ott 1 2009

Prestidigitazione

Sabato scorso, alla riunione del nostro circolo artistico, un amico prestigiatore ha deciso di mostrarci un gioco.
Ha estratto dalla borsa due palline gialle di gommapiuma e ha richiesto un volontario. Fra i tanti, ha scelto Massimo. Gli ha fatto scegliere e prendere una delle due palline, l’altra l’ha presa lui.

“Adesso le facciamo sparire, ok? Però serve la formula magica. Ora stringi la pallina forte nella mano. Forte. Più forte. Al mio tre, tutti quanti, anche voialtri, in coro la formula magica. Siete pronti?”

Sim-sala-beniamìn.
Lui ha riaperto la mano ed era vuota. Massimo ha riaperto la mano e fra le dita aveva entrambe le palline di gommapiuma gialla.
Io ovviamente non so come ha fatto. Siamo rimasti attoniti per attimi lunghissimi, prima di applaudire. A Massimo si è fulminato il cervello, non riusciva più ad articolare i discorsi.
Ma la cosa che mi ha stupito di più non riguardava il trucco: mi ha stupito che io, dopo, il trucco non lo volessi sapere. Ovviamente il nostro amico non me lo avrebbe mai rivelato comunque – ciascun mago che si rispetti si farebbe impalare, piuttosto che squadernare un proprio numero – ma non ho nemmeno avuto il normalissimo istinto di voler sapere come diavolo avesse fatto a far comparire una pallina in più in mano a Massimo. Di solito la prima cosa che mi veniva in mente quando assistevo a trucchi di magia era domandare come funzionassero.

Forse, finalmente ho capito e interiorizzato qualcosa di importante. coniglio_cilindro

Mi era già capitato di parlare con un prestigiatore, al tavolo di un bar. Faceva giochi con le carte. E le carte cambiavano davanti ai miei occhi, sparivano, si spostavano fra mazzi diversi, riapparivano nel mio portafogli senza che me ne accorgessi. Dopo qualche tempo mi è stato detto come facesse a trasformare sotto il mio naso un Jack di fiori in un sette di cuori – ed è stato orribile.
Qualche volta la curiosità è deleteria – il pensiero è deleterio. Il pensiero sciupa la bellezza, diceva Wilde, e questo è vero anche e soprattutto nella prestidigitazione. E la verità che sta dietro al caso particolare è questa. Come dice viene detto in “The Prestige“, quando assisti ad un numero di prestigio puoi anche cercare di capire il segreto, ma non lo troverai, perché tu non vuoi sapere il segreto, vuoi essere ingannato. Desideri ardentemente che chi ti sta davanti faccia qualcosa che non ti puoi spiegare, qualcosa capace di incrinare con un “Oh…!” la solidissima realtà in cui siamo immersi ogni giorno.
Il segreto non fa colpo su nessuno. E’ il numero che stupisce tutti.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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