un gol. Usciamo e passiamo di locale in locale lanciando occhiate e voci per sapere come sta andando la partita. L’Italia riprende il gol e si va ai rigori. Ci fermiamo in un altro pub, il vecchio Shots, con l’emozione che si taglia col coltello.

L’Italia vinse. E quella sera fu qualcosa di indimenticabile. Ballammo seminudi bloccando il traffico alla Stazione. Potevi abbracciare persone sconosciute, felice, ed erano abbracci veri, sentiti. C’era un’unità che non avevo mai nemmeno concepito.
I calciatori, paladini nazionali, tornano in trionfo, vivono la loro apoteosi. Il loro leader, il carlomagno, il condottiero è il viareggino Marcello Lippi. Glorioso CT della nazionale vincitrice.

Un eroe deve anche morire al momento giusto

2010: L’Italia se ne torna dal Sudafrica con la coda fra le gambe, infamando giocatori e CT. Incapaci, maldestri. Marcello Lippi? Quel coglione che ha sbagliato tutto.

Ma secondo me il vero errore di Marcello Lippi è stato uno solo, a monte.
Accettare di ricoprire di nuovo il ruolo di Commissario Tecnico della nazionale. Perché quando è tornato, nel 2006, era un eroe. Se si fosse ritirato per sempre sarebbe per sempre stato “Quello che ha portato l’Italia a vincere i mondiali”. Osannato in perpetuo. E nel 2010 se ne sarebbe potuto stare, col sigaro fra le dita, in un qualche lido versiliano, all’ombra, parlando piano, a chi lo interrogasse, di come si fa a far vincere una squadra su tutte le altre squadre del mondo.
Come Cincinnato che tornato vittorioso dalla guerra che era stato chiamato a comandare, restituisce il fascio della dittatura e torna ai suoi campi.

Ma la gola è potente. La promessa di altro denaro e la possibilità vaga di altra gloria fanno perdere di vista, alle persone, l’attenta costruzione della propria vita e della propria storia.

Un eroe deve anche morire al momento giusto“. O ritirarsi, al momento giusto. Altrimenti, ecco a voi Giasone. Ecco a voi Marcello Lippi.
Eroi, sì, ma eroi di serie B.

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.6/5 (13 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +7 (from 7 votes)

mar 3 2010

Causa-effetto: curarti il setto nasale non ti protegge dalla prossima martellata

Niente è più indicativo delle azioni della Televisione di Stato, per individuare il trend culturale che le istituzioni vogliono dirigere. Azioni tuonanti di esilio e censura contro ciò che questa cultura d’istituzione e di massa disapprova, di ammisione o silenzio verso ciò che invece è gradito o innocuo.

La conduttrice Antonella Clerici conduce una puntata del Festival di Saremo con Antonio Cassano:

Clerici: “Campione fantasioso e ribelle…”
Clerici: “Bocciato sei volte fra elementari e medie.”
Cassano: “Ho scritto più libri di quanti ne abbia letti.” (Ne ha scritti due e letti uno. Però ne sta leggendo un altro. Che ha scritto lui. Nda)
Cassano: “Non so leggere tanto bene. Non sono mica un fenomeno.”
Cassano: “Ho fatto diciassette anni da disgraziato e dieci da miliardario: mi mancano sette anni per fare pari.”

Per la televisione di Stato questi non sono sproloqui inaccettabili da barbari ignoranti. E’ qualcosa di degno di essere detto durante il Festival di Sanremo – un “monumento culturale“, come ho sentito dire quando Morgan ne è stato escluso con ignominia.
Evidentemente, alle alte dirigenze istituzionali pare normale.
Pare normale cacciare da un “monumento culturale” un artista che faccia uso di droga perché “ennesimo cattivo maestro di cui fare a meno”, come disse la ministra della Gioventù, attribuendo un innaturale ruolo didattico e pedagogico all’arte e all’artista.
Pare normale integrare all’interno di quello stesso “monumento culturale” l’apoteosi di un atleta cinghiale come Cassano, che balbetta oscenità con la verve di un immigrato clandestino dall’inizio alla fine. Che ride dell’istruzione, dell’educazione scolastica – nonostante questa sia per tutti noi la premessa prima e necessaria per una libertà piena e autentica. Nonostante gli atleti godano a livello storico internazionale dello status di cui godono proprio in virtù del loro essere modelli, esempi da seguire.

Dove sta la differenza? Perché Morgan è un cattivo maestro di cui fare a meno e Cassano no? Perché i poteri che dovrebbero risollevare il Paese non si sono levati anche contro il ridicolo deplorevole e dannosissimo spettacolo di quella bestia di un calciatore? Per fare il quale è stato, fra l’altro, pagato duecentomila euro?
Porto massimo rispetto ai bacchettoni – purché siano bacchettoni seri. Altrimenti insomma… meglio tacere e passar per stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio. Eh, ministra della Gioventù?

Ma devo dire che questo è normale. Dopotutto siamo una società che cercando di risolvere i propri problemi non tiene conto del rapporto causa-effetto.

Posso disporre di bende, garze, tamponi, medici supremi, paramedici espertissimi, ambulanze pronte e del miglior reparto di chirurgia maxillofacciale del mondo, ma se continuo a tirarmi martellate in volto la mia salute non migliorerà.

Allo stesso modo posso avere il miglior impianto di magistratura, forze dell’ordine, pubblicità, esperti, campagne di sensibilizzazione, ma se continuo a trascurare deliberatamente la costruzione della cultura, le persone continueranno a drogarsi pesantemente. A livello ideale, si può dire che la potenziale cattiva influenza di Morgan è effetto della pessima influenza di mostruosità mentalmente deformi cone Antonio Cassano.

Perché è vero che personaggi famosi che si drogano non sono un buon esempio. Ma quelli stupidi e ignoranti fanno infezione a monte.
Per un mondo senza piaghe sociali della portata della droga è necessario un mondo di cultura.

E pensare che un tempo la RAI trasmetteva programmi come “Non è mai troppo tardi“…

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.7/5 (18 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +13 (from 13 votes)

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

Iscriviti alla mailing list