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	<title>To Honolulu &#187; Lavoro</title>
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		<title>Pesci piccoli e pesci grandi</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 10:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi a Firenze si è molto parlato dei cinema. In particolare la questione riguarda l&#8217;apertura di un grosso multisala, il &#8220;Multiplex&#8221;, amato e odiato, e la chiusura di un cinema storico, il Variety. Ma non è di questo che voglio parlare.</p>
<p>Un paio di settimane fa &#8211; dopo aver rimandato per moltissimo tempo &#8211; siamo infine andati al cinema a vedere &#8220;Qualunquemente&#8221; di Albanese. Avendo appena riscosso il pagamento per un lavoro mi propongo di pagare il biglietto, e dico a Eleonora e Giorgio di lasciare il portafogli a casa. Che figo, eh? Quasi come entrare in un bar ed esclamare a piena voce &#8220;Pago da bere a tutti!&#8221;.</p>
<p>Arriviamo al cinema, uno tranquillo, abbastanza centrale, medie dimensioni, probabilmente a gestione familiare. Manca un quarto d&#8217;ora all&#8217;inizio del film, ci mettiamo in coda per il biglietto. Quando arriva il nostro turno, chiedo 3 biglietti e do la carta di credito alla cassiera, in quanto non avevo contanti. &#8220;Carta va bene?&#8221;. Rispondo di sì, anche se di solito propongono anche l&#8217;alternativa Bancomat. &#8220;No, il bancomat non va&#8221;. Fatto sta che dopo 5 minuti di tentativi, non funziona neanche la carta di credito. &#8220;No, e un va&#8221; mi dice scortesemente la cassiera, lanciando un&#8217;occhiata ai clienti in coda. Ora, in un cinema, il sabato pomeriggio, non si può pagare con carta di credito? &#8220;Sono cose che succedono&#8221; e mi guarda come per dire &#8220;Insomma che vuoi fare? Paghi o no?&#8221;. Mancano 5 minuti all&#8217;inizio del film, e usciamo dal cinema per andare a cercare un bancomat. Poi Giorgio propone di tornare dentro a chiedere dove ne possiamo trovare uno. E non è distante fortunatamente. Certo che &#8211; pensiamo &#8211; avrebbero potuto anche essere più cortesi e indicarcelo loro. Stiamo facendo tutto questo casino per cercare di dar loro dei soldi, in fondo. La tentazione di andare in un altro cinema è forte, ma essendo troppo distanti, alla fine torniamo li. Paghiamo, la cassiera non dice una parola, ed entriamo a film già iniziato.</p>
<p>Film molto bello, ma alla gente di quel cinema &#8211; mi dispiace dirlo &#8211; non darò più un euro.</p>
<p>E&#8217; brutto da dire, ma se è così che devono funzionare le cose, ben vengano i multisala. Se il piccolo cinema, o il fruttivendolo non possono darti qualcosa in più rispetto al multisala o al centro commerciale, ben vengano! Ci si lamenta tanto dei piccoli pesci che vengono mangiati dai grandi, ma cosa stanno facendo questi piccoli per offrire un servizio in più? Di certo non possono competere dal punto di vista tecnologico, dei servizi, della scelta. Ma di certo possono competere da un punto di vista umano. Mi aspettavo questo dal piccolo cinema: quello che il ragazzo impaziente di finire il proprio turno probabilmente non può darti, un qualche tipo di relazione umana, insomma quel qualcosa in più che può caratterizzare la piccola impresa e che non può esistere nella grande azienda.</p>
<p>E credo che sia il grosso potenziale su cui le piccole attività dovrebbero puntare tantissimo. Altrimenti, se non possono dare niente di più, verranno giustamente schiacciate.</p>
<p><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2011/02/sala.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3258" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2011/02/sala.jpg" alt="" width="320" height="230" /></a></p>
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E’ lunedì e sono le 10 di mattina. Entro nel centro commerciale, la cattedrale del consumismo. Non so come mai sia così affollato, davve...</small></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Una vita da promoter</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 08:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavori visti da dietro]]></category>
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<p>E’ lunedì e sono le 10 di mattina. Entro nel centro commerciale, la cattedrale del consumismo. Non so come mai sia così affollato, davvero la gente non sa che fare? Saremo anche in crisi, non ci sono i soldi per mangiare, però guarda quanti escono col cellulare nuovo! Sono passati 6 secondi da quando sono entrato e un tizio in giacca e cravatta da dietro un banchino mi propone un “convenientissimo” conto bancario. “No grazie, ce l’ho già” “Ma il nostro ha il tasso di interesse più&#8230;” Me lo lascio alle spalle, ti ho detto che ce l’ho già, e poi me lo chiedi tutti giorni!<br />
Proseguo, e dopo un po’ vengo avvicinato da una ragazza “Ti va di assaggiare il nostro caffè?” “No, grazie, ho fatto colazione adesso, magari più tardi”. Non ti lasciano tregua questi promoter!<br />
Entro nel negozio di elettronica e mi avvicino al reparto informatico, intanto mi metto il cartellino e mi tolgo la felpa per sfoggiare la mia maglietta sponsorizzata. “Buongiorno collega!”. Eh sì, sono un promoter anch’io.</p>
<p>Il periodo natalizio è quello con la maggior concentrazione di promoter sulla superficie terrestre. Ogni azienda deve promuovere, e allora spuntano ovunque giovani e meno giovani che promuovono auto, macchine da caffè, depuratori per l’acqua, rasoi.. E c’è chi promuove un noto marchio di computer e stampanti, ovvero io.</p>
<p>Quest’anno ho scelto di fare il promoter per due mesi non solo per lavoro, ma soprattutto per motivi di studio. E’ infatti interessante vedere come si comportano le persone, come puoi manipolarle e portarle verso un prodotto migliore. Ah, a proposito, tengo a precisare che &#8211; per fortuna &#8211; promuovevo un marchio veramente buono, e quindi sono in pace anche con la coscienza. In questo periodo ho venduto una stampante più o meno a tutti: amici che venivano a trovarmi a lavoro, altri promoter. Giorgio stesso è un cliente soddisfatto.</p>
<p><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/01/promoter.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2089" title="promoter" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/01/promoter.jpg" alt="" width="500" height="448" /></a></p>
<p><span id="more-2079"></span>Se dall’esterno i promoter sembrerebbero capaci di venderci anche la loro mamma, in realtà sono dei ragazzi normalissimi, che nella maggior parte dei casi sono totalmente disinteressati dal venderti qualcosa. Non per niente si chiamano promoter. Sono figure che non necessariamente devono vendere (per quello ci sono i venditori), ma son li per dimostrare al cliente che il marchio è presente sul punto di vendita anche tramite una persona fisica in grado di consigliarti. Certo, se vendi è meglio.</p>
<h3>Come si diventa promoter?</h3>
<p>Io non ricordo bene come ho iniziato, ma è stato 3 anni fa, probabilmente registrandomi al sito dell’agenzia online e inviando il curriculum. In pratica ti registri, e loro quando hanno bisogno di qualcuno per una giornata promozionale mandano una mail. Il primo che risponde dando disponibilità è il fortunato vincitore. A seconda del tipo di prodotto da promuovere vieni addestrato, ovvero devi subire delle pallosissime sessioni di training, se sei fortunato online, altrimenti in posti lontani, come Roma e Milano. Se siete di Roma vedrete che il training si svolgerà senza dubbio a Milano, e viceversa. Come avrete notato, non ho parlato né di colloqui, né di prove. Non ne ho parlato perché non ci sono. Solo semplici training, quando va bene. Questo è il motivo per cui certe volte ci imbattiamo in alcuni promoter che hanno mezzo neurone in capo, senza neanche il minimo sindacale di predisposizione per il lavoro col pubblico, e a volte in altri che sanno poco e niente del prodotto che promuovono.</p>
<p>La vita del promoter può non essere semplice. La paga varia da agenzia ad agenzia, ma solitamente si aggira tra i 40 e i 60 euro al dì. E’ un lavoro occasionale, che non dà sicurezze economiche, a meno che tu non sia un promoter fisso. Quasi sempre c’è da lavorare nel weekend, nei festivi, e a volte mi è capitato di ricevere mail la sera che chiedevano di lavorare la mattina dopo. Se sei donna può essere richiesto di mettere la coscia in vista, o di vestirsi da mamma natale. Nella maggior parte dei casi, sei costretto a stare in piedi per 8 ore, nel mio caso con gran goduria dei talloni.</p>
<p>Passare una giornata in un supermercato, sotto i neon, in mezzo alla folla, è molto stressante. Anche nei momenti di pausa e quando c&#8217;è poca gente, non è facile riuscire a tirar fuori qualche pensiero razionale, ed è impensabile portarsi un foglietto di carta per scrivere, o che so, ripassare per l&#8217;esame che si ha tra qualche giorno. C&#8217;è qualcosa nell&#8217;aria che lo impedisce. Inoltre vi auguro di non essere gli unici promoter sul posto, e di poter scambiare due chiacchiere con qualcuno.</p>
<h3>Come si diventa dei buoni promoter?</h3>
<p>Nella mia breve esperienza ho trovato un paio di  best pratices che ogni promoter dovrebbe applicare per risultare quantomeno non sgradevole.</p>
<p>Prima cosa importantissima, e non solo nel lavoro: <strong>salutiamo</strong>! Buongiorno, buonasera, buon cosa volete, ma salutiamo! E questo non solo per i promoter, ma anche per i clienti, perché la situazione attuale è che siamo in un paese di cafoni, ecco. E poi se si saluta si appare molto più cortesi e accomodanti. Fine del pistolotto.</p>
<p>Una cosa fondamentale è non aggredire il cliente, perché a meno di non avere il nostro stand e dovercelo necessariamente portare, dovremmo lasciargli un po’ di tempo per valutare i prodotti e farsi un minimo di idee proprie. Così dopo che ha visto quali sono le alternative possiamo parlargli di quanto è buono il nostro prodotto. Se lo aggrediamo subito, facciamo un brutta impressione e mentre parleremo lui con lo sguardo cercherà di vedere le alternative, senza ascoltarci.</p>
<p>Inoltre, è importante dare consigli veritieri, uscendo dalla figura del promoter. Se crediamo davvero che il prodotto sia buono, diciamo che lo pensiamo anche in veste ufficiosa, e non solo perché siamo pagati per farlo. Se usciamo dalla nostra veste, il nostro consiglio diventa molto più efficace.  Vale anche per il contrario, se promuoviamo un prodotto che non ci piace, facciamo il minimo indispensabile e cerchiamo di limitare il danno. Oppure non accettiamo il lavoro quando ci viene offerto. Ho sperimentato sulla mia pelle che non c’è cosa peggiore nel dover essere pagato per promuovere quello che reputi il peggiore antivirus sul mercato! Nessuno deve poter comprare le nostre idee e la nostra opinione, ricordatelo sempre!</p>
<p>Infine non lasciatevi abbindolare dagli incentivi sulle vendite, che vengono proposti a volte per spingere determinati prodotti rispetto ad altri. Può succedere che con la promessa di pochi euro ci facciano perdere la nostra oggettività. L’ho visto in pratica negli ultimi giorni di lavoro, quando per ricevere un incentivo di 3 euro un ragazzo cercava di vendere un computer da 399 euro ad un cliente che voleva un modello da 250 di pari caratteristiche.</p>
<p>Messaggio per i promoter: non fatevi comprare, e sfruttate la vostra posizione e influenza in modo positivo.<br />
Messaggio per i clienti: son ragazzi, che probabilmente hanno ripiegato su questo lavoro come ultima possibilità. Non prendeteli a manate nel viso di default, fatelo solo se lo meritano davvero. Certo, capita di trovare l&#8217;incompetente, ma si trovano anche molte persone in gamba capaci di consigliarvi. Comunicate.</p>
<p>La mia esperienza nel complesso è stata molto positiva, ho conosciuto diverse persone simpatiche, ho avuto modo di relazionarmi con molti clienti e osservare le loro reazioni, e mi son pagato i regali di Natale! Sicuramente un lavoro simpatico da fare una volta ogni tanto, però non lo terrei in considerazione come impiego fisso!<br />
Detto questo, mi tolgo maglietta e cartellino, e torno in borghese, anche per oggi la giornata è finita.</p>
</div>
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		<title>Come realizzarsi, tutti?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 09:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Cosa vuoi fare da grande?&#8221; è una domanda la cui risposta diventa sempre più complicata mano a mano che si cresce. Da piccolo, ognuno sa che cosa fare, è chiaro e cristallino che uno vuol fare l&#8217;astronauta e l&#8217;altro il pompiere, non si hanno preoccupazioni a quell&#8217;età, la via è limpida. Poi arrivano l&#8217;istruzione, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Cosa vuoi fare da grande?&#8221; è una domanda la cui risposta diventa sempre più complicata mano a mano che si cresce. Da piccolo, ognuno sa che cosa fare, è chiaro e cristallino che uno vuol fare l&#8217;astronauta e l&#8217;altro il pompiere, non si hanno preoccupazioni a quell&#8217;età, la via è limpida.<br />
Poi arrivano l&#8217;istruzione, il condizionamento, la ragione, e tutto cambia: si cerca la via più conveniente, o quella più sicura. E si perde di vista quello che si vuol fare davvero, al punto che all&#8217;età di vent&#8217;anni diventa complesso darsi una risposta. Cosa voglio fare? I sogni &#8211; dicono &#8211; segui i tuoi sogni. Beato chi riesce ancora a sognare come quando era bambino.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1467 noframe" title="2449460577_3be8586e88" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/07/2449460577_3be8586e88.jpg" alt="2449460577_3be8586e88" width="338" height="500" /></p>
<p>Non essendo in grado di andare oltre, in questo campo, vorrei provare a vedere la situazione da un punto di vista critico e cinico.</p>
<p>Sono pochi quelli che hanno scelto consapevolmente il proprio percorso di studi, penso che siano ben di più quelli che hanno scelto il meno peggio, o casualmente. E spesso uno si accorge che non voleva fare questo solo quando ormai ha finito. Forse perché siamo troppo immaturi al momento della scelta, forse perché non abbiamo mai pensato a che cosa vogliamo essere. All&#8217;università uno pensa di avere le idee più chiare; macché. Uno magari studia lettere perché odia la matematica, oppure giurisprudenza perché fare l&#8217;avvocato paga bene. Non so perché ma l&#8217;approccio &#8220;io intanto studio, poi si vedrà&#8221;, non mi sembra che possa funzionare con un qualcosa di scelto pseudo-casualmente. Spero che molti nel dubbio abbiano fatto la scelta che in futuro si rivelerà giusta per loro.</p>
<p>La società, evolutasi nei secoli fino ad arrivare a quella odierna, non punta e non ha mai puntato alla realizzazione dell&#8217;essere umano, ma ad una sopravvivenza collettiva organizzata e regolamentata. Ma pensate: cosa succederebbe se tutti avessero un sogno e lo seguissero? Se becchini, pulitori di bagni e spazzini mollassero pale e scope e realizzassero i loro sogni, in che mondo vivremmo? Saremmo invasi da veline e giovani calciatori, i bagni puzzerebbero e le strade sarebbero sporche, probabilmente. Però ci sarebbero pittori in ogni angolo di strada, miriadi di scrittori e poeti col foglio in mano, musiche e spettacoli sarebbero improvvisati dal nulla. Sarebbe bello, no? Ricordiamoci però che viviamo in una società.</p>
<p>Si potrebbero istituire delle caste, i degni di realizzarsi e i non degni. Oppure una piccola élite di patrizi servita da una plebe che si accolla tutte le mansioni e i lavori. No, no, non si può fare. Forse il problema è che le nostre ambizioni sono troppo egocentriche, e che quando uno pensa di realizzarsi non considera altri che se stesso. &#8220;Io scrivo perché mi piace scrivere, perché è la mia passione e la mia vita.&#8221; Bene, ma se tutti la pensassero come te, chi produrrebbe la carta e l&#8217;inchiostro con i quali scrivi? Senza contare il fatto della concorrenza: con un sacco di scrittori, spiccar fuori dal mucchio sarebbe una bella impresa (lo è già oggi!), e in qualche modo uno dovrà sopravvivere e guadagnarsi il cibo. Sempre ammesso che ci siano persone il cui sogno sia fare gli allevatori o gli agricoltori. Probabilmente in questo mondo, si tornerebbe a sacrificare i propri sogni a favore della sopravvivenza. Punto e a capo.</p>
<blockquote><p>&#8220;Se ci tengo a fare qualcosa, non lo chiamo lavoro.&#8221;<br />
(Richard Bach)</p></blockquote>
<p>Purtroppo il lavoro è una delle cose che occupa buona parte della nostra giornata, quindi se vogliamo usare davvero al meglio il tempo che abbiamo a disposizione in questa vita, sarebbe cosa buona fare qualcosa a cui si tiene e che ci piace, come lavoro.</p>
<blockquote><p>&#8220;Un uomo chiamato a fare lo spazzino dovrebbe spazzare le strade così come Michelangelo dipingeva, o Beethoven componeva, o Shakespeare scriveva poesie. Egli dovrebbe spazzare le strade così bene al punto che tutti gli ospiti del cielo e della terra si fermerebbero per dire che qui ha vissuto un grande spazzino che faceva bene il suo lavoro.&#8221;<br />
(Martin Luther King Jr.)</p></blockquote>
<p>Non ho mai sentito parlare di spazzini così famosi per le loro gesta. Un motivo ci sarà. Anche se a livello di motivazione personale forse può servire, trovo che questa frase sia una colossale cazzata. A meno che uno non abbia la vocazione dello spazzino, allora tanto di cappello.</p>
<p>Forse ci sono solo modi diversi di vivere quello che stiamo facendo, nessuno più giusto degli altri in assoluto, come ci insegna la buona vecchia storia dei tagliapietre.</p>
<blockquote><p><em>Un saggio, camminando lungo la via, s’imbatte in alcuni tagliapietre. Chiede al primo cosa stia facendo, e questi risponde: “Non lo vedi? Sto tagliando pietre”; il secondo interpellato sulla stessa domanda: “Taglio pietre per guadagnare”; il terzo: “Taglio pietre e ricavo ciò che mi serve per mantenere dignitosamente la mia famiglia”. Infine arriva dall’ultimo, che risponde: “Taglio le pietre che serviranno per costruire una grande cattedrale”.</em></p></blockquote>
<p>O forse ancora, può esser vero che non tutti possono realizzarsi: vi riesce solo chi osa andare oltre, abbattendo i muri che si trovano tra lui ed il proprio obiettivo. Quei muri, che sono stati messi li per vedere quanto siamo motivati a raggiungere il nostro obiettivo.</p>
<p>E voi che ne pensate, può esservi una via che permette di conciliare la realizzazione personale di tutti, con tutti?</p>
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		<title>McMania</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 21:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo so, lo so, McDonald&#8217;s è l&#8217;istituzione del male, è malsano, tortura gli animali, è una multinazionale*. Ma succede che una volta ogni 1-2 mesi ci vada. Perchè lo considero consideravo buono. Ieri ho discusso molto con Giorgio, che non voleva venire a mangiare al Mc con me (lui preferisce mangiare cane fritto al cinese). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo so, lo so, McDonald&#8217;s è l&#8217;istituzione del male, è malsano, tortura gli animali, è una multinazionale*. Ma succede che una volta ogni 1-2 mesi ci vada. Perchè lo <span style="text-decoration: line-through;">considero</span> consideravo buono. Ieri ho discusso molto con Giorgio, che non voleva venire a mangiare al Mc con me (lui preferisce mangiare cane fritto al cinese). Io però ne avevo voglia, e oggi, dato che il mio pranzo era stato poco abbondante, infine ci sono andato. E devo dire che sono soddisfatto. Non del cibo però.</p>
<p>C&#8217;è un documentario interessante da vedere: <strong>Supersize me</strong>, girato da un tizio che per fini &#8220;scientifici&#8221; e dimostrare quanto nuoccia mangiare ogni giorno da McDonald&#8217;s, ha deciso di fare questo esperimento, facendoci colazione, pranzo e cena per 30 giorni, monitorato da dottori e nutrizionisti. Il tutto avviene ovviamente in America, dove prima avevano un menu abominevole, il supersize appunto. Dopo la prima settimana era depresso, alla seconda dipendente, dopo la terza a serio rischio di salute, e ha dovuto smettere. Nonostante lo shock dopo aver visto questo video, ti assale un&#8217;irrefrenabile voglia di BigMac. E&#8217; assurdo.</p>
<p>Qual&#8217;è allora il modo migliore per abbandonare un vizio? Fare in modo che non ti piaccia più! Un grande contributo viene dal mediocre sapore di quel big mac che ho mangiato oggi, oltre che dal mattone che alloggia nel mio stomaco in questo momento. Mi ha incuriosito anche la tovaglietta che ti danno sul vassoio, sulla quale c&#8217;è scritto &#8220;non per alimenti&#8221;, ottimo direi.</p>
<p>Dato che ormai questo post è quasi diventato un &#8220;come fare per smettere di andare da McDonald&#8217;s&#8221;, concludo con qualche altro buon motivo (leggetevi poi anche <a href="http://www.tmcrew.org/mcd/mcsbagli.html" target="_blank">Cosa c&#8217;è di sbagliato in McDonald&#8217;s</a>):</p>
<ul>
<li>* E&#8217; una multinazionale sfruttatrice di tutto lo sfruttabile (motivo fortemente sponsorizzato da Giorgio).</li>
<li>Gli animali passano la loro vita in condizioni completamente artificiali, in enormi fabbriche-fattorie senza accesso all&#8217;aria aperta o alla luce del sole e nessuna libertà di movimento. Le loro morti sono una sanguinosa barbarie.</li>
<li>E&#8217; uno dei grandi deforestatori della foresta amazzonica. Sdradicano alberi per piantarci soia. E usano un sacco di pesticidi e robaccia chimica. (Quindi ogni volta che mangiate da Mc togliete 2 volte ossigeno a tutto il mondo, la prima per via della deforestazione, la seconda a causa dei peti disumani che sono generati dal consumo di paninozzi.)</li>
<li>I dipendenti di McDonald&#8217;s non hanno un salario minimo, hanno un contratto part-time e <span style="text-decoration: underline;">non possono aderire ad un sindacato (pena il licenziamento!).</span></li>
<li>Anche se mi sembra così scontato&#8230; Fa diventare obesi!</li>
<li>Abbassa il desiderio sessuale. (Può confermarvelo la ragazza del tipo di SupersizeMe)</li>
</ul>
<p>Con questo post rinuncio ufficialmente a McDonald&#8217;s per un bel pezzo. Per suggellare questa volontà oggi me ne sono andato (non l&#8217;avevo mai fatto prima) lasciando il vassoio sporco sul tavolo. Amen.</p>
<div id="attachment_937" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px"><img class="size-full wp-image-937" title="mcdonald-large-kid" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/02/mcdonald-large-kid.jpg" alt="Un comune esemplare che potete trovare da McDonald's: il bimbo piu-largo-che-alto." width="420" height="297" /><p class="wp-caption-text">L&#39;omino Michelin a pranzo.</p></div>
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