gen 26 2009

Come tutelare il proprio manoscritto

di Giorgio | in Consigli inutili | 3 commenti

Alcuni di voi forse hanno – o avranno in futuro – un manoscritto che sono interessati a tutelare legalmente. Dopotutto, anche senza mala fede, può capitare, specie con le copie digitali, che l’amico passi questo testo all’amico, che lo passi all’amico, che non sa chi l’ha scritto e se ne impossessa e chi lo sa?, lo potrebbe pubblicare come suo. Va bene che in tempi passati l’opera d’arte scritta era considerata “res nullius“, tanto che non ne veniva nemmeno indicato l’autore (sarebbe stato da vanitosi, volere il proprio nome sull’opera), ma adesso i tempi sono cambiati, e a un creatore fa piacere che la propria creazione porti sotto la sua firma.

Con questo non voglio assolutamente invitarvi ad essere sospettosi verso tutti e tutto, ma  – come dire? – a chiappe strette si sta tutti più tranquilli. Ci stiamo lavorando, ma purtroppo gli squali ci sono ancora. Qui di seguito vi illustro un mezzo economico, semplice e rapido per assicurarvi la capacità di provare pienamente di essere autore o autrice di un certo testo senza dover ricorrere a notai succhiasangue o ad ingegnose prove fotografiche o ad incerte testimonianze.

Prendete il manoscritto cartaceo. Se è digitale stampatelo, no?! Perfetto. Firmatene ogni foglio, anche se vi fa fatica e se le pagine sono tante; allegate anche un documento (scritto a mano con data e firmato) in cui dichiarate di essere l’unico autore dell’opera in questione (a dire il vero non è così fondamentale, ai fini probatori, ma fa davvero scena). Prendete manoscritto ed eventuale documento e metteteli in una busta, che dovrete sigillare alla perfezione. Non l’avete sigillata abbastanza bene. Ecco, già meglio. Successivamente infrancobollàtela e speditivela a casa per posta. Quando vi arriverà, non apritela per nessun porco motivo al mondo e conservatela come le cose sacre: la vostra piena prova è garantita dai timbri apposti dalle poste sulla busta e dal fatto che la busta stessa sia sigillata.

In altre parole, se dopo che avete fatto questo sorgessero delle controversie legali circa la paternità dell’opera, voi potreste tranquillamente andare da un notaio con la busta sigillata, lui leggerebbe la data X, vedrebbe che la busta è perfettamente chiusa e quindi saprebbe che quello che c’è in quella busta vi è stato messo prima della data X. Con testimoni procederebbe poi ad aprirla redigendo subito un atto pubblico in cui risulta inequivocabilmente che voi, alla data X, vi siete dichiarati autore dell’opera, provando senza possibilità d’errore che chiunque abbia fatto una simile dichiarazione dopo la data X, non era effettivamente autore del manoscritto.

Quindi con la sola spesa della stampa, della busta e del francobollo, vi siete tutelateti perfettamente.

Ricapitolo ora in breve le sette azioni da fare.

  1. Avere una copia caracea del manoscritto.
  2. Firmarne ogni singola pagina.
  3. Scrivere di proprio pugno una dichiarazione di paternità unica dell’opera – senza dimenticare data e firma.
  4. Mettere manoscritto e dichiarazione in una busta.
  5. Sigillare la busta alla perfezione.
  6. Spedire la busta a casa propria per posta.
  7. Conservare la busta in ottimo stato senza aprirla.

Nel caso di controversie, godetevi una vittoria legale così banale che l’avvocato della controparte si ritirerà in meditazione fra i ghiacci dell’Annapurna vitanaturaldurante.

avvocato

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gen 19 2009

Oroscopata a quattro zampe

Ho visto il TG5. (Kyrie, eleison)

Dopo la soddisfazione di un buon numero di notizie circa assassinii cruenti – annunciate dalla presentatrice non senza un’ammiccante voluttà da leccata di labbra e capezzolo indurito – dopo queste notizie, dicevo, il telegiornale nazionale ha deciso di dare spazio alla pubblicizzazione della novità che da sempre attendevo con trepidazione disumana, l’unica capace davvero di migliorare la qualità della mia vita, e della vita di tanta gente, nel luminoso trionfo dell’amore per gli animali: l’oroscopo per i nostri amici a quattro zampe.

Eugene Delacroix, "La libertà che guida il popolo" (1830). A dir poco visionario, per il tempo in cui fu dipinto.

Eugene Delacroix, "La libertà che guida il popolo" (1830). A dir poco visionario, per il tempo in cui fu dipinto.

Perché sapete, così come noi siamo influenzati nel carattere e nell’umore dalle fusioni nucleari delle fornaci siderali poste a decine di migliaia di anni-luce da noi, così lo sono anche gli animali domestici che con noi vivono. Oh, sì. Quindi, se  Fido vi ha cacato sul tappeto persiano, probabilmente è perché la Luna, in quadratura con Saturno, gli ha ispirato un moto di ribellione viscerale.

Che fare allora? Be’, ma chiaro. Innanzitutto non mancate di spendere diverse decine d’aurei euri in almanacchi astrologici periodici che vi squadernino il futuro di Fuffi e Rex (badate, l’oroscopo è diverso da specie a specie, perché così se avete animali diversi dovete comprare più settimanali e spendere di più le stelle influenzano specie diverse in modi diversi). In secondo luogo, date loro la siderale dignità di un consulente astrologico tutto per loro e – se proprio volete viziare questi nostri piccoli amici – di un veggente che possa predire tanto i moti dell’animo di Minù quanto le sue eventuali cadute dal quinto piano – che voi non sarete in grado di evitare perché starete cercando di sfuggire al padrone di casa che batte cassa per i sei mesi di affitto arretrato.

Mmm. Mi vengono in mente delle reminiscenze del liceo. Ora, c’era un poeta latino… Discrazio, Nescafazio, Proctopretermazio… No, il nome doveva essere più breve, non me ne rammento, ma in un componimento delle sue Odi (I, 11 se non ricordo male) diceva qualcosa tipo: “... nec Babylonios temptaris numeros“, cioè “non ti curare degli oroscopi babilonesi”. E’ una poesia piuttosto conosciuta, sapete? E la citano molto spesso molto inconsapevolmente proprio gli entusiasti delle oroscopate. Forse senza saperlo l’avete presente anche voi per “… sapias vina liques, et spatio brevi spem longam resces” (“sii saggia, filtra il vino e ridimensiona la lunga speranza in un tempo breve”) o magari – forse – per “carpe diem, quam minimum credula postero” (“cogli l’attimo, confidando il meno possibile nel domani”). La citano – dicevo – gli entusiasti degli oroscopi, per sottolineare  la mutevolezza delle stelle e delle loro influenze. Purtroppo non sanno che questa poesia nasce anche per demolire le loro superstizioni convinzioni. Come sono stupidini…

Orazio, ecco come si chiamava il poeta. Orazio.


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gen 15 2009

Il dito medio – Insulti nel mondo

di Massimo | in Omnia | 1 commento

Quante volte c’è capitato, in macchina, a scuola o a lavoro, di mostrare il dito medio a qualcuno che ci fa arrabbiare? Il gesto universale, il non plus ultra delle offese, un semplice dito, del quale – ahimè – abusiamo spesso, capace di mandare su tutte le furie il destinatario. Ma cosa ne sappiamo di questo gesto? Che origini, che significato ha?

Ci sono diverse “teorie”, niente di veramente certo, e molte bufale. Molte le allusioni falliche, qualche invito a mettersi il dito nel posteriore e altri ancora.

Storicamente vi sono riferimenti al gesto digitus impudicus (“dito impudente”) in alcuni antichi scritti Romani, che lo farebbero risalire a 2500 anni fa. La vastità dell’Impero Romano ne avrebbe poi favorito la diffusione presso molte culture. Leggi tutto…

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dic 23 2008

Io amo la libertà d’informazione

Devo dire che una volta che hai aperto un blog inizi ad adorarli. Ti permettono di discutere di qualunque argomento con qualunque persona, di sentire tutti i pareri, di valutare tutti i punti di vista.

Compatisco quei gestori di blog che invece censurano i post costruttivi fatti da altri utenti. E’ facile chiudere la bocca a chi non vuoi che parli, ma non è altrettanto facile impedire che parli ad altri.
Mi è successo stamani di finire sul blog di Gabriella Carlucci, che tra l’altro ho scoperto essere un Onorevole del Pdl, e aver letto un post sui “pirati informatici”. Post molto probabilmente non scritto da lei, ma da qualche subappaltato che gestisce il blog.

Post che vuol essere una rinvincita su tali pirati, che si conclude con un dato: Se invece di scaricare i film da internet li noleggiate, risparmiate 500 euro all’anno. Cazzate. Ho commentato e probabilmente il mio commento è finito nel cestino. Ma chi se ne frega, io ho il mio blog!

Trovate il post integrale qui. Inizia con:

“In estrema sintesi ho intenzione di dimostrare, a tutti coloro che credono di risparmiare scaricando illegalmente materiale multimedia da Internet, che si sbagliano e di grosso.”

In sintesi ancor più estrema voglio dimostrare il contrario.
Come ho precisato reiterate volte nello stesso commento, preciso anche qui che ciò che scrivo non vuole essere un nè istigazione, nè giustificazione della pirateria informatica, ma semplicemente un osservazione sulle falsità e inesattezze contenute in tale post. La mala informazione va combattuta.

I consumi dei processori di computer sono sempre in crescita, superano i 100W.
Quasi vero. In passato c’è stata una gran corsa all’aumento delle frequenze operative, adesso molti produttori puntano più al risparmio energetico. Facendo un esempio “estremo” un computer completo con piattaforma Atom (scheda madre+ 1 GB DDR2-667 + Hard disk), consuma 59 watt. E potrebbe andare benissimo per scaricare, con l’aggiunta di un hard disk esterno.

Un dowloader tiene acceso il pc almeno 10 ore al giorno.
Quasi vero
. Nel post precisano che il dato in alcuni casi è in difetto rispetto alla realtà. La realtà è più semplice, il downloader tiene acceso il pc 24h su 24. 

Un personal computer che ci permetta di scaricare velocemente materiale multimediale molto voluminoso non costa meno di 1000 euro.
Falsissimo!
 Non servono i computer della NASA per scaricare i film. Potresti benissimo usare il tuo vecchio Pentium III. Gli unici fattori che contano sono la connessione a internet e la capienza e velocità dei dischi fissi.

Le tariffe delle connessioni flat costano tra i 20 e 30 euro mensili.
Vero
. Ma non le hanno solo i “pirati”. Ce le hanno praticamente tutti. Stesso discorso per il computer, chi non lo ha in casa?

Sommando le cifre calcolate finora arriviamo ad un totale che oscilla tra i 1600-2000 euro.
Falso
. Il computer ce l’ha già, la connessione pure. Al massimo può comprarsi un hard disk nuovo.

Dai calcoli fatti finora si nota che l’unica cosa che il downloader paga in più rispetto a un comune utente, è la bolletta della luce, più le spese degli eventuali supporti esterni. Passiamo ora ai video in se.

Sapete cosa avrebbe speso un utente medio se avesse noleggiato, tutte le uscite disponibili, in un comune videonoleggio? Tra i 1100 ed i 1300 euro.
Falsissimo. Supponiamo che un utente medio noleggi dvd in un comune videonoleggio e che spenda 3€ per 24h. Per ottenere i 1100€ annuali dovrebbe noleggiare un DVD al giorno, non so quante persone in Italia facciano una cosa del genere. (Si spende anche meno di 3€ per 24h di noleggio).
E poi l’utente medio di certo non noleggia TUTTE le uscite disponibili.

Facciamo dei calcoli più realistici. L’utente medio che noleggia 2 film alla settimana, in un anno spende 310 euro. Questa è una mera constatazione e non una critica: ritengo che il noleggio sia la forma più conveniente per vedersi un film.

Un breve commento anche su un altro post, nel quale accusano Rutelli di favorire la pirateria distrubuendo eMule – noto software per scaricare illegalmente files protetti da diritti d’autore.
eMule non è un software illegale. E’ l’uso che molti ne fanno che è illegale.
Se io ti regalo una zappa, non è illegale. Se tu tiri una zappata sulla schiena al tuo vicino, quello è illegale. 

Ripeto ancora che tutto quello che ho scritto è a fini informativi e non voglio assolutamente invogliare la gente a scaricare film pirati da internet; film spesso di bassa qualità e che danneggiano l’industria cinematografica.

 

Viva la libertà d’informazione!


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dic 5 2008

Gestione dei conflitti – Formula Magica Diplomatica

Ieri sono stato momentaneamente sgarbato con una signorina molto gentile. Il risultato è stato che lei si è irrigidita e il nostro rapporto (anche lavorativo) è andato a ramengo. A mia difesa potrei portare il fatto che certe cose le ho dovute dire per ordini superiori – ma non basta. E dopo mi sono sentito una vera merda.

Quindi ho deciso di aprire questa categoria di “Gestione dei Conflitti”, in cui via via esporrò alcune tesi e tecniche della teoria generale della mediazione applicabili anche nei panni di una delle parti in conflitto. “Dio ha messo anime uguali in tutti gli uomini, tanto nei re quanto nei calzolai” diceva qualcuno. “La stessa causa di una lite fra vicini provoca un conflitto fra due stati”. E in fondo è giusto pensare che per creare una cultura della pace non si possa partire da un’idea o da una bandiera, e che sia inconcepibile un modo di pace nelle alte sfere se in basso continuiamo a scannarci per tutto, ma che sia assolutamente necessario iniziare a coltivarla nella quotidianità. Per questo, tratterò soprattutto di trucchetti o di punti di vista o di accorgimenti facilmente adottabili da chiunque e che, se applicati, miglioreranno sensibilmente la vostra vita.

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Formula Magica Diplomatica

Non è una vera formula magica, ma è la struttura su cui costruire ciò che avete intenzione di dire. Così facendo, ciò che direte non colpevolizzerà nessuno e quindi nessuno si sentirà attaccato, non sarà confutabile né falsificabile – il tutto senza levare chiarezza e forza al messaggio che avete intenzione di trasmettere. Niente compromesso: con questa struttura potete facilmente avere la botte piena e la moglie ubriaca. Vado ad illustrarla.

Quando tu… Allora io… Perché… Vorrei…

1) Quando tu…

Una frase che inizia con quando fa percepire all’altro una certa singolarità del caso in questione: c’è parecchia differenza fra dire “Tu non mi telefoni!” e “Quando tu non mi telefoni…”. L’altro non si sentirà attaccato, perché non si sta generalizzando, si sta semplicemente analizzando un caso, un evento.

2) Allora io…

Dopo aver delineato la fattispecie del caso, si salta subito su se stessi. Se parlate di come voi stessi vivete una situazione, non siete soggetti a confutazione. “Allora io mi sento solo” “No che non ti senti solo” “Ma lo saprò io come mi sento o no? Lo sai meglio tu?” Assolutamente inconfutabile. Come dire “Mi piace” in luogo di “E’ bello”. Assolutamente inconfutabile. Oltretutto, stando su se stessi, si continua a non attaccare, e si mette in luce un aspetto importante che solitamente nelle discussioni, sotto la pioggia di accuse, è trascurato – cioè i sentimenti che si provano in quella data situazione.

3) Perché…

La spiegazione di un sentimento ha ancora il vantaggio di essere personalissima, e permette di descrivere meglio quale sia la propria posizione nel caso in questione. “Allora io mi sento solo, perché senza di te non riesco a stare, perché anche se la giornata ha fatto schifo, sentirti me la illumina sempre” e cazzate del genere. “Allora io mi sento avvilito, perché mi sembra di farmi sempre in quattro per tutti senza poi avere nulla indietro”. Mi raccomando, che le posizioni che esprimete non siano categoriche. In quest’ultima frase, fondamentale è il “mi sembra”, che richiama sempre una perceziona soggettiva del fatto.

4) Vorrei…

A questo punto (opzionalmente) si possono avanzare delle richieste maturate dall’esposizione precendente. E’ la pars construens della formula: i primi tre punti sono soltanto descrittivi. Mi raccomando, sincerità e occhio alle esigenze degli altri, quando si formulano richieste.

Quando tu mi rispondi in maniera sfuggente se ti chiedo di andare a fare la spesa, allora io mi sento davvero costernato, perché invece ogni volta che posso fare qualcosa per te sai che la faccio, anche se non ne avrei voglia. Vorrei che tu tenessi conto di questo, la prossima volta che te lo chiedo.

Il filo rosso che collega tutte le teniche mediazionali e di gestione dei conflitti è quindi l’evitare di attaccare o lanciare direttamente colpe e accuse contro l’altro, che si irrigidirebbe abbandonando la comunicazione; dire sempre ciò che si vuole senza nulla di taciuto, ma a partire dal proprio modo di vedere e vivere la faccenda; ricordare sempre che se l’altro ha certe posizioni, è perché esistono dei motivi importanti e profondi che perlopiù ignoriamo – e che anche lui a stento conosce o ammette.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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