feb 15 2010

Cavallette, Cowboy e sette Samurai: Kurosawa colpisce ancora!

di Benjamin Sidney

Un calorosissimo saluto a tutti i lettori di To Honolulu!

Eccoci qui, ancora a parlare di cinema, in particolare delle influenze cinematografiche del grande regista giapponese Akira Kurosawa. Probabilmente avrete sentito parlare del film “I sette Samurai”, ma è molto più probabile che abbiate visto “I magnifici sette”, film western del regista John Sturges.
Se questi due titoli non vi dicono nulla, cosa ne dite di “A bugs life” della Walt Disney-Pixar? Ovviamente parliamo di tre generi cinematografici molto diversi, ma è curioso notare che la storia è sempre la stessa (leggi in proposito questo post per le analogie tra “La fortezza nascosta” e “Star Wars”), il capolavoro di Kurosawa colpisce ancora una volta!

I sette Samurai è il film giapponese più acclamato dal pubblico e dalla critica cinematografica mondiale, il capolavoro di Kurosawa parla delle vicende di un povero villaggio del periodo feudale. I contadini del villaggio, giunti alla disperazione a causa selle frequenti razzie perpetrate da un gruppo di briganti senza scrupoli, decide di assoldare dei guerrieri Samurai per risolvere la situazione una volta per tutte.
Arrivati in città i contadini cercano di assoldare dei guerrieri, ma si rendono presto conto che il solo vitto e alloggio non bastano come pagamento per un’impresa così rischiosa. I contadini, disperati si aggirano per il villaggio e assistono attoniti ad una scena che riporta speranza nei loro cuori: un Samurai che rischia la vita per salvare un bambino tenuto in ostaggio da un ladro, travestendosi da monaco. La genialità e l’abilità del Samurai ispira i contadini, che lo supplicano di aiutarli convincendolo infine ad accettare. Così inizia l’avventura. La ricerca di altri Samurai per portare a termine l’impresa porta alla creazione del gruppo composto di Sette Samurai molto speciali, ognuno con le sue peculiarità e abilità.

L’abilità strategica del Samurai anziano, forgiata dall’esperienza di tante battaglie perse – citando il personaggio -, porta alla vittoria in un’impresa che sembrava impossibile; una vittoria che però costa molto in termini di vite umane. I sette Samurai è un’opera carica di emozioni travolgenti, che riesce a coinvolgere lo spettatore come solo pochi film sanno fare.

*  *  *

I Magnifici Sette è un film Western girato nel 1960 dal regista John Sturges, liberamente tratto dal film di Akira Kurosawa.
Parla della storia di Sette Cowboy di un paese di frontiera fra Stati Uniti e Messico che vengono assoldati dal capo di un villaggio messicano per risolvere una questione con una banda di banditi che uccidono e derubano gli abitanti del villaggio. La storia è pressoché la stessa del film di Kurosawa, il tema centrale rimane il forte sentimento di cameratismo e rispetto che si crea fra i “combattenti”; sia i Samurai, che i Cowboy non sono mossi dal denaro, decidono di rimanere a difendere il villaggio, perchè credono nella giustizia.

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Passiamo adesso all’intrattenimento per bambini, il film “A Bug’s Life” diretto dal regista John Lasseter e prodotto dalla Walt Disney- Pixar, trae ispirazione da entrambi i film sopracitati. Questa è la storia di un villaggio di formiche, un formicaio che si trova costretto a pagare un ingente tributo ad un gruppo di cavallette-bandito in sombrero, che vivono in un posto molto simile al Messico di Sturges.
Le formiche cercano aiuto in città, sono alla ricerca di insetti guerrieri per difendere il villaggio, ma quello che trovano è solo un gruppo di simpatici insetti da circo. Il messaggio di questo film di animazione è molto affine a quello degli altri, gli insetti da circo, pur essendo in minoranza rispetto alle cavallette, come i Samurai e i Cowboy rispetto ai banditi, decidono di rimanere e aiutare le formiche, perchè sanno di rappresentare la speranza, sanno che è giusto proteggere i più deboli, anche senza essere retribuiti, conoscono il significato delle parole giustizia e onore.

Buona visione e un caloroso saluto e ringraziamento; che siate pistoleri, valorosi Samurai o insetti da circo.

(NDR. Se i post sui samurai di Benjamin vi hanno messo la curiosità di conoscere meglio questi guerrieri, vi consiglio questo speciale di Super Quark andato in onda a inizio gennaio, che trovate su YouTube!)

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gen 5 2010

Rashomon

di Benjamin Sidney

Oltre il confine della ragione si trova una dimora sicura, una rocca inespugnabile, circondata dal caos, fiume in piena. Nella nebbia, i bassi fondi dell’animo umano, anime violentate dall’oscuro terrore, angelo ubriaco. B.S.

Un caloroso saluto a tutti i lettori di To Honolulu,
perdonate il mio inizio, sono appena emerso da un’esperienza sconvolgente, un film del genio Akira Kurosawa.

Leggi tutto…

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dic 23 2009

Un Kurosawa spaziale – la nascita del Jedi

di Benjamin Sidney

Un caloroso saluto a tutti i lettori di To Honolulu!

Questo breve intervento nasce dalla mia passione personale per quei personaggi avvolti dal mistero chiamati Cavalieri Jedi e per uno smisurato interesse per la storia dei più grandi guerrieri di tutti i tempi, i Samurai.

Molto tempo fa notai una somiglianza fra questi due mitici personaggi: entrambi vestono in modo “orientale”, seguono una via marziale basata su fondamenta spirituali e possono avvalersi di poteri speciali quali: la “forza”, l’abilità con la spada e il loro rango elevato che conferisce loro un discreto potere politico e un’ influenza molto forte sulle persone comuni.
Ovviamente, nel caso di Guerre Stellari, stiamo parlando di una storia nata dalla fervida immaginazione di George Lucas, una storia così ben scritta che sembra quasi reale agli occhi degli amanti della fantascienza come me.

Il Samurai al contrario, non è un personaggio della fantasia, si tratta di una casta guerriera antichissima, la più micidiale arma del giappone medievale, sopravvissuto fino ai tempi moderni. Come tutti i veri appassionati di Samurai, mi sono imbattuto nel grande genio del regista Akira Kurosawa. Sempre più rapito, ho cominciato a comprare i suoi film e a guardarli uno dopo l’altro, ancora più incuriosito e sempre più incantato dalla maestria del regista giapponese, ho cominciato a studiarli, nel vero senso della parola.

La fortezza nascosta” è una celebre opera di Kurosawa, girato nel 1958, film che parla della storia di un coraggioso Generale Samurai che deve portare in salvo la figlia del suo re in territorio neutrale, per scampare alla condanna a morte impostale dal nemico.

Ci troviamo in un Giappone che soffre per la guerra intestina,la gente muore di fame o per via della spada, la principessa orfana di padre è ricercata dall’esercito nemico che invia spie e soldati per ucciderla. Il valoroso Samurai trovatosi da solo ad affrontare l’impresa, si avvale dell’avidità di due contadini disperatamente in cerca di una via di uscita dall’inferno della guerra.
Per riuscire a nascondere la principessa e  trarla in salvo insieme ad una montagna d’oro che serve per riorganizzare l’esercito e salvare così la dinastia,il Samurai Rokurota attrae i contadini e li promette una parte dell’oro, se accetteranno di trasportarlo in territorio neutrale. Il saggio Makabe Rokurota non svela loro la vera identità della bellissima ragazza che li segue nel viaggio e il fatto che la ragazza si finga sordomuta, per non farsi riconoscere, crea un’alchimia di situazioni comiche uniche, che lasciano intravedere una tradizione di Kabuki» , ormai radicata nel cinema giapponese.

George Lucas, regista del celeberrimo film StarWars, affermò di essersi ispirato a questi quattro personaggi per la creazione del primo Guerre Stellari, è infatti molto facile riconoscere nei contadini Matakishi e Tahei, sempre in litigio fra loro e sempre nei guai, i due robot C-3PO e R2D2 della saga. Allo stesso modo si intravede la sagoma della principessa Leila nel personaggio emancipato e forte della principessa della dinastia Yuki . Per arrivare al nostro eroe, il cavaliere Jedi Obi-wan Kenoby, ovvero il saggio protettore della dinastia, il Samurai Makabe Rokurota.

Possiamo quindi dire che il valoroso Samurai Rokurota può vantarsi di essere stato il padre del primo cavaliere Jedi della storia, e ancora una volta vediamo il genio di Akira Kurosawa che influenza il cinema e la letteratura mondiale, le sue storie e le sue leggende; un’uomo che ha raccontato le vicende di un popolo, la nascita di una cultura, con le sue grandi virtù e i suoi terribili lati oscuri.

Come descrivere un film di Kurosawa ad una persona che non lo ha mai visto?
Potrei raccontarvi le vicende e le geniali trame, figlie della migliore tradizione del Kabuki, con un pizzico di commedia dell’arte, ma preferirei descriverlo come un regista capace di farvi piangere, ridere di cuore ed infervorare i vostri animi, un regista capace di trasportarvi in un altro mondo, nelle viscere dell’animo umano, capace di farvi vedere i colori con una pellicola in bianco e nero, capace di far vivere la storia allo spettatore, con le sue gioie e i suoi dolori.

Se esaminiamo bene le vicende di questo film vedremo come alla fine uno dei generali nemici, un uomo sfregiato e distrutto dal disonore, deciderà di aiutare il Samurai Rokurota e la principessa a scappare dalla prigionia e si unirà a loro nel “lato buono della forza”, per usare un termine di “Space opera”. Lo stesso destino che spetterà al più cattivo della saga spaziale, Darth Vader, un uomo ormai per metà macchina, che vive nel dolore e nella collera, che porta sul capo un elmo molto somigliante a quello di un Samurai. Lucas, ma lei, quanto si è ispirato a questo film?
Improvvisamente Guerre Stellari sembra un altro dei meravigliosi capolavori di Kurosawa, senza nulla togliere al genio di Lucas che ha saputo, raccontare una storia avvincente, unica nel suo genere, che ha rivoluzionato il cinema mondiale.

Buona visione!

Benjamin Sidney

Kurosawastellare

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Con il termine Kabuki si indica una forma di teatro e di recitazione sorta in Giappone nei primi anni del diciassettesimo secolo. Deriva dagli ideogrammi Ka, che significa teatro, Bu, danza e Ki, abilità. E’ un tipo di teatro non impegnato in questioni filosofiche, e può assumere una connotazione comica; la forma di recitazione è caratterizzata da una forte espressività degli attori che si soffermano molto sulle emozioni, spesso tralasciando il dialogo. Le storie erano spesso scritte da più persone.

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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