mar 23 2010

Quando FaceBook smetterà di funzionare

Palo Alto (California) – Il 21/12/2012 è veramente una data che rimarrà nella storia. FaceBook, il più popolare social network della rete, che a ieri contava più di due miliardi e mezzo di utenti, ha cessato di funzionare contemporaneamente in ogni angolo del pianeta.
Stando alle dichiarazioni rese dal servizio stampa, cellule terroristiche di matrice neoumanista avrebbero utilizzato in concerto potenti ordigni elettromagnetici contro tutti gli edifici in cui fossero custoditi server del sito, in centoventitre stati diversi. Il danno è irreparabile. I circuiti dei server sono bruciati. FaceBook è irreversibilmente distrutto.
L’amministratore delegato, il fondatore Mark Zuckerberg, ha tentato di rassicurare i media, i fruitori e gli azionisti, ma non è bastato ad evitare un collasso del titolo tale da rendere necessario il ritiro dalle contrattazioni. Si è impiccato poco dopo.
Tutti gli Stati del mondo si sono ritrovati a dover gestire una situazione imprevedibile. Le persone, ormai abituate a far sentire le proprie voci e a comunicare quasi esclusivamente sul social network, si sono ritrovate mute e nel panico. La paura di altri attacchi terroristici è dilagata, nessuno si sente più al sicuro, anche se i Capi di Stato di ogni Paese tentano di tranquillizzare le rispettive nazioni, sull’orlo del collasso dopo il crollo di FaceBook. E nessuna azienda informatica, almeno per adesso, vuole tentare di prenderne il posto creando un’alternativa: troppa la paura di diventare il prossimo bersaglio di un terrorismo cieco e barbaro.
Migliaia di computer sono stati distrutti durante la follia successiva al diffondersi della notizia. Rabbia, paura, accessi di pazzia. Nella stessa redazione da cui scrivo non ce ne sono più: sto battendo su una maccina da scrivere Olivetti; le copie di questa edizione straordinaria vengono stampate con la vecchia rotativa.
La gente si è barricata nelle case davanti alle televisioni accese che trasmettono notiziari e comunicati ventiquattrore su ventiquattro. In centinaia di migliaia disertano il lavoro. I treni sono fermi, la posta non viene consegnata: il Paese è paralizzato.
nelle città pochi si azzardano a scendere nelle strade deserte. Non circolano automobili. Solo debosciati in bicicletta o a piedi, senza meta. Sorridenti, tenendosi per mano, come fosse per piacere.
Il Presidente invita comunque tutti alla calma. Tutto andrà bene. Tutto andrà bene.
Non è la fine del mondo.
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feb 10 2009

La fine del mondo

Secondo il calendario Maya il 12/12/2012 finirà il mondo. Dicono. Aspetta però, fammi controllare in agenda se ho impegni… Oh cavolo, non è che si potrebbe rimandare di qualche giorno? Sono pieno per tutta la settimana!

E poi voglio dire, come data non è neanche un granché, siamo sopravvissuti al 6 giugno del 2006, figuriamoci se questa ci turba. Da piccolo quando andavo a dormire mi piaceva aspettare che l’orologio segnasse le 22:22, poi mi addormentavo soddisfatto; però, via – anche se il 12 è il numero della completezza» – per la fine del mondo vorrei qualcosa di più originale. Religioni, pazzi, studiosi, complottisti: ognuno propone una sua teoria. Insomma, c’è tanta scelta sul mercato.

Ma cosa significa “fine del mondo”? Insomma, se uno di noi un giorno muore, quello stesso giorno per lui è stato la fine del mondo. Però il concetto solitamente è più esteso: dicesi fine del mondo il giorno in cui si tutti smetteremo di vivere.

E chi sono “tutti”? Il Sole, la Luna, la Terra e tutti i suoi abitanti; le piante, gli animali, i plancton e le mele? Oppure soltanto quella specie che si è infilata come un virus nelle falde della Terra, succhiandole il nutrimento, pensando solo alla propria sopravvienza e ad alimentare il proprio ego: homo, due volte sapiens.
Direi che con fine del mondo s’intende questa. Una volta andati noi, chissene di quel che resta. Qualcuno ha mai pensato che in caso di estinzione del genere umano, per miliardi di altre specie sarebbero grandi feste?
Se sparissero le mucche, i polli, le api, le formiche, sarebbero guai. Ma se sparissimo noi? Qualcuno sentirebbe la nostra mancanza?

Ma non debbono temere i piccoli animaletti, non ci sarà bisogno di aspettare 5 miliardi di anni perchè si spenga il Sole, nè la caduta di un asteroide, nè abbiamo bisogno di teorie Maya.
Probabilmente nel giorno del Giudizio sarà l’Uomo ad emettere il verdetto; condannati i suoi simili, ne sarà a sua volta vittima.

Kennedy: Abbiamo missili nucleari in grado di distruggervi 30 volte.
Kruschev: Abbiamo missili nucleari in grado di distruggervi una sola volta, ed è quello di cui abbiamo bisogno.

Infine una rivelazione per i piccoli animaletti. Se l’Uomo si distruggerà, vi porterà tutti con sé, cari miei. Piccoli scarafaggi, i vostri esoscheletri anti-radiazioni sono anche ignifughi?

Scritto da uno che non si sente cattivo come persona ma come Uomo.

dali-voltodiguerra

Volto di guerra (Salvador Dalì, 1940)

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secondo la Bibbia. Altri numeri con significati particolari sono il 3 che rappresenta la perfezione, il 7 la divinità e il 6 un qualcosa che vorrebbe avvicinarsi a Dio ma non vi riuscirà mai, senza l’aiuto dello stesso.

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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