
Ieri sera siamo stati al Nelson Mandela di Firenze ad un concerto del Maggio Musicale, con l’orchestra che eseguiva la Nona di Beethoven. Nonostante fossimo nello stesso luogo, Giorgio ed io, non ci siamo incontrati purtroppo. Quello che doveva essere “i’ concerto gratisse di Beethoven” si è rivelato essere invece un evento organizzato come motivo di protesta contro i tagli effettuati dal governo allo spettacolo e alla cultura e formazione in generale. Ancora più interessante dunque.
C’erano un sacco di persone, il concerto doveva iniziare alle 9 ma continuava ad arrivare gente, e in meno di un quarto d’ora il palazzetto era pieno.
Finalmente inizia. Dopo un’ introduzione che spiegava appunto che il concerto era organizzato per fini di protesta, entra il direttore Zubin Mehta e via all’orchestra. E’ il mio primo concerto di musica classica e essendo abituato a sentire tale perfezione musicale solo nei dischi all’inzio non credevo che tanti musicisti riuscissero a suonare all’unisono tali melodie. Dopo un balletto sulle note dello Schiaccianoci di Tchaikovsky inizia la Nona.
Inutile parlare della magnifica esecuzione, non sarei neanche in grado, preferisco scrivere le mie impressioni.
Innanzitutto – purtroppo – non sono riuscito a godermi appieno la musica per colpa dei dementi che avevo intorno. Quando sei a vedere un concerto del genere DEVI STARE ZITTO! MUTO! Invece No! Gente che chiacchiera e fotocamere col fastidiosissimo “click” ovunque. Dopo una mezzoretta poi TUTTI hanno iniziato a tossire. Cazzo ma se devi morire fallo a casa, non venire a rompere le balle al Mandela! Come dessert un imbecille ha iniziato a tenere il tempo battendo il piede per terra.
Il mio problema è che quando una cosa mi turba, mi distrae da tutto il resto, quindi quando qualcuno tossiva non riuscivo più a sentire il concerto, ma sentivo lui, e non sono riuscito a staccarmi da questa cosa per tutta la sera. Inoltre oltre che essere cose che infastidiscono me, mi sembrano grosse mancanze di rispetto anche verso tutti gli altri. Avessi tossito io, me ne sarei vergonato a morte.
Torniamo però al concerto. L’inizio della Nona mi ha fatto tornare in mente un film: Equilibrium. Per chi non l’avesse visto, in due parole, il film è sul genere di 1984, Il mondo nuovo, Gattaca e simili. Una dittatura, controllo delle informazioni, limitazione delle libertà personali e in questo caso, anche controllo delle emozioni. Le persone sono costrette a prendere un certo farmaco che le inibisce, eliminando l’odio, ma allo stesso tempo anche la gioia e l’amore. La gente non sa neanche dell’esistenza delle emozioni. Un giorno il protagonista, una sorta di alta guardia del regime, per una serie di coincidenze non prende il farmaco e inizia a provare emozioni. Durante un raid in casa di una ribelle trova un giradischi e invece di distruggerlo come d’abitudine, ascolta un vinile. Per l’appunto la Nona. L’inizio della sinfonia è semplice, bellissimo, e per lui che non ha mai provato quell’emozione, è devastante. A me ha suscitato la stessa emozione, poter sentire quel brano, cosi semplice (relativamente), ma allo stesso tempo così traumatico.
Non posso dire invece lo stesso del seguito. Francamente i momenti che mi hanno davvero emozionato sono stati pochi. Pochi ma buoni. Per il resto, bella musica, ma la mia domanda è questa: è davvero necessario che le cose siano, complesse, articolate, impossibili da realizzare, perche siano belle?
Secondo me, assolutamente no. Per quanto riguarda il concerto in sè, penso di non essere ancora arrivato al punto di riuscire ad apprezzare completamente la musica classica in tutte le sue sfaccettature, e ne tengo di conto, ma aldilà della musica si potrebbe estendere questa riflessione a tutti i campi.
L’arte ad esempio. Prendiamo ad esempio la Cappella Sistina, con tutti gli anni di lavoro che ci sono dietro, i materiali, il genio di chi l’ha decorata. Come fai tu essere umano ad assaporarla tutta!? Devi essere artisticamente davvero molto preparato per potertela veramente godere appieno. Mentre io, comune mortale, di fronte a sì tanto splendore che posso fare? La mia ammirazione non potrà mai ripagare tutto l’impegno e la tecnica racchiusi in tale opera. Non se sarei proprio capace. Invece riesco ad emozionarmi davanti a piccole opere d’arte, che siano un brano di musica improvvisata o un disegno fatto in un pomeriggio, ma fatti col cuore.
Quello che sto cercando di dire, non è che le cose fatte in grande sono inutili perchè nessuno riuscirà ad apprezzarle, ma che ci sono anche altre piccole cose che passano inosservate e sono sottovalutate.
Volevo dare a questo post un andamento “dal grande verso il piccolo”, quindi concludo con un’altra immagine dal film Equilibrium, una scena che reputo bellissima nel suo piccolo. Il protagonista dopo che inizia a provare emozioni, cammina tra la folla, e imitando una signora che lo precede, si toglie il guanto e sfiora il passamano con le dita. Incredibilmente semplice, il tocco. Il tocco, un gesto così banale, in questo caso così forte. Purtroppo ci rendiamo conto dell’utilità e della bellezza delle cose solo quando non le abbiamo mai avute o quando le perdiamo. E’ incredibilmente bello riscoprire queste piccole cose nella vita di tutti i giorni.
Per questo quando vado a lavoro la mattina, alzo lo sguardo verso il cielo, e anche se è sempre stato li, vederlo mi rende felice.
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