di Benjamin Sidney
Un caloroso saluto a tutti i lettori di To Honolulu!
Questo breve intervento nasce dalla mia passione personale per quei personaggi avvolti dal mistero chiamati Cavalieri Jedi e per uno smisurato interesse per la storia dei più grandi guerrieri di tutti i tempi, i Samurai.
Molto tempo fa notai una somiglianza fra questi due mitici personaggi: entrambi vestono in modo “orientale”, seguono una via marziale basata su fondamenta spirituali e possono avvalersi di poteri speciali quali: la “forza”, l’abilità con la spada e il loro rango elevato che conferisce loro un discreto potere politico e un’ influenza molto forte sulle persone comuni.
Ovviamente, nel caso di Guerre Stellari, stiamo parlando di una storia nata dalla fervida immaginazione di George Lucas, una storia così ben scritta che sembra quasi reale agli occhi degli amanti della fantascienza come me.
Il Samurai al contrario, non è un personaggio della fantasia, si tratta di una casta guerriera antichissima, la più micidiale arma del giappone medievale, sopravvissuto fino ai tempi moderni. Come tutti i veri appassionati di Samurai, mi sono imbattuto nel grande genio del regista Akira Kurosawa. Sempre più rapito, ho cominciato a comprare i suoi film e a guardarli uno dopo l’altro, ancora più incuriosito e sempre più incantato dalla maestria del regista giapponese, ho cominciato a studiarli, nel vero senso della parola.
“La fortezza nascosta” è una celebre opera di Kurosawa, girato nel 1958, film che parla della storia di un coraggioso Generale Samurai che deve portare in salvo la figlia del suo re in territorio neutrale, per scampare alla condanna a morte impostale dal nemico.
Ci troviamo in un Giappone che soffre per la guerra intestina,la gente muore di fame o per via della spada, la principessa orfana di padre è ricercata dall’esercito nemico che invia spie e soldati per ucciderla. Il valoroso Samurai trovatosi da solo ad affrontare l’impresa, si avvale dell’avidità di due contadini disperatamente in cerca di una via di uscita dall’inferno della guerra.
Per riuscire a nascondere la principessa e trarla in salvo insieme ad una montagna d’oro che serve per riorganizzare l’esercito e salvare così la dinastia,il Samurai Rokurota attrae i contadini e li promette una parte dell’oro, se accetteranno di trasportarlo in territorio neutrale. Il saggio Makabe Rokurota non svela loro la vera identità della bellissima ragazza che li segue nel viaggio e il fatto che la ragazza si finga sordomuta, per non farsi riconoscere, crea un’alchimia di situazioni comiche uniche, che lasciano intravedere una tradizione di Kabuki» , ormai radicata nel cinema giapponese.
George Lucas, regista del celeberrimo film StarWars, affermò di essersi ispirato a questi quattro personaggi per la creazione del primo Guerre Stellari, è infatti molto facile riconoscere nei contadini Matakishi e Tahei, sempre in litigio fra loro e sempre nei guai, i due robot C-3PO e R2D2 della saga. Allo stesso modo si intravede la sagoma della principessa Leila nel personaggio emancipato e forte della principessa della dinastia Yuki . Per arrivare al nostro eroe, il cavaliere Jedi Obi-wan Kenoby, ovvero il saggio protettore della dinastia, il Samurai Makabe Rokurota.
Possiamo quindi dire che il valoroso Samurai Rokurota può vantarsi di essere stato il padre del primo cavaliere Jedi della storia, e ancora una volta vediamo il genio di Akira Kurosawa che influenza il cinema e la letteratura mondiale, le sue storie e le sue leggende; un’uomo che ha raccontato le vicende di un popolo, la nascita di una cultura, con le sue grandi virtù e i suoi terribili lati oscuri.
Come descrivere un film di Kurosawa ad una persona che non lo ha mai visto?
Potrei raccontarvi le vicende e le geniali trame, figlie della migliore tradizione del Kabuki, con un pizzico di commedia dell’arte, ma preferirei descriverlo come un regista capace di farvi piangere, ridere di cuore ed infervorare i vostri animi, un regista capace di trasportarvi in un altro mondo, nelle viscere dell’animo umano, capace di farvi vedere i colori con una pellicola in bianco e nero, capace di far vivere la storia allo spettatore, con le sue gioie e i suoi dolori.
Se esaminiamo bene le vicende di questo film vedremo come alla fine uno dei generali nemici, un uomo sfregiato e distrutto dal disonore, deciderà di aiutare il Samurai Rokurota e la principessa a scappare dalla prigionia e si unirà a loro nel “lato buono della forza”, per usare un termine di “Space opera”. Lo stesso destino che spetterà al più cattivo della saga spaziale, Darth Vader, un uomo ormai per metà macchina, che vive nel dolore e nella collera, che porta sul capo un elmo molto somigliante a quello di un Samurai. Lucas, ma lei, quanto si è ispirato a questo film?
Improvvisamente Guerre Stellari sembra un altro dei meravigliosi capolavori di Kurosawa, senza nulla togliere al genio di Lucas che ha saputo, raccontare una storia avvincente, unica nel suo genere, che ha rivoluzionato il cinema mondiale.
Buona visione!
Benjamin Sidney

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Con il termine Kabuki si indica una forma di teatro e di recitazione sorta in Giappone nei primi anni del diciassettesimo secolo. Deriva dagli ideogrammi Ka, che significa teatro, Bu, danza e Ki, abilità. E’ un tipo di teatro non impegnato in questioni filosofiche, e può assumere una connotazione comica; la forma di recitazione è caratterizzata da una forte espressività degli attori che si soffermano molto sulle emozioni, spesso tralasciando il dialogo. Le storie erano spesso scritte da più persone.
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