dic 26 2009

Quali sono i veri valori? Cosa conta nella vita?

Oggi pomeriggio, nel consueto giro di auguri natalizi ai parenti, sono andato a trovare mia zia. In realtà è la zia di mio babbo, ma per estensione parentale, la chiamo zia anch’io.
La povera zia è una vecchietta nata due guerre mondiali fa, che vive sola, dolorante ad ogni movimento, con un occhio che vede tutto appannato da 15 anni e l’altro con la retina danneggiata. Tutto ciò che dista più di un metro, per lei è ombra.

Parliamo del più e del meno, di quello che faccio e di quello che vorrei fare e come ogni volta si va a finire nel solito ciclo di sospiri: “La vita è dura per i giovani, l’importante è che ci siano il lavoro e la salute”.
Poi finiamo a parlare della mia situazione affettiva e allora lei mi parla d’ì sù marito, degli ultimi anni in cui stavano insieme, di quando se n’è andato. Poi la saluto, tanti auguri e me ne torno a casa.

Per strada sotto la pioggia scrosciante penso ad un’esperienza analoga che ho avuto un mesetto fa.

Ero d’accordo con un amico che sarei andato a trovarlo, ma una volta arrivato a casa sua e suonato il campanello mi apre la nonna, che con un’espressione delusa mi dice che lui è dovuto scappare per un imprevisto, senza avvertirmi. Mi metto allora a fare due chiacchiere con lei e le chiedo – con aria allegra e un gran sorrisone – “Allora come sta? Tutto bene?”.
Lei mi guarda con quei due occhi vuoti che aveva dal momento in cui si era affacciata alla porta, e li mi rendo conto di aver fatto la peggiore gaffe del mondo. Diversi mesi prima aveva perso il marito, l’unica persona che le stesse vicina, no che non stava bene!
Mi riprendo alla meglio, e parliamo un po’. Mi dice che è fortunata ad avere una famiglia e dei nipoti che le vogliono bene in casa con lei, ma che nonostante questo si sente un vuoto incolmabile dentro. Come diavolo la consoli una persona che sta così? Quando ti sembra che non valga più la pena di vivere per niente, cos’è che può darti la speranza?

Ogni volta che sente suonare il campanello, spera che sia lui, di ritorno a casa.

Lei cambia argomento, e anche con lei finiamo a parlare di crisi, disoccupazione, e dell’importanza del lavoro.

*  *  *

Due signore della stessa età, che hanno perso la persona più cara che avessero al mondo, e che non vedono l’ora di poterla raggiungere in un ipotetico aldilà. Quello che mi chiedo io è come tu possa dirmi che nella vita contano solo il lavoro e la salute!

Abbiamo bisogno di amore! E di un qualcosa da costruire durante la nostra vita, che ci accompagni fino alla vecchiaia e che non possa essere abbattuto facilmente. Test sperimentali hanno dimostrato che purtroppo non basta costruire una fortezza dorata intorno alla persona che si ama, perché nel momento in cui costei verrà a mancare, tutto crollerà e ci renderemo conto di non aver altro. Dobbiamo lavorare molto su noi stessi e sugli altri, mettersi sempre in discussione, fare esperienza, migliorare: questo dev’essere un valore fondamentale!

Senza lavoro e con meno salute si può anche continuare a vivere, ma se non si ama e non si cresce, si sopravvive soltanto, ed ogni giorno è uguale a quello passato. E quando finiremo la lunga corsa del lavoro, arrivati alla pensione ci accorgeremo forse di non avere veramente niente in mano, qualche soldo, ma niente di più.

Questo è quello che oggi pomeriggio penso che conti davvero nella vita. Ma sono pronto a cambiare idea in ogni momento. E secondo voi invece, cos’è che conta davvero nella vita?

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dic 2 2009

Hell o’ Kitty

Il trademark di Hello Kitty fattura un miliardo di dollari l’anno.
Oltre a tutti gli innumerevoli gadget che vediamo tutti  i giorni, esiste il bancomat di Hello Kitty, il jet di Hello Kitty, l’abito da sposa di Hello Kitty. Esiste la Fender Stratocaster di Hello Kitty. E non sto scherzando.2701eae8d3d02bcaae4e319adcff2d21

Senza voler scendere nel merito di quanto sia o meno agghiacciante che folle oceaniche di ogni parte del mondo se ne vadano a giro a rosaconfettare con stampata ovunque l’indecifrabile, industrialmente ripetitiva espressione di una gattina infiocchettata senza bocca, mi vorrei fermare a fare una riflessione: e adesso?

Voglio dire, una volta che hai un marchio omnipresente con decine di milioni di accoliti pronti ad acquistare qualcosa solo perché “è di Hello Kitty” e che fattura come tutti gli stati centrafricani messi insieme, che fai? Voi, che fareste?
Il potere in questione è forte. E’ un potere mediatico-commerciale penetrante, tentacolare. E se su questo grande apparato fosse montato qualche fine etico? Se Hello Kitty fosse associato a campagne di sensibilizzazione o di beneficenza o che so io? Nel caso, questo impero costruito sulla faccina carina di una gattina potrebbe magari soddisfare la rara ambizione di avere un senso.

Ma il sistema economico capitalistico non viene incontro a questo orizzonte ulteriore. Perché mentre stai valutando, affannati ragazzotti in bretelle svuotano carriole di denaro a lato della tua scrivania. E magari, quindi, metti i piedi sul tavolo, ti allenti il nodo alla cravatta, accendi un sigaro Montecristo e dici alla segretaria che non vuoi essere disturbato. Stasera sei fuori a cena con la tua bella in quel ristorante in centro che le piace tanto. A quella storia di associare il marchio a campagne varie ci penserai domani.

HELLO KITTY CAR 002

Ringrazio Tiziano per aver disegnato la macchina dei miei sogni.

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set 13 2009

… e a quando a quando, un elefante bianco

La giostra gira.
E mentre la giostra gira, stiamo seduti sulla panchina davanti e la guardiamo. Francamente non l’abbiamo osservata benissimo, quest’estate, l’abbiamo un po’ trascurata.
E non vediamo misteriosi lodi Bernardo che tagliano segretamente la mano destra alla Corte dei Conti.
E vediamo una crisi (da cui stiamo uscendo?) mietere posti di lavoro a migliaia lasciando operai in mezzo a una strada senza piegare nemmeno le vendite di cellulari.
Gira la giostra e assistiamo costernati al litigio di Governo e Chiesa che si rinfacciano meschinità a colpi di media come nel loro piccolo fanno davanti ai figli il marito panzone dalla canotta unta e la moglie ormai sfatta nel suo liso vestito a fiori anni ’50 che spazza via da terra i cocci dei suoi sogni.
Torna alla ribalta Feltri, con nuove motivazioni economiche, e il suo giornalismo bellicoso di distruzione di massa.
Ed ecco anche Gheddafi – su cui tutti i bambini vogliono salire – che si atteggia a dittatore d’orchestra bacchettando tutti e prende impunemente per i fondelli mezzo mondo. Ed ecco anche Gheddafi, coi sui abiti bellissimi.
Una giostra in cui insomma il Potere si sta universalmente permettendo tanto da attraversare la folla folle dovendo bisbigliare al cocchiere, Pedro, siempre adelante ma con juicio.
Ma mentre la giostra gira… a quando a quando, appare un elefante bianco.

Fini diventa di fatto il capo dell’opposizione.

fini

Sondaggio estemporaneo: voltare le spalle a una causa sbagliata è tradimento?

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P.S. Mi piace molto questa storia de “l’elefante bianco”. E’ una figura che appare in una poesia del grandissimo poeta decadente tedesco Rainer Maria Rilke, “Jardin du Luxembourg“, ambientata nell’omonimo giardino parigino. L’elefante bianco è in sostanza ciò che non ci si aspetta. L’imprevisto che scuote le tue certezze.
Credo lo inserirò come tag. Un tag molto poetico.

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feb 18 2009

Un ubriaco

di Massimo | in Satyricon | 6 commenti

hic

Un ubriaco canta. Un ubriaco urla, barcolla. Un ubriaco balla, rutta, bestemmia. Un ubriaco è felice, è sordo ed è rosso. Un ubriaco è simpatico e amico di tutti, un altro è arrabbiato e cerca la rissa. Un ubriaco dorme al freddo, un ubriaco straborda e rigozza.

Ma, oltre che nei cartoni animati, avete mai visto un ubriaco col singhiozzo?

Nel documentarmi ho trovato su internet la risposta di un esperto, evidentemente ubriaco, che riporto pari pari.

“PERKè LO STOMACCO SI RIEMPIE DI LIQUIDI FINO A NON STACERNE PIù,E LE SI FORMA DENTRO COME UNA BOLLA ARIA KE NOI KIAMIAMO RUTTI….IL SINGHIOZZO E UN INSIEME DI BOLLICCINE NELLE STOMACO KE TI AVVERTE KE NON CI STA PIU NULLA…QUINDI DI FINIRLA….”

E voi da ubriachi avete mai avuto il singhiozzo?

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feb 4 2009

Der Richter

Da qualche settimana sto guardando un anime fogantissimo: Death Note. Ok, l’avete già visto tutti lo so, sono sempre l’ultimo ad arrivare. Per chi non sapesse di che parla: c’è un quaderno, scrivendoci il nome di una persona, quella muore. Il succo è questo insomma. Ma non voglio parlare della trama, anche perchè è troppo bella per essere raccontata così.

La cosa interessante è che il protagonista, Yagami Light – un ragazzo molto in gamba -, dopo aver ottenuto questo quaderno decide di diventare un giustiziere e di ripulire il mondo dai malvagi, col l’aiuto del Death Note appunto.
Il suo scopo è quello di rendere il mondo un posto migliore, e diventare il Dio di questo nuovo mondo (dettaglio secondario). Ovviamente queste cose le fa di nascosto, e dal mondo è conosciuto come Kira» .

Il fattaccio è successo nell’episodio che ho visto ieri.
In pratica racconta la storia di un altro ragazzo, Mikami Teru, che fin da piccolo si è dedicato a difendere i più deboli, prima alle elementari, poi alle medie, poi diventando magistrato. Ciò che dice Mikami è che per lui ci sono due tipi di persone: quelle buone e quelle malvagie. Immaginate la sua felicità, quando Kira gli propone una… particolare collaborazione. Dopotutto ha in testa solo una parola: eliminazione.

Il mondo è diviso, c’è chi cerca Kira e il modo di farlo fuori e c’è chi invece lo sostiene, facendo notare che da quando ha iniziato ad uccidere i criminali nel mondo non ci sono più state guerre.

Il nocciolo della questione è proprio questo: da una parte il diritto alla vita, l’equiparazione di tutte le persone, la pena rieducativa, ma allo stesso tempo la non-certezza della pena, le scappatoie legali (vedi il caso delle attenuanti generiche in un post recente) e il rischio di rimettere in libertà un delinquente; dall’altra un’esecuzione sicura.

Mi sono fatto una domanda. Avendo questo potere, che farei? Lo userei o no?

La giro a voi, voi che fareste?

deathnote rules

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Ovvero killer in giapponese

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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