Per non dimenticare l’Olocausto
“Prima vennero per i comunisti, ed io non dissi niente perché non ero comunista. Poi vennero a prendere i socialdemocratici, ed io non dissi niente perché non ero socialdemocratico. Poi vennero per gli Ebrei, ed io non dissi niente perché non ero Ebreo. Quindi vennero a prendermi, e a quel punto non c’era rimasto più nessuno ad alzare la voce per me.” (citazione apocrifa da padre Martin Niemöller)
Per molti oggi è un giorno come tutti gli altri. Si lavora, si mangia, si vive. Per molti invece, 64 anni, il 27 gennaio significò riottenere la libertà e la vita.
Oggi e non solo, possiamo ricordare la tragedia che ha colpito milioni di persone, perseguitate da ideologie folli. Ideologie che purtroppo continuano ad esistere, non facendo però sufficiente scalpore.
Forse tutti riusciremo ad accorgerci di quel che succede oggi, tra 50 anni.
C’è chi vuole negare l’esistenza dell’olocausto (anche non sarebbe corretto chiamarlo così) – o meglio, della Shoah; così c’è chi vuole negare l’esistenza di realtà simili ancora oggi. Ma in Cina i campi di concentramento esistono adesso, come in ogni dittatura del pianeta, e adesso frange politicanti estremiste, qui, a casa nostra, sbandierano discriminazioni di ogni genere invocando pulizie fascistiche.
Non dimenticare non basta: serve imparare, far tesoro di quello che i nonni e i reduci ci hanno raccontato per scoprire ogni tumore di nazismo che si annidi nei nostri cuori e nelle nostre società. Tralascio ogni altro commento, chi l’ha vissuto ha già lasciato la sua testimonianza e a noi non resta che confrontarla col nostro oggi. Il mio è solo un invito.


