Il potere delle parole
Novembre scorso ho seguito un’interessante lezione sulla “Psicologia del testimone” alla facoltà di giurisprudenza di Firenze, dove una psicologa parlava ai futuri avvocati, magistrati e pm degli aspetti di cui avrebbero dovuto tener conto durante un interrogatorio. Una cosa molto alla CSI, wow!
Così ho imparato molte cose interessanti, ad esempio che durante la prima parte dell’interrogatorio è vietato fare domande suggerimento, ovvero quelle domande che possono contenere dettagli in grado di condizionare il teste. Ad esempio, se il testimone non aveva una visione ben chiara della scena, o era molto distante, la domanda “Di che colore era la cravatta di Tizio?” gli fa percepire inconsciamente che la persona in questione indossava un abito elegante, e in più aveva anche una cravatta: la sua mente si accorge che manca un particolare e quindi cercherà di sopperire a questa mancanza di informazioni inventando.
In un altro caso, un incidente automobilistico, i testimoni oculari furono divisi in due gruppi, e vennero fatte loro delle domande per cercare di determinare la velocità a cui viaggiava l’auto prima dell’incidente. Al primo gruppo venne chiesto a che velocità viaggiasse l’auto prima di urtare il muro, al secondo gruppo la velocità dell’auto prima che si fracassasse. Mediamente, la velocità percepita dal secondo gruppo è stata superiore di ben 50 Km/h.
Due esempi, non legati tra loro, che mi hanno fatto capire l’enorme potere che hanno le parole quando le usiamo sugli altri. E quindi ce l’hanno anche su di noi! Sono in molti a sapere che parlando in un certo modo, alcune persone possono convincerti a fare un acquisto, o a prendere una decisione. E’ pieno di manipolatori là fuori. In molti lo sanno, ma in pochi sanno difendersi.
Ma sono ancora meno le persone che sanno che i più grandi manipolatori siamo noi e che ci manipoliamo continuamente, senza rendercene conto, e purtroppo per la maggiore in maniera negativa.
Emozioni positive e negative
Sapevate che il vocabolario italiano è composto di 150-200 mila voci, ma che in media una persona ne utilizza tra le 1000 e le 6000? E sapevate che conosciamo il doppio di parole che esprimono emozioni negative, rispetto a quelle positive? Provate per esempio a trovare dei sinonimi per le parole “paura” e “coraggio“.
Fifa, strizza, panico, timore, incubo, terrore, farsela sotto, sono tutte espressioni di uso comune che usiamo quotidianamente. Ma quali sono i sinonimi di “coraggio“? A stento si riesce a trovarne qualcuno e cercando sul dizionario si trovano parole come temerarietà, ardimento, fortezza di cuore, che sicuramente non sono d’uso comune.
Penso che tutti vogliamo essere più felici e sereni, e dato che il nostro modo di parlare ci influenza possiamo finalmente iniziare ad usarlo anche a nostro vantaggio. Possiamo fare consapevolezza sulle parole che usiamo quotidianamente e ampliare il nostro vocabolario, cercando di usare più termini positivi e più sfumature. Come un pittore che ha molti colori sulla sua tavolozza può dipingere quadri più ricchi, scegliendo accuratamente le parole che usiamo possiamo migliorare notevolmente la nostra comunicazione, con gli altri e con noi stessi.
Una volta scoperte le regole del gioco, è il momento di usarle a nostro favore. Alzi la mano chi non si è mai arrabbiato ciecamente con qualcuno e poi pentirsene amaramente, o non ha mai inveito contro una persona dicendole quanto la fa incazzare, per poi tornare a chiederle scusa con un “non volevo dirti quelle parole, ma sul momento non capivo più niente”. Come immaginavo, non vedo mani alzate. Troppo spesso le arrabbiature sono immotivate, e troppo spesso compromettono i rapporti tra le persone. Ma c’è un modo per evitarle, ed è proprio usando le parole giuste.
Data la prevalenza di emozioni negative (nel nostro vocabolario) rispetto a quelle positive, è bene iniziare a sminuire le prime e potenziare le seconde. Quando ci arrabbiamo usiamo espressioni come “mi fa imbestialire”, “mi fa incazzare”, “mi fa andare fuori di testa”; cosa succederebbe se le sostituissimo con “stizzire”, “inalberare”, “indispettire”. Provate ad immaginarvi tutti arrabbiati che urlate “Mi fai proprio…stizzire!”. A me farebbe ridere tantissimo, a voi no? Usare espressioni del genere abbassa automaticamente l’intensità emozionale del momento, ci fa apparire un po’ scemi con noi stessi, e allo stesso modo ci permette di tornare ad avere un po’ di lucidità e capire che cosa stiamo facendo.
Oltre che per gestire le arrabbiature si possono usare le parole per cambiare tutti quelli stati d’animo negativi che ci stroncano. Edison, l’inventore della lampadina, prima di riuscire a farla funzionare dovette effettuare ben 10.000 tentativi. A chi poi disse che aveva fallito per 10.000 volte rispose, “Non, ho fallito. Ho solo trovato 10.000 modi per non far funzionare una lampadina”.
Possiamo bandire dal nostro vocabolario parole come “fallimento” (sost, con “imparare”, “fare esperienza”), “depressione” (sost. con “un po’ giù”, “non sono al massimo”) e tante altre. Qualcuno potrà obiettare che sono stati d’animo che ci servono, e sono perfettamente d’accordo. Lo scopo infatti non è di reprimerli, né di metterli da parte, ma poter sviluppare una maggiore consapevolezza su cosa ci sta accadendo, in modo da capire che forse la nostra irritazione è eccessiva, che in fondo non stiamo così male, oppure che anche se abbiamo sbagliato qualcosa, quell’errore ci può servire per essere più preparati la prossima volta.
Dopo aver diminuito l’intensità degli stati d’animo negativi, è giunto il momento di utilizzare più colori brillanti! E’ il momento di amplificare le sensazioni positive, di dare loro quel giusto peso che ci permetta di essere soddisfatti. Lascio quest esercizio a voi: quali termini usereste per trasformare sensazioni “carine” oppure “ok”, in sensazioni “fantastiche” e “stupende”?
Infine, vi viene chiesto di fare qualcosa e voi accettate, non rispondete con un freddo “Nessun problema”, un “Ne sarei lieto” trasmette tutt’altro. Basta davvero poco, per cambiare molto.
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Da oggi parte un nuovo servizio, creato dagli autori di To Honolulu, chiamato Una parola al giorno. Si tratta di un sito internet, con annesso servizio di mailing list. Iscrivendovi potrete ricevere quotidianamente una nuova parola via email, con tanto di etimo e commento.
Che cos’avrebbe questo robo in più rispetto ai servizi simili che già ci sono su internet? Beh, innanzitutto la nostra pretesa non è quella di compilare un dizionario, le parole che pubblichiamo non sono scelte casualmente ma ben ponderate, anche in base a quello che ho scritto nel post. Quindi non sono fredde spiegazioni di significati, o un rispolverare parole desuete o “difficili” come si propongono di fare altri. Se certe parole non vengono più usate, un motivo c’è. Il nostro intento è quello di valorizzare parole che già conosciamo ma delle quali ignoriamo le origini e le varie sfaccettature (e spesso sono splendide), e di scoprire insieme nuovi termini per arricchire il nostro vocabolario, il tutto con una buona dose di curiosità e divertimento. Dico insieme perché Una parola al giorno è un servizio apertissimo alle collaborazioni esterne: per ogni parola che non vi torna potete suggerire dei miglioramenti, e inoltre potete proporre nuove parole da pubblicare.
Dateci un’occhiata, il sito è http://unaparolaalgiorno.it
Vi chiediamo anche un aiuto in termini di pubblicità: come potrete ben immaginare, un servizio del genere che non è né un gioco su facebook, né donnine nude, ma qualcosa che fa lavorare la mente, non è facile da promuovere. Se vi piace l’iniziativa condividetela con quante più persone possibili, dal sito potete anche invitare i vostri amici via email!
Grazie a tutti, e a presto, su To Honolulu e su Una parola al giorno!





