apr 19 2010

Grazie, vulcano

Sì, proprio tu. Gazie, Eyjafjallajokull, vulcano d’Islanda.

Perché?

Be’, sì, magari è un ringraziamento da spiegare. Perché tante, tante persone, per via della tua eruzioncella, adesso sono bloccate chissà dove senza quasi più soldi, con le famiglie preoccupate a casa, con gli aeroporti di mezza Europa bloccati, soldi che vengono bruciati dalle compagnie aeree e dalle agenzie di viaggi a velocità folli per rimborsi, riparazioni, stipendi, risarcimenti, senza il guadagno di un centesimo e senza contare le polveri che ci respiriamo (coff coff), e i guai ambientali. E di questo ne tengo conto. Ma volendo vedere il lato positivo…

Ti ringrazio perché col tuo enorme, primitivo espirar fumo, fumo caldo, immenso, pesante e bianco, che ha coinvolto e paralizzato il Vecchio Continente, tu che pure sei lontano mille e mille miglia, ci hai ricordato che siamo tutti sullo stesso pianeta. Che se ad Haiti la terra balla, non è una terra diversa: è l’identico pianeta che noi abbiamo sotto il culo. Se in Indocina il Coperchio dell’Inferno esplode e vomita infinite tonnellate di lapilli e cenere nell’aria, come inchiostro nell’acqua si spanderanno in tutta l’atmosfera. E se nel New England e a Shanghai un esercito di ciminiere erutta nubi bianche e dense come cotone mortale, siamo comunque sempre tutti sulla stessa barca. Anche se ce ne stiamo in panciolle in verandina a goderci il profumo dei glicini, il sole sulla pelle, il verde nuovo nuovo degli alberi, gli uccellini di ritorno dall’Egitto che cinguettano (clandestini infami).

Così, grazie, Eyjafjallajokull – posso chiamarti Eyja? – grazie perché ci ricordi che siamo tutti sulla stessa barca. Di cui non siamo che gli ultimi ospiti.

E grazie anche ad Anthony Sidney per l’idea

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.6/5 (34 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +19 (from 19 votes)

gen 14 2009

Il foglio a protocollo di Kyoto

Nel 1997, durante una riunione della UNFCCC a Kyoto, i grandi paesi industrializzati del mondo – cioè, alcuni di loro – capirono che effettivamente si stava rilasciando un po’ troppa merda, nell’aria. In relazione all’Effetto Serra, non all’inquinamento generico, per carità.

Fu così che decisero di stendere nero su bianco un poderoso trattato che tagliasse la quantità di emissioni lecite di cinque gas-serra, una severa restrizione autoimposta per dimostrare il proprio amore per il pianeta.

Il puntino indica Kyoto, nella regione del Kansai.

Il puntino indica Kyoto, nella regione del Kansai.

Un taglio, cioè, in misura NON INFERIORE al 5% delle emissioni registrate nel’90, preso come anno-campione (del mondo se stiamo parlando di calcio e Germania Ovest, che vinse 1-0 sull’Argentina di Maradona). Mi raccomando: NON INFERIORE al 5%. E’ un po’ come dire: invece di tirare cento calci all’inerme persona che ti sostenta, tiragliene NON PIU’ di novantacinque. E poi solo di gas serra. Quindi i cazzotti sono illimitatamente ammessi.

Ovviamente una simile proposta non fu subito accolta con entusiasmo dai paesi industrializzati. Avete idea di quanto costi, inquinare meno? No? Be’, tanto, se si vuole continuare a mantenere uno stile di vita da Emiro Saudita. Avevano detto: il Protocollo entrerà in vigore quando lo avranno sottoscritto e ratificato non meno di 55 paesi che insieme producano non meno del 55% delle emissioni mondiali. WOW. Be’, scritto nel ’97, il Protocollo produce effetti solo dal 2005, dopo che anche la Russia, dopo un certo tira e molla, ha deciso di aderire (da sola produce quasi il 20% delle emissini su scala mondiale). A metà 2007 i paesi aderenti erano sui 170, ma c’erano ancora dei grandi assenti. Alla fine di quello stesso anno, la grande inquinAustralia decise di ratificare il Protocollo.

Belli i tempi in cui si scandalizzavano tutti se il Presidente degli States mentiva sui pompini...

Belli i tempi in cui si scandalizzavano tutti se il Presidente degli States mentiva sui pompini...

Ad oggi, i pochi paesi che ancora non hanno sottoscritto il Protocollo, producono circa il 40% delle emissioni totali. Sahara Occidentale, Afghanistan, Turchia, Iraq, Ciad, Tagikistan, Taiwan e Somalia sono fra questi. Ah, già, anche lo Zimbawe. E che sciocco, mi stavo scordando degli StatiUniti, che da soli producono quasi il 37% di tutta la cacca aerea del mondo, e che dopo la prima sottoscrizione a fine mandato di Clinton, la ritirarono per decisione del semprelodato George W. Bush. Sapevate che il New England inquina quanto la Germania?

Unica genialata del Protocollo di Kyoto (Coase rulz), è la costituzione dei CER, cioè dei crediti di emissione – un embrionale diritto di proprietà sull’inquinamento. Infatti, il paese che meno inquini, può vendere i propri crediti ai paesi che invece non riescano a ridurre le proprie emissioni, guadagnandoci. Così, chi voglia continuare ad inquinare tot, per poterlo fare senza violare il Protocollo dovrà sborsare fior fior di quattrini ad un paese che invece si sia fatto il culo e che adesso inquina di meno, comprandogli – o prendendogli in locazione – i suoi CER.

Oltretutto è anche possibile acquisire CER bonus se il proprio paese ne aiuta altri a portare avanti progetti di riduzione delle emissioni, secondo criteri diversi se un paese industrializzato ne aiuta uno in via di sviluppo oppure se un paese ne aiuta uno della sua stessa categoria, industrializzato o in via di sviluppo che sia.

Insomma, la vicenda del Protocollo di Kyoto ci mette davanti alla debolezza di qualsiasi iniziativa giusta che voglia gettare le basi di un miglioramento su un substrato culturale totalmente inadatto, capace di anteporre la ricerca del guadagno alla sua stessa sopravvivenza. Questo aldilà delle varie opinioni che possono esserci circa l’Effetto Serra, perché forse è un ciclo normale (in un certo periodo del medioevo sulle Alpi non c’era neve), forse è causato da noi, non lo so; ma di certo, l’inquinamento scatenato e lo sregolato sfruttamento di risorse preziose non ci rende migliori di chi non rispetti la propria vita, distruggendosi di alcol e droga, e cachi nel proprio soggiorno.

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 3.0/5 (1 vote cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: -1 (from 1 vote)

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

Iscriviti alla mailing list