Disamistàde culturale
All’Università siamo in periodo di elezioni. E per il Sanato Accademico, e per il Coniglio di Facoltà, e per che diavolo so io.

La carta che viene utilizzata per creare le decine di migliaia di volantini e cartoline – che per una innaturale soggezione alla forza di gravità sono tutte sempre per terra – ovviamente non è mai riciclata, e quando viene gettata, viene gettata in pattumiere simili a fosse comuni con lattine e panini mezzo smangiucchiati. Good night and good luck, foreste vergini del Borneo.
Fatto sta che l’altro giorno mi ero piazzato come mio solito in sala lettura. Lo trovo un posto stimolante, pieno di vita, movimento – paradossalmente riesco a leggere e studiare con concentrazione solo nel casino. Comunque, passa un ragazzo dallo sguardo opaco che lascia dei volantini sui grandi tavoli. Vedo che sono volantini elettorali, e allora mi rituffo nel libro di filosofia della medicina che stavo leggendo, anche se è più che mediocre. Dopo pochi minuti passa un secondo figuro. Leva i volantini elettorali che sono sul tavolo e li sostituisce con altri. Questo mi colpisce molto. Ma mi colpisce ancora di più che, essendo stato tutto calcolato, il ragazzo dagli occhi opachi faccia un altro giro togliendo a sua volta i volantini sostituti e rimettendoci i suoi.
La sala lettura è grande. Sono due piani, e in ognuno ci sono tre file di almeno una decina di tavoli colossali separati in due. Per ogni mezzo tavolo, ho visto, ci vanno tre volantini. Questo vuol dire che ogni quarto d’ora, le parti in lotta in questa guerra di trincea mandano a farsi macellare dal fuoco nemico 360 volantini.
Totalmente sprecati.
Io sono riuscito a salvarne uno – a quel punto ero curioso di vedere che ci fosse scritto. E desidero di non averlo salvato. Leggi tutto…

