feb 23 2010

Che succede se in una famiglia ci si accoppia con consanguinei per dieci secoli consecutivi?

di Giorgio | in Satyricon | 8 commenti

Nasce Emanuele Filiberto di Savoia.

Che va a Sanremo. E arriva secondo. Quindi, attenzione.

(In mezzo al trio, Emanuele Filiberto. Sulla destra, chiamato dal Principe per risollevare il livello della canzone, il provvido Pupo. Sulla sinistra, l’insegnante di sostegno.)

Di seguito, il testo della canzone. Questa NON è la parodia. E tutti i diritti d’autore sull’uso di questo testo appartengono a Emanuele Filiberto. Non lo dico per motivi legali, eh. Solo, mi piace puntalizzare che NON è roba mia.

Io credo sempre nel futuro,
nella giustizia e nel lavoro,
nell’equilibrio che ci unisce,
intorno alla nostra famiglia.

Io credo nelle tradizioni,
di un popolo che non si arrende,
e soffro le preoccupazioni,
di chi possiede poco o niente.

Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
per questo io non ho paura,
di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte il mio cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente si specchia in tutta la sua storia.

Sì stasera sono qui per dire al mondo e a Dio,
Italia amore mio.
Io non mi stancherò di dire al mondo e a Dio,
Italia amore mio.

Ricordo quando ero bambino,
viaggiavo con la fantasia,
chiudevo gli occhi e immaginavo,
di stringerla fra le mie braccia.

Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente,
ma chi si può paragonare a chi ha sofferto veramente.

Sì stasera sono qui per dire al mondo e a Dio,
Italia amore mio.
Io non mi stancherò di dire al mondo e a Dio,
Italia amore mio.

Io credo ancora nel rispetto,
nell’onestà di un ideale.
Nel sogno chiuso in un cassetto,
e in un paese più normale.
Sì stasera sono qui per dire al mondo e a Dio,
Italia amore mio.

Non commenterò oltre, fare ironia adesso sarebbe come sparare ai pesci in un barile. Anche se alla finale, all’entrare del trio, metà del pubblico ha fischiato e l’altra metà ha applaudito. Alla metà che fischiava.
Se volete, commentate voi oltre.

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feb 4 2009

Der Richter

Da qualche settimana sto guardando un anime fogantissimo: Death Note. Ok, l’avete già visto tutti lo so, sono sempre l’ultimo ad arrivare. Per chi non sapesse di che parla: c’è un quaderno, scrivendoci il nome di una persona, quella muore. Il succo è questo insomma. Ma non voglio parlare della trama, anche perchè è troppo bella per essere raccontata così.

La cosa interessante è che il protagonista, Yagami Light – un ragazzo molto in gamba -, dopo aver ottenuto questo quaderno decide di diventare un giustiziere e di ripulire il mondo dai malvagi, col l’aiuto del Death Note appunto.
Il suo scopo è quello di rendere il mondo un posto migliore, e diventare il Dio di questo nuovo mondo (dettaglio secondario). Ovviamente queste cose le fa di nascosto, e dal mondo è conosciuto come Kira» .

Il fattaccio è successo nell’episodio che ho visto ieri.
In pratica racconta la storia di un altro ragazzo, Mikami Teru, che fin da piccolo si è dedicato a difendere i più deboli, prima alle elementari, poi alle medie, poi diventando magistrato. Ciò che dice Mikami è che per lui ci sono due tipi di persone: quelle buone e quelle malvagie. Immaginate la sua felicità, quando Kira gli propone una… particolare collaborazione. Dopotutto ha in testa solo una parola: eliminazione.

Il mondo è diviso, c’è chi cerca Kira e il modo di farlo fuori e c’è chi invece lo sostiene, facendo notare che da quando ha iniziato ad uccidere i criminali nel mondo non ci sono più state guerre.

Il nocciolo della questione è proprio questo: da una parte il diritto alla vita, l’equiparazione di tutte le persone, la pena rieducativa, ma allo stesso tempo la non-certezza della pena, le scappatoie legali (vedi il caso delle attenuanti generiche in un post recente) e il rischio di rimettere in libertà un delinquente; dall’altra un’esecuzione sicura.

Mi sono fatto una domanda. Avendo questo potere, che farei? Lo userei o no?

La giro a voi, voi che fareste?

deathnote rules

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Ovvero killer in giapponese

gen 27 2009

Rimorso e rimpianto

Troppo spesso rimorso e rimpianto vengono confusi o scambiati. In realtà sono due cose assolutamente diverse.

Il Rimorso è quel sentimento che nasce da un errore del passato più o meno recente, da qualcosa che si è fatto e che ha portato infelicità o dolore a noi o ad altre persone. Da qualcosa che vorresti non aver mai fatto.

Il Rimpianto, invece, è il sentimento che nasce da qualcosa che in passato avresti voluto fare – senza però mai farlo. Il non aver colto occasioni, opportunità.

Esistono molti punti di vista, a riguardo. Secondo voi, qual è il peggiore da sopportare, fra i due?

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Dopo aver scritto questo post, abbiamo notato una grande affluenza: è un tema molto sentito. Per questo abbiamo deciso di aggiornarlo con una sintesi delle riflessioni che sono state lasciate nei commenti, per cercare di sciogliere insieme, con l’apporto di tutti, i nodi che questo argomento stringe.

Secondo la maggior parte delle persone che qui hanno commentato, il rimorso di aver sbagliato è più sopportabile e preferibile rispetto al rimpianto di non aver scelto, di non aver colto occasioni. Pare intollerabile il peso del ricordo di qualcosa che non è mai successo.
C’è stato però chi ha sostenuto che mentre il rimorso si basa su una certezza, il rimpianto ha come fondamento soltanto un dubbio. Mentre col rimorso si ha la sicurezza di aver sbagliato, col rimpianto la scelta giusta, la realizzazione che si rimpiange è soltanto un’eventualità. Ma si può veramente valutare così?

Tutti, nella propria vita, anche senza dare loro questo nome, si ritrovano, prima o poi, a fare i conti col Rimorso o col Rimpianto. Tutti. E anche quando ci si rende conto del peso di questi fantasmi del passato, è difficile evitare che la vita ce li proponga ancora, ancora, e ancora, di sempre nuovi, che si accumulano sui vecchi.

Difficile evitare che un nuovo amore, una nuova conoscenza, una nuova impresa, un nuovo sogno non causino qualche rimorso, qualche rimpianto.
Certo, vivere cercando di bere dal calice della vita fino all’ultima goccia è giusto e necessario. Non in maniera sgangherata, sguaiata, inconsulta, spasmodica. No, certo. Quello non è vivere. Quello è esistere rumorosamente. Ma vivere tutto quello che ci è dato vivere con consapevolezza, con presenza, con sentimento partecipe. Col sorriso. Eppure nemmeno così si elimineranno rimorsi e rimpianti.

La nostra vita è un romanzo singolo, e… per ogni storia scritta ne esistono infinite che scritte non sono state. Ma questo non ci deve paralizzare: è la nostra natura. E se qualcosa non può essere cambiato, va accettato con gioia, imparando a danzarci insieme. Così col Rimorso e il Rimpianto.

Sono parole di sofferenza, ma grandi insegnanti. Di quelli con gli occhi grigi e profondi. Si può imparare a realizzare sempre di più la propria vita, se ascoltiamo quello che ci dicono, quello che ci trasmettono.

“Ogni azione ha una conseguenza”, ci ringhia il Rimorso.
“Certi treni non passano due volte”, ci sospira il Rimpianto.

L’uomo è un’entità grande, bella, potente. Ha un passato che lo costituisce, un presente in cui agire, un futuro in cui proiettarsi. Se si vive con presenza il momento presente, si può evitare che Rimpianto e Rimorso ci paralizzino i pensieri e i sentimenti in una smorfia di dolore. Possono essere degli alleati preziosi. E le cicatrici parlanti dell’avventuriero ormai esperto che sa camminare senza fare rumore, che conosce i colori dei tramonti di ogni latitudine, che nonostante la ferocia e la spietatezza del mondo che calca, sa coglierne la bellezza.

Perché sì, si ha paura, e se si ha paura si cede all’ira, e se si cede all’ira si scivola nell’odio, e una volta scivolati nell’odio non resta che la sofferenza. Ma se non avremo paura di Rimorso e Rimpianto, se vivremo l’oggi per l’oggi e per il domani, se impareremo ciò che la vita disperatamente tenta di insegnarci, allora forse un giorno, tutti insieme, capiremo che davvero la Bellezza salverà il mondo. La nostra Bellezza.

E sarà un giorno bellissimo.

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dic 5 2008

Che cos’è in grado di migliorare davvero la nostra Vita?

Questo non è un post, bensì una richiesta di collaborazione attiva che faccio a te che leggi.

Ognuno di noi può migliorarsi tramite le esperienze personali, ma non sempre c’è bisogno di provare per apprendere, si può trarre dalle esperienze altrui un insegnamento altrettanto valido e allo stesso tempo vedere il mondo con occhi diversi. Con la collaborazione è possibile raggiungere risultati enormi in un tempo ridicolo, quindi ribadisco che la partecipazione di tutti voi è fondamentale.

 

In base alla tua esperienza, che cos’è in grado di migliorare davvero la nostra Vita?

Hands

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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