Cari Massimo e Giorgio
Cari Massimo e Giorgio,
quest’anno siete stati delle merde. Lo capite che i regali vanno fatti a Natale, non quando si sentono in cuore? Altrimenti io qui fallisco. Già c’è la crisi. Per favore, venitemi incontro e inoltratemi qualche ordine. E’ un ordine.
E’ vero, come organizzazione fa un po’ acqua. La gente si stressa a inventarsi i regali più adatti e allora si ritrova ad arrangiarsi con cazzate costose o di moda con sopra un marchio che ne dovrebbe essere il valore. Si spendono un sacco di soldi, le paranoie sull’opportunità di fare un regalo sì ma di che tipo e quanto ci voglio spendere si appiccano da persona a persona come fiamma da foglia a foglia, la gente sta ore in automobile per andare ai centri commerciali, ingrassa di brutto perché non muove mai il culo (io sono grasso perché non dico mai di no, ma sport ne faccio) e come se non bastasse per un mese all’anno ho la posta totalmente intasata, quindi se mi arriva una bolletta o una lettera dalla casa di massaggi di Bangkok (ho piccole quote di alcune società, affari miei) è probabile mi sfugga. Ma che ci volete fare? Gli affari sono affari. E se non guadagno come li pago gli elfi? Hanno anche messo su un sindacato…
Sapete, voi sareste piaciuti a mio fratello. Ma è molto tempo che non c’è più. Lui si faceva spedire le lettere tutto l’anno. E le persone gli dicevano che cosa volevano regalare, non che cosa volevano ricevere. Babbo Donato. Gestivamo l’azienda insieme, ma le cose così non andavano, eravamo a crescita zero. Poi una volta ci fu una discussione… Lui voleva che ritagliassimo la nostra quota di utili per iniziare a fare anche noi dei regali, ma… era tanto tempo fa, ancora avevamo pochi soldi, che potevo fare? Tirar fuori altri soldi dal cappello? E glielo dissi: “Io ho quel che ho, Donato”. Lui mi guardò con uno sguardo strano e mi rispose “Io ho quel che ho donato”.
Forse non erano idee sbagliate, ma come si fa a conciliarle con questa vita qua? Mi hanno detto che l’hanno visto regalare sementi ai contadini rovinati del Bengala, lavorare con loro. Sempre col suo ridicolo vestito verde.
Vabbè, alla fine non siete poi così male. Il vostro quest’anno l’avete fatto, e per quanto giustamente vi chiediate di più, alla fine siete sempre nella lista dei buoni. Vedrò che cosa mi è rimasto e vi potrò mandare – ma Massimo non aspettarti obbiettivi per la macchina fotografica grossi come tronchi, e Giorgio non ti aspettare stilografiche col pennino in palladio.
Intanto vi auguro un Natale splendido, denso (come il miele) di quel sentimento di calore e festa che sa portare, in compagnia, a riparo dal freddo, con un grande pasto e vino buono, un Natale di regali sentiti, coronamento di questo anno di Nostro Signore 2010, capace di rasserenare la mente per tirare le giuste conclusioni sulla propria vita quando sarà il momento. Ma in fondo, aldilà di ogni augurio, il segreto del Natale è forse quello del creare una scusa buona per passare del tempo – fosse anche solo un giorno – esattamente come tu desideri.
Avanti e in alto,
Babbo Natale
P.S. Fortunelli, mi sono rimasti i preservativi al mango.



