Ergo sum – ovvero – panoramica ontologica sulla vita umana
E’ vero. Per occupare il tempo bisogna inventarsene di tutte.

- Cogito ergo sum – Secondo Renato Delle Carte, si è poiché si pensa.
- Coito ergo sum – Autorevoli movimenti d’ogni tempo hanno trovato e trovano nell’atto sessuale (meglio se massimamente reiterato) la diretta implicazione di una sensatezza ontologica incontingente dell’Io.
- Sumus ergo sum – L’inclinazione settariopartitica dell’uomo si manifesta in una ricerca del senso della propria personalissima vita nell’esistenza di un insieme, un macrogruppo a cui ricondursi. Molto comune il corollario “Credo ergo sum”.
- Loquor ergo sum – L’impulso continuo a parlare proprio della stragrande maggioranza delle persone individua una via di rassicurante conferma della propria esistenza attraverso la continua espressione della parola (anche non sorretta da pensiero). Ne è conferma il fatto che le persone iniziano a parlare perlopiù senza sapere che cosa andranno a dire.
- Videor ergo sum – L’essere visibili e visti diventa motivo di fondamentale autostima ontologica; interessante è anche il corollario di questo punto, cioè “Pubblico ergo sum”: se non sono su Youtube o nei circuiti internet in generale è probabile che io non esista.
- Dubito ergo sum – Ormai sempre più raro, questo approccio implica l’esistenza in funzione della concreta capacità di dubitare fertilmente; ne è corollario “Evolvo ergo sum”, che aggiunge il passo della crescita per la certezza di un’esistenza all’altezza della propria ontologia.
- Flato ergo sum – Bastione inconfutabile suggerito da Luttazzi, “Scoreggio quindi esisto”.
- Rideo ergo sum – Frase rappresentativa di un’esigua corrente di pensiero che definisce l’essere umano “persona” solo dopo la sua prima risata. Massimo (e unico) esponente di questa corrente di pensiero sono io.
- Mensuro ergo (pos)sum – Vessillo dello scientismo razionalista riduzionista più feroce e anabolizzato.
- Mensuror ergo non sum – Triste motto del nichilismo ontologico proprio di chi coglie che se tutto è misurabile, anche tu lo sei perfettamente.
- Volo ergo sum – Silenzioso grido di battaglia delle orde dei flosci barbari occidentali, che identificano la mole del proprio ego nell’imponenza dei propri appetiti. Esistente nella pregnantissima variante “Volo ergo SUV”, nell’implicazione diretta “Shoppo ergo sum”, e nei corollari “Pompo ergo sum” ed “Edo ergo sum” per chi crede nell’andare in palestra e nel mangiare come atti di accrescimento massivo-spirituale.
- Non sum ergo Rum vel Tequila Bum Bum (ut essem) – L’assenza di sensatezza viene compensata e guarita dall’intrinseca solidità ontologica dell’alcol.
- Scio ergo sum – Io sono quel che so, io sono la mia cultura. Posizione interpersonalmente zoppa ma di innegabile verità, specie in relazione con la tematica della vuotezza della solitudine.
- Amo ergo sum – Posizione attraverso cui la differenza sostanziale fra ontologia e deontologia, fra essere e dover essere si risolve nell’universalità del sentimento umano di amore.
Un fiore nel deserto
Ieri sera camminavo lungo una via cittadina a una sola corsia, e ho visto una ferrari nera. Il rombo del suo motore ti faceva letteralmente tremare la terra sotto i piedi, la luce ci si rifletteva sopra come la luna sul manto di una pantera birmana. Una meraviglia.

Ieri sera ho anche visto una Panda vecchio modello. Doveva essere rossa, un tempo, ma la ruggine s’era mangiata buona parte del colore – e arrancava lentissima, faticosamente, lungo la via. Come se fosse stata a pedali.

La Panda era davanti alla Ferrari.
La Giustizia esiste. E ho avuto un orgasmo.
Allitteration
A volte, se ci troviamo uno a lavoro e l’altro all’università, succedono cose strane. Giocando con le parole succede che scriviamo discorsi che sembrano senza senso ma che un senso quasi non ce l’hanno. Giorgio in arancio, Massimo in verde.
Avevo ancora appetito, all’aperto. Allora alloggiavo all’Astoria, andavo avanti ad alcol, acidi… Agghindato ad aggeggi argentati, agitavo astruse argomentazioni avvalorando antichi assiomi. Assassinai agenti anzianotti: avevo avuto ancora abbastanza ardore.
Capisco, certo che cominciamo con considerevoli considerazioni, caspita! Continuiamo, centrando cerchi, cercando colombe color ciano, consapevoli – certo – che ciò che coloriamo celebri celesti campeggi. Comunque, continua, coraggio.
Secondo scienziati stupidi, sentendoci soli, sciogliamo sostanze speciali… Sussurrando successivamente su se stessi, succubi, salmodie senza sale, sentenze sciocche. Sapide, se (seppur soli) si scoreggia. Sovvertire sedimentati sistemi sessuali, superarli superbamente? Sembra… Sì, sicuramente. Si senton scrosciare scorse storie secolari.
Pare piacevole. Potevi precedentemente puntualizzare punto per punto procedimenti, prove, provette. Per piacermi potresti portarmi pane, pomodori, peperoni. Presto però perché potrei partire prima, pur potendo prevedere posizioni posteriori. Passo puntualmente penna, prego, prosegui pure.
Vorrei vederti volare via, volgare verro. Verrò verso voi vomitando voulevant: vedrai, vari vasi vuoti vacillanti varranno veramente voglie vinose, veloci viaggi vulcanici, vascelli vespertini. Viareggio vaneggia; vado via, Versilia. Vuoi?
Gradirei. Girando giardini, galoppano giovani giumente, gaudiose, graziose. Grandi gioie, Giorgio.
Maestose meraviglie! Ma Massimo, mi manca – mannaggia – mezza misura, mentre maneggio mesto metri, morali, mirabili maglioncini, melassa, magici meteoriti magnetici. Mi moltiplico malvolentieri; ma mi manderai mai?
Realizzando rare realtà religiose rimangono rudimenti reincarnati, rotolanti, rumorosamente raccolti. Ratti rugosi, radure rese rase, resoconti redditizi, rampolli retroattivi, ritornano risalendo ripidissime rupi. Rovigo resta reclusa, ritrovarla roderebbe.
La lasciai. Le lisciavo le labbra, lascivo, la lunga lingua. Le leccavo la lingerie – la levavo. Le lanciai la lenza. Lei, lucida: luppolo leggero, languido. La lancia la lanciò là. La lasciai.
Trovai tanti trucioli, tre troll trasformati tremendamente. Tresche turbavano, traviando territori: troppi tiravano, tiravano tutto. Tube, trombe, triangoli – tubavano, trombavano, triangolavano. Tumulti tenevano taciturni taluni tori.
Oh…! Ordini oggetti oltraggiosi. Ormai ostaggio, organizzerò orribili overture – ohimè! Oserò ottemperare origliando onde, od omologando occhiali oscuri. Ovest, ontani. Ohi ohi. Ori orientali opprimono ogni ortaggio. Orpelli occhieggiano ornando orifizi.
Facciamola finita. Farfugliamo fra filosofia filoanimalista, fredde frasi frettolose, festival fumosi, facendo fatica. Forse future frustrazioni finalmente formeranno felici fracassi. Francamente, finiamola: fave.
Shit happens – ovvero, avviamento alla Religione Comparata
Quest’estate sono andato ad una mostra di dipinti fiamminghi a Palazzo Pitti. Con me c’era anche il grande filosofo Luigi Lombardi Vallauri, che sfoggiava una maglietta incredibilmente bella su cui ci siamo volentieri soffermati a ragionare, all’ombra di una statua d’arte moderna, mentre il sole arroventava il piazzale. Su questa maglietta, che portava scritto in alto “Comparative Religions“, erano magistralmente descritte (in inglese) le differenze esistenti fra le teorie delle maggiori religioni esistenti – il tutto alla luce della locuzione anglosassone “Shit happens” (letteralmente, “La merda accade”). Di questa maglietta esistono molte versioni, ampliate, ridotte o modificate in maniera più o meno elegante, acuta e sensibile.
Vi propongo adesso questo avviamento alla comparazione fra religioni (religioni in senso lato) così come io l’ho potuto leggere sulla maglietta del Vallauri, direttamente in angloide (sono leggermente in polemica con Madame de Staël: secondo me non bisogna tradurre in Italiano, ma imparare la lingua straniera originale – anche se è vero, lei ha tirato fuori l’argomento in altri tempi e per altre ragioni):

- Tao: Shit happens.
- Buddha: When shit happens, it is not really shit.
- Islam: If shit happens, it is the will of Allah.
- Protestantism: Shit happens because you don’t work hard enough.
- Judaism: Why does shit always happen to us?
- Hinduism: This shit has happened before.
- Catholicism: Shit happens because you are bad.
- Hare Krishna: Shit happens rama rama.
- TV Evangelism: Send more shit.
- Atheism: No shit.
- Jeovah’s Withness: Knock knock, shit happens.
- Hedonism: There is nothing like a good shit happening!
- Christian Science: Shit happens in your mind.
- Agnostic: Maybe shit happens, maybe it doesn’t.
- Existentialism: What is shit, anyway?
- Stoicism: This shit doesn’t bother me.
- Rastafarianism: Let’s smoke this shit!
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!




