ott 26 2009

Grande Fratello 10 (e lode)

Oggi inizia la decima edizione de “Il Grande Fratello“. Questa è una buona notizia. Perché?
Be’, sciocchini, ve lo spiego subito.

  • Da oggi e fino a marzo quaranta persone disadatte alla vita che sognano di lavorare in televisione saranno rinchiuse e non potranno scorrazzare liberamente per il mondo appestandolo. Dove non arrivano i giudici arrivano le televisioni.
  • Da oggi e fino a marzo milioni e milioni di idioti, deficienti, cretini, ignoranti, stupidi, pettegoli subumani privi di ogni prospettiva od orizzonte buoni solo a scaldar poltrone e consumare il nostro pianeta passeranno un sacco di ore reclusi, avvinti  ad una scatola magica, risparmiandoci la loro presenza mentre camminiamo per strada sottobraccio con la nostra bella, prendiamo il bus o entriamo in un pub con amici.
  • Da oggi e fino a marzo milioni e milioni di esseri che insozzano il nome della razza umana con lo scempio che fanno della propria meraviglia, delle proprie possibilità e della propria vita parleranno esclusivamente fra loro e soltanto di quello che avviene nella Casa, lasciando libero il campo alla schiera delle persone degne del nome di “umani”, la quale non verrà diluita da merda-che-cammina-su-due-gambe e che potrà così confrontarsi più serenamente per migliorare la vita.
  • Da oggi e fino a marzo avremo la possibilità di ottenere la conferma che il nostro mondo sta andando a catafascio, se come sempre ci saranno davvero milioni di cittadini che passano le ore a guardare quello che un campionario accuratamente scelto di bestie televisive fa rinchiuso in una gabbia dorata – un po’ come se andassero allo zoo apposta per vedere i gibboni che copulano. Solo che invece dei gibboni ci sono gli Homines Provinorum, con abbronzature artificiali, seni posticci ed un desiderio spastico di mostrarsi all’etere tutto mentre esercitano mediocre genitalità con persone mediocri come loro.

Tutto va bene, nevvero? La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza.

Giorgio Moretti,
Oceania, 26 ottobre 1984

Grande-fratello

Unico appunto… Godiamoci questi mesi. Perché a marzo i milioni di larve idiote si riverseranno per le strade. Di nuovo. E saranno proverbialmente cazzi amari per tutti.
E ricordatevi che è proprio per questo che in una società civile e complessa come la nostra non può e non deve esistere il diritto ad essere stupidi subumani privi di orizzonti: così come chi non fuma ha il diritto di non essere affumicato passivamente da tabacchi altrui, così chi vive la propria vita come persona complessa, profonda e sfaccettata guidato da sogni altruistici ha il pieno diritto a non patire la stupidità passiva che si spande come puzzo di fogna quando l’esercito dell’imbecillità dilaga per le strade.

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ott 19 2009

Festival della Creatività 2009

Una volta l’anno, a Firenze si svolge il Festival della Creatività.
Non è un festival dei più prestigiosi, dei meglio organizzati o dei più interessanti; è elefantiaco e scoordinato come l’esercito russo del 1812, invaso da sponsor, pubblicità e commercianti truffaldini; ciononostante, ha qualcosa di speciale.

Primo: si svolge all’interno della Fortezza da Basso, massiccio ed ampio bastione fortificato eretto negli anni trenta del sedicesimo secolo, al ritorno dei Medici in città. Piazza d’armi moderna e di rara bellezza, al cui interno si trova una variegata schiera di edifici e padiglioni – articolazioni del polo fieristico.Fortezza_da_basso

Oltre a questo innegabile pregio c’è un’altra peculiarità, molto più sottile.
Come ogni grande fiera ha ovviamente il suo programma. Programma complesso, che si evolve e sviluppa fra giorni e padiglioni, fra concerti, spettacoli, dimostrazioni, conferenze, stand, mostre. Ecco. Al Festival della Creatività, se prendi il programma e cerchi qualcosa che ti interessi, non troverai mai niente di buono. Mai. Non è una caccia: in questo festival la tattica da usare è diversa. Niente programma.

Devi entrare a testa alta attraverso la porta fortificata, sorridendo e dicendo “buongiorno” al ragazzo dello staff all’ingresso. Farti dare qualsiasi volantino da chiunque te ne voglia dare, e dire entusiasticamente sì ad ogni proposta. Osservare ogni lavoro, conscio che qualcuno ha impiegato tempo, risorse ed energie per realizzarlo. Non guardare mai a terra, ma sempre lontano, o gli occhi di chi passa. Fermarti agli stand chiedendo alle persone come stanno e che cosa vogliono dirti. Quando c’è musica, poi, bisogna ballare. E poi fermarti a comprare un libro, forse per acquisire karma positivo. Sapete, è così che accadono le magie. Leggi tutto…

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lug 20 2009

Chi vede l’alba prima degli altri

Mi viene da pensare ai miei nonni paterni. Erano professori di ceto borghese benestante, loro la televisione l’hanno potuta comprare appena si affacciò sul mercato. E nel 1969 c’hanno potuto seguire l’allunaggio dell’Apollo 11. Chissà che emozione. Quando sembrava che la corsa alla conquista dello spazio stesse esplodendo, che la costruzione di astronavi o di macchine volanti fosse una questione di pochi anni – mentre nessuno si poteva nemmeno immaginare i cellulari, o internet. Nei libri di fantascienza degli anni ’50 e ’60, i capitani delle astronavi intergalattiche usano il telefono fisso, sapete?
Adesso invece la gente passa la vita su FaceBook, tutti hanno un cellulare minuscolo e omnifunzionale senza il quale si sentono persi – e vanno ancora a giro rombando con vecchi scassoni a benzina.

Il 20 luglio 1969 non è stata una grande data in sé, ma lo è per quello che significa oggi, a quarant’anni di distanza.
E’ l’evento-simbolo della vecchia promessa di essere una razza unica e unita, lanciata verso l’esplorazione universale e la Verità, con negli occhi la scintilla di un’avventura epica, ma non violenta né temeraria. Era il momento in cui tutti i problemi sembravano più semplici, davanti a ciò che il potere dell’ingegno umano progettava di conquistare: se l’uomo arrivava sulla Luna, i suoi unici limiti li poneva la sua fantasia.

Poi il sogno si è rotto. Immagino con maliconia lo spirito degli ex-sognatori, che lo hanno osservato deviare verso frontiere economiche o informatiche, o militari, verso una globalizzazione priva di entusiasmo, di fratellanza, d’amore. Immagino che voltandosi indietro, “con il tipo giusto di occhi, potevi quasi vedere il segno dell’acqua alta, quel punto dove l’onda infine si è infranta ed è tornata indietro.

Certo, se Neil Armstrong e Buzz Aldrin non fossero stati (e fossero tutt’ora) dei Big Jim, dei G.I. Joe, insomma degli stereotipi dell’eroe americano dalla grande mascella, avrebbero potuto vivere meglio la loro esperienza, e trasmettere di più a tutti noi. Ma dopotutto sono dei militari americani di professione, e in quanto tali, sono profondamente stupidi.
Sul sito moob.it ho trovato un’intervista fatta di recente da Mattia Nicoletti ad Aldrin, che inizia così:

Intervistatore: Sono passati 40 anni da quel momento [l'allunaggio]. Ci ripensa spesso?
Aldrin: L’uomo è stato sulla luna. Punto. E’stato quello che è stato. Ripenso al fatto che sono felice di avere dato il meglio di me stesso e di avere raggiunto quel risultato.

Capisco che abbia qualche complesso d’inferiorità per esser stato il secondo uomo sulla Luna. Ed è vero che un uomo sulla Luna sarà sempre meno interessante di una donna sotto il sole. Ma lui e Armstrong potevano passare alla storia come i rappresentati vivi di un grandissimo sogno collettivo che pareva a portata di mano – e che prima di chiunque altro hanno visto svanire.
Potevano essere quei “sognatori che trovano la loro via alla luce della Luna, e perciò condannati a vedere l’alba prima degli altri” – e non lo sono stati. Ma dopotutto sono militari americani di professione, e in quanto tali, sono profondamente stupidi.

Anche se… mi chiedo che cosa provino davvero, aldilà di ogni formalità gallonata, quando la sera escono di casa, e in cielo, tonda, chiara e luminosa, contro il buio della notte, vedono splendere la Luna…

apollo-11

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mag 31 2009

Il giorno prima del Grande Giorno

Capita sempre il giorno prima del Grande Giorno, a tutti.

Che sia un esame, un colloquio, una battaglia, una cerimonia, – uno spettacolo – non importa. Il sentimento che si ha in cuore è sempre lo stesso. Paura ed emozione che variano e si confondono, la testa che riecheggia di pensieri su quel Giorno, energia, sonno più o meno tormentato.
La cosa fantastica è che questi Grandi Giorni sono tutti colpi d’ali che ci permettono di sollevare noi stessi e la nostra condizione verso orizzonti sempre più lontani e magnifici.
La cosa strana è che davanti a questi Grandi Giorni si smette di pensare all’oggi: si è lanciati, pro-gettati su quel Giorno e nient’altro. E si scorda il presente.

In realtà però quel Grande Giorno è la misura del lavoro fatto durante i giorni precedenti. Quei giorni non sono un periodo compresso di notte e luce a vigilia di un giorno più grande. Sono giorni – ciascuno di essi è un giorno – come il Grande che si sta attendendo e come quelli che lo seguiranno. Quindi, se ogni giorno contribuisce ai Grandi Giorni della nostra vita, ogni giorno è Grande, e non esistono, non devono esistere giorni normali. La goccia che fa traboccare il vaso è identica a quella che vi è caduta dentro per prima, e il primo passo fuori di casa è identico all’ultimo prima dell’arrivo – anche fosse un viaggio di diecimila miglia.

Da domani sera, per me e Massimo cambieranno molte cose. Domani è il nostro Grande Giorno. Ma anche oggi lo era.
Se domani, per voi, non è in programa nulla di speciale, be’, sappiate che comunque anche per voi domani sarà il vostro Grande Giorno, così come anche per voi oggi lo era.
Ed è per questo, credo, che ogni giorno il sole sorge: a gloria vostra, e di noi tutti.Alba a Roccella

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mag 29 2009

“Fuori dal Nulla” (a pedate)

Gli autori del blog istesso che leggete sono soliti dedicare aperitivi interi alla costruzione di spettacoli eccezionali in teatri colossali.
Stavolta tocca al Saschall, il teatro più grande di Firenze, sul cui palco si tenne il celeberrimo concerto di De André con la PFM, e da cui ha parlato il Dalai Lama. Spero non li faremo scomparire troppo – dopotutto son ragazzi bravi.locandina

Questo spettacolo che facciamo, “Fuori dal Nulla”,  è organizzato, in realtà, dall’intero circolo a cui apparteniamo, ossia “Gli Artisti dell’Inutile”, nato circa un anno fa, che raduna in un gruppo solido e compatto creatori eccelsi dei generi artistici più disparati; “Fuori dal Nulla” ne è la prima piena espressione unitaria.

Si tratta di una serata di beneficenza, infatti l’intero ricavato andrà alla Fondazione Francesco Caffè, impegnata nel settore della sicurezza stradale. Noi non ci becchiamo un centesimo, lo facciamo perché ci diverte, e perché questo tipo di espressione ci dà un senso.
Infatti è uno spettacolo che nasce con l’idea di non finire una volta che si è usciti dal teatro, ma di essere continuato per conto proprio da chi l’ha seguito. Se su questo aspetto vorrete saperne di più, venite lunedì 1° giugno ore 21:00 al Teatro Saschall di Firenze con 10 euro di donazione minima – e passate una buona serata fuori dal Nulla.

Nel remoto caso in cui ancora non foste convinti, o voleste saperne di più (ad esempio sulla scaletta della serata), potete visitare il sito del circolo.
Ma chi è curioso va all’inferno. Quindi poche domande e venite.

Ah, dimenticavo. Che cosa facciamo io e Massimo. Siamo autori delle sceneggiature, insieme ad una nostra amica, Nicole Zacco. Io, poi, tenterò di fare il presentatore.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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