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	<title>To Honolulu &#187; Diritto</title>
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	<description>E&#039; come guidare di notte. Non vedi aldilà dei fari - ma puoi fare tutto il viaggio anche così.</description>
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		<title>Dell&#8217;Onore</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 21:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando qualcuno offendeva il tuo onore c&#8217;era il duello, la rappresaglia, la spedizione punitiva. Niente altro che <strong>reazioni violente</strong>. Nel nostro ordinamento, pur avendo subito delle rilevanti contrazioni (come l&#8217;abolizione del delitto d&#8217;onore), l&#8217;<strong>onore resta un valore ben protetto</strong>, specie a mezzo delle norme del secondo capo del dodicesimo titolo (&#8220;dei delitti contro la pesona&#8221;) del secondo libro del codice penale, intitolato, appunto, &#8220;dei delitti contro l&#8217;onore&#8221;. Ma come sappiamo, la difesa giudiziale di un diritto può purtroppo non essere altro che una violenza legale. <strong>Non si minacciano duelli, ma cause</strong>. Anticipo che queste riflessioni mi sono suggerite dai recenti avvenimenti relativi a Vasco Rossi e al sito Nonciclopedia, e soprattutto dal comma 29 del ddl sulle intercettazioni.</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è l&#8217;onore?</strong> Reputazione, fama, sentimento personale legato al proprio intimo valore? Le definizioni possono essere tante, ma alcune sono meno precise di altre. Ad esempio, si può dire che l&#8217;onore sia dignità e rispetto?</p>
<p><strong>La dignità</strong> è il valore intrinseco e ontologico che accomuna ogni umano, che li parifica, che sancisce l&#8217;inviolabilità del suo intimo essere, espresso nelle forme dei diritti, dei doveri e delle libertà. Il diritto alla salute, al lavoro, il diritto-dovere al voto, la libertà di espressione, di pensiero e autodeterminazione sono cifre della dignità umana. Non onori.</p>
<p><strong>Il rispetto</strong> è l&#8217;intimo apprezzamento e il riguardo, la considerazione di una qualità o di un valore o di una persona: rispetto per gli anziani, per le diversità, per la pulizia delle strade, per la natura. Non onore.</p>
<p>E allora che cos&#8217;è l&#8217;onore? Ci dobbiamo <strong>rivolgere a chi dell&#8217;onore ha fatto il suo vessillo</strong>, forse, per capirlo. Magari ai cavalieri cortesi, o a Cyrano de Bergerac. Si tratta quindi della<strong> sintesi coerente di ogni altissimo valore morale</strong>, supremo faro di una vita luminosa? Per certo sarebbe bello se lo fosse, ma un simile onore ha la caratteristica di essere totalmente scollegato alla realtà sociale &#8211; e l&#8217;onore è per certo <strong>dipendentissimo dalla reputazione</strong>.<br />
Ma va ammesso, non si esaurisce nella fama esterna: può essere <strong>considerato un valore anche in sé stessi</strong>, e può essere leso in quanto tale con un&#8217;ingiuria, con un&#8217;offesa: pur se sono mal considerato dalla società, anzi un notorio fetente o coglione, chi mi denigri può ferire il mio interiorissimo e forse non compreso onore &#8211; <strong>come fossi un Don Chisciotte</strong>. Il cavaliere avrebbe lavato l&#8217;onta nel sangue, il cittadino lo fa in tribunale.<br />
Ma essendo stagionato il tempo delle crociate e delle tenzoni, e non sussistendo verosimilmente ad oggi, se non all&#8217;interno di formazioni sociali militari o istituzionali, un generalizzato senso di missione che sta alla base del suddetto tipo di onore,<strong> forse l&#8217;onore si riduce ad una generica autostima</strong>. Ho il diritto di salvaguardare la mia autostima. Anche se come diritto mi pare piuttosto povero, e si tratta più che altro di una responsabilità personale che prescinde dalle onte provenienti da fuori.</p>
<p>Circa l&#8217;onore come fama e reputazione, poteva avere un senso nelle barbare civiltà feudali giapponesi, e può avere un senso nel caso in cui qualcuno svolga <strong>ruoli che richiedano particolare affidabilità</strong> (come per i produttori alimentari, i politici) in virtù della necessità di certezza che la cittadinanza deve avere nei loro confronti. Se racconto verosimilmente che Tizio usa il ddt sulla sua insalata, è giusto che lui mi possa sconfessare istituzionalmente per tutelare il rapporto di fiducia che si è conquistato coi suoi acquirenti e non subire ingiusti danni economici. Parimenti se racconto circostanziatamente che il sindaco Caio si masturba nascosto fra i cespugli della scuola mentre osserva i bambini che giocano, è sacrosanto che lui possa scrollarsi di dosso la falsa infamia davanti agli occhi dell&#8217;intera popolazione, garantendo l&#8217;integrità in virtù della quale è stato eletto.</p>
<p>Ma elementi fondamentali sono a mio avviso la <strong>verosimiglianza e la puntualità del racconto</strong>. Se dico &#8220;Oh, ma lo sai che Tizio usa il ddt?&#8221;, lascio semplicemente tutti nella piena facoltà di fare ulteriori domande o indagini, di accogliere o rigettare la mia informazione &#8211; e come continuamente accade, <strong>ci si rimette alla fonte attendibile</strong>, una volta trovata. Insomma la mia insinuazione lascia il tempo che trova, ammesso e non concesso che l&#8217;intelligenza e la cultura delle persone permetta loro di ricercarla, quella fonte attendibile.<br />
Se invece la mia è una narrazione che porta prove e che vuole essere solida &#8211; cioè, in breve, <strong>se si sta parlando seriamente &#8211; è giusto un confronto giudiziario.</strong></p>
<p><strong>Ricapitolando</strong>, avendo scartato la rilevanza del punto di vista soggettivo (autostima) ammettendola invece in alcuni casi per quello oggettivo (reputazione), e avendo  discriminato i casi seri, verosimiglianti e circostanziati da quelli superficiali, inverosimili e vaghi, si può fare un ulteriore distinguo: l&#8217;<strong>oggettiva rilevanza o irrilevanza della reputazione.</strong></p>
<p>Se si scrive a mezzo stampa, ricostruendo una storia traviata, che l&#8217;adamantino <strong>capo della polizia</strong> &#8211; una vita sacrificata per la lotta alla criminalità &#8211; <strong>è colluso con la mafia</strong>, la di lui <strong>reputazione è rilevantissima</strong>, ed è necessario ripulire il suo nome da ogni dubbio esperendo una difesa giudiziale.<br />
Se si scrive su Nonciclopedia &#8220;<em>V. Rossi è un vecchio bavoso tossicomane che vende cocaina davanti alle scuole e deve la sua fama alla credulità di milioni di rimbambiti fatti e strafatti quanto e più di lui &#8230;. !&#8221;, </em>la di lui reputazione,<strong> essendo artista controverso</strong> sia per la qualità della sua arte che per la qualità della sua vita e del suo messaggio, <strong>è terra di nessuno</strong> su cui possono viaggiare tranquillamente le offese più bestiali come le apoteosi più adoranti. Questo perché? Perché è artista controverso che ha desiderato e ricercato il ruolo dell&#8217;artista controverso. Senza contare che il contesto, ossia Nonciclopedia, è per definizione zona franca da qualsiasi morale, e baluardo della libertà di espressione.</p>
<p>Ma fin qui stiamo già un po&#8217; più tranquilli, visto che <strong>c&#8217;è il filtro della decisione di un Giudice</strong>.</p>
<p>Con il<strong> ddl sulle intercettazioni</strong>, oltre a tentare di uccidere comodamente il mezzo supremo di indagine (sentivo il Procuratore di Torino dire: «Se ai medici dicessero: &#8220;Da domani niente radiografie? O meno radiografie?&#8221;»), il Governo Berlusconi, invece anche solo di tentare di risollevare le difficili sorti del Paese, compie l&#8217;ennesimo, insano, distruttivo gesto: <strong>chiunque, a causa di una pubblicazione sul web, si sentirà leso nella propria immagine</strong> &#8211; ossia in quello strano onore di cui abbiamo fin qui parlato &#8211; <strong>potrà richiederne la rettifica, che dovrà avvenire entro 48 ore</strong>.</p>
<p><strong>Se Cesare Battisti</strong> vede scritto su un blog (questo blog?) che è un infame terrorista, assassino abominevole, mostro ripugnante, che meriterebbe di suppurare nella sua stessa merda per due ergastoli fino a che una lenta e dolorosa morte non lo separi dal corpo, mi potrà mandare una segnalazione, ed io dovrò prontamente rettificare secondo le sue indicazioni.<br />
Ovviamente questo blog è una minuscola entità, ma immaginiamo come è che larghe e serene <strong>entità come Wikipedia potranno venire sbranate in nome della cura della propria fama</strong>. Ed è di questo che si parla, di fama, di visibilità, di immagine: il rampollo partorito dalla recente cultura televisiva (Berlusconi), l&#8217;idolo a buon mercato, di massa, spregevole in ogni sua forma, si è unito in strane e lubrificate sodomie col geriatrico Onore generando una bolgia di bizzarre e terrificanti chimere che vogliono essere intoccabili, concentrate nell&#8217;adorazione e nella sofisticazione di sé secondo le trame che i loro cervelli malformati, rugginosamente, ordiscono.</p>
<p>Nel 2011<strong> l&#8217;onore è reliquia di un passato</strong> dove vi erano classi onorabili o non onorabili, dove si difendeva vittorianamente l&#8217;orgogliosa facciata della famiglia, dove le sconfitte erano disonori da harakiri &#8211; reliquia buona per categorie ristrettissime, e <strong>rimpiazzabile con la ben migliore e più umana affidabilità.</strong><br />
Inoltre, in relazione a questo liso ma comodo valore, specie se incrociato chimericamente con la società dell&#8217;immagine, la generalizzata ed estesa minaccia di querela da parte dei famosi facoltosi, va interpretata come <strong>metadone dell&#8217;eroi(ni)co duello per lavare l&#8217;onta</strong>, con cui l&#8217;azzimato nobilastro uso alle armi, stizzito, minacciava o trafiggeva il poveruomo che non aveva mai tenuto in mano una spada per solo dire che era più grande e noto di lui. E questo, bontà sua, a nessuno ha mai fatto onore.</p>
<p><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2011/10/gestaccio-vasco-rossi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3381" title="Vasco Rossi" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2011/10/gestaccio-vasco-rossi.jpg" alt="" width="580" height="349" /></a></p>
<p><strong>Ma attenzione: che tutto questo nero serva a ritemprare il proprio sentimento per il proprio Paese e l&#8217;entusiasmo nelle nostre azioni volte alla luce di domani, e non ad atterrarlo in una comoda e fiacca posizione disfattista.</strong></p>
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		<title>Videointervista a Luigi Lombardi Vallauri</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Caso Anno 1998. Il professor Luigi Lombardi Vallauri si vede negata la possibilità di continuare ad insegnare all&#8217;Università Cattolica di Milano nella quale lavorava come ordinario di Filosofia del Diritto da vent&#8217;anni. La motivazione non viene espressa in modo dettagliato ed esplicito. Viene solo comunicato che la decisione era effetto delle sue posizioni &#8220;nettamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Il Caso</strong></h3>
<p>Anno 1998. Il professor Luigi Lombardi Vallauri si vede negata la possibilità di continuare ad insegnare all&#8217;Università Cattolica di Milano nella quale lavorava come ordinario di Filosofia del Diritto da vent&#8217;anni.<br />
La motivazione non viene espressa in modo dettagliato ed esplicito. Viene solo comunicato che la decisione era effetto delle sue posizioni &#8220;nettamente contrarie alla dottrina cattolica&#8221;, e che non doveva più insegnare alla Cattolica &#8220;per rispetto della verità, del bene degli studenti e di quello del­l’Università&#8221;.</p>
<h3>La sentenza</h3>
<p>Dopo i ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, che non si vollero pronunciare sull&#8217;ammissibilità di questo procedimento essendo secondo loro materia disciplinata dal Concordato, il professor Lombardi Vallauri e i suoi avvocati Stefano Grassi e Federico Sorrentino si sono rivolti alla Corte Europea di Strasburgo per i diritti dell&#8217;uomo. Il loro appello ha fatto leva sulla mancata tutela del diritto ad un contraddittorio e del diritto alla libertà d&#8217;espressione, garantiti dalla Convenzione Europea dei diritti dell&#8217;uomo. L&#8217;appello è stato accolto e il 20 ottobre 2009 la Corte si è pronunciata a favore del professor Lombardi Vallauri, confermando la violazione da parte dello Stato italiano degli articoli 6 e 10 della Convenzione e accordando al professore eretico un risarcimento di 10.000 euro.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1752" title="Luigi Lombardi Vallauri" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/10/sIMG_4614.jpg" alt="Luigi Lombardi Vallauri" width="480" height="320" /></p>
<h3>L&#8217;intervista</h3>
<p>Visto che non avevamo di meglio da fare, abbiamo deciso di rendere giustizia ad un iter processuale durato dodici anni e che con le sue conseguenze investe l&#8217;Italia e l&#8217;Europa e può investire potenzialmente il mondo intero, grazie al quale la libertà d&#8217;insegnamento è tornata all&#8217;insegnante, intervistando quindi direttamente il professor Lombardi Vallauri e dandogli la possibilità di parlarci dettagliatamente delle idee per cui è stato cacciato dalla Cattolica, della vicenda della sua espulsione e delle conseguenze della sentenza della Corte di Strasburgo.</p>
<p>Godetevi l&#8217;intervista.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="padding-left: 60px;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="225" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=7321993&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="225" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=7321993&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Glauco</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 16:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è il mio racconto del Seminario del Vallauri. Scendendo lungo il sentiero innevato, a sinistra, con la coda dell&#8217;occhio, vedo il fiume. Cerco di non soffermarmici sopra, gli lancio giusto un&#8217;occhiata solo quando affondo di più nella neve e mi blocco. Ancora non lo voglio guardare, lo voglio vedere dopo, nel pieno del suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 	 	 --></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1251" title="Ansiei" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/05/ansiei.jpg" alt="Ansiei" width="604" height="453" /></p>
<p><em>Questo è il mio racconto del Seminario del Vallauri.</em></p>
<p>Scendendo lungo il sentiero innevato, a sinistra, con la coda dell&#8217;occhio, vedo il fiume. Cerco di non soffermarmici sopra, gli lancio giusto un&#8217;occhiata solo quando affondo di più nella neve e mi blocco. Ancora non lo voglio guardare, lo voglio vedere dopo, nel pieno del suo splendore &#8211; anche se sentirne il suono ed intravederlo a strapiombo coperto dalle fronde degli abeti mi fa crescere in cuore un desiderio impaziente, quasi un&#8217;ansia da amante. Ironia della sorte, mi hanno detto si chiami Ansiei.<br />
Per arrivare dove sono ho già avuto occasione di vederlo da vicino, con l&#8217;indefinibile colore di un&#8217;acqua cristallina tinta di riflessi vari e brillanti, come fosse una tela scrosciante. Adesso però non voglio solo limitarmi ad ammirarlo. Voglio parlarci, entrarci in contatto. E così, camminando, occhieggiamo, sapendo che ci conosceremo più a valle.<br />
Gli unici rumori sono i nostri: il suo scorrere scrosciante e la neve che scrocchia sotto i miei scarponi. Lo perdo di vista, e allora allungo il passo. Vedo che la neve, intorno a me, si sta sciogliendo. Dopotutto fa già caldo. Lungo il sentiero, innumerevoli pozze e rivoletti; le chiazze di prato sgombro che affiorano sono nuove paludi molli di fango e vita. Camminarci sopra mi dà la percezione di stare in piedi sulla vita stessa, me ne sento figlio, e a maggior ragione fremo per arrivare al fiume. Acqua che incessante scorre da prima che io nascessi, da prima che fosse inventata la lampadina, da prima che l&#8217;uomo riuscisse a domare il fuoco, da prima che lo stesso tempo fosse soltanto pensato &#8211; vita pura e fredda che sgorga da sottoterra che si mesce alla vita pura e calda che irradia dal cielo.<br />
Ecco, il sentiero è sceso di molto, e mi ritrovo quasi in piano. La via piega a sinistra: ci sono quasi.<span id="more-1248"></span><br />
Allungando avanti lo sguardo, vedo le ringhiere metalliche di un ponte. Rabbrividisco. Vedere qualcosa di artificiale, lì, mi fa impressione.<br />
Finalmente arrivo al ponte, mi ci fermo in mezzo e lo sguardo salta, ampio, da sinistra a destra, da monte a valle. Mi appoggio coi gomiti alla ringhiera, e guardo nella direzione in cui scivola l&#8217;acqua.<br />
Ci sono delle frange, nel fiume. Frange bianche, lunghe, ribollenti, disegnate magistralmente da sassi ignoti e lisci, che dormono sotto il pelo dell&#8217;acqua. Una, due, cinque, conto nove frange, prima che il bosco di abeti mi copra l&#8217;ansa che il fiume fa proseguendo. Ogni frangia è diversa, si frange, immobile e sempre nuova &#8211; spuma vorticosa che spezza la corsa ondulata del fiume. Scendo sul greto.<br />
La neve lascia il passo ai sassi levigati. Appoggio lo zaino e mi levo la giacca a vento. Col sole a picco fa un bel caldo, anche se siamo in alta montagna. Non mi spoglierò di più: il fiume deve lavarmi vestito, impregnarmi, rimanere con me anche quando sarò uscito dal suo grembo. Ma non ci si può buttare in acqua così. Certo, molti lo fanno, magari per dar prova di coraggio: dopotutto l&#8217;acqua è gelida, e la corrente molto forte. Io lo faccio per un altro motivo. Voglio trovare qualcosa che nella mia vita di città mi è sempre mancato: un rapporto sacrale con gli spiriti che sono in ogni cosa, che pervadono la natura.<br />
Mi sfilo l&#8217;orecchino, gli anelli, la collana e i bracciali. Il fiume ha da trovarmi puro e povero, nei miei abiti, libero da avarizia ed opulenza.<br />
Mi siedo a gambe incrociate sull&#8217;estrema sponda del fiume, su dei sassi che chissà se mi reggeranno o se crolleranno con me nell&#8217;acqua. Le nuvole proiettano le loro ombre larghe e rapide sui fianchi dei monti, colorati d&#8217;ogni sfumatura di verde immaginabile &#8211; come una tavolozza da pittore. Davanti a me, il crosciare continuo del fiume. A questa distanza è l&#8217;unico suono che si possa udire, sovrasta tutti gli altri. Anche se&#8230; dopo poco diventa un tenore naturale di sottofondo, una sorta di silenzio, e non ci fai più caso. Sì, proprio come con la Musica delle Sfere di Pitagora, che si credeva prodotta dall&#8217;incessante ruotare dei pianeti nelle ampiezze celesti, ma che nessuno &#8211; a parte i bambini &#8211; ode più per via dell&#8217;abitudine. Chiudo gli occhi e mi concentro su quello scroscio, regolare, come un eterno espirare, cerco di fare il vuoto nella mia mente, di sgombrarla così come il vento sgombra il cielo. Il tempo inizia a passare in modo diverso dal solito.</p>
<p>Quando sento di essere sereno, tendo le mani e faccio la prima abluzione. Mi bagno i polsi e le tempie. Diavolo, è gelida. Torno comunque nella mia posizione e continuo a meditare.<br />
E&#8217; in questi momenti che i tuoi problemi più nascosti si mostrano chiaramente. Di solito si confondono nel caos fisico ed emozionale che viviamo, ma quando sei veramente solo con te stesso, quando i pensieri vengono via via scacciati dagli orizzonti della mente, i più restii, scuri e radicati &#8211; quelli che davvero ci peggiorano la vita &#8211; restano scoperti, in tutto il loro squallido orrore, contorcendosi alla luce del sole. Ma restano lì, e vederli limpidamente ti uccide.<br />
Allora chiedo allo spirito del fiume di aiutarmi. &#8220;<em>Aiutami a sgombrare del tutto la mente, a trovare la serenità di cui ho bisogno per unirmi a te</em>&#8220;. Non ho risposta, se non l&#8217;usato crosciare dell&#8217;acqua.<br />
&#8220;<em>Ansiei</em>&#8220;, chiamo, ma non ho risposta.<br />
Ansiei&#8230; Ma chi ha dato a quel fiume un nome simile? Come si permette l&#8217;uomo di dare dei nomi convenzionali a corpi e spiriti che esistono da sempre, senza nemmeno cercare di comprendere ciò che nomina? Ansiei. Un nome senza storia, che nulla indica, in realtà, di quel fiume. Chi lo ha battezzato non ne ha di certo osservato le indefinibili acque, perché altrimenti lo avrebbe chiamato di certo &#8220;<em>Glauco</em>&#8220;.<br />
&#8220;<em>Sì</em>&#8221; risponde il fiume, io sussulto.<br />
&#8220;<em>Glauco&#8230;?</em>&#8221;<br />
&#8220;<em>Sì</em>&#8221;<br />
&#8220;<em>A-aiutami a sgombrare del tutto la mente, a trovare la serenità di cui ho bisogno per unirmi a te</em>&#8220;.<br />
&#8220;<em>Prendi un sasso pulito dal mio letto, affidagli quei pensieri e restituiscimelo</em>&#8220;.<br />
Io mi sporgo parecchio in avanti, proteso a prendere un sasso dal fondo del fiume. Mi bagno le maniche, e ne estraggo uno, anonimo &#8211; inizio a concentrarmi per affidargli I pensieri che mi uccidono. Quando ecco che alla mia sinistra, con la coda dell&#8217;occhio, vedo atterrare una cavalletta. Io ho un&#8217;irrazionale fobia delle cavallette, e istintivamente le scaglio contro il sasso che ho in mano. La mira è precisa, le si schianta addosso, ma&#8230; era solo una foglia. Quando mi accorgo di aver scagliato e perso il sasso di Glauco, è troppo tardi.<br />
&#8220;<em>Glauco? Glauco&#8230;?</em>&#8221;<br />
Il fiume non risponde più.<br />
&#8220;<em>Glauco!</em>&#8221;<br />
Solo il continuo scorrere dell&#8217;acqua mi parla. Proseguo con le mie abluzioni, sempre meno lucido, e decido di entrare nell&#8217;acqua, anche se è presto. Metto i piedi nella corrente forte, quasi non riesco a stare in equilibrio &#8211; l&#8217;equipaggiamento mi mantiene impermerabile per venti lunghissimi secondi, durante i quali sento che si sta creando una distanza abissale fra me e il fiume, ormai incolmabile. L&#8217;acqua gelata si insinua, alla fine, serpentina, nei miei scarponi. Decido di sedermi subito nel letto &#8211; non può essere tutto perduto! &#8211; su un grosso sasso piatto, e come mi siedo, l&#8217;acqua mi colpisce la schiena come un freddissimo colpo di vanga. Allora mi immergo completamente, ma non è affatto come un battesimo di comunione. &#8220;<em>Lavami via questi pensieri, Glauco!</em>&#8221; ma l&#8217;acqua ghiacciata mi risputa verso riva sbattendomi sui sassi. Rantolante, grondante e intirizzito mi trascino fuori dall&#8217;acqua. Ho fallito.<br />
In silenzio mi copro dal vento freddo, e a testa bassa, con le scarpe piene d&#8217;acqua ostile, cammino ondeggiando, sfinito, verso la strada d&#8217;asfalto grigio. Il sole è impallidito. Nubi pesanti si ammassano ad est.</p>
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		<title>Un&#8217;ora di silenzio &#8211; Seminario Vallauri 2009</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 09:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ai piedi dell'arcobaleno]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Scavavo nella neve da qualche minuto, con la foga e la violenza di un animale che sbrana la sua preda. Ero madido di sudore e nelle brevi pause mi passavo i guanti mézzi d&#8217;acqua sulla fronte per rinfrescarmi, mentre mi guardavo intorno col fiatone, convinto di aver sentito qualcuno che si avvicinava. Ormai avevo liberato quasi tutti i rami dalla neve, mi mancava soltanto il più grosso, attorno al quale avevo scavato per un buon metro di profondità, misura oltre la quale non riuscivo più ad infilare le braccia. Allora mi fermai a guardare sgomento quel giovane albero; il fusto piegato dal peso della neve caduta sui rami era diventato un arco che iniziava e rifiniva a terra. Altri alberi si erano spezzati, ma questo era abbastanza flessibile da poter resistere a quell&#8217;oppressione. Lui aveva ancora una possibilità, per questo avevo deciso di tirarlo fuori dalla neve &#8211; o almeno &#8211; di provarci. Non ci sono riuscito appieno, ma perlomeno non tutte le sue gemme saranno bruciate dal ghiaccio, e non appena la neve si scioglierà, tornerà dritto e rigoglioso in mezzo alla foresta, pronto a fiorire.</p>
<p>Nel terzo giorno del seminario in Cadore, ognuno era solo nel bosco ed io ero in netto ritardo rispetto all&#8217;orario concordato per il ritorno. <span id="more-1238"></span>Ma dopotutto quello era il mio momento con me stesso, non poteva avere scadenze. Dopo essere salito su una collinetta instabile e aver guadato il fiume su una lastra di ghiaccio dalla dubbia resistenza, arrivai al primo ponticello e mi fermai per dissetarmi con un po&#8217; di neve. Vidi passare una ragazza, che continuò a dritto per la strada, senza attraversare il ponte. “Ma dove va quella? Si passa dal ponte per tornare indietro!” pensai. Provai a seguirla, e mi accorsi che effettivamente aveva ragione lei: le orme dell&#8217;andata erano su quel lato del fiume.</p>
<p>Qualche centinaio di metri più avanti potevo scegliere se continuare per il sentiero innevato, nel quale si sprofondava, oppure scendere e passare per il fiume, e ovviamente scelsi il fiume. Nella discesa intravidi un tizio con i piedi nell&#8217;acqua che si guardava intorno; era Marco. Mi avvicinai e ci salutammo con un cenno della testa, infilai i piedi nel fiume – gli scarponi impermeabili reggevano bene – poi presi la bottiglietta e la riempii con l&#8217;acqua del fiume per bere. Lui mi fece di no con la testa, e infilate le mani dall&#8217;acqua, vi bevve a mo di coppa. Allora io accaldato dalla camminata, mi versai un po&#8217; d&#8217;acqua sulla testa, ma lui di nuovo scosse il capo, e lo infilò completamente sott&#8217;acqua, per tirarlo fuori un attimo dopo urlando per il freddo. Dopo questo il silenzio fu rotto e ricominciammo a parlare, iniziando la camminata fluviale. Deciso a entrare in maggior contatto col fiume, mi infilai in un punto più fondo, dove l&#8217;acqua potesse scavalcare le barriere impermeabili delle ghette, per scendere lentamente dalle ginocchia, lungo i polpacci, fino ai piedi, per poi riempire completamente gli scarponi. Non so se sia stato piacevole o una tortura.</p>
<p>Sul punto di ripartire ci accorgemmo che la donzella che avevo superato aveva avuto la grande idea di seguirmi giù per il fiume, e sembrava in difficoltà nel camminare sulle rocce innevate. Così, l&#8217;aspettammo per proseguire insieme. Valentina, che aveva perso il sentiero e non sapeva come proseguire nel mezzo metro di neve morbida che le sprofondava sotto ad ogni passo, nei primi minuti si rivelò decisamente antipatica, ripetendo per una decina di volte “Quanto manca?”, “Come si torna sul sentiero?”. Dopo averla convinta che la via fluviale sarebbe stata la più breve e la più bella, accettò di seguirci, ma rifiutando tassativamente di bagnarsi i piedi nell&#8217;acqua. Era la prima volta che veniva in montagna, e nonostante lo splendido paesaggio che circondava il fiume, non vedeva l&#8217;ora di tornarsene all&#8217;albergo.<br />
“Di cos&#8217;hai paura? Di bagnarti i piedi o di scivolare nel fiume?” le chiesi.<br />
“Di bagnarmi” rispose<br />
“Allora converrai che una volta che i tuoi piedi sono zuppi d&#8217;acqua, più di così non potrai bagnarteli, o no? E poi guardami, io ho i piedi nell&#8217;acqua e sto benissimo, devi solo superare l&#8217;impatto iniziale e poi starai bene anche tu.”<br />
“No, non lo faccio. Quanto manca?”<br />
Proseguimmo guadando più volte il fiume, noi due sugli stabili sassi del basso fondo, lei su quelli scivolosi sul pelo dell&#8217;acqua. Poi, dopo qualche lento guado accettò di bagnarsi i piedi. Ammetto &#8211; sadicamente &#8211; che le espressioni di sofferenza per il freddo, viste quando ormai la temperatura nei tuoi piedi si è stabilizzata, sono molto divertenti.<br />
Procedemmo così più spediti, fino ad un punto in cui bisognava passare su un tratto di neve morbida.<br />
“Ma nella neve ci sprofondo!”<br />
“Ma che male c&#8217;è se ci sprofondi? Metti avanti l&#8217;altro piede ed esci! Dai vieni che andiamo avanti.”<br />
“Nella neve ci sono già affondata prima! Quanto manca, io devo arrivare all&#8217;albergo, tra mezz&#8217;ora iniziano le recite!”<br />
“Ma guarda è anche divertente, puoi metterti a saltellare nella neve, e se proprio cadi ti rialzi e non ti fai male.” infatti sprofondai e caddi. Divertendomi un sacco.<br />
Ma la ragazza non era ancora convinta e seguiva le mie orme nella neve per avere dei punti di riferimento.<br />
“Scusa, ma è la prima volta che vieni in montagna e non vuoi goderti il panorama, né camminare nel fiume, né sprofondare nella neve, guidata da due perfetti sconosciuti? Ma quando ti ricapita!” le chiesi.<br />
Dopo diversi attraversamenti, e affondamenti finalmente ammise: “Però, a dire il vero, mi sto divertendo!”<br />
Meglio tardi che mai, se n&#8217;era accorta!<br />
Il nostro obiettivo era arrivare ad una cascata, superata la quale avremmo potuto riprendere per il sentiero. Il percorso era più lungo del previsto e dopo un altro quarto d&#8217;ora la giovine attraversava il fiume da sola, senza bisogno che nessuno la sorreggesse.<br />
La mente malata/geniale di Marco allora propose – una volta arrivati – di passare sotto il flusso d&#8217;acqua della cascata, e di farcisi il bagno. Ottima idea, tranne per il discorso del farsi il bagno. Arrivati alla tanto agognata meta, scendemmo e muniti di k-way e passammo sotto la cascata, lei spaventata, ripiegata e di corsa, io lentamente per godermene la maestosità, Marco immergendovisi completamente vestito e bestemmiando.<br />
“Questa sì che è una cosa da raccontare!” esclama lei una volta dall&#8217;altra parte.<br />
“Più che una cosa da raccontare è una cosa che vale la pena di aver vissuto.”</p>
<p>Quella giornata il prof. Vallauri ci aveva lasciati soli nel bosco, con poche e semplici indicazioni: “Disperdetevi, state in silenzio, e quando sentirete la vocina che vi dirà di non fare qualcosa, voi fatelo”. Questo è un infallibile modo per liberarsi del tutto di qualunque vincolo, posto da noi o da altri. Sono troppe le occasioni in cui rinunciamo a fare qualcosa per paura di passar male agli occhi della gente, oppure perché una cosa sembra “strana”. Ma in quel momento sei tu, da solo con la natura, e non c&#8217;è niente che possa essere sbagliato. Puoi trovarti a baciare il tronco di un albero, o a scavarci intorno per liberarlo dalla neve, o infilarti coi piedi in un fiume gelido, o fermarti sotto al getto di una cascata e nessuno ti giudicherà per quello che stai facendo. Non lo avresti mai fatto, ma quel momento di follia autorizzata ti permette di provare una sensazione nuova, qualcosa che non immaginavi nemmeno potesse esistere. E allora ti senti davvero vivo.</p>
<p>Eravamo già sul sentiero di ritorno quando Valentina, guardando giù verso il fiume ci disse: “Ma siamo passati da questa strada anche stamattina? Non avevo minimamente notato il fiume.”<br />
Una componente splendida delle passeggiate nel bosco del seminario era la prima ora, nella quale si doveva mantenere il silenzio. Un&#8217;ora nella quale ognuno era circondato da gente, ma aveva la possibilità di essere mentalmente da solo. “Se fai silenzio, la natura di parla”. Purtroppo sono stati in molti a non rispettare il silenzio, e non oso immaginare, se non si sono accorti di un fiume, quante altre meraviglie possano essere passate loro inosservate.</p>
<p style="text-align: right;">Dedicato alla follia e ad una ragazza che non voleva divertirsi.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1239" title="Cadore" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/05/dscn28891.jpg" alt="Cadore" width="480" height="320" /></p>
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Questo è il mio racconto del Seminario del Vallauri.

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