nov 30 2009

30 novembre 1786

« Abbiamo veduto con orrore con quanta facilità nella passata Legislazione era decretata la pena di Morte per Delitti asco non gravi, ed avendo considerato che l’oggetto della Pena deve essere la sodisfazione al privato, ed al pubblico danno, la correzione del Reo figlio anche esso della Società e dello Stato, della di cui emenda non può mai disperarsi, la sicurezza nei Rei dei più gravi ed atroci Delitti che non restino in libertà di commetterne altri, e finalmente il Pubblico esempio; che il Governo nella punizione dei Delitti, e nel servire agli oggetti ai quali questa unicamente è diretta, è tenuto sempre a valersi dei mezzi più efficaci col minor male possibile al Reo …avendo altresì considerato, che una ben diversa Legislazione potesse più convenire alla maggior dolcezza, e docilità di costumi del presente secolo, e specialmente nel popolo Toscano, Siamo venuti nella determinazione di abolire come Abbiamo abolito con la presente Legge per sempre la Pena di Morte contro qualunque Reo… »

Così recita il cinquantunesimo articolo della Riforma Penale di Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, entrata in vigore il 30 novembre di 223 anni fa.

Non molti giorni fa, Massimo mi ha invitato a una visita del Corridoio Vasariano. Questo è un corridoio sopraelevato che collega, a Firenze, Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti. Palazzo Vecchio, il municipio, sede del potere politico fiorentino da quando Arnolfo di Cambio lo tirò su, collegato, quindi, con Palazzo Pitti, magnifica residenza dei Medici – una via casa-lavoro preferenziale e tranquilla per i sovrani, costruita da Giorgio Vasari.
Dagli Uffizi, per una porta sempre chiusa, si scende fra snodi e sale finché non ci si ritrova in questo corridoio sopraelevato, sospeso sull’Arno. Costeggia il fiume e poi lo attraversa, appoggiato su Ponte Vecchio. Di lì raggiunge il giardino di Palazzo Pitti. L’aria, dentro, è sobria, pulita. Le finestrelle illuminano un pavimento di cotto semplice e un soffitto bianco. Le pareti sono tappezzate di quadri, in particolare di autoritratti – che parlano fra loro, quando il Corridoio è deserto.

Ora, questo Corridoio è la strada che i reggenti fiorentini hanno fatto, per secoli, per arrivare al palazzo del potere.
Massi era lì con la sua inseparabile macchina fotografica a scattare foto a destra e a manca. Foto che peraltro mi deve ancora passare. “Massi – dico io – per il 30 dobbiamo fare un post sull’abolizione della pena di morte, eh!” E in quel momento mi rendo conto. Passato Ponte Vecchio, il gruppo sta già scemando dietro l’angolo. Ma mi attardo e guardo indietro. Pietro Leopoldo di Lorena è passato di qui, per andare a firmare il primo atto di abolizione integrale della pena di morte della Storia Umana. Di qui, come ora ci passo io. Indossava scarpe col tacco di legno, magari – toc tac, toc tac, toc tac…

Tutti girano l’angolo. Anche Massimo, anche la guida chiudi-fila. Do un’ultima occhiata indietro e mi avvìo anche io. Ma girato l’angolo torno un momento indietro, voglio guardare ancora una volta, e…
C’è qualcuno, a metà del ponte, vicino ai mezzibusti. Chinato alla finestra, guarda fuori, verso Ponte Santa Trinita. E’ vestito con una marsina bianca, ricamata, un panciotto rosso acceso con bottoni dorati, uno jabot al collo e una parrucca grigia. La mattina è tersa e lui sorride. Vedo che sottobraccio ha un volumetto. “An die Freude“, il titolo. Di Friedrich Schiller. Si tira su, si volta verso di me e sorride più forte. Prima che possa dire o fare qualunque cosa, lui si volta e inizia a camminare nella direzione opposta, fischiettando, e sparisce. Toc tac, toc tac, toc tac…
Mi precipito all’inseguimento degli altri. “Non si allontani dal gruppo” raccomanda la guida con voce monocorde appena appaio. “Massimo, Massimo – dico io agitato – l’ho visto, era lui, era lì, nel Corridoio, sopra Ponte Vecchio!” Massimo finisce lo scatto, abbassa la macchina e mi fa un sorriso luminoso. “Immagino che lì sia ancora il 1786″. Sulla parete c’è un autoritratto di Canova, mi sorride pure lui. Guttuso, no.

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Il 1786 è un anno importante. Le Nozze di Figaro di Mozart, l’Inno alla Gioia di Schiller (celebrato poi nella Nona di Beethoven, anni dopo), la prima abolizione integrale della pena di morte. E il fatto che una simile dichiarazione si sia levata da Firenze, da quelle stanze che si affacciano sulle vie in cui mi sbronzo il sabato sera, mi fa sentire il peso di un’eredità luminosa – mi fa capire che non ho il diritto di essere da meno.
E quindi ringrazio quell’uomo, nemmeno quarantenne, che un giorno di 223 anni fa, per noi e per tutti decise che davvero qualcosa doveva cambiare, nel mondo. In meglio.

Last but not the least, il 30 novembre è  l’anniversario di un altro evento importante. 30 novembre 1900: si conclude la magistrale opera d’arte della vita di Oscar Wilde – al cui splendore e alla cui tragedia mi sento legato a doppio filo.
Quindi, oggi, pensiamo che è davvero il caso di accendere una bacchettina d’incenso. Per onorare tutto l’onorabile. Perché erano persone come noi. Perché noi partiamo da dove sono arrivati loro. Perché noi possiamo arrivare ancora, infinitamente più avanti.

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ott 29 2009

Videointervista a Luigi Lombardi Vallauri

Il Caso

Anno 1998. Il professor Luigi Lombardi Vallauri si vede negata la possibilità di continuare ad insegnare all’Università Cattolica di Milano nella quale lavorava come ordinario di Filosofia del Diritto da vent’anni.
La motivazione non viene espressa in modo dettagliato ed esplicito. Viene solo comunicato che la decisione era effetto delle sue posizioni “nettamente contrarie alla dottrina cattolica”, e che non doveva più insegnare alla Cattolica “per rispetto della verità, del bene degli studenti e di quello del­l’Università”.

La sentenza

Dopo i ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, che non si vollero pronunciare sull’ammissibilità di questo procedimento essendo secondo loro materia disciplinata dal Concordato, il professor Lombardi Vallauri e i suoi avvocati Stefano Grassi e Federico Sorrentino si sono rivolti alla Corte Europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo. Il loro appello ha fatto leva sulla mancata tutela del diritto ad un contraddittorio e del diritto alla libertà d’espressione, garantiti dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. L’appello è stato accolto e il 20 ottobre 2009 la Corte si è pronunciata a favore del professor Lombardi Vallauri, confermando la violazione da parte dello Stato italiano degli articoli 6 e 10 della Convenzione e accordando al professore eretico un risarcimento di 10.000 euro.

Luigi Lombardi Vallauri

L’intervista

Visto che non avevamo di meglio da fare, abbiamo deciso di rendere giustizia ad un iter processuale durato dodici anni e che con le sue conseguenze investe l’Italia e l’Europa e può investire potenzialmente il mondo intero, grazie al quale la libertà d’insegnamento è tornata all’insegnante, intervistando quindi direttamente il professor Lombardi Vallauri e dandogli la possibilità di parlarci dettagliatamente delle idee per cui è stato cacciato dalla Cattolica, della vicenda della sua espulsione e delle conseguenze della sentenza della Corte di Strasburgo.

Godetevi l’intervista.

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mag 18 2009

Ermellini in Cassazione – ovvero, Il buio oltre la specie

Questo è un ermellino. Che carino, nevvero?ermellino1

Questi sono i magistrati della Corte di Cassazione (non fate caso al cartello, anche fra i giudici c’è sempre qualche bontempone in vena di burle)._cassazione

Questi sono i soliti magistrati della Corte di Cassazione con gli abiti rifiniti con l’animaletto di cui sopra.Cassazione ermellino

Io non mi definisco propriamente animalista. Sono vegetariano, come studente di giurisprudenza appartengo ad una corrente che vorrebbe riconisciuti certi tipi di diritti agli animali, ma io stesso ho diversi capi (fra cui scarpe) di pelle, e dei cappotti rifiniti con pelliccia – anche uno shearling. A mia difesa dico però che i cappotti in pelliccia che ho sono tutti capi vintage o comunque molto vecchi, creati con pelli di animali uccisi minimo minimo quarant’anni prima che io nascessi – e quindi non alimento direttamente l’industria delle pelli. Capisco però le ragioni per cui la mia sia una posizione che gli animalisti duri e puri non possono condividere.

Comunque, vedere le massime cariche della giustizia ordinaria italiana che sfilano con degli ermellini addosso mi fa un certo effetto. Perché? Be’, non tanto per la pelliccia in sé, ma perché leva loro neutralità, essendo un simbolo di potere stagionato, da ancient régime, che rappresenta di riflesso tutta una serie di posizioni – condivisibili o meno, ma posizioni nette, anyway – nell’ambito dei rapporti con gli animali.
Oltretutto la caccia all’ermellino è particolarmente subdola – aggettivo che non si confà alla Suprema Corte -, in quanto il candido manto (candido solo d’inverno) non deve essere rovinato dalle trappole tradizionali. Quindi si provvede ad ingrassare delle sbarre metalliche piantandole nella neve, l’ermellino si avvicina, lecca il grasso, la lingua gli resta attaccata al metallo gelido e non può più liberarsi. Poi, quando è già mezzo congelato – provate voi a stare a bocca aperta per ore con 10/20 gradi sotto zero -  arriva il cacciatore che gentilmente lo passa a miglior vita.

Ma adesso, facciamo un gioco!Vincenzo carbone

Costui è il Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione, il rispettabile Vincenzo Carbone. Di quanti ermellini sono composte le splendide rifiniture della sua toga? Indovinate!

(Pss! Vi do un piccolo indizio. La punta della coda di ogni ermellino è nera.)

Prossimamente, intervista a un ermellino determinato ad entrare fra i giudici di Cassazione – in un modo o nell’altro.

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mar 7 2009

Un fiore nel deserto

Ieri sera camminavo lungo una via cittadina a una sola corsia, e ho visto una ferrari nera. Il rombo del suo motore ti faceva letteralmente tremare la terra sotto i piedi, la luce ci si rifletteva sopra come la luna sul manto di una pantera birmana. Una meraviglia.

ferrari

Ieri sera ho anche visto una Panda vecchio modello. Doveva essere rossa, un tempo, ma la ruggine s’era mangiata buona parte del colore – e arrancava lentissima, faticosamente, lungo la via. Come se fosse stata a pedali.

Panda
La Panda era davanti alla Ferrari.
La Giustizia esiste. E ho avuto un orgasmo.

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feb 4 2009

Der Richter

Da qualche settimana sto guardando un anime fogantissimo: Death Note. Ok, l’avete già visto tutti lo so, sono sempre l’ultimo ad arrivare. Per chi non sapesse di che parla: c’è un quaderno, scrivendoci il nome di una persona, quella muore. Il succo è questo insomma. Ma non voglio parlare della trama, anche perchè è troppo bella per essere raccontata così.

La cosa interessante è che il protagonista, Yagami Light – un ragazzo molto in gamba -, dopo aver ottenuto questo quaderno decide di diventare un giustiziere e di ripulire il mondo dai malvagi, col l’aiuto del Death Note appunto.
Il suo scopo è quello di rendere il mondo un posto migliore, e diventare il Dio di questo nuovo mondo (dettaglio secondario). Ovviamente queste cose le fa di nascosto, e dal mondo è conosciuto come Kira» .

Il fattaccio è successo nell’episodio che ho visto ieri.
In pratica racconta la storia di un altro ragazzo, Mikami Teru, che fin da piccolo si è dedicato a difendere i più deboli, prima alle elementari, poi alle medie, poi diventando magistrato. Ciò che dice Mikami è che per lui ci sono due tipi di persone: quelle buone e quelle malvagie. Immaginate la sua felicità, quando Kira gli propone una… particolare collaborazione. Dopotutto ha in testa solo una parola: eliminazione.

Il mondo è diviso, c’è chi cerca Kira e il modo di farlo fuori e c’è chi invece lo sostiene, facendo notare che da quando ha iniziato ad uccidere i criminali nel mondo non ci sono più state guerre.

Il nocciolo della questione è proprio questo: da una parte il diritto alla vita, l’equiparazione di tutte le persone, la pena rieducativa, ma allo stesso tempo la non-certezza della pena, le scappatoie legali (vedi il caso delle attenuanti generiche in un post recente) e il rischio di rimettere in libertà un delinquente; dall’altra un’esecuzione sicura.

Mi sono fatto una domanda. Avendo questo potere, che farei? Lo userei o no?

La giro a voi, voi che fareste?

deathnote rules

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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