dic 24 2008

Caro Babbo Natale

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Caro Babbo Natale,

per piacere, portaci la tuta verde dei Power Rangers per Massimo e un completino da Jedi per Giorgio. Già che ci sei, portaci anche qualche libro – mi raccomando la rilegatura con le pagine cucite, non incollate come l’anno scorso. Ti diamo un suggerimento: Giorgio è un sacco che cerca un’edizione in latino del Corpus Iuris Civilis senza trovarlo. Hai sempre il naso rosso, forse perché bevi molto, ma se ti avanza un po’ di vino, ce lo porti? E portane un po’ anche ai bambini del terzo mondo, che poverini non ce l’hanno. Massimo chiede il Baylies – è contento perché sa che vieni dal Polo Nord, quindi il liquore sarà di sicuro freddissimo – e siccome sei un po’ anziano ed è probabile che tu non ti intenda di informatica, vorrebbe parlare con uno dei tuoi elfi più competenti per discutere di un nuovo computer.

Poi portaci le altre solite cose, please.  Pace nel mondo, amore, carità, comprensione da e per il prossimo, qualche politico meno corrotto, un papa nero – meglio se gay.

Ah, sottinteso che siamo stati bravi, quest’anno. Massimo non ha votato Berlusconi e Giorgio una volta ha lasciato il posto a sedere ad una vecchia, sull’autobus. Quindi ci meritiamo tutto. Speriamo vivamente tu ci possa accontentare nonstante il tuo discusso handicap ontologico. Noi sappiamo che esisti, anche se forse Babbo Natale non è il tuo vero nome. Tu sei colui che avvera i nostri desideri all’improvviso. C’è chi ti chiama angeli, o Dio, c’è chi ti chiama Destino; qualcuno ti chiama Fortuna, o Caso. Noi preferiamo leggere il tuo nome sui sorrisi di chi ci è caro – e possiamo farlo anche se in realtà ci meritiamo molto meno di quello che riceviamo. E speriamo che tutti i lettori di questo blog si accorgano di avere già a portata di mano tutto quello di cui hanno davvero bisogno, che nessun pacco sotto l’albero vale una buona compagnia e del vino sincero, che se ci si vuole sentire ricchi, si deve contare ciò che abbiamo che non si può comprare col denaro, e che la vera meraviglia di un dono non sta nel prezzo, ma nel cuore.

Distinti saluti,

Massimo & Giorgio auguranti buon Natale a tutti

P.S. I preservativi al mango che ci hai portato l’anno scorso erano tutti scaduti. Per favore, evita di girarci le rimanenze del tuo nécessaire da imbrocco. Grazie.

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dic 7 2008

La scelta del Bonobo

Esiste un esempio di società perfetta. Evoluta, civile, paritaria, pacificamente non-violenta.

No, non è una qualche colonia di una setta religiosa su una sperduta isola canadese sferzata dal vento, non è una tribù amazzonica che ancora non ha conosciuto l’uomo occidentale, né è una popolazione che abita gli atolli agli estremi del giorno adorando dèi simili a onde, né un villaggio indiano alle pendici del Karakorum. In effetti, non è una società umana.

Ma non è nemmeno divina. E’ la società degli scimpanzé Bonobo.

Il Bonobo (Pan Paniscus) è la scimmia più simile all’uomo. Di grande intelligenza e spiccata manualità, vive sulla rive gauche del fiume Congo, in piena foresta – ed è purtroppo in via d’estinzione. Come gli altri scimpanzé che vivono dall’altra parte del fiume sono capaci di sentimenti complessi, ma c’è la novità: mentre gli scimpanzé  normali (Pan Troglodytes) sfruttano la loro intelligenza anche in senso negativo, architettando complicate trame di potere, assassini, spedizioni punitive, torture, infanticidi, i Bonobo hanno creato una società totalmente pacifica. E non con mezzi controproducenti tipo Equilibrium, ma sfruttando il mezzo più semplice e potente in loro possesso: il sesso.

Fra i Bonobo esistono screzi, litigi e discussioni accese, ma la componente violenta di ogni conflitto è stata sublimata nel sesso. (In natura mai è stato osservato un Bonobo uccidere un suo simile. Ci voleva Freud per spiegare un principio già applicato da milioni di anni?) Infatti fra i Bonobo vige un regime di amore libero. Fanno sesso in continuazione, e non per meri scopi procreativo-ricreativi! Lo fanno per conoscersi, per creare empatia, per tirarsi su di morale, per salutare gli amici, per noia, per rilassarsi e soprattutto per allentare le tensioni prima, durante, e dopo i litigi. E questa pratica vale tanto a livello microsociale quanto a livello macro: quando due gruppi si contendono un nuovo territorio fruttifero, tutto finisce in una grande orgia, al termine della quale si spartiscono i frutti in quote euguali. Sono dei veri cultori del sesso, che ormai lo hanno esplorato in lungo e in largo, dall’orale all’omosessuale, acquistando tutti abilità da cortigiane d’alto borgo.

Oltretutto è una società di stampo matriarcale, in cui maschi e femmine sono del tutto equiparati. E la loro tendenza all’allegria genitale fa sì che valga il mater sempre certa, pater numquam. Nessun maschio sa chi sono i propri figli, quindi ciascuno si comporta come se tutti i piccoli del gruppo lo fossero, scardinando uno dei grandi contro dell’impianto famigliare – cioè la sua tendenza settaria alla solidarietà. Notare che una struttura sociale del genere verrà promossa da Platone nella sua Repubblica, illustrando il cosiddetto Comunismo platonico (che per inciso, sto molto rivalutando). Inoltre regna la condivisione, non la competizione, e gli individui deboli vengono assistiti con altruismo, compassione e pazienza. Perdipiù sono quasi vegetariani, e capaci di comunicare in maniera cosciente e articolata attraverso espressioni del viso e gestualità.

Due esemplari di Bonobo discutono di politica la domenica pomeriggio.

Due esemplari di Bonobo discutono di politica la domenica pomeriggio.

In conclusione, Madre Natura continua a stracciare chiunque in saggezza – e dovremmo apprendere. Se siete arrabbiati, masturbatevi. Se c’è qualcosa che non va con il vostro uomo, prima fate l’ammore, poi parlategli, e poi rifate l’ammore. Che il sesso non sia un fine, ma un mezzo, porca puttana.

E io mi immagino la trasposizione completa di questa Scelta del Bonobo nella nostra realtà: l’amica che mi doveva riportare un libro importante, quando ci incontriamo, mi infila una mano nelle mutande e mi sussurra: “Giorgio… me lo sono scordato a casa!”

E chi si arrabbia più?!

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nov 25 2008

Un attimo di spensieratezza

Matt creava videogames, proprio come aveva sognato sin da piccolo, finchè un giorno si accorse che poteva esserci qualcosa di più interessante da fare nella vita. Lasciò dunque il suo lavoro e iniziò a viaggiare. Durante un viaggio un suo amico gli chiese per gioco di fare il “suo balletto” per filmarlo. Quel video finì su Youtube e ben presto Matt diventò popolare tra i navigatori come “il tipo che balla su internet”.

Poi qualcuno coi soldi lo contattò, proponendoglisi come sponsor per un altro video in giro per il mondo. Sei mesi, tutto pagato. Chi se lo sarebbe fatto scappare?

Ormai tutti avrete visto questo video, ma è sempre bello vederlo un’altra volta.

Where the hell is Matt?

[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=zlfKdbWwruY]

All’inizio colpiscono i paesaggi da cartolina nei quali è immerso, poi la splendida musica sale e diventa  davvero emozionante quando folle di persone si mettono a ballare con lui.

Davvero mozzafiato, decine, centinaia di persone che non si conoscono, si trovano li per caso e ballano insieme a Matt. Tutti insieme per un fine inutile. Ma inutile nel senso che dopo una cosa del genere non si può fare altro. E’ il massimo. Il significato più puro di felicità e spensieratezza, di collaborazione e divertimento. La speranza che ti fa mettere da parte i tuoi problemi per qualche istante, ti fa dimenticare di essere povero. Ti sazia. Ti fa riassaporare la gioia di vivere. E guardando questo video si ha un’overdose di queste sensazioni, non si può fare a meno di piangere lacrime di felicità.

Perlomeno a me suscita queste sensazioni. Magari per altri è soltanto il tipo che balla su internet… Voi cosa ne pensate?

Per saperne di più potete visitare il sito di Matt, WhereTheHellIsMatt.com dove trovate diverse cose carine.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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