La Pergola – “Platonov” di Cechov
Non conosco molto Cechov, quindi cercherò di esprimermi con la massima umiltà senza rinunciare alla schiettezza dell’ingenuità.
Questa settimana, alla Pergola di Firenze, c’è in scena “Platonov“, questo dramma giovanile di Cechov. Nome celebre, russo, mai visto a teatro, mi ci fiondo. Regia, Nanni Garella; Alessandro Haber nei panni di Platonov. Amo andare a teatro senza conoscere la trama dello spettacolo; se vado all’opera prima mi imparo praticamente a memoria il libretto, ma altrimenti non voglio spoiler. Anche stavolta, quindi, non avevo idea di che cosa avrei visto.

Alessandro Haber in "Platonov"
Arrivando noto subito un paio di cosette sospette: fuori c’è pochissima gente – ed è la prima! Età media degli spettatori: due secoli. Sono con tre amici, finisco la sigaretta ed entriamo. Anche nel foyer non c’è quasi nessuno. Diavolo, eravamo perfino incredibilmente in orario. Entriamo in sala e il teatro è effettivamente semivuoto. File e file deserte in platea; nei palchi, desolazione. Mai vista la Pergola così vertiginosamente spopolata.
Il sipario non è calato. Al suo posto, una pellicola di plastica trasparente che ci fa vedere la scena mentre viene allestita. Si spengono le luci, e per un attimo spero che quella pellicola resterà lì per tutto lo spettacolo. Invece viene subito tirata su. Comunque bella trovata. Appunto positivo: musiche splendide dall’inizio alla fine.
La storia di per sé vale davvero poco. “Una commedia all’italiana senza la parte divertente” ha affermato scuotendo il capo un mio amico studente di medicina. Purtroppo, dargli torto è davvero difficile. Perchè se da un lato il retroscena di ogni personaggio è tragicamente carico e profondo, in superficie la narrazione resta effettivamente un semplice guazzabuglio di corna e ubriachi. E se anche, come è probabile, pecco di insensibilità nella mia valutazione, di una cosa sono sicuro: il pessimismo di Cechov mi fa vomitare – come ogni pessimismo. Uomini senza qualità si è per pigrizia, non perché il mondo è grande, marcio e va a catafascio. Il che significa che è sempre possibile riscattarsi. Credo di più nel fervore superomistico; dopotutto, i sogni non sono merce, non portano la data di scadenza.
In conclusione: bravissimo Haber, bravissima la Generalessa, brava Sof’ja, pessimi gli altri attori; regia davvero poco presente, specie in certi punti; storia insulsa ma belle frasi sull’alcol; grandi le lusinghe di Morfeo durante lo spettacolo. Ergo il consiglio è: non andatelo a vedere, e coi soldi del biglietto compratevi invece due bottiglie di Primitivo di Manduria del 2004. Ma vi dirò un segreto. La morte di Platonov alla fine mi ha fatto rimanere davvero male.
Prossimo spettacolo in programma: Pirandello, “Così è se vi pare“, settimana prossima. C’è grande aspettativa.
Ah, quasi dimenticavo: ho letto una recensione su questo stesso “Platonov” messo in scena a Bologna, scritta da un tal Domenico Rigotti. Si conclude con “Applausi convinti“. Non so come sia il pubblico Bolognese e che gusti abbia, ma a Firenze c’è stato un solo minuto di applausi svogliati – il tempo di rimettersi i cappotti e andare via. E ricordatevi: quando siete a teatro, tagliate la testa al toro e spengetelo, il cellulare, porca puttana. Per 10.000 anni ne abbiamo fatto a meno: a teatro, vi prego, spengetelo, niente silenzioso o vibrazione – che tanto qualcuno che sbaglia e mette la suoneria di Virgola il gattino a 120 decibel c’è sempre. Spengetelo, vi prego. Nessun errore.

