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	<title>To Honolulu &#187; Consapevolezza</title>
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		<title>Il potere delle parole</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 12:44:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novembre scorso ho seguito un&#8217;interessante lezione sulla &#8220;Psicologia del testimone&#8221; alla facoltà di giurisprudenza di Firenze, dove una psicologa parlava ai futuri avvocati, magistrati e pm degli aspetti di cui avrebbero dovuto tener conto durante un interrogatorio. Una cosa molto alla CSI, wow! Così ho imparato molte cose interessanti, ad esempio che durante la prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Novembre scorso ho seguito un&#8217;interessante lezione sulla &#8220;Psicologia del testimone&#8221; alla facoltà di giurisprudenza di Firenze, dove una psicologa parlava ai futuri avvocati, magistrati e pm degli aspetti di cui avrebbero dovuto tener conto durante un interrogatorio. Una cosa molto alla CSI, wow!</p>
<p>Così ho imparato molte cose interessanti, ad esempio che durante la prima parte dell&#8217;interrogatorio è vietato fare <em>domande suggerimento</em>, ovvero quelle domande che possono contenere dettagli in grado di <strong>condizionare</strong> il teste. Ad esempio, se il testimone non aveva una visione ben chiara della scena, o era molto distante, la domanda &#8220;Di che colore era la cravatta di Tizio?&#8221; gli fa percepire inconsciamente che la persona in questione indossava un abito elegante, e in più aveva anche una cravatta: la sua mente si accorge che manca un particolare e quindi cercherà di sopperire a questa mancanza di informazioni <strong>inventando</strong>.</p>
<p>In un altro caso, un incidente automobilistico, i testimoni oculari furono divisi in due gruppi, e vennero fatte loro delle domande per cercare di determinare la velocità a cui viaggiava l&#8217;auto prima dell&#8217;incidente. Al primo gruppo venne chiesto a che velocità viaggiasse l&#8217;auto prima di <em>urtare</em> il muro, al secondo gruppo la velocità dell&#8217;auto prima che si <em>fracassasse</em>. Mediamente, la velocità percepita dal secondo gruppo è stata superiore di ben 50 Km/h.</p>
<p>Due esempi, non legati tra loro, che mi hanno fatto capire l&#8217;<strong>enorme potere che hanno le parole</strong> quando le usiamo sugli altri. E quindi ce l&#8217;hanno anche su di noi! Sono in molti a sapere che parlando in un certo modo, alcune persone possono convincerti a fare un acquisto, o a prendere una decisione. E&#8217; pieno di manipolatori là fuori. In molti lo sanno, ma in pochi sanno difendersi.<br />
Ma sono ancora meno le persone che sanno che i più grandi manipolatori siamo noi e che ci manipoliamo continuamente, senza rendercene conto, e purtroppo per la maggiore in maniera negativa.</p>
<h3>Emozioni positive e negative</h3>
<p>Sapevate che il vocabolario italiano è composto di 150-200 mila voci, ma che in media una persona ne utilizza tra le 1000 e le 6000? E sapevate che conosciamo <strong>il doppio di parole che esprimono emozioni negative, rispetto a quelle positive</strong>? Provate per esempio a trovare dei sinonimi per le parole &#8220;<em>paura</em>&#8221; e &#8220;<em>coraggio</em>&#8220;.</p>
<p><em>Fifa, strizza, panico, timore, incubo, terrore, farsela sotto</em>, sono tutte espressioni di uso comune che usiamo quotidianamente. Ma quali sono i sinonimi di &#8220;<em>coraggio</em>&#8220;? A stento si riesce a trovarne qualcuno e cercando sul dizionario si trovano parole come <em>temerarietà, ardimento, fortezza di cuor</em>e, che sicuramente non sono d&#8217;uso comune.</p>
<p>Penso che tutti vogliamo essere più felici e sereni, e dato che il nostro modo di parlare ci influenza possiamo finalmente iniziare ad usarlo anche a nostro vantaggio. Possiamo <strong>fare consapevolezza sulle parole che usiamo </strong>quotidianamente e ampliare il nostro vocabolario, cercando di usare più termini positivi e più sfumature. Come un pittore che ha molti colori sulla sua tavolozza può dipingere quadri più ricchi, scegliendo accuratamente le parole che usiamo possiamo migliorare notevolmente la nostra comunicazione, con gli altri e con noi stessi.</p>
<p>Una volta scoperte le regole del gioco, è il momento di usarle a nostro favore. Alzi la mano chi non si è mai arrabbiato ciecamente con qualcuno e poi pentirsene amaramente, o non ha mai inveito contro una persona dicendole quanto la fa incazzare, per poi tornare a chiederle scusa con un &#8220;non volevo dirti quelle parole, ma sul momento non capivo più niente&#8221;. Come immaginavo, non vedo mani alzate. Troppo spesso le arrabbiature sono immotivate, e troppo spesso compromettono i rapporti tra le persone. Ma c&#8217;è un modo per evitarle, ed è proprio usando le parole giuste.</p>
<p>Data la prevalenza di emozioni negative (nel nostro vocabolario) rispetto a quelle positive, è bene iniziare a sminuire le prime e potenziare le seconde. Quando ci arrabbiamo usiamo espressioni come &#8220;mi fa imbestialire&#8221;, &#8220;mi fa incazzare&#8221;, &#8220;mi fa andare fuori di testa&#8221;; cosa succederebbe se le sostituissimo con &#8220;stizzire&#8221;, &#8220;inalberare&#8221;, &#8220;indispettire&#8221;. Provate ad immaginarvi tutti arrabbiati che urlate &#8220;Mi fai proprio&#8230;stizzire!&#8221;. A me farebbe ridere tantissimo, a voi no? Usare espressioni del genere abbassa automaticamente l&#8217;intensità emozionale del momento, ci fa apparire un po&#8217; scemi con noi stessi, e allo stesso modo ci permette di tornare ad avere un po&#8217; di lucidità e capire che cosa stiamo facendo.</p>
<p>Oltre che per gestire le arrabbiature si possono usare le parole per cambiare tutti quelli stati d&#8217;<strong>animo negativi</strong> che ci stroncano. Edison, l&#8217;inventore della lampadina, prima di riuscire a farla funzionare dovette effettuare ben 10.000 tentativi. A chi poi disse che aveva fallito per 10.000 volte rispose, &#8220;Non, ho fallito. Ho solo trovato 10.000 modi per non far funzionare una lampadina&#8221;.</p>
<p>Possiamo bandire dal nostro vocabolario parole come &#8220;fallimento&#8221; (sost, con &#8220;imparare&#8221;, &#8220;fare esperienza&#8221;), &#8220;depressione&#8221; (sost. con &#8220;un po&#8217; giù&#8221;, &#8220;non sono al massimo&#8221;) e tante altre. Qualcuno potrà obiettare che sono stati d&#8217;animo che ci servono, e sono perfettamente d&#8217;accordo. Lo scopo infatti non è di reprimerli, né di metterli da parte, ma poter sviluppare una maggiore consapevolezza su cosa ci sta accadendo, in modo da capire che forse la nostra irritazione è eccessiva, che in fondo non stiamo così male, oppure che anche se abbiamo sbagliato qualcosa, quell&#8217;errore ci può servire per essere più preparati la prossima volta.</p>
<p>Dopo aver diminuito l&#8217;intensità degli stati d&#8217;animo negativi, è giunto il momento di utilizzare più colori brillanti! E&#8217; il momento di amplificare le sensazioni positive, di dare loro quel giusto peso che ci permetta di essere soddisfatti. Lascio quest esercizio a voi: quali termini usereste per trasformare  sensazioni &#8220;carine&#8221; oppure &#8220;ok&#8221;, in sensazioni &#8220;fantastiche&#8221; e &#8220;stupende&#8221;?</p>
<p>Infine, vi viene chiesto di fare qualcosa e voi accettate, non rispondete con un freddo &#8220;Nessun problema&#8221;, un &#8220;Ne sarei lieto&#8221; trasmette tutt&#8217;altro. Basta davvero poco, per cambiare molto.</p>
<p style="text-align: center;">*  *  *</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/06/BimboUPAG.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-2880" title="Bimbo UPAG - Illustrazione di Eleonora Bressi" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/06/BimboUPAG.png" alt="Illustrazione di Eleonora Bressi" width="500" height="492" /></a></p>
<p>Da oggi parte un nuovo servizio, creato dagli autori di To Honolulu, chiamato <strong><span style="color: #993300;">Una parola al giorno</span></strong>. Si tratta di un sito internet, con annesso servizio di mailing list. Iscrivendovi potrete ricevere quotidianamente una nuova parola via email, con tanto di etimo e commento.</p>
<p>Che cos&#8217;avrebbe questo robo in più rispetto ai servizi simili che già ci sono su internet? Beh, innanzitutto la nostra pretesa non è quella di compilare un dizionario, le parole che pubblichiamo non sono scelte casualmente ma ben ponderate, anche in base a quello che ho scritto nel post. Quindi non sono fredde spiegazioni di significati, o un rispolverare parole desuete o &#8220;difficili&#8221; come si propongono di fare altri. Se certe parole non vengono più usate, un motivo c&#8217;è. Il nostro intento è quello di <strong>valorizzare parole che già conosciamo</strong> ma delle quali ignoriamo le origini e le varie sfaccettature (e spesso sono splendide), e di <strong>scoprire insieme nuovi termini</strong> per arricchire il nostro vocabolario, il tutto con una buona dose di curiosità e divertimento. Dico insieme perché Una parola al giorno è un servizio apertissimo alle collaborazioni esterne: per ogni parola che non vi torna potete suggerire dei miglioramenti, e inoltre potete proporre nuove parole da pubblicare.</p>
<p>Dateci un&#8217;occhiata, il sito è <strong><a title="Una parola al giorno" href="http://unaparolaalgiorno.it" target="_blank">http://unaparolaalgiorno.it</a></strong></p>
<p>Vi chiediamo anche un aiuto in termini di <strong>pubblicità</strong>: come potrete ben immaginare, un servizio del genere che non è né un gioco su facebook, né donnine nude, ma qualcosa che fa lavorare la mente, non è facile da promuovere. Se vi piace l&#8217;iniziativa condividetela con quante più persone possibili, dal sito potete anche invitare i vostri amici via email!</p>
<p>Grazie a tutti, e a presto, su To Honolulu e su Una parola al giorno!</p>
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Vi è mai capitato di assistere ad un'aggressione, o ad una rissa in pubblico? Se sì, guardandovi intorno, avrete sicuramente visto i pre...</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2010/02/esperimento-visione-periferica-e-consapevolezza-2264.htm" title="Esperimento: Visione periferica e consapevolezza">Esperimento: Visione periferica e consapevolezza</a><br /><small>Oggi abbiamo una proposta tutta nuova per i nostri affezionati lettori!



Invece del solito post scritto, ecco il nostro primo audio-po...</small></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Come chiedere aiuto in modo efficace</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 11:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi è mai capitato di assistere ad un&#8217;aggressione, o ad una rissa in pubblico? Se sì, guardandovi intorno, avrete sicuramente visto i presenti immobili intorno a voi, che o cercavano qualcosa con lo sguardo perso, o si giravano dall&#8217;altra parte facendo finta di non vedere. Sui giornali si legge continuamente, di aggressioni, rapine, o anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/02/message-in-the-bottle.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2315" title="message in the bottle" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/02/message-in-the-bottle.jpeg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Vi è mai capitato di assistere ad un&#8217;aggressione, o ad una rissa in pubblico? Se sì, guardandovi intorno, avrete sicuramente visto i presenti immobili intorno a voi, che o cercavano qualcosa con lo sguardo perso, o si giravano dall&#8217;altra parte facendo finta di non vedere.<br />
Sui giornali si legge continuamente, di aggressioni, rapine, o anche di morti per semplici malori, ma raramente si legge di qualcuno che interviene.</p>
<p>Ho sempre pensato che il non intervento in situazioni del genere fosse dovuto all&#8217;egoismo e al menefreghismo della gente. Però recentemente, mentre mi studiavo un libro di comunicazione, ho letto una cosa molto interessante a riguardo, che dà invece una spiegazione alternativa. Quella che viene chiamata <strong>ignoranza collettiva</strong> (o anche <strong>apatia dello spettatore</strong>).</p>
<p>Gli studiosi hanno osservato questo comportamento ed hanno escluso che ci possa essere una relazione con la personalità dell&#8217;individuo. Sono stati invece individuati altri fattori che influenzano il comportamento di un possibile soccorritore.</p>
<h3>Regna l&#8217;incertezza</h3>
<p>Spesso le situazioni d&#8217;emergenza sono <strong>ambigue</strong>, e non riusciamo a renderci immediatamente conto della gravità della situazione e se ci sia bisogno o meno del nostro intervento. Quello che facciamo in genere è guardarci intorno, per vedere che cosa fanno gli altri. Se nessuno sta facendo niente, evidentemente non c&#8217;è nessuna emergenza, altrimenti qualcuno sarebbe già intervenuto! E&#8217; triste pensare che probabilmente tutti quelli che ci sono intorno, staranno facendo questo ragionamento.</p>
<h3>Questione di responsabilità</h3>
<p>Il fatto che ci siano altre persone presenti, limita la nostra <strong>responsabilità personale</strong>. Perché dovrei essere proprio io ad intervenire quando ci sono così tante persone qui? E poi, se non è realmente un&#8217;emergenza, che figura ci faccio?</p>
<p>E&#8217; appurato che in caso di emergenza è più difficile ricevere assistenza nelle grandi città, piuttosto che nei piccoli paesini. La città è un ambiente in continuo mutamento, è molto popolato (quindi la possibilità di assistere ad un&#8217;emergenza insieme ad altre persone aumenta significativamente), e c&#8217;è una scarsa conoscenza del prossimo.</p>
<h3>Cosa possiamo fare?</h3>
<p>Con questo articolo non voglio giustificare chi non interviene, ma piuttosto dare una consapevolezza in più ai lettori: una consapevolezza che in una situazione di presunta emergenza, può permetterci di aiutare qualcuno che ha bisogno. Non bisogna stare ad aspettare che sia qualcun altro ad intervenire, adesso che sappiamo che c&#8217;è qualcosa che li frena, la nostra responsabilità aumenta enormemente!<br />
Davanti al prossimo pestaggio di gruppo, o alla nonnina che ha difficoltà ad attraversare la strada, non dobbiamo aspettare nessuno.</p>
<h3>Come chiedere aiuto, in maniera efficace</h3>
<p>Veniamo al punto saliente&#8230; E se siamo noi ad avere bisogno d&#8217;aiuto? Come possiamo comunicarlo alle persone intorno a noi? Se siamo vittima di un malore mentre siamo fuori, come facciamo a chiedere aiuto?<br />
In realtà adesso che sappiamo le regole del gioco, seguiamole:</p>
<ol>
<li> <strong>Eliminare l&#8217;incertezza</strong>. Togliete ogni dubbio a chi vi sta intorno: gridatelo che state male! In questo modo nessuno potrà più vedere la situazione come ambigua. C&#8217;è bisogno d&#8217;aiuto, e nessuno può rimanere indifferente.</li>
<li><strong>Isolare una singola persona</strong>. Fermate la prima persona che vi passa accanto e ditele che avete bisogno di lei. Di lei, e non di &#8220;qualcuno&#8221;. <em>&#8220;Ehi tu, con la camicia blu, sto male, ho bisogno d&#8217;aiuto!&#8221;</em>. All&#8217;altro che sta a fianco chiedete di chiamare un&#8217;ambulanza. In questo modo quelle due persone hanno ricevuto una responsabilità, e sanno che devono fare qualcosa per aiutarvi.</li>
</ol>
<p>Se invece ci rivolgiamo al gruppo, il meccanismo s&#8217;inceppa. &#8220;Ci penserà qualcun altro!&#8221;</p>
<p style="text-align: center;">*  *  *</p>
<p>Lo studio sui comportamenti umani, e sulle tecniche di comunicazione, si sta rivelando ancor più interessante di quanto non avessi previsto. Anche se &#8211; devo ammetterlo &#8211; questa cosa dell&#8217;ignoranza collettiva mi era sembrata molto buttata lì. Dai, non è possibile che uno di fronte ad un&#8217;emergenza se ne resti impecorito a guardare che cosa fa il resto del gregge&#8230; O forse sì? E&#8217; bastato ripensare a tutte le esperienze quotidiane per rendermi conto di quando sia fottutamente vero. Però adesso mi rendo conto di avere una nuova arma, l&#8217;arma più potente per sconfiggere quest&#8217;apatia di gruppo. Sì, la consapevolezza è veramente l&#8217;arma finale, e con questa possiamo sconfiggere ogni mostro, ogni abitudine che ci logora ed esser sempre presenti in ogni nostra azione, in ogni momento della nostra vita. Presenti e consapevoli.</p>
<p><em>Un enorme GRAZIE a Eleonora Bressi che ha realizzato questa splendida vignetta &#8220;Come (non) chiedere aiuto in modo efficace&#8221;!</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/02/Help-di-Eleonora-Bressi.png"><img class="size-full wp-image-2311 aligncenter noframe" title="Help! di Eleonora Bressi" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/02/Help-di-Eleonora-Bressi.png" alt="" width="480" height="1114" /></a></p>
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		<title>Esperimento: Visione periferica e consapevolezza</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 14:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi abbiamo una proposta tutta nuova per i nostri affezionati lettori! Invece del solito post scritto, ecco il nostro primo audio-post! Sì, lo so, siete sconvolti. Ma vi riprenderete, ne sono certo. Voglio proporvi un esperimento che potete fare comodamente stando davanti al vostro computer (non temete, e non accampate scuse, dura 4 minuti!). Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi abbiamo una proposta tutta nuova per i nostri affezionati lettori!</p>
<p><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/02/audio.jpeg"><img class="alignright noframe" title="Audio-post" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/02/audio.jpeg" alt="" width="166" height="166" /></a></p>
<p>Invece del solito post scritto, ecco il nostro primo <strong>audio-post</strong>! Sì, lo so, siete sconvolti. Ma vi riprenderete, ne sono certo. Voglio proporvi un esperimento che potete fare comodamente stando davanti al vostro computer (non temete, e non accampate scuse, dura 4 minuti!).</p>
<p>Questo esperimento riguarda la <strong>visione periferica</strong> &#8211; ovvero la capacità di intuire quello che succede intorno a noi, anche se è ai limiti del nostro campo visivo. Dico intuire e non vedere, perché non siamo in grado di distinguere bene gli oggetti e le persone che si muovono, però possiamo percepirne la presenza.</p>
<p>Conoscendo innanzitutto &#8211; e ampliando poi &#8211; la visione periferica, siamo in grado di essere più presenti nell&#8217;ambiente in cui ci troviamo. Inoltre, dopo che abbiamo esteso la nostra percezione all&#8217;esterno, possiamo includere anche noi stessi in questa percezione. Ma non fatemi scrivere altro..!</p>
<p>Ascoltate l&#8217;audio qua sotto, e fateci sapere se l&#8217;esperimento ha funzionato e vi ha trasmesso qualcosa! Buon ascolto.</p>
<p><em>(Cliccate sul link qua sotto per caricare il player! Se volete potete anche scaricare il file.)</em></p>
<p><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/02/Esperimento-Visione-periferica-e-consapevolezza.mp3"><span style="color: #008000;">Esperimento &#8211; Visione periferica e consapevolezza</span></a></p>
<p>Credits:<br />
<em>Ispirazione per il testo da PNL di James &#8211; Shepard<br />
Musica di </em><a href="http://www.jamendo.com/it/artist/Livio_Amato" target="_blank"><em>Livio Amato</em></a><em> e </em><a href="http://www.jamendo.com/it/artist/pHILIPPE_bRaY" target="_blank"><em>Philippe Bray</em></a><em> </em></p>
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Antefatto e precisazioni
Oggi, al Polo universit...</small></li></ul>]]></content:encoded>
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