ott 2 2009

Antiche come le montagne

Da due anni la data di oggi, 2 ottobre, è stata designata come la Giornata Internazionale della Nonviolenza. Ottima scelta, visto che il 2 ottobre è l’anniversario della nascita del Mahatma Gandhi – oggi, il centoquarantesimo. L’Assemblea delle Nazioni Unite chiede agli Stati membri di “divulgare il messaggio della Nonviolenza, anche attraverso l’informazione e la consapevolezza pubblica“.

Non vi voglio chiedere di partecipare alle iniziative che vengono promosse in questo giorno – anche qui a Firenze non è che ci sia molto di esaltante. Ma… abbiamo già avuto modo di parlare della titanica figura di Gandhi e della Nonviolenza, e della loro capitale importanza nel sogno di un mondo migliore. In questo giorno, potete dedicare del tempo a voi stessi per informarvi di più, a riguardo. Il pensiero di Gandhi è così fertile che non può non lasciarvi qualcosa di buono. Quindi cogliete l’occasione per amarvi e farvi del bene, per schiudervi un orizzonte in più – che nel caso, può essere davvero immenso.

Quando vi capita di imbattervi in una figura titanica, di quelle che hanno spinto avanti la razza umana, fermatevi e osservatela. Probabilmente non era una persona più grande e geniale di tante altre.
Semplicemente, fra tutte, è stata quella che più ha creduto di poter cambiare il mondo. E per questo ha vinto.gandhi 5

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lug 20 2009

Chi vede l’alba prima degli altri

Mi viene da pensare ai miei nonni paterni. Erano professori di ceto borghese benestante, loro la televisione l’hanno potuta comprare appena si affacciò sul mercato. E nel 1969 c’hanno potuto seguire l’allunaggio dell’Apollo 11. Chissà che emozione. Quando sembrava che la corsa alla conquista dello spazio stesse esplodendo, che la costruzione di astronavi o di macchine volanti fosse una questione di pochi anni – mentre nessuno si poteva nemmeno immaginare i cellulari, o internet. Nei libri di fantascienza degli anni ’50 e ’60, i capitani delle astronavi intergalattiche usano il telefono fisso, sapete?
Adesso invece la gente passa la vita su FaceBook, tutti hanno un cellulare minuscolo e omnifunzionale senza il quale si sentono persi – e vanno ancora a giro rombando con vecchi scassoni a benzina.

Il 20 luglio 1969 non è stata una grande data in sé, ma lo è per quello che significa oggi, a quarant’anni di distanza.
E’ l’evento-simbolo della vecchia promessa di essere una razza unica e unita, lanciata verso l’esplorazione universale e la Verità, con negli occhi la scintilla di un’avventura epica, ma non violenta né temeraria. Era il momento in cui tutti i problemi sembravano più semplici, davanti a ciò che il potere dell’ingegno umano progettava di conquistare: se l’uomo arrivava sulla Luna, i suoi unici limiti li poneva la sua fantasia.

Poi il sogno si è rotto. Immagino con maliconia lo spirito degli ex-sognatori, che lo hanno osservato deviare verso frontiere economiche o informatiche, o militari, verso una globalizzazione priva di entusiasmo, di fratellanza, d’amore. Immagino che voltandosi indietro, “con il tipo giusto di occhi, potevi quasi vedere il segno dell’acqua alta, quel punto dove l’onda infine si è infranta ed è tornata indietro.

Certo, se Neil Armstrong e Buzz Aldrin non fossero stati (e fossero tutt’ora) dei Big Jim, dei G.I. Joe, insomma degli stereotipi dell’eroe americano dalla grande mascella, avrebbero potuto vivere meglio la loro esperienza, e trasmettere di più a tutti noi. Ma dopotutto sono dei militari americani di professione, e in quanto tali, sono profondamente stupidi.
Sul sito moob.it ho trovato un’intervista fatta di recente da Mattia Nicoletti ad Aldrin, che inizia così:

Intervistatore: Sono passati 40 anni da quel momento [l'allunaggio]. Ci ripensa spesso?
Aldrin: L’uomo è stato sulla luna. Punto. E’stato quello che è stato. Ripenso al fatto che sono felice di avere dato il meglio di me stesso e di avere raggiunto quel risultato.

Capisco che abbia qualche complesso d’inferiorità per esser stato il secondo uomo sulla Luna. Ed è vero che un uomo sulla Luna sarà sempre meno interessante di una donna sotto il sole. Ma lui e Armstrong potevano passare alla storia come i rappresentati vivi di un grandissimo sogno collettivo che pareva a portata di mano – e che prima di chiunque altro hanno visto svanire.
Potevano essere quei “sognatori che trovano la loro via alla luce della Luna, e perciò condannati a vedere l’alba prima degli altri” – e non lo sono stati. Ma dopotutto sono militari americani di professione, e in quanto tali, sono profondamente stupidi.

Anche se… mi chiedo che cosa provino davvero, aldilà di ogni formalità gallonata, quando la sera escono di casa, e in cielo, tonda, chiara e luminosa, contro il buio della notte, vedono splendere la Luna…

apollo-11

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apr 10 2009

La Buona Novella

di Giorgio | in Consigli inutili | 5 commenti

Stasera fatevi un regalo.
Cercate fra i vecchi CD, o rovistate nelle memorie digitali a vostra disposizione, e riascoltatevi l’album “La Buona Novella” di De André, dall’inizio alla fine. Sono solo quaranta splendidi minuti – quanti ne buttiamo via davanti alla TV, o su FacciaLibro? Regalateveli. E’ un’opera d’arte che fa sempre bene ascoltare… Pioggia su un terreno riarso.

Oggi, poi, è davvero il giorno giusto per ascoltarla.
Venerdì santo.

la buona novella Annunciazione simone martini

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feb 23 2009

Futurismo centenario

Siete mai usciti di casa prima di un temporale?

L’aria è pesante ed immobile. Poi, all’improvviso, una folata. Una folata dapprima lieve, che smuove le foglie, e che poi a mano a mano monta, e monta, finché il cielo non si rovescia, e tenti di aprire l’ombrello, ma il vento è così forte che ti investe e te lo strappa via di mano e pensi: “Ma dovevo davvero uscire di casa?”

Esistono movimenti di uomini che sono simili a venti impetuosi. Venti nuovi dell’ovest, che spazzano via il vecchio e palingenerano, movimenti entusiasti nel senso primo del termine – enthousiasmòs, il soffio di dio dentro – movimenti che trovano il futuro in una concezione più pura dell’uomo stesso, forte come la giovinezza.

Sì, probabilmente c’è un errore di fondo, in questi movimenti, è vero. Nascono in opposizione, e l’opposizione è facile che sia portata avanti con violenza, brutalità.
Sapete, io credo che se un movimento è davvero in grado di fare del bene al mondo non abbia bisogno di scontrarsi contro le forze del vecchio e del male. Prevarrà semplicemente.
Ma nonostante questo fondamentale appunto, i movimenti che in passato si ersero con il fuoco negli occhi per cambiare davvero l’Arte, il mondo, la Vita, quei movimenti continuano ad esercitare un fascino mastodontico. Vuoi perché sembra che fossero composti davvero da titani di quelli che lanciarono la scalata all’Olimpo, vuoi perché quegli uomini erano pistoni,vita cristallina in continuo movimento, vuoi perché lo sfidare il marcio ordine costituito è da sempre motivo di ammirazione, vuoi perché ormai sono Storia. Vuoi perché avevano un sogno, per quanto discutibile potesse essere.

La prima pagina del Le Figaro del 20 febbraio 1909. Evidenziato, l'articolo con il Manifesto futurista.

La prima pagina del Le Figaro del 20 febbraio 1909. Evidenziato, l'articolo con il Manifesto futurista.

Principe, fra questi venti, fu il Futurismo.
Estremo, estremo fino all’inverosimile, che arrivò a tagliare la politica dal nero al rosso, con energia esplosiva e bellicosa, attestato saldamente su indifendibili bastioni di dinamismo e cieca furia rinnovatrice – e per questo, tanto più meraviglioso.
E’ buffo, sapete? La prima volta che lessi il Manifesto futurista – chi si ricorda quando… – m’indignai.
Oggi, be’, continuo a non condividerne il contenuto, ma ne percepisco la vertiginosa bellezza, tanto da averlo preso a modello per scrivere il manifesto del nostro circolo artistico. Perché nulla è perfetto, ma tutto ha in sé una bellezza clamorosa, ed è su quella bellezza che dobbiamo appuntare la nostra attenzione. Così, di un movimento ormai morto è bello tener presente le meraviglie, piuttosto che le volgarità. Dopotutto, perfino mio nonno è nato anni dopo la pubblicazione del Manifesto futurista, non ha senso continuare a disprezzare questo movimento dopo un secolo. Anche perché ci ha regalato stelle fulgenti come Marinetti, Palazzeschi, Majakovskij…

Cento anni.
Cento inverni fa, da Parigi, un nuovo vento iniziava ufficialmente a soffiare, dalla prima pagina del Le Figaro. Un vento che avrebbe preso vigore per sferzare poi tutta Europa, scuotendola dalle fondamenta.
In un giorno di febbraio non molto diverso da quello che potete vedere guardando fuori dalla finestra.

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gen 11 2009

11 gennaio 1999

fabrizio-de-andré

“Uomini, cui pietà non convien sempre,
male accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.

Uomini, poiché all’ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.”

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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