dic 2 2009

Hell o’ Kitty

Il trademark di Hello Kitty fattura un miliardo di dollari l’anno.
Oltre a tutti gli innumerevoli gadget che vediamo tutti  i giorni, esiste il bancomat di Hello Kitty, il jet di Hello Kitty, l’abito da sposa di Hello Kitty. Esiste la Fender Stratocaster di Hello Kitty. E non sto scherzando.2701eae8d3d02bcaae4e319adcff2d21

Senza voler scendere nel merito di quanto sia o meno agghiacciante che folle oceaniche di ogni parte del mondo se ne vadano a giro a rosaconfettare con stampata ovunque l’indecifrabile, industrialmente ripetitiva espressione di una gattina infiocchettata senza bocca, mi vorrei fermare a fare una riflessione: e adesso?

Voglio dire, una volta che hai un marchio omnipresente con decine di milioni di accoliti pronti ad acquistare qualcosa solo perché “è di Hello Kitty” e che fattura come tutti gli stati centrafricani messi insieme, che fai? Voi, che fareste?
Il potere in questione è forte. E’ un potere mediatico-commerciale penetrante, tentacolare. E se su questo grande apparato fosse montato qualche fine etico? Se Hello Kitty fosse associato a campagne di sensibilizzazione o di beneficenza o che so io? Nel caso, questo impero costruito sulla faccina carina di una gattina potrebbe magari soddisfare la rara ambizione di avere un senso.

Ma il sistema economico capitalistico non viene incontro a questo orizzonte ulteriore. Perché mentre stai valutando, affannati ragazzotti in bretelle svuotano carriole di denaro a lato della tua scrivania. E magari, quindi, metti i piedi sul tavolo, ti allenti il nodo alla cravatta, accendi un sigaro Montecristo e dici alla segretaria che non vuoi essere disturbato. Stasera sei fuori a cena con la tua bella in quel ristorante in centro che le piace tanto. A quella storia di associare il marchio a campagne varie ci penserai domani.

HELLO KITTY CAR 002

Ringrazio Tiziano per aver disegnato la macchina dei miei sogni.

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mar 15 2009

Il danaro: un giudizio di valore su un valore di giudizio

Sappiamo tutti che cos’è il denaro. Ma oggi, alla luce di alcuni scambi di idee e di certi fatti che ho vissuto, mi sembra il caso di parlarne. E visto il tema più o meno ricorrente, vi prego, non pensiate che io sia un fuoriuscito che vuole minare il maledetto Sistema alla base. Voglio semplicemente soffermarmi sul comune rapporto che si ha coi soldi.

Il denaro, oggi come oggi, è un’entità follemente astratta. Quando nacque nelle sue prime forme, rappresentava una semplice conversione della merce che serviva a facilitare gli scambi – rimanendo moneta-merce (come viene chiamata), cioè una moneta che possiede un valore intirnseco, come l’oro, e non uno convenzionalmente attribuitele. A questo si andò aggiungendo l’autorevolezza del conio statale: era lo stesso Stato a garantire il valore di questa particolare merce. Dopotutto, ai tempi una moneta era una moneta, e niente di più. Non interessava il valore dell’oro in sé, ma ciò che questa sorta di ponte fra propria offerta e propria domanda poteva procurare. “Be’, è così anche al giorno d’oggi”, dirà qualcuno. “A me non interessa il denaro in sé, ma ciò che ci posso comprare”. Giusta osservazione, ma… andiamo avanti. Leggi tutto…

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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