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	<title>To Honolulu &#187; Civiltà</title>
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	<description>E&#039; come guidare di notte. Non vedi aldilà dei fari - ma puoi fare tutto il viaggio anche così.</description>
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		<title>Il Columbus Day &#8211; ovvero, festosa commemorazione dell&#8217;uccisione di cento milioni di persone</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 21:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo abituati ai Giorni della Memoria, ai cippi e monumenti commemorativi, ai &#8220;Per non dimenticare&#8221;, ai tragici racconti di gulag, lager, campi di concentramento vari, greti di fiumi indocinesi cosparsi d&#8217;ossa per decine e centinaia di chilometri, ai grandi numeri di morti &#8220;50 milioni durante la seconda guerra mondiale&#8221; &#8211; insomma, siamo abituati a inorridire. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Siamo abituati ai Giorni della Memoria, ai cippi e monumenti commemorativi, ai &#8220;Per non dimenticare&#8221;, ai tragici racconti di gulag, lager, campi di concentramento vari, greti di fiumi indocinesi cosparsi d&#8217;ossa per decine e centinaia di chilometri, ai grandi numeri di morti &#8220;<em>50 milioni durante la seconda guerra mondiale</em>&#8221; &#8211; insomma, siamo abituati a inorridire. C&#8217;è chi dice che inorridiamo solo per certe stragi dimenticandone altre, come ad esempio quelle delle foibe. C&#8217;è chi dice che non inorridiamo abbastanza per le stragi che ancora oggi avvengono e di cui poco sappiamo (vedi &#8220;Repubblica Popolare Cinese&#8221;). <strong>Eppure al mondo si festeggia ancora con felicità beota il Columbus Day.<img class="aligncenter size-full wp-image-1699" title="Colon" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/10/Colon.jpg" alt="Colon" width="326" height="384" /></strong></p>
<p>Il povero Colombo non capì una mazza della sua scoperta. Furono altri Europei a capire per lui. Così alcuni manipoli di reietti, violenti, teste calde e fanatici religiosi  certo non benvoluti nelle loro patrie si lanciarono correndo come forsennati verso la nuova frontiera. Costoro possono essere chiamati Padri Fondatori, essere salpati con la <em>May Flower</em> o portare nomi spagnoli come Hernàn e Francisco e aver viaggiato su caravelle portoghesi o galeoni spagnoli, ma tale resta la loro identità. Possono aver creato faticosamente il futuro di Stati potenti o possono aver passato la loro vita oziosamente come opulenti governatori autodichiarati di paradisi ai limiti del mondo. Tale resta la loro identità.<br />
Ma il vero problema è che le sconfinate terre d&#8217;America non erano disabitate. Si stima che ci vivessero oltre cento milioni di uomini.</p>
<p>Hernàn Cortès arrivò sulle coste messicane con un manipolo di cinquecento soldati. Venuti dal Grande Mare, coperti da brillanti armature di ferro e uniti centaurescamente ad animali mai visti prima, muniti poi di bastoni capaci di sparare fuoco e che parlavano uno strano idioma: agli indigeni parvero dèi.<br />
Hernàn Cortès arrivò sulle coste messicane con un manipolo di cinquecento soldati. Si trovò davanti un impero che si estendeva dal Rio Grande allo Yucatan e rigurgitava quantità d&#8217;oro oniriche, difeso da uomini in gonnella armati di lancia: agli Spagnoli parve il Paese della Cuccagna.<span id="more-1694"></span><img class="aligncenter size-full wp-image-1700" title="A_006_El_conquistador" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/10/A_006_El_conquistador.jpg" alt="A_006_El_conquistador" width="350" height="304" /></p>
<p>In pochi anni, con l&#8217;archibugio in spalla, la spada nel fodero, la Bibbia in mano e la sifilide nei pantaloni quel manipolo di Spagnoli spazzò via il secolare Impero Azteco. E con esso, gettò per sempre nell&#8217;oblio una cultura antica e raffinata, che certo avrebbe potuto dare un enorme contributo alla costruzione moderna di una cultura universale.<br />
Certo, era il sedicesimo secolo e le civiltà precolombiane facevano sacrifici umani squarciando il petto del sacrificato, strappandone il cuore e gettandolo nel fuoco sacro ancora pulsante, e quindi erano dei barbari. Anche se&#8230; be&#8217;, se non ricordo male, chiamandoli in altro nome, al tempo c&#8217;era un&#8217;istituzione europea che faceva roba simile, e si ingegnava a torturare un sacco di persone in nome di Dio. Però era diverso, da noi la questione finiva con un gran falò di piazza. E non è rilevante che la religione mesoamericana stesse attraversando un periodo di sincretismo che l&#8217;avrebbe portata ad un maturo monoteismo.<br />
Anyway, la meraviglia di Tenochtitlàn, la capitale Azteca, costruita al centro di un maestoso lago, costellata di mastodontiche piramidi di pietra e collegata a terra da otto colossali ponti, fu abbattuta. Assediata, depredata, data alle fiamme. La popolazione, sterminata. E se qualche Spagnolo moriva, moriva affogato nel lago perché scivolava ma non voleva abbandonare il bottino d&#8217;oro che si portava appresso. Un poeta sconosciuto, azteco, compose questi versi durante le ultime fasi dell&#8217;assedio, prima che città fosse del tutto distrutta. Gli ultimi versi di una civiltà, versi di cui abbiamo la colpa.</p>
<blockquote><p><em>Per le strade solo giacciono dardi spezzati,<br />
I capelli sono sparsi.<br />
Senza tetto sono le case,<br />
arrossati i loro muri.</em></p>
<p><em> Vermi pullulano per strade e piazze<br />
E le pareti sono macchiate di cervelli.<br />
Rosse sono le acque, come se le avessero tinte,<br />
e se le beviamo,<br />
è come se bevessimo acqua al salnitro.</em></p>
<p><em> Percuotevamo i muri di fango nell&#8217;ansia<br />
e ci restava in eredità una rete piena di buchi.<br />
Negli scudi era la nostra difesa,<br />
ma gli scudi non fermano la desolazione.</em></p>
<p><em> Abbiamo mangiato eritrina,<br />
abbiamo masticato gramigna salnitrosa,<br />
pezzi di fango secco, lucertole,<br />
topi, terra fatta polvere, persino i vermi.<br />
</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Piangete, amici miei,<br />
sappiate che con questi fatti<br />
abbiamo perso la nazione messicana.<br />
L’acqua si è inacidita, è diventato acido il cibo!<br />
Questo ha compiuto il Creatore della vita a Tlatelolco.<img class="aligncenter size-full wp-image-1701" title="Tenochtitlan1" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/10/Tenochtitlan1.jpg" alt="Tenochtitlan1" width="451" height="294" /></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">E gli Aztechi furono solo i primi. Poi fu la volta dei Maya, che avevano dischiuso i segreti dei cicli celesti mentre noi ci azzuffavamo ancora discutendo sul Calendario giuliano. Impero militarmente più debole, ma culturalmente superiore. Facile da buttare giù come un castello di sabbia. E poi, gli Incas. Cancellati dal furbo Pizarro, con soli duecento uomini al seguito ma pronto ad ogni vigliaccheria pur di ritrovarsi coperto d&#8217;oro. Successivamente, fu la volta dei Pellerossa del Nord.</p>
<p style="text-align: left;">Vi fermate mai a pensare a quante pitture, quante poesie, quante canzoni del passato sono andate perdute? Magari bellissime, e create da persone simili a te. Dispiace, nevvero? Certo, a sopravvivere nei secoli sono soltanto le opere davvero più meritevoli.<br />
Ma pensate che gli uomini europei, con la loro mai sopita <em>forma mentis</em> colonialista, hanno cancellato civiltà intere, hanno impedito a me e a voi di godere dei gioielli più alti di culture millenarie, di apprendere da loro allo stesso modo in cui possiamo apprendere da quella indiana, o giapponese: ci hanno impedito di crescere. E tutto per l&#8217;oro, che doveva essere tutto per loro.<img class="aligncenter size-full wp-image-1702" title="PACAL-HEAD-bg" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/10/PACAL-HEAD-bg.jpg" alt="PACAL-HEAD-bg" width="276" height="418" /></p>
<p>Quando avevo nove anni mia mamma mi portò a Venezia a visitare una mostra sui Maya a Palazzo Grassi. Rimasi affascinato da quelle statue verdi di giada, da quei mosaici di guerrieri vestiti di pelli di giaguaro, dai coltelli, dai paramenti sacri, da quegli utensili di ossidiana che non capivo nemmeno a che servissero, da quelle immagini che raffiguravano uomini come me, ma dalle espressioni indecifrabili e dalla testa allungata. Chiesi alla guida perché una civiltà così bella non esistesse più. Lei mi rispose &#8220;Hernàn Cortès sbarcò in Messico nel 1519. Quello fu l&#8217;inizio della colonizzazione delle Americhe, e a mano a mano, i vari imperi che esistevano&#8230;&#8221;.<br />
Non mi disse che eravamo stati noi a distruggerla per sempre. E &#8220;colonizzazione&#8221;, specie alle orecchie di un bambino, non è una parola che ha il suono del ferro e del fuoco. Non ha il rumore di cento milioni di uomini uccisi senza mitraglie, carri armati, gas velenosi, campi di concentramento, esplosivi, bombe atomiche, ma cento milioni di uomini ammazzati a fil di spada, sfondati da archibugi obsoleti, contagiati da malattie. Facile uccidere con le grandi bombe. Per uccidere cento milioni di persone una per una ci vuole una grande arte, che solo gli Europei, finora, hanno avuto.<br />
E non esiste ricorrenza o monumento al mondo che ricordi quest&#8217;ecatombe, questo immenso sacrificio immolato sull&#8217;altare dell&#8217;umana avidità. In compenso esiste l&#8217;idiota Columbus Day.</p>
<p>Si racconta che Huayana Capac, imperatore degli Incas e padre di Athaualpa, l&#8217;ultimo imperatore, ricevesse un indovino in lacrime che diceva di aver veduto un presagio.<br />
Tre aloni attorno alla luna: l&#8217;esterno di fumo, il medio verde scuro e il più interno scarlatto come il sangue. &#8220;<em>Mio signore, tua madre, la Luna, vuole farti sapere che il Creatore Viracocha minaccia la tua stirpe regale e il tuo popolo tutto. Il cerchio di sangue dice che non appena te ne sarai andato a riposare per sempre con tuo padre, il Sole, scoppierà una guerra cruenta, e molto sangue verrà versato. Il secondo cerchio, quello verde scuro, dice che la guerra distruggerà il tuo impero. Il terzo, di fumo, dice che tutto arderà&#8230;</em>&#8220;.<br />
E si racconta che proprio in quel momento, affannato, irrompesse nella sala un messaggero con notizie urgenti dai confini.</p>
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