mar 1 2010

Voglio la Sindrome di Stendhal!

Di Tiziano Vignolini

La Sindrome di Stendhal (dallo pseudonimo dello scrittore francese che per primo ne descrisse i sintomi), detta anche “sindrome di Firenze”, come probabilmente molti di voi già sapranno, è un disturbo psicosomatico che talvolta colpisce chi si trova al cospetto di opere d’arte di particolare bellezza, sortendo effetti tra i più disparati. C’è chi cade in ginocchio, in uno stato di trance estatica; chi banalmente sviene, chi dà di matto e tenta di distruggere l’opera d’arte, in preda ad una crisi isterica. Ecco, da quando ho scoperto l’esistenza di questa simpatica affezione, uno dei miei più grandi sogni è di caderne vittima, almeno una volta nella vita (l’opzione che mi ispira di più è la crisi di matto, sempre sperando che qualcuno mi fermi prima che faccia a pezzi qualcosa; altrimenti posso accontentarmi della trance estatica, sed de gustibus non disputandum est). D’altronde, i soggetti più propensi ad ‘ammalarsi’ sono i più sensibili, gli artisti, o chi abbia ricevuto un’educazione umanistica o religiosa… o i Giapponesi. Ma –ahinoi– c’è l’inghippo. Gli Italiani, in particolare i Fiorentini, ne sono immuni per “affinità culturale”. Ed effettivamente, se ci pensate, ha senso: noi abbiamo avuto la fortuna di vivere circondati da una quantità mostruosa di bellezze artistiche, e giornalmente, anche e soprattutto in modo passivo, abbiamo assunto per anni ed anni moli di storia e cultura che nella stragrande maggior parte del resto del mondo non ci si possono neanche immaginare.
Pensate di avere davanti una fantastica aragosta alla catalana –oppure, se siete vegetariani o avete dei pessimi gusti culinari, una splendida insalata di cous cous– immaginatevi, dicevo, di avere davanti una qualche rara prelibatezza, e mettetevi nei panni di: primo, un barbone che da giorni immemori mangia sempre la solita zuppa di rape della Caritas, e sporadicamente la mozzarella staccata da qualche cartone della pizza; secondo, un ricco epulone» aduso all’esercizio della mascella che divora ogni giorno bovini e suini cosparsi delle spezie più preziose e acconciati dai migliori sarti di Parigi. Chi dei due credete se la godrebbe di più, quell’aragosta/cous cous? Chi dei due rischia maggiormente la sindrome di Stendhal? Ebbene, cari concittadini, noi siamo dei ricchi epuloni. Paradossalmente, questa è la nostra condanna.

Ma mi sto impegnando a fondo per trovare una soluzione, mi sto scervellando per scoprire un cavillo che possa permetterci di sperimentare un collasso nervoso per eccesso di bellezza. E forse forse l’ho trovato.

Mi sono chiesto: di che tipo è la bellezza che manda in cortocircuito gli sventurati nipponici/artisti che vengono a visitare la nostra città? Bellezza principalmente di tipo visivo-artificiale. Alias, maestose architetture, finissime sculture e dipinti mozzafiato. Ed è per questo che voglio, al più presto, visitare un fiordo norvegese, un’altissima cima innevata da cui ammirare un mare di nebbia, un geyser in eruzione, o anche il Grand Canyon, il deserto del Nevada o del Sahara, o il monte Fuji e tutte quelle nipponiche montagne verdi a panettone. La Terra dallo spazio. Lo spazio dalla Terra. Perché, sì, ho pianto diverse volte, sotto un cielo stellato. Le volte preziose in cui mi sono trovato in un luogo abbastanza poco illuminato da poter ammirare le agghiaccianti (in ogni possibile accezione di significato) sfumature di colore della sfera siderale, e poter distinguere, uno per uno, i miliardi di miliardi di puntini che riempiono ogni angolo del mio campo visivo, e smarrirmi letteralmente nell’infinità dell’Universo, perdendo progressivamente coscienza di me; e precipitare nel cielo (ve lo siete mai immaginati? Precipitare nel cielo! È un pensiero che mi terrorizza). Ho sperimentato qualcosa di simile alla Sindrome, sotto un cielo stellato. Ma suppongo sia anche una questione di forma mentis, ne sono sempre più convinto.
Mi spiegherò meglio: in questo momento sto attraversando una fase di particolare recettività emotiva, a fronte di vari eventi dei quali non vi annoierò; e, insomma, mi è capitato giusto ieri, ascoltando una canzone che mai aveva sortito in me particolari effetti, di sorridere e rabbrividire, mentre con un’altra ho sfiorato le lacrime. Perché anche la bellezza uditiva, come quella olfattiva, o gustativa, possono essere una valida soluzione per i Fiorentini e tutti gli Italiani che ricerchino la Sindrome. O, perché no, anche tutte insieme: ed è per questo che sto cercando disperatamente un ristorante futurista (ed è un bel casotto, perché alle Giubbe Rosse» in Piazza della Repubblica c’era stata l’anno scorso una cena in occasione del centenario del manifesto, che purtroppo mi sono perso, e chissà quando ne rifaranno una, mah). Ma sto divagando.
In sostanza, dicevo, con una particolare forma mentis, come magari quella in cui mi ritrovo adesso, è agevolato il processo, le emozioni vengono amplificate o comunque esercitano un’influenza più diretta sul nostro sistema nervoso, e talvolta anche sul soma, sul fisico, ed io non chiedo altro che una eccessiva reazione psicosomatica. Questa estate, con ogni probabilità, passerò qualche settimana nel Maine: spero vivamente di mantenere questa forma mentis abbastanza a lungo da cadere preda di una crisi epilettica, magari davanti all’oceano (sotto le stelle, per sicurezza).

Vi è mai capitato di provare qualcosa del genere?
O davanti a che cosa pensate potrebbe capitarvi? Parlatene nei commenti!

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Crapulone ghiottone banchettante che se ne frega, ndr.Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.4
Caffè storico letterario che fu roccaforte del Futurismo, ndr.Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.4

feb 15 2010

Cavallette, Cowboy e sette Samurai: Kurosawa colpisce ancora!

di Benjamin Sidney

Un calorosissimo saluto a tutti i lettori di To Honolulu!

Eccoci qui, ancora a parlare di cinema, in particolare delle influenze cinematografiche del grande regista giapponese Akira Kurosawa. Probabilmente avrete sentito parlare del film “I sette Samurai”, ma è molto più probabile che abbiate visto “I magnifici sette”, film western del regista John Sturges.
Se questi due titoli non vi dicono nulla, cosa ne dite di “A bugs life” della Walt Disney-Pixar? Ovviamente parliamo di tre generi cinematografici molto diversi, ma è curioso notare che la storia è sempre la stessa (leggi in proposito questo post per le analogie tra “La fortezza nascosta” e “Star Wars”), il capolavoro di Kurosawa colpisce ancora una volta!

I sette Samurai è il film giapponese più acclamato dal pubblico e dalla critica cinematografica mondiale, il capolavoro di Kurosawa parla delle vicende di un povero villaggio del periodo feudale. I contadini del villaggio, giunti alla disperazione a causa selle frequenti razzie perpetrate da un gruppo di briganti senza scrupoli, decide di assoldare dei guerrieri Samurai per risolvere la situazione una volta per tutte.
Arrivati in città i contadini cercano di assoldare dei guerrieri, ma si rendono presto conto che il solo vitto e alloggio non bastano come pagamento per un’impresa così rischiosa. I contadini, disperati si aggirano per il villaggio e assistono attoniti ad una scena che riporta speranza nei loro cuori: un Samurai che rischia la vita per salvare un bambino tenuto in ostaggio da un ladro, travestendosi da monaco. La genialità e l’abilità del Samurai ispira i contadini, che lo supplicano di aiutarli convincendolo infine ad accettare. Così inizia l’avventura. La ricerca di altri Samurai per portare a termine l’impresa porta alla creazione del gruppo composto di Sette Samurai molto speciali, ognuno con le sue peculiarità e abilità.

L’abilità strategica del Samurai anziano, forgiata dall’esperienza di tante battaglie perse – citando il personaggio -, porta alla vittoria in un’impresa che sembrava impossibile; una vittoria che però costa molto in termini di vite umane. I sette Samurai è un’opera carica di emozioni travolgenti, che riesce a coinvolgere lo spettatore come solo pochi film sanno fare.

*  *  *

I Magnifici Sette è un film Western girato nel 1960 dal regista John Sturges, liberamente tratto dal film di Akira Kurosawa.
Parla della storia di Sette Cowboy di un paese di frontiera fra Stati Uniti e Messico che vengono assoldati dal capo di un villaggio messicano per risolvere una questione con una banda di banditi che uccidono e derubano gli abitanti del villaggio. La storia è pressoché la stessa del film di Kurosawa, il tema centrale rimane il forte sentimento di cameratismo e rispetto che si crea fra i “combattenti”; sia i Samurai, che i Cowboy non sono mossi dal denaro, decidono di rimanere a difendere il villaggio, perchè credono nella giustizia.

*  *  *

Passiamo adesso all’intrattenimento per bambini, il film “A Bug’s Life” diretto dal regista John Lasseter e prodotto dalla Walt Disney- Pixar, trae ispirazione da entrambi i film sopracitati. Questa è la storia di un villaggio di formiche, un formicaio che si trova costretto a pagare un ingente tributo ad un gruppo di cavallette-bandito in sombrero, che vivono in un posto molto simile al Messico di Sturges.
Le formiche cercano aiuto in città, sono alla ricerca di insetti guerrieri per difendere il villaggio, ma quello che trovano è solo un gruppo di simpatici insetti da circo. Il messaggio di questo film di animazione è molto affine a quello degli altri, gli insetti da circo, pur essendo in minoranza rispetto alle cavallette, come i Samurai e i Cowboy rispetto ai banditi, decidono di rimanere e aiutare le formiche, perchè sanno di rappresentare la speranza, sanno che è giusto proteggere i più deboli, anche senza essere retribuiti, conoscono il significato delle parole giustizia e onore.

Buona visione e un caloroso saluto e ringraziamento; che siate pistoleri, valorosi Samurai o insetti da circo.

(NDR. Se i post sui samurai di Benjamin vi hanno messo la curiosità di conoscere meglio questi guerrieri, vi consiglio questo speciale di Super Quark andato in onda a inizio gennaio, che trovate su YouTube!)

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feb 11 2010

Se solo si smettesse di pensare al nucleare – Anniversario della rivoluzione in Iran

di David Caratelli

No, questo non è un post sul nuovo piano energetico italiano. Il nucleare in questione è quello dell’Iran. Da anni ormai la Repubblica Islamica Iraniana è sulle prime pagine della stampa internazionale, un giorno perché dice di aver arricchito l’uranio di un altro “zerovirgola” percento, un altro perché si rende disponibile a cooperare con l’IAEA (International Atomic Energy Agency). E ogni qualvolta accada qualcosa di nuovo a riguardo, puntuali arrivano gli edotoriali e le interviste sulle conseguenze per il mondo: la minaccia di un attacco nucleare in Israele ed in Europa, le sanzioni, o addirittura, le implicazioni sui costi del greggio.

Insomma, dell’Iran degli iraniani non se ne fotte quasi nessuno (lodevole eccezione, “Il Riformista”, ma anche “Il Foglio”), a parte ogni tanto quando le stragi di civili sono veramente impressionanti. E’ normale per un paese interessarsi di piu’ alle faccende interne che non a quelle internazionali, a meno che queste non siano eccezionali. E’ anche vero però che il nostro interesse per ciò che succederà alla tramvia di Firenze deve essere messo in prospettiva con le spaventose violazioni dei diritti umani a Teheran. Così come, ormai più di sessant’anni fa, i campi di concentramento apparivano ogni tanto, timidamente, sui giornali dei vari paesi, senza che la gente si preoccupasse piu’ di tanto. Lo stesso accade oggi. Ci si accontenta di sapere un qualcosina ogni tanto, e poi il buio fino al prossimo aggiornamento dopo un mesetto.

Insomma, sembra che la lezione non l’abbiamo imparata, e forse é nella nostra natura non impararla. E se é vero che i media influenzano l’opinione pubblica é anche vero che la gente si informa su quel che vuol sapere, e dunque ha un suo potere decisionale.

In Iran, ormai da dopo le elezioni dell’estate scorsa, stanno accadendo cose fuori dal comune, in positivo ed in negativo: una brutalità mai vista da parte del regime che ora arresta senza motivo, impicca più di prima, e fa tutto il possibile per impedire una qualsiasi forma di comunicazione tra i cittadini del suo paese (a volte bloccando, in un batter d’occhio, la capacità di mandare SMS in tutta Teheran). Eppure la gente, spesso in gran parte studenti della mia (o nostra) età, colpiti da uno dei sentimenti più nobili che si possa avere, l’amore per la libertà, rischiano e sacrificano la propria vita per cercare di affermare i propri diritti. Io sono un ottimista, e penso che prima o poi i cittadini iraniani otterranno ciò che da tempo chiedono e pagano con il sangue. Tuttavia, ogni giorno che passa con proteste soffocate nel sangue degli stessi manifestanti, ogni giorno che il regime è ancora in piedi, significa vite perdute e diritti negati.

Ma tuttavia, a noi paesi occidentali, in fondo la vicenda ci interessa solamente se tornano in gioco le armi nucleari. Allora si teme per il nostro paese e per la nostra libertà. E se i paesi si comportano così evidentemente è perché questo è come si comportano i loro cittadini. Qui non vale il solito discorso dei politici-brutta-gente che fanno i loro interessi economici (questa mia idea di come nei paesi occidentali la politica estera spesso rispecchia lo stesso sentimento nazionale è un argomento interessante che sarò contento di approfondire – se vorrete – nei commenti). Siamo noi quei cittadini: magari ogni tanto leggiamo qualcosa a riguardo, ma poi torniamo alle nostre quotidiane routine. Spesso anch’io subito dopo aver sentito qualcosa su ciò che accade in Iran mi sento “pompato” e pronto a cambiare il mondo. Eppure non ho mai fatto le valige per andare a Teheran e “dare una mano”. Non propongo certo un esodo di massa – sarebbe stupido -, ma possiamo dare un contributo in altri modi. Se nascesse un vero sentimento di interesse nei confronti della sorte dei nostri amici, compagni, fratelli, o come-volete-chiamarli, in Iran, potremmo fare pressione sul nostro governo chidendo un interesse maggiore e più concreto sulla questione iraniana, magari non limitata alle nostre paure per un Iran nucleare. L’Italia, soprattutto con l’Eni, investe un sacco di soldi in Iran, e questi soldi ultimamente finiscono nelle mani del governo o dei suoi collaboratori. “Ricattare” Teheran non solo chiedendole di smettere di arricchire l’uranio, ma facendo pressione sull’aspetto diritti umani/civili sarebbe un appoggio enorme e concreto alle migliaia di giovani che da soli sfilano per le strade davanti a soldati legittimati a premere il grilletto in qualsiasi momento. In fondo, se smettessimo di interessarci solamente ai problemi iraniani in relazione alla nostra sicurezza, e pensassimo a quella dei suoi cittadini, non otterremmo forse risultati infinitamente migliori anche per noi? Serve da parte del mondo “democratico” un appoggio vero e concreto, magari cercando di aiutare i dissidenti a diffondere i loro messaggi, o appoggiando finanziariamente politici in esilio che stanno cercando di formare movimenti di opposizione. Le idee sono tante, basterebbe che venisse da noi una qualche pressione affinché queste idee vengano messe in pratica.

Oggi 11 febbraio, ricorre l’anniversario della rivoluzione iraniana. Io mi auspico che quando sui giornali di domani se ne scriverà, il lettore non si limiti a provare simpatia per chi cerca di cambiare le cose, ma provi, nel suo piccolo, a contribuire in qualche modo. Magari scrivendo, che so, al proprio ministro degli esteri.

Prima vennero e portarono via gli zingari: io fui contento perchè rubavano!
Poi vennero e portarono via gli omosessuali: fui sollevato perchè mi davano fastidio!
Poi vennero e portarono via gli ebrei: stetti zitto perchè mi stavano un po’ antipatici!
Poi vennero e portarono via i comunisti: non dissi nulla, perchè io non lo ero!
Poi vennero e portarono via me: purtroppo non era rimasto nessuno a protestare.

Bertold Brecht.

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gen 31 2010

Scontro oggi, Diritto Civile domani

di David Caratelli

Quando pensiamo ai diritti civili pensiamo agli anni ‘60 e le marce di Martin Luther King Jr., o le battaglie non-violente di Gandhi. Il voto alle donne o la legalizzazione dell’aborto. Diritti civili sono spesso sinonimo del passato: di quei movimenti che ci hanno portato allo stato attuale delle cose; un mondo piu’ libero e piu’ tollerante.

E’ difficile pensare ai diritti civili come cose che ancora non sono, beh, diritti. Sarebbe un po’ come pensare all’oggi visto dal domani. A tutti sembra ovvio che le donne abbiano lo stesso diritto degli uomini di votare, ma quando la discussione non era pura retorica ma anzi materia di dibattito aperto certo le persone non vedevano la conquista del voto per le donne come una battaglia per i diritti civili (tranne i pochi, quelli che poi la storia la fanno). La questione era semplicemente un altro punto in un programma politico, cui uno poteva appoggiare con motivazioni a, bi e ci, o respingere con ragionamenti altrettanto logici di, e ed effe. I diritti civili sono visti come qualcosa di intrinsecamente giusto, ed e’ quindi difficile pensare ad una materia che suscita polemica oggi come semplicemente giusta o sbagliata.
Un esempio: e’ piu’ o meno scontata l’importanza dell’abolizione della pena di morte in Italia; questa conquista viene vista come un diritto civile: giusta “senza se e senza ma” (ovviamente esistono eccezioni). Negli stati uniti pero’ no, e quindi l’abolizione della pena di morte, invece di essere una questione di diritti civili, e’ quasi sempre discussa con argomenti tipo: “la pena di morte e’ sbagliata perche’ costa troppo al governo: e’ inutile spendere tutti questi soldi quando costerebbe meno usare l’ergastolo”, oppure: “studi dimostrano che la pena di morte non e’ un deterrente che diminuisce il numero di omicidi”. Tutte argomentazioni “pratiche” se volete, che non si basano sul motivo che sarebbe argomentato immediatamente da molti italiani: “la pena di morte e’ ingiusta e basta, e’ crudele eccetera eccetera”.
Sperando di aver trasmesso questo concetto di “relativita’” dei diritti civili, come conquiste che ci sembrano scontate non lo erano affatto quando stavano emergendo, spero di fare un esempio alla rovescia.

Probabilmente non considerereste omofoba una persona che e’ contraria ai matrimoni gay, al contraro di qualcuno che i gay li pesta. Eppure, nel resto dell’occidente, i matrimoni gay diventano sempre piu’ una realta’. In Portogallo, paese a maggioranza cattolica, e’ stata votata una legge che consente ai gay di sposarsi (e parlo di matrimonio con la m maiuscola non PACS, DICO e via dicendo). I matrimoni gay sono completamente equiparabili a quelli tra eterosessuali in Spagna, Canada, Olanda, Belgio, Norvegia, Svezia e Sud Africa. I matrimoni gay, o simili forme, sono presenti in molti stati degli Stati Uniti, in Messico, in Australia. E Lussemburgo e Slovenia stanno pensando di “legalizzarli” a loro volta. Cosa c’e’ di interessante? Beh, ad esempio qua negli Stati Uniti il tema dei matrimoni gay sta diventando, lentamente, una battaglia per i diritti civili. In Portogallo, chi ha appoggiato la nuova norma ha detto che un nuovo, fondamentale, diritto civile era finalmente stato riconosciuto anche la’. Pensate alla pena di morte e come noi la vediamo come un diritto civile, al contrario di altri Beh, spero riuscirete a vedere che anche l’inverso e’ possibile.
Cosa significa tutto questo? Che dovete appoggiare i matrimoni gay perche’ senno’ siete razzisti? Se tornate tra qualche anno magari ve lo direi anche, ma ora come ora e’ giusto che ognuno abbia la propria opinione. E’ una strana situazione, perche’ se qualcuno pensa che questo sia davvero un diritto fondamentale da conqusitare, allora non pensare che gli altri siano nel torto piu’ completo sarebbe un po’ come dare il beneficio del dubbio a chi si opponeva all’eliminazine della schiavitu’. Eppure, proprio perche’ e’ una battaglia di adesso, e’ naturale che vi sia un dibattito: il cambiamento non viene facilmente. In fondo, e lo dico egoisticamente, senza chi su questo argomento (come su molti altri) la pensa diversamente da me, il mondo sarebbe abbastanza noioso.

E tanto per mettere le cose in prospettiva un altro po’: perche’ mai pensiamo che i diritti civili siano giusti? Non e’ forse solo perche’ hanno “vinto”? In fondo siamo il prodotto del nostro passato. Se La Roma papale fosse riuscita a sopravvivere all’unita’ d’Italia, la Breccia di Porta Pia non sarebbe semplicemente la Marcia su Roma di questo ipotetico universo parallelo?

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gen 5 2010

Rashomon

di Benjamin Sidney

Oltre il confine della ragione si trova una dimora sicura, una rocca inespugnabile, circondata dal caos, fiume in piena. Nella nebbia, i bassi fondi dell’animo umano, anime violentate dall’oscuro terrore, angelo ubriaco. B.S.

Un caloroso saluto a tutti i lettori di To Honolulu,
perdonate il mio inizio, sono appena emerso da un’esperienza sconvolgente, un film del genio Akira Kurosawa.

Leggi tutto…

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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