dic 31 2009

Un inizio senza fine

Le cose iniziano, non finiscono.
Curioso capirlo alla fine dell’ultimo anno della decade. Ma è così. Le cose iniziano, non finiscono.

Quello che accade non cesserà mai di influenzare la nostra vita; lascerà impronte, ci porterà costantemente a cambiamenti perpetui per agevolarlo, o arginarlo. Cosicché ogni attimo ha il peso di un tassello indelebile della nostra storia, nel bene e nel male. E questo non va dimenticato.

Le finte fini che concepiamo -in realtà passaggi- ci sono solo utili per guardarci indietro con presenza di spirito. Ed ecco che ci voltiamo, e… Oh. Non ci dilungheremo su che cosa vediamo, c’è solo la via che con le nostre forze abbiamo battuto, ora con entusiasmo, ora con pigrizia, ora con tristezza, ora con compassione, ora con energia e gioia sfrenata, come per tutti – un anno comunque memorabile, di profondi cambiamenti. E se guardiamo ancora più lontano, verso dove sfuma l’orizzonte, vediamo tutto il decennio, la nostra adolescenza, il nostro forgiarci lento in persone, il nostro mettere ali. Persone che prima c’erano e se ne sono andate, persone che prima non c’erano e che ora affondano le loro radici nella nostra vita.

Il prossimo anno è lusinghiero, se avete gli occhi giusti. Anche il prossimo decennio lo è – informe, enorme di promesse. E questo perché è il nostro domani. E il domani, se è vero che ne siamo i fabbri, non può che essere così.
Vi auguriamo di riuscire a piegare il vostro 2010 nel gioiello che desiderate farne.

Adesso scappiamo, abbiamo una macchina piena di alcolici, un sacco di musica e di compagnia che ci aspetta e un brindisi lungo dieci anni da fare.
Verso Itaca.

Massimo & Giorgio

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dic 24 2009

Caro Babbo Natale II

Caro Babbo Natale,
come stai? Sappiamo che quest’anno c’è grossa crisi. Almeno così dicono. A noi non pare, visto che tutti continuano a spendere e spandere senza cognizione per cose inutili. Ma se avrai qualche difficoltà a portarci quello che ti chiediamo non ti preoccupare: ti diamo una deroga di una settimana.

Chiaramente anche quest’anno siamo stati veramente buoni. Una volta Giorgio ha lasciato dieci euro a un barbone per comprare del credito karmico e Massimo ha insegnato a un mucchio di gente come si usa Word. Ma poi abbiamo fatto anche un sacco di altre buone cose, come lo spettacolo di beneficenza al Saschall e il boicottaggio di McDonald. Quindi eccoci a batter cassa.

Massimo quest’anno vorrebbe un Dinozord. Uno vero. Non ha detto quale, sorprendilo. Giorgio invece ha bisogno della spada laser verde. Così finalmente potremo andare a giro come un vero Power Ranger e un vero Jedi. Giorgio vorrebbe anche qualche chilo di voglia di studiare, e magari qualche trenta sul libretto. O quantomeno una riforma (o una rivoluzione, rosso come sei) che annichilisca il Diritto Commerciale. Massimo invece sarebbe felicissimo di avere finalmente un po’ di voglia di scrivere su questo blog e un contratto di lavoro di quelli fichi, magari con la firma in fondo.

Per quanto riguarda tutto il resto… per quest’anno lascia stare. Innanzitutto perché hai la tua età e a portare tutta la compassione di cui c’è bisogno in un sacco ti fai venire il colpo della strega. Ma soprattutto perché quest’anno ci pensiamo noi.
Non c’è bisogno che tu ci porti qualcosa che abbiamo già dentro. Quindi non ci sarà bisogno che tu ci porti pace se avremo la pace nel cuore; non c’è bisogno che ci porti amore se avremo il coraggio di amare col cuore nostro; non c’è bisogno che tu ci porti entusiasmo se ci guarderemo attorno e sorrideremo rimboccandoci le maniche. E forse questo è un primo proposito per l’anno a venire: trovare dentro quello che si chiede fuori.

Ti ringraziamo -anche se tu non c’entri nulla, ma ehi, questa lettera è indirizzata a te- per tutti i doni che abbiamo ricevuto che non si possono comprare coi soldi, e per tutti quelli che riceveremo. Ma dopotutto tu sei la rappresentazione di tutti quelli che ci amano e che ci fanno doni, no? E allora questo ringraziamento lo dobbiamo proprio a te.
Speriamo di essere dei Babbi Natale all’altezza di come tu lo sei per noi.
Un abbraccio caloroso,

Massimo & Giorgio & tutti quelli che si vogliono unire & i loro enormi auguri per tutti

P.S. Ci riporti i preservativi al mango?

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dic 21 2009

E dopo tre giorni

Ventuno-ventidue dicembre: la data del solstizio d’inverno. Nell’emisfero boreale, il momento dell’anno in cui il sole resta più basso sull’orizzonte. Per tre giorni sembra che nulla cambi. Che resti basso, e freddo. Non si muove. E’ soltanto il 25 dicembre che ritorna a salire sensibilmente, sorgendo, all’alba, nel punto della costellazione della Croce del Sud che viene indicato dalle tre stelle della Cintura di Orione allineate con Sirio, l’astro più luminoso del firmamento.

Osserviamo. La prima divinità dell’uomo, il Sole, muore sulla Croce del Sud il giorno del solstizio. Le tenebre vincono, il mondo è in loro balìa – e per gli uomini non c’è più speranza. Nulla cambia. La primavera, quest’anno, non tornerà.
Ma passati tre giorni dalla morte sulla Croce, invece, ecco! Rinasce, nel luogo indicato dalla splendente Sirio seguita dalle tre della Cintura, anche dette “i Magi“. Torna a salire, riconquista il cielo, i giorni! Dal profondo dell’Inverno annuncia la Primavera! E il 25 dicembre diventa il dies Natalis Solis Invicti, il giorno di nascita del Sole Invincibile. Un festeggiamento universale indelebile, proprio di decine dei culti dei più disparati nel tempo e nello spazio. Su cui anche per questo, secoli or sono, fu “montato” un altro divino Natale. E forse, fu costruita l’intera storia di questo nuovo Dio.

Vedo che il Sole è sempre meno un dio. Gli dèi oggi hanno grandi cattedrali, vaste ricchezze, posizioni forti, misteri complessi e insondabili, fedi discusse. Il Sole no.
Forse la mia sarà una spiritualità epidermica… ma comunque, il Sole che scioglie la neve, che brilla sull’acqua, che fa maturare l’uva, che ti riscalda il corpo e che colora il mondo merita veramente un rispetto sacro troppo spesso trascurato. Troppo spesso riservato alla penombra di edifici santi in cui l’aria è vecchia e fredda.
Da oggi il Sole Invincibile tornerà a guadagnare sul buio. Spero che questo sia d’ispirazione, affinché possa avvenire in ogni cuore.
Buon dies Natalis Solis Invicti.

helios

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dic 3 2009

Dorian Gray va a puttane (e ammazza tutti)

La critica più alta prende l’opera d’arte semplicemente come punto di partenza per una nuova creazione, scriveva Wilde. Sottinteso che la nuova creazione deve avere un valore maggiore o uguale alla precedente: Oliver Parker Epic Fail.

Dorian-Gray-PosterLa mia passione per Wilde non è un segreto. Ed è arcinoto che il mio libro preferito sia Il Ritratto. Potrete ben capire il mio sentimento quando ho visto per la prima volta il trailer del nuovo film su Dorian Gray, del regista albionico Oliver Parker.

Non sono uno sciocco purista che resta deluso dal film perché non è come il libro. Diversi i linguaggi, i tempi, i punti di forza e le debolezze: è stupido pretendere la stessa opera da cinema e carta stampata. Ma questo film è un aborto mancato.

Nulla della profondità, della vibrante bellezza, del genio del libro viene anche solo lontanamente ad avere una rappresentanza nel film. Dopotutto, secondo il regista, “Dorian Gray è il più grande romazo gothic-horror mai scritto“. Il che evidenzia come costui non abbia idea di ciò di cui sta parlando – ma parli comunque, e faccia film.
Anyway, lasciamo che sia il film ad evidenziare le mie osservazioni.

Dorian Gray arriva in città, sciatto e stupido. Chiaramente, perché cercare un attore che esteticamente (e perciò, nel caso, psicologicamente) bene rappresenti il personaggio di Dorian Gray, con riccioli biondi e frank blue eyes, se si può sfruttare una bellezza più vampirica da gothic-horror? Il fascino del bel tenebroso è molto migliore. Che vuoi che importi se non ha nulla a che vedere con la very sharpness del contrasto fra esteriorità pura, efebica ed innocente e interiorità sepolta e corrotta? Il bel tenebroso è figo. E s’ha da giocare nel campo di Twilight. La concorrenza incalza.
Comunque, dicevo, Dorian arriva in città sciatto e stupido. E schifosamente ricco. Suona il piano, il pittore Basil Hallward lo vede, se ne invaghisce e incomincia a farne ritratti a raffica. Ma Dorian si annoia… Quindi Basil lo porta ad una festa di Gran Gala. Lì Dorian incontra Lord Henry Wotton. E uno, a quel punto, si aspetterebbe la sentitissima, lacerante conversione di Dorian Gray all’edonismo estetizzante. Conversione indotta da uno dei discorsi più potenti mai pronunciati sulla Bellezza, che cavalca a pelo il Favonio alato della voce di Henry. Invece no.
Henry, nella geniale intuizione di Oliver Parker, offre gin e sigarette a Dorian, e poi vanno a puttane insieme. Et voilà! Le jeux sont fait. Conversione diametrale in esteta decandente avvenuta con successo.
Notevole anche l’impronta religiosa data alla magia del Ritratto. Oliver Parker ci fa il regalo apprezzatissimo di specificare che si tratta di un patto con Satana. Che eleganza di pensiero! Da lì in poi Dorian inizierà ad ubriacarsi in continuazione, fumando come un Turco e diventando assiduo frequentatore di bordelli. Perciò è un film vietato ai minori di 14 anni. Le infinite – ed ebbene sì – noiose scene di sesso avvicinano il film al porno soft; il timore censorio fa però sì che il tutto si riduca a carnai orgiastici disorientanti, urletti, sospiri e gemiti e accenni en passant di mosse pelviche. Insomma, non si vede una coscia. E le donne non sono così belle. C’è anche qualche ardito accenno omosessuale, ma mai oltre al bacetto a stampo. Ogni tanto Dorian spippacchia dell’oppio e… E’ palese che questa sia l’altezza massima, per l’asticella dell’ingegno di Oliver Parker. L’undicesimo capitolo del libro, in cui Wilde dipinge a brevi tratti d’acquerello l’elefantiaca schiera dei piaceri più complessi e raffinati che Dorian cercava (la collezione di stumenti musicali, la predilezione per strani concerti esotici, la ricerca di pietre preziose, di abiti eleganti o antichi, di costumi, il crogiolarsi in coscientemente in convinzioni e religioni diverse) il regista evidentemente non deve averlo nemmeno lontanamente inteso. Quindi ha deciso che Dorian avrebbe passato decenni fra Bacco, Tabacco, Pusher e Venere. E basta.

Henry fa qualche battuta-citazione. Quelle originali sono chiaramente belle, anche se totalmente decontestualizzate e instupidite dall’uso che il personaggio cinematografico ne fa. Quelle inventate dallo sceneggiatore Toby Finlay ti fanno capire che al mondo un sacco di gente ha sbagliato lavoro. Dopotutto, pulire i cessi è molto più onorevole che sporcarli.
Il cinico, brillante, disumano personaggio di Lord Henry Wotton diventa un bolso vittoriano che tenta di essere il più simpa della compa.

Come se non bastasse, Dorian ammazza gente a pacchi da dodici. Basil lo assassina con un pezzo di specchio accanendosi tanto che il cadavere non l’avrebbero riconosciuto nemmeno dal calco dei denti. Poi niente Alan Campbell – il mistero del chimico che gli scioglie il cadavere non è abbastanza fascinoso per Parker. Meglio fargli fare a pezzi il corpo, metterlo in un grosso baule, andare al fiume, scagliare in acqua arti e frattaglie che sembravano le stelle filanti della festa di San Calcagno e affondare il baule. E poi comunque ammazza o tenta di ammazzare tutti. Alla fine la sua amicizia con Henry si incrina perché Dorian lo accusa di aver sempre predicato l’edonismo senza mai aver avuto il cuore di viverlo davvero. E giusto per mettere le cose in chiaro, gli tromba la figlia. Sì, nel film il cinico esteta ha una figlia. Poi Henry – chissà come? – capisce tutto del Ritratto, va a casa di Dorian quando lui è altrove, scopre il dipinto, mammasanta che paura che spavento, arriva Dorian che cerca di strozzarlo col papillon, tutto prende fuoco, Dorian resta chiuso dentro e finalmente duella a fil di stocco col demone che abita il Ritratto, ormai corrotto all’inverosimile. Oibò.
Chiaramente Dorian vince, invecchia d’emblée, decede fra le fiamme e il quadro torna normale. La figlia di Lord Henry non rivolge più la parola al padre (e quanto se la prende, dopotutto gli ha solo bruciato vivo il fidanzato), il quale tiene il Ritratto in cantina, ogni tanto scende a guardarlo e gli fa “Ha-ha!” come Nelson dei Simpson. Fin. E consumazione del gravissimo reato artistico di “Racconto di ciò che per elganza non deve essere raccontato” – nella fattispecie, la morte di Dorian.

Riassumendo, nulla di quello che il libro trasmette – nemmeno le tematiche più palesi, semplici ed evidenti – è anche solo pallidamente reso nel film. Che non trasmette nient’altro. Nulla. Nada. Solo che adesso milioni di persone in tutto il mondo, non avendo letto il libro, crederanno che quello sia il Dorian Gray. Un qualcosa che sta a metà strada fra The Libertine e Twilight. E senza che se ne accorgano, senza che lo sappiano, moriranno un po’ dentro.

Chiaro, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale, per usare le parole di Antoine Ego di Ratatouille, ma questo non toglie che “Dorian Gray“, film del 2009 di Oliver Parker, sia pura merda. A parte un paio di scene che mi sono piaciute parecchio, anche se inventate di sana pianta. Ma il complesso resta comunque merda 23 carati. Non provate ad a spendere del denaro per vederlo. No. No. Ehi, ti ho visto, rimetti a posto il portafogli. Circolare, circolare, non c’è niente da vedere. Anche lei, signorina, circolare.

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nov 5 2009

Festa delle Forze Armate

Sì, devo cercare di mitigarmi – e questa è l’occasione. Perché non esistono posizioni solide che si possano spianare a colpi di sciabola.

Non nego che la festa delle Forze Armate stenti ad attirare la mia simpatia. Vedere, nei rari momenti in cui accendo la televisione, spot commossi in cui valorosi militari sono applauditi dalla folla e bambini rincorrono gaiamente le ombre dei carri armati mi fa storcere il naso. Ma adesso, Giorgio, diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Nota preliminare: la faccenda è complessa – motivo in più per andare coi piedi di piombo. Potrei anche sbagliarmi nel descrivere l’articolazione istituzionale militare e di polizia, e in tal caso, come disse un polacco, mi correggerete. Frecce Tricolore

Le Forze Armate italiane sunt omnes divisae in quattro: Esercito, Marina, Aviazione e dal 2000, Carabinieri. Sono corpi militari, composti da militari.

Le Forze Armate non vanno confuse con le Forze di Polizia. Infatti quando ci si riferisce alle Forze di Polizia ci si riferisce a quelle istituzioni che hanno precise funzioni in relazione a prevenzione e repressione dei reati, ampiamente articolate sia in materia territoriale che di competenza, che possono essere sia militari (Carabinieri, Guardia di Finanza) che civili (Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria). Quindi sono due nozioni ben distinte, pur avendo punti in comune.

L’ho puntualizzato perché io non lo sapevo. E ancora so molto poco. Ciononostante, mi permetto una minima riflessione che non necessita di conoscenze tecniche specifiche.

Le Forze di Polizia sono (ancora) necessarie. Senza la loro funzione di sicurezza non esisterebbero organi capaci di ostacolare la commissione di reati, senza la loro funzione giudiziaria i PM dovrebbero mettersi a fare seriamente palestra, perché i nerboruti rei dovrebbero trascinarli loro davanti al giudice.
Fermo restando tutto quello che ho già avuto modo di dire sulle Forze dell’Ordine, queste hanno un ruolo fondamentale e degno del massimo rispetto.

Ma non volendo fare di tutta l’erba un fascio né nel bene né nel male, altro discorso va fatto per quelle Forze Armate che non sono Forze di Polizia. Esercito, Marina, Areonautica militare.
Verissimo che sono le uniche istituzioni che hanno i mezzi per allenare atleti a livelli olimpionici. Ma mi sembra un po’ pochino. Infatti, per il resto, si impegnano in goliardiche missioni di Peace Keeping durante le quali vanno col fucile in braccio a portare la democrazia là dove la democrazia non può ancora strutturalmente attecchire facendosi sparare addosso dai mattacchioni locali. Ah, no, aspetta. Ci sono anche le frecce tricolori – che fanno sempre scena – e abbiamo anche due o tre navi supertecnologiche. Per far bella figura con i presidenti stranieri. Per non parlare degli ultimissimi acquisti che si prospettano, di cui abbiamo già parlato, cioè i 131 cacciabombardieri JSF, ciascuno equivalente, per costo, a 400 asili nido, o a 80.000 indennità di disoccupazione per precari. Negli ultimi nove anni la spesa annuale per la Difesa è aumentata di quasi 8 miliardi di euro – superando i 20. Ultime notizie, nel 2010 arriveremo a 23. Ma il crimine comune è maggioruguale a prima.

Il riveritissimo Napolitano ne fa una questione di prestigio. Il Peace Keeping, i caccia, tutta roba che ci rende un paese prestigioso. Essendo noi l’Italia non possiamo puntare su altro che sugli armamenti e sugli interventi militari, per diventare uno Stato prestigioso. Eh già. Mai che si investa sulla cultura giocando in casa, sviluppando ciò che come Paese siamo nati per sviluppare. Meno male che certi ministri si oppongono.la-grande-guerra

Il 4 novembre si ricorda la vittoria dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, annunciata col Bollettino della Vittoria del generale Diaz: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.” Bilancio italiano: 650.000 morti, un milione di feriti e mutilati, 600.000 dispersi e prigionieri. E dopo quasi cent’anni si festeggia ancora come vittoria.
Bellissimi gli spot “Grazie Ragazzi” et cetera et cetera. Ma io, in tutta franchezza, preferisco ringraziare per altro.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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