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	<title>To Honolulu &#187; Consigli</title>
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		<title>Rashomon</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 14:48:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Benjamin Sidney Oltre il confine della ragione si trova una dimora sicura, una rocca inespugnabile, circondata dal caos, fiume in piena. Nella nebbia, i bassi fondi dell&#8217;animo umano, anime violentate dall&#8217;oscuro terrore, angelo ubriaco. B.S. Un caloroso saluto a tutti i lettori di To Honolulu, perdonate il mio inizio, sono appena emerso da un&#8217;esperienza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Benjamin Sidney</em></p>
<blockquote><p><em>Oltre il confine della ragione si trova una dimora sicura, una rocca inespugnabile, circondata dal caos, fiume in piena. Nella nebbia, i bassi fondi dell&#8217;animo umano, anime violentate dall&#8217;oscuro terrore, angelo ubriaco.  B.S.</em></p></blockquote>
<p>Un caloroso saluto a tutti i lettori di To Honolulu,<br />
perdonate il mio inizio,  sono appena emerso da un&#8217;esperienza sconvolgente, un film del genio Akira Kurosawa.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/01/Rashomon_1950.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2071" title="Rashomon_(1950)" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/01/Rashomon_1950.jpg" alt="" width="280" height="373" /></a></p>
<p><span id="more-2070"></span>Nel 1915 uno scrittore che si chiamava Ryunosuke Akutagawa, scrisse una storia, &#8220;Rashomon&#8221;, ovvero la porta di Rasho, una città del Giappone, nota a quei tempi per i suoi trafficili illegali e per le anime tormentate che la abitavano. Poco tempo dopo, lo scrittore partorì un racconto chiamato &#8221; Nel bosco&#8221;, storia che parla di due coniugi alle prese con un terribile bandito nel mezzo della foresta.<br />
Nel 1950, proprio durante l&#8217;occupazione americana del Sol Levante, il genio del maestro Kurosawa concepisce il film Rashomon, una storia che fonde abilmente i due racconti di Akutagawa in un unico grande capolavoro.</p>
<p>La storia di Rashomon potrebbe essere vista come un racconto giallo del Giappone medievale, si tratta del racconto di una vicenda che si svolge nell&#8217;arco di tre giorni, raccontata da tre narratori: un omicidio, tre indiziati.<br />
Il film inizia in una giornata di pioggia, tre uomini si riparano vicino alla porta di Rasho, un monaco e un taglialegna osservano il vuoto con aria sconvolta, &#8221; non capisco&#8221; dicono, &#8220;non capisco&#8221; ripetono, un curioso che ascolta in disparte, si avvicina e si fà raccontare la storia.</p>
<p>Nella foresta vicino a Rashomon si è consumato un delitto, alla stazione di polizia un bandito confessa il delitto e lo stupro dei quali viene imputato, ma qualcosa non quadra nella mente del monaco e del taglialegna, entrambi presenti al processo. Il taglialegna racconta di aver trovato il cadavere di un Samurai e un cappello da donna, il monaco racconta di aver visto un Samurai e una donna procedere lentamente nel bosco, non ci è dato sapere verso dove.</p>
<p>La storia sembra sempre più interessante alle orecchie del curioso e così i due raccontano ancora: la donna sopravvissuta all&#8217;agressione racconta una versione diversa da quella del brigante e accusa se stessa per l&#8217;omicidio&#8230;  il morto accusa se stesso di suicidio, attraverso le parole di una veggente convocata al processo.</p>
<p>Non sembra esserci risoluzione a questo terribile enigma, perchè ogniuno racconta una versione diversa? Perchè sembrano tutti così sicuri della propria colpevolezza?<br />
Mi spiace, ma non sarò io a rivelarvi la soluzione, perchè privarvi delle magnifiche emozioni che questo film può regalarvi?</p>
<p>Rashomon è il punto di incontro fra le tematiche pirandelliane, autore italiano del quale Kurosawa conosceva le opere e il forte simbolismo della cultura giapponese: tre personaggi che parlano, tre indiziati, tre ideogrammi del titolo Rashomon ( Rasho e mon che significa cancello o porta) tre i giorni nei quali le vicende si svolgono. Quale verità è la &#8220;vera verità&#8221;?<br />
A chi credere? Possiamo fidarci di noi stessi? Forse non esiste una verità, ma solo delle interpretazioni create per sopperire alle necessità umane?</p>
<p>Il Paradosso è ancor di più evidenziato dalla scelta del regista di raccontare ogni versione dei fatti con riprese oggettive, ovvero riprendendo i personaggi in modo chiaro e distinto nella scena, per intenderci, la telecamera non è usata per far vedere allo spettatore quello che vedono i personaggi, è usata quasi unicamente come &#8220;occhio oggettivo&#8221; che osserva la situazione.</p>
<p>Queste ed altre sono le tematiche che solleva questa opera, è importante ricordare che il film è girato in un periodo di grande sconvolgimento in Giappone e nel mondo, la guerra è finita, ma i mostri che ha creato angosciano ancora il sonno degli abitanti delle terre giapponesi e non solo. Un periodo nel quale sono vietati film in costume tradizionale, un periodo di caos e mancanza di una vera identità, un paese che ha assassinato ma è stato a sua volta violentato dalla brutalità e dalla paura.</p>
<p>Lo stesso titolo del film mi ha incuriosito, cela forse un significato nascosto? Rasho&#8211;Mon&#8230; Ratio-nalility Mon (cancello).<br />
Forse la mia fantasia corre troppo, il titolo esisteva già nel 1915, la parola Rationality che significa razionalità in inglese si associa bene alla parola cancello, &#8221; porta sulla razionalità&#8221;, ma probabilmente la mia è una supposizione un po&#8217; troppo avventata, vi prego di ricordare che sono un&#8217;aspirante scrittore di fanta-storia e forse, anche io come i personaggi del nostro racconto, vedo quello che voglio vedere.</p>
<p>Questa opera di Kurosawa vi porterà oltre il confine del cinema, saprà condurvi oltre le porte dell&#8217; oggettività, lasciatevi prendere per mano, buona visione.</p>
<p>Benjamin Sidney</p>
<p>(<em>fonti: intervista al Prof. Ugo Volli e Maria Roberta Novielli per la raccolta &#8220;La spada e l&#8217;onore, i Samurai nel cinema&#8221;</em>)</p>
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Un caloroso saluto a tutti i lettori di To Honolulu!

Questo breve intervento nasce dalla mia passione personale per...</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2010/02/cavallette-cowboy-e-sette-samurai-kurosawa-colpisce-ancora-2-2291.htm" title="Cavallette, Cowboy e sette Samurai: Kurosawa colpisce ancora!">Cavallette, Cowboy e sette Samurai: Kurosawa colpisce ancora!</a><br /><small>di Benjamin Sidney

Un calorosissimo saluto a tutti i lettori di To Honolulu!

Eccoci qui, ancora a parlare di cinema, in particolare de...</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2011/03/la-donna-la-donna-la-donna-ma-il-cinema-3281.htm" title="La donna la donna la donna&#8230; ma il cinema?">La donna la donna la donna&#8230; ma il cinema?</a><br /><small>E' un periodo di gran fermento, sul fronte femminile: le donne sono risolute. Esigono un cambiamento della propria immagine nella società, r...</small></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Un Kurosawa spaziale &#8211; la nascita del Jedi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 16:00:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Benjamin Sidney Un caloroso saluto a tutti i lettori di To Honolulu! Questo breve intervento nasce dalla mia passione personale per quei personaggi avvolti dal mistero chiamati Cavalieri Jedi e per uno smisurato interesse per la storia dei più grandi guerrieri di tutti i tempi, i Samurai. Molto tempo fa notai una somiglianza fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Benjamin Sidney</em></p>
<p>Un caloroso saluto a tutti i lettori di <em>To Honolulu</em>!</p>
<p>Questo breve intervento nasce dalla mia passione personale per quei personaggi avvolti dal mistero chiamati Cavalieri Jedi e per uno smisurato interesse per la storia dei più grandi guerrieri di tutti i tempi, i Samurai.</p>
<p>Molto tempo fa notai una somiglianza fra questi due mitici personaggi: entrambi vestono in modo &#8220;orientale&#8221;, seguono una via marziale basata su fondamenta spirituali e possono avvalersi di poteri speciali quali: la &#8220;forza&#8221;, l&#8217;abilità con la spada e il loro rango elevato che conferisce loro un discreto potere politico e un&#8217; influenza molto forte sulle persone comuni.<br />
Ovviamente, nel caso di Guerre Stellari, stiamo parlando di una storia nata dalla fervida immaginazione di George Lucas, una storia così ben scritta che sembra quasi reale agli occhi degli amanti della fantascienza come me.</p>
<p>Il Samurai al contrario, non è un personaggio della fantasia, si tratta di una casta guerriera antichissima, la più micidiale arma del giappone medievale, sopravvissuto fino ai tempi moderni. Come tutti i veri appassionati di Samurai, mi sono imbattuto nel grande genio del regista Akira Kurosawa. Sempre più rapito, ho cominciato a comprare i suoi film e a guardarli uno dopo l&#8217;altro, ancora più incuriosito e sempre più incantato dalla maestria del regista giapponese, ho cominciato a studiarli, nel vero senso della parola.</p>
<p>&#8220;<strong>La fortezza nascosta</strong>&#8221; è una celebre opera di Kurosawa, girato nel 1958, film che parla della storia di un coraggioso Generale Samurai che deve portare in salvo la figlia del suo re in territorio neutrale, per scampare alla condanna a morte impostale dal nemico.</p>
<p>Ci troviamo in un Giappone che soffre per la guerra intestina,la gente muore di fame o per via della spada, la principessa orfana di padre è ricercata dall&#8217;esercito nemico che invia spie e soldati per ucciderla. Il valoroso Samurai trovatosi da solo ad affrontare l&#8217;impresa, si avvale dell&#8217;avidità di due contadini disperatamente in cerca di una via di uscita dall&#8217;inferno della guerra.<br />
Per riuscire a nascondere la principessa e  trarla in salvo insieme ad una montagna d&#8217;oro che serve per riorganizzare l&#8217;esercito e salvare così la dinastia,il Samurai Rokurota attrae i contadini e li promette una parte dell&#8217;oro, se accetteranno di trasportarlo in territorio neutrale. Il saggio Makabe Rokurota non svela loro la vera identità della bellissima ragazza che li segue nel viaggio e il fatto che la ragazza si finga sordomuta, per non farsi riconoscere, crea un&#8217;alchimia di situazioni comiche uniche, che lasciano intravedere una tradizione di <a href="javascript:;" class="hackadelic-sliderButton"onclick="toggleSlider('#hackadelic-sliderPanel-1')" title="click to expand/collapse slider Kabuki">Kabuki&raquo;</a> <span class="hackadelic-sliderPanel concealed" id="hackadelic-sliderPanel-1"></span>, ormai radicata nel cinema giapponese.</p>
<p>George Lucas, regista del celeberrimo film StarWars, affermò di essersi ispirato a questi quattro personaggi per la creazione del primo Guerre Stellari, è infatti molto facile riconoscere nei contadini Matakishi e Tahei, sempre in litigio fra loro e sempre nei guai, i due robot C-3PO e R2D2 della saga. Allo stesso modo si intravede la sagoma della principessa Leila nel personaggio emancipato e forte della principessa della dinastia Yuki . Per arrivare al nostro eroe, il cavaliere Jedi Obi-wan Kenoby, ovvero il saggio protettore della dinastia, il Samurai Makabe Rokurota.</p>
<p>Possiamo quindi dire che il valoroso Samurai Rokurota può vantarsi di essere stato il padre del primo cavaliere Jedi della storia, e ancora una volta vediamo il genio di Akira Kurosawa che influenza il cinema e la letteratura mondiale, le sue storie e le sue leggende; un&#8217;uomo che ha raccontato le vicende di un popolo, la nascita di una cultura, con le sue grandi virtù e i suoi terribili lati oscuri.</p>
<p>Come descrivere un film di Kurosawa ad una persona che non lo ha mai visto?<br />
Potrei raccontarvi le vicende e le geniali trame, figlie della migliore tradizione del Kabuki, con un pizzico di commedia dell&#8217;arte, ma preferirei descriverlo come un regista capace di farvi piangere, ridere di cuore ed infervorare i vostri animi, un regista capace di trasportarvi in un altro mondo, nelle viscere dell&#8217;animo umano, capace di farvi vedere i colori con una pellicola in bianco e nero, capace di far vivere la storia allo spettatore, con le sue gioie e i suoi dolori.</p>
<p>Se esaminiamo bene le vicende di questo film vedremo come alla fine uno dei generali nemici, un uomo sfregiato e distrutto dal disonore, deciderà di aiutare il Samurai Rokurota e la principessa a scappare dalla prigionia e si unirà a loro nel &#8220;lato buono della forza&#8221;, per usare un termine di &#8220;Space opera&#8221;. Lo stesso destino che spetterà al più cattivo della saga spaziale, Darth Vader, un uomo ormai per metà macchina, che vive nel dolore e nella collera, che porta sul capo un elmo molto somigliante a quello di un Samurai. Lucas, ma lei, quanto si è ispirato a questo film?<br />
Improvvisamente Guerre Stellari sembra un altro dei meravigliosi capolavori di Kurosawa, senza nulla togliere al genio di Lucas che ha saputo, raccontare una storia avvincente, unica nel suo genere, che ha rivoluzionato il cinema mondiale.</p>
<p>Buona visione!</p>
<p>Benjamin Sidney</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1937" title="Kurosawastellare" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/12/Kurosawastellare.jpg" alt="Kurosawastellare" width="481" height="306" /></p>
<div id="hackadelic-sliderNote-1" class="concealed"> Con il termine Kabuki si indica una forma di teatro e di recitazione sorta in Giappone nei primi anni del diciassettesimo secolo. Deriva dagli ideogrammi Ka, che significa teatro, Bu, danza e Ki, abilità. E&#8217; un tipo di teatro non impegnato in questioni filosofiche, e può assumere una connotazione comica; la forma di recitazione è caratterizzata da una forte espressività degli attori che si soffermano molto sulle emozioni, spesso tralasciando il dialogo. Le storie erano spesso scritte da più persone.</div><h3  class="related_post_title">Post simili</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://2honolulu.it/2010/01/rashomon-2070.htm" title="Rashomon">Rashomon</a><br /><small>di Benjamin Sidney
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Un calorosissimo saluto a tutti i lettori di To Honolulu!

Eccoci qui, ancora a parlare di cinema, in particolare de...</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2011/03/la-donna-la-donna-la-donna-ma-il-cinema-3281.htm" title="La donna la donna la donna&#8230; ma il cinema?">La donna la donna la donna&#8230; ma il cinema?</a><br /><small>E' un periodo di gran fermento, sul fronte femminile: le donne sono risolute. Esigono un cambiamento della propria immagine nella società, r...</small></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Segnali stradali</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 08:01:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni volta che sono in macchina, mi viene da pensare che gli automobilisti avrebbero bisogno di un codice. So che ce n&#8217;è già uno, ma non copre gli aspetti pratici. Servirebbe un codice stradale del buonsenso. Sì, perché il buonsenso non tutti ce l&#8217;abbiamo, qualcuno lo deve imparare. Per esempio quelli che ti superano quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1077" title="Yield" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/03/yield.jpeg" alt="Yield" width="500" height="375" /></p>
<p>Ogni volta che sono in macchina, mi viene da pensare che gli automobilisti avrebbero bisogno di un codice. So che ce n&#8217;è già uno, ma non copre gli aspetti pratici. Servirebbe un codice stradale del buonsenso. Sì, perché il buonsenso non tutti ce l&#8217;abbiamo, qualcuno lo deve imparare.<br />
Per esempio quelli che ti superano quando sei in fila nel traffico e hai lasciato 10 metri di spazio tra te e la macchina che ti precede, ma brutto idiota cosa pensi di aver dimostrato in questo modo? Il problema è che appena si sale in macchina sembra di entrare in una competizione: più ne riesci a superare in maniera pericolosa, più sei bravo (e con bravo intento idiota). La dimostrazione arriva da quelli che ti superano col gas a tavoletta e che poi si fermano 200 metri dopo al bar a comprare le sigarette. Ben quattro secondi di vantaggio signori! Bravo, allora ti facciamo una carezza. Cretino.</p>
<h3>Buonsenso</h3>
<p>Buonsenso sarebbe non stare attaccati al culo della macchina davanti, sia in città che soprattutto in autostrada a 120 km/h. Sarebbe non lasciare le macchine parcheggiate in doppia fila creando ingorghi e accumuli d&#8217;ira. Sarebbe non infilarsi a destra e a manca, come fanno tanti in moto; se avessero una rampa a disposizione ti passerebbero anche da sopra.</p>
<p>Bisogna sempre tener presente che adesso si sta guidando e si è in una situazione di forza, ma alla prossima curva potremmo essere i &#8220;deboli&#8221;, ad esempio dovendo curvare a sinistra, tagliando la strada di quelli che vengono nel senso opposto. In una coda compatta, in cui nessuno ti fa passare puoi passarci un bel po&#8217; di tempo, bloccando tutti quelli dietro di te. E ricordiamoci che quando non siamo in macchina siamo noi i pedoni.</p>
<p>Io personalmente per sentirmi un po&#8217; meno bestia mentre guido, non mi fermo sulle strisce (quant&#8217;è fastidioso quando devi attraversare la strada e c&#8217;è uno fermo proprio li sopra!?), non parcheggio sui marciapiedi o in doppia fila (anche perché ho sempre il timore che mi sfregino la carrozzeria) e quando sono in coda ogni tanto faccio entrare le macchine dalle strade secondarie (ovviamente non tutti, chi è troppo buono è un bischero, si dice a Firenze).</p>
<p>Stamattina ho avuto uno scambio di fari con un altro automobilista che veniva verso di me e doveva svoltare, verso la mia destra. Ho rallentato prima e gli ho fatto un lampeggino &#8220;Passa, ti copro io!&#8221;. Lui mi ha lampeggiato, rispondendomi &#8220;Roger that!&#8221;. Missione compiuta.</p>
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Qualsiasi persona, una volta salita in macchina al posto del guidatore, diventa una bestia. Fosse an...</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2010/01/rashomon-2070.htm" title="Rashomon">Rashomon</a><br /><small>di Benjamin Sidney
Oltre il confine della ragione si trova una dimora sicura, una rocca inespugnabile, circondata dal caos, fiume in piena....</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2009/12/un-kurosawa-spaziale-la-nascita-del-jedi-1930.htm" title="Un Kurosawa spaziale &#8211; la nascita del Jedi">Un Kurosawa spaziale &#8211; la nascita del Jedi</a><br /><small>di Benjamin Sidney

Un caloroso saluto a tutti i lettori di To Honolulu!

Questo breve intervento nasce dalla mia passione personale per...</small></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Pro Luttazzo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 16:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 27 febbraio sono stato a vedere lo spettacolo di Daniele Luttazzi &#8220;Decameron&#8221; al Saschall &#8211; un grande teatro fiorentino. La cosa che mi ha colpito è che questo, intorno a me, ha suscitato un vespaio. Un sacco di persone, quando hanno saputo che andavo a vedere Luttazzi mi hanno detto, increduli &#8220;Ma Luttazzi Daniele?&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 27 febbraio sono stato a vedere lo spettacolo di Daniele Luttazzi &#8220;<em>Decameron</em>&#8221; al Saschall &#8211; un grande teatro fiorentino.<br />
La cosa che mi ha colpito è che questo, intorno a me, ha suscitato un vespaio. Un sacco di persone, quando hanno saputo che andavo a vedere Luttazzi mi hanno detto, increduli &#8220;Ma Luttazzi Daniele?&#8221; o ancora &#8220;Ma Luttazzi Luttazzi, quello che mangia la merda?&#8221; oppure &#8220;Quel comunista?&#8221; con lo stesso tono con cui si incalza qualcuno che ci ha appena detto andrà a fare sei mesi di volontariato a Calcutta.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-972" title="luttazzi_tour_decameron_500_x_500" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/03/luttazzi_tour_decameron_500_x_500.jpg" alt="luttazzi_tour_decameron_500_x_500" width="500" height="500" /></p>
<p>Io Luttazzi non lo conoscevo. L&#8217;ho scoperto da pochissimi mesi. In mente avevo qualche ricordo del suo nome&#8230; &#8220;Espulsi Biagi, Santoro e Luttazzi&#8221; &#8220;Luttazzi annusa le mutande di Anna Falchi in Televisione&#8221; ed echi simili. Dopotutto all&#8217;inizio del XXI secolo avevo solo dieci anni. Nessuna parola lusinghiera, comunque.<br />
Poi un mio amico, Jacopo Caffé, mi ha invitato a procurarmi alcuni suoi spettacoli &#8211; e ne sono rimasto assolutamente folgorato. Ho finalmente compreso la definizione che il geniale Alessandro Bergonzoni dà di volgarità: &#8220;Assenza di idee&#8221;. Perché certo, se si sta parlando di metri tradizionali, Luttazzi è di una volgarità vertiginosa, ma se si accetta l&#8217;acuta tesi bergonzoniana e si scende un po&#8217; più in profondità, ci si accorge che dietro a quegli smaliziati e lubrìchi discorsi che spaziano dalla scatologia alla genitalità alla politica, si nascondono una cultura ciclopica e una raffinatezza di pensiero che oggi, in Italia, hanno al massimo cinque o sei artisti.</p>
<p>Non importa come sia schierato politicamente &#8211; bisogna piantarla di giudicare le persone in base alle proprie idee politiche. Tutti si scandalizzano (giustamente) se uno viene giudicato in base al colore della propria pelle o alla propria religione o alle proprie tendenze sessuali, mentre è consuetudine consolidata e moralmente accettata che si giudichi ferocemente e irrevocabilmente qualcuno conoscendone soltanto lo schieramento politico. Sarò paranoico, ma mi pare di intuire un errore logico, in questa realtà. I pregiudizi o si hanno o non si hanno. Non è che se ne ammettono alcuni. Inoltre, come cantava Gaber, &#8220;L&#8217;uomo è quasi sempre meglio, rispetto alla propria ideologia&#8221;. Quindi piantiamola di (pre)giudicare secondo l&#8217;inclinazione Destra/Sinistra, per favore. Oltretutto quelle di Luttazzi non sono posizioni frutto di credenze sedimentate: è un profondo palombaro dell&#8217;informazione, che giustifica ogni sua posizione con argomentazioni solide come la verità.</p>
<p>Daniele Luttazzi è un integerrimo artista a tutto tondo, che ha studiato medicina ed è iscritto all&#8217;albo dei giornalisti, un densissimo e multiforme concentrato di sapere volto alla comicità e alla satira, di una umanità pura come quella che ho sempre sognato.<br />
Lo spettacolo, inutile dirlo, è stato clamorosamente bello. Due ore e mezzo di monologo serrato in cui è passato dal fascino più &#8220;Oh&#8230;&#8221; alla satira più bassa e spanciante. &#8220;<em>Con il mio Decameron rappresento il fenomeno opposto a Benigni</em>&#8220;, ha detto. &#8220;<em>Lui, con al Divina Commendia, ha sengnato l&#8217;unione di Sacro e Profano nel Sacro. Io, l&#8217;unione di Sacro e Profano nel Profano</em>&#8220;. Subito dopo lo spettacolo, poi, riceve tutti i suoi fan che gli vogliano parlare. Mi sono fatto autografare il suo libro &#8220;<em>Bollito misto con mostarda</em>&#8220;, il mio libro di appunti personale e gli ho chiesto: &#8220;<em>Daniele, io studio Giurisprudenza. Secondo te, che indirizzo dovrei scegliere per migliorare davvero le cose?</em>&#8221; E lui: &#8220;<em>Be&#8217;, la cosa migliore sarebbe tu facessi il magistrato. Ma non te lo imporre, deve essere una vocazione. Credo sia seguendo la propria vocazione che si possa migliorare il mondo</em>&#8220;.</p>
<p>Vi consiglio vivamente di procurarvi qualche suo spettacolo. Non vi farà che bene.</p>
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