feb 26 2010

Perché è importante pensare positivo

“Sia che tu creda di farcela che tu creda di non farcela, avrai ragione”

Mi è sempre sembrata un’idiozia, una pericolosa giustificazione per chi non pensa di riuscire in qualcosa. Una giustificazione che permette di dirsi “Ecco. Sapevo che non ce l’avrei fatta. Avevo ragione!”. E vedevo persone intorno a me fallire, e consolarsi in questo modo, invece di riprovare con più forza e convinzione.
Poi ho capito che cosa significa davvero questa frase, e tutto è cambiato. Almeno per me.

Tutti abbiamo dei problemi, delle sfide da affrontare, dei demoni da sconfiggere, e ognuno ha il suo modo personalissimo di affrontare tutto questo. Però alcuni ci riescono, e altri no. Esiste un modo per essere vincenti? Secondo me sì.

La motivazione (a gettone)

Vi è mai successo di partecipare ad una riunione, una conferenza, o ascoltare un discorso, e alla fine sentirsi un’enorme carica dentro, un’energia tale da credere di essere in grado di cambiare mondo, di risolvere tutti i problemi? Quella è la motivazione – che come uno stupefacente – per un po’ di tempo ti fa sentire invincibile, ma il cui effetto è destinato ad affievolirsi e scomparire nel tempo. Guardandosi intorno si trovano ovunque lezioni e seminari motivanti, i one day, dai quali esci e ti senti l’incredibile Hulk. E fanno bene certo, se si riesce a cavalcare l’onda si possono fare grandi cose, però non possiamo contare solo sulla motivazione, proprio perché l’effetto della pozione è limitato. Inoltre la motivazione etimologicamente è il motivo che ci spinge ad una determinata azione. Non si potrebbero avere gli effetti positivi della motivazione, in qualunque momento, e senza il problema della durata limitata? Yes, we can.

Come ottenere risultati – Pensare positivo

1. Volontà e impegno
Per prima cosa bisogna voler ottenere un qualche risultato. La volontà è pensare in modo attivo, avere un obiettivo e un sogno, ed essere disposti ad impegnarsi, a far qualunque cosa per raggiungerlo e realizzarlo. Ma fino a qui niente di nuovo, questo lo sanno e lo fanno più meno tutti. Però non tutti ottengono i risultati sperati.

2. Crederci
Credere in se stessi è quello che fa la differenza. Volerlo fare ed essere certi di riuscire a farlo, non sono sinonimi, sono due cose molto differenti.
Le credenze e le convinzioni personali hanno un peso enorme sulla nostra mente inconscia, anche se non ce ne rendiamo conto. Potete impegnarvi e volere ottenere qualcosa quanto volete, ma se non credete nelle vostre capacità e non siete ben convinti di potervi riuscire, non otterrete mai niente. Le persone che hanno un’alta stima di se stesse riescono più facilmente in questo, spesso in maniera del tutto automatica; le altre dovranno necessariamente impegnarsi molto di più. Ma questo è l’unico modo.

Mentre la volontà e l’impegno possono essere ricondotti ad un singolo obiettivo o sogno, credere in se stessi è il jolly che funziona e che aiuta in qualunque situazione: non importa che cosa dovete fare, se siete convinti di riuscirci molto probabilmente ci riuscirete.

Perché si fallisce

Quando cerchiamo di ottenere qualcosa, spesso ci scontriamo contro dei “muri di mattoni”, che come diceva Randy Pausch, sono li soltanto per metterci alla prova, per testare quanto crediamo in quello che stiamo facendo e se davvero vogliamo ottenerlo. Chi non crede in se stesso sbatte contro il muro e non riprova neanche a superarlo, a coloro che ci credono il muro a volte neppure si presenta.

Inoltre come ho già anticipato, anche le convinzioni negative hanno il loro ruolo, se dedicate tutte le vostre energie a pensare che qualcosa andrà storto, sarete stati voi stessi a determinare il vostro fallimento.

Non esiste il caso

Fortunatamente si può pensare positivo, ci si può convincere che si riuscirà in quello che si vuole fare, che niente e nessuno sarà in grado di fermarci, e anche se non è scritto da nessuna parte che funziona, per esperienza personale posso assicurarvi che per me è stato così. Avevo affrontato quest’argomento in un post di un annetto fa (Ero in macchina e pensavo ad alta voce), e credevo che esistesse il caso. Ma adesso, ripensando a tutto quello è successo nel frattempo e a quello che sta succedendo, mi rendo conto che sono tutti avvenimenti conseguenti a scelte che ho fatto e nelle quali ho creduto, da solo o insieme ad altri.

Ad esempio, tre giorni fa insieme a Giorgio abbiamo messo nero su bianco, in maniera non semplice, quello che per noi è questo blog. E ieri, guarda un po’, ci siamo ritrovati in una trasmissione radiofonica a parlarne. Dai, non ci credo più al caso. Si raccoglie quel che si semina, e se si semina bene si raccolgono dei bei frutti.

A questo punto diventa anche più facile capire il messaggio de “L’Alchimista”:

“Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.”

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.7/5 (32 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +15 (from 15 votes)

giu 24 2009

Io cambierei – Tra casinò e paradossi

Stasera mi sono imbattuto in una pubblicità di casinò online, di un tale che sosteneva di avere un metodo infallibile per vincere sempre e che lo voleva condividere con me. Dato che avevo tempo da perdere ho letto il suo metodo, e wow..! In pratica si gioca alla roulette: tu punti 1€ – mettiamo caso sul nero -, se esce nero vinci (non so quanto), altrimenti perdi. Ecco a voi il fantastico metodo per vincere! Se abbiamo puntato su nero ed esce rosso, allora al prossimo giro raddoppiamo la puntata su nero, e questo fino a che non esce nero. Appena esce il nero e noi vinciamo, iniziamo a puntare sul rosso, sempre a base 1€.

Si vede subito che è una cazzata, però sembrerebbe che non per tutti sia così semplice da capire. Essendo il numero di caselle rosse e nere identico, la probabilità che esca un colore piuttosto che un altro è sempre del 50%. Il fatto che il colore non sia uscito per 2 volte consecutive non la aumenta di certo.

Scusate ma non volevo offendere la vostra intelligenza con questa dimostrazione più che di base, ma colgo l’occasione per proporvi un giochetto, ovvero il problema di Monty Hall, che – anche se ultimamente lo si vede pubblicato ovunque – ha sempre un certo fascino.


Supponi di partecipare a un gioco a premi, in cui puoi scegliere tra tre porte: dietro una di esse c’è un’automobile, dietro le altre, capre. Scegli una porta, diciamo la numero 1, e il conduttore del gioco a premi, che sa cosa si nasconde dietro ciascuna porta, ne apre un’altra, diciamo la 3, rivelando una capra. Quindi ti domanda: “Vuoi mantenere la scelta che hai fatto o ti conviene cambiarla?”

Per evitare fraintendimenti, riporto anche una versione del tutto priva di ambiguità.

  • Dietro ciascuna di tre porte c’è un’automobile o una capra (due capre, un’automobile in tutto); la probabilità che l’automobile si trovi dietro una data porta è identica per tutte le porte;
  • Il giocatore sceglie una delle porte; il suo contenuto non è rivelato;
  • Il conduttore sa ciò che si nasconde dietro ciascuna porta;
  • Il conduttore deve aprire una delle porte non selezionate, e deve offrire al giocatore la possibilità di cambiare la sua scelta;
  • Il conduttore aprirà sempre una porta che nasconde una capra;
    • Cioè, se il giocatore ha scelto una porta che nasconde una capra, il conduttore aprirà la porta che nasconde l’altra capra;
    • Se invece il giocatore ha scelto la porta che nasconde l’automobile, il conduttore sceglie a caso una delle due porte rimanenti;
  • Il conduttore offre al giocatore la possibilità di reclamare ciò che si trova dietro la porta che ha scelto originalmente, o di cambiare, reclamando ciò che si trova dietro la porta rimasta.

Le possibilità di vittoria aumentano per il giocatore se cambia la propria scelta?

Cosa rispondete? Soluzione e spiegazione sono sotto l’immagine, non sbirciate!

Monty open doorNella trasmissione originale a dire il vero non era prevista l’opzione “tieni o cambia”, il quesito fu posto da un tizio che scrisse ad una rivista.

La risposta, pubblicata sull’American Statistician, fu criticata aspramente da un sacco di professori e matematici, che dopo la dimostrazione probabilmente si saranno impiccati tutti.

La risposta è sì, conviene cambiare. In partenza si ha la probabilità di 1/3 di vincere la capra, probabilità che rimane immutata se si sceglie di non cambiare porta, e che invece diventa di 2/3 nel momento in cui si cambia.

La soluzione può essere illustrata come segue. Ci sono tre scenari possibili, ciascuno avente probabilità 1/3:

  • Il giocatore sceglie la capra numero 1. Il conduttore sceglie l’altra capra. Cambiando, il giocatore vince l’auto.
  • Il giocatore sceglie la capra numero 2. Il conduttore sceglie l’altra capra. Cambiando, il giocatore vince l’auto.
  • Il giocatore sceglie l’auto. Il conduttore sceglie una capra, non importa quale. Cambiando, il giocatore trova l’altra capra.

Nei primi due scenari, cambiando il giocatore vince l’auto; nel terzo scenario il giocatore che cambia non vince. Dal momento che la strategia “cambiare” porta alla vittoria in due casi su tre, le chance di vittoria adottando la strategia sono 2/3.

Oppure in maniera più intuitiva ancora, può aiutare questo diagramma, che illustra i possibili percorsi di gioco.

Paradosso_di_Monty_HallE se la statistica ci venisse incontro anche nella vita quotidiana? Se la soluzione a tutti i nostri problemi fosse semplicemente accettare di cambiare, di staccarsi dalle proprie posizioni e convinzioni, sperimentando e anche tentando la fortuna?

(Fonte delle immagini e di spezzoni di testi: Wikipedia)

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.6/5 (5 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +3 (from 3 votes)

gen 22 2009

Ero in macchina e pensavo ad alta voce

Non si può arrivare in cima da soli. Qualcuno deve aiutarti.

Così diceva Randy Pausch, oltre a tante altre cose splendide. Ed è assolutamente vero. Nonostante alcuni siano più solitari, altri più cocciuti, il mondo è fatto di relazioni e si avrà sempre bisogno l’uno dell’altro.

A chi mi dice che: “Chi fa da se fa per tre!” io rispondo “Uno per tutti, tutti per uno”.

E poi se da solo fai tre, in due farai sei, no? Matematico. In ogni caso, le relazioni servono per non reinventare la ruota ogni volta. Che di per se sarebbe una cosa semplice – la ruota – essendo un oggetto materiale, mentre le cose diventano molto più difficili quando si tratta di lavorare su se stessi. E qui arriviamo al bello. A tutti è capitato di sentirsi unici, di provare sensazioni che credevamo nessun altro potesse provare. Poi passato l’attimino di imbarazzo, ehm, ci rendiamo conto che la fuori è pieno zeppo di gente che prova quelle stesse sensazioni. Non siamo soli. Allora si tratta soltanto di iniziare a conoscersi e di apprendere da chi ha una visione dell’Io più chiara della nostra. Leggi tutto…

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.9/5 (7 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +5 (from 5 votes)

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

Iscriviti alla mailing list