apr 25 2010

25 aprile, più alto sulle macerie dei ponti

Dall’11 agosto 1944
non donata ma riconquistata
a prezzo di rovine di torture di sangue
la Libertà
sola ministra di giustizia sociale
per insurrezione di popolo
per vittoria degli eserciti alleati
in questo palazzo dei padri
più alto sulle macerie dei ponti
ha ripreso stanza
nei secoli

11 agosto 1944: Firenze è liberata. 25 aprile 1945: l’Italia è liberata.

Persone come noi ci hanno donato la libertà, strappata da mani disumane. Questa libertà, sogno che è stato tanto sognato, usiamola con senno e teniamola da conto, e proteggiamola ogni giorno in ogni pensiero, in ogni azione, perché da generazione a generazione possa passare, sempre più viva, come un dono di quelli che una fine non ce l’hanno.

M&G

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ott 29 2009

Videointervista a Luigi Lombardi Vallauri

Il Caso

Anno 1998. Il professor Luigi Lombardi Vallauri si vede negata la possibilità di continuare ad insegnare all’Università Cattolica di Milano nella quale lavorava come ordinario di Filosofia del Diritto da vent’anni.
La motivazione non viene espressa in modo dettagliato ed esplicito. Viene solo comunicato che la decisione era effetto delle sue posizioni “nettamente contrarie alla dottrina cattolica”, e che non doveva più insegnare alla Cattolica “per rispetto della verità, del bene degli studenti e di quello del­l’Università”.

La sentenza

Dopo i ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, che non si vollero pronunciare sull’ammissibilità di questo procedimento essendo secondo loro materia disciplinata dal Concordato, il professor Lombardi Vallauri e i suoi avvocati Stefano Grassi e Federico Sorrentino si sono rivolti alla Corte Europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo. Il loro appello ha fatto leva sulla mancata tutela del diritto ad un contraddittorio e del diritto alla libertà d’espressione, garantiti dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. L’appello è stato accolto e il 20 ottobre 2009 la Corte si è pronunciata a favore del professor Lombardi Vallauri, confermando la violazione da parte dello Stato italiano degli articoli 6 e 10 della Convenzione e accordando al professore eretico un risarcimento di 10.000 euro.

Luigi Lombardi Vallauri

L’intervista

Visto che non avevamo di meglio da fare, abbiamo deciso di rendere giustizia ad un iter processuale durato dodici anni e che con le sue conseguenze investe l’Italia e l’Europa e può investire potenzialmente il mondo intero, grazie al quale la libertà d’insegnamento è tornata all’insegnante, intervistando quindi direttamente il professor Lombardi Vallauri e dandogli la possibilità di parlarci dettagliatamente delle idee per cui è stato cacciato dalla Cattolica, della vicenda della sua espulsione e delle conseguenze della sentenza della Corte di Strasburgo.

Godetevi l’intervista.

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ott 28 2009

Che cos’è la libertà

di Nicole Zacco

Abbiamo chiesto a Nicole Zacco, nostra amica con cui abbiamo avuto l’onore di scrivere il finale dello spettacolo Fuori dal Nulla, di donarci un post. Ha accettato con entusiasmo, e questo è il testo che ha preparato per voi e noi. Buona lettura.

Sedevo nella penombra della mia stanza intrappolata fra i vapori della febbre. Fuori stava arrivando il tramonto, il canto del cigno del sole, un’opera di imbarazzante maestosità. Le guance arrossate, gli occhi umidi mi impedivano di vederlo anche solo da lontano. Sbuffai e mi gettai tra le coperte. La febbre. Mia madre, di là, che rimuginava sul mio stato di influenza, sulle mie lezioni perse in facoltà, sul dottore che non capisce nulla, sulle medicine che mi distruggono il corpo. Sul mio stare troppo al telefono, sul mio modo sempre verde di essere in guerra con il sistema. Tarda adolescenza, tsk…il peggiore dei momenti.
Mi sentivo furiosa. Prigioniera del mio corpo malato, di una casa che trasudava nervosismo e non empatia, di un sistema universitario. Mi resi conto che nella vita, in famiglia, nel mondo, non si è liberi di fare nulla. Liberi di stare male se si ha la febbre, liberi di essere lasciati in pace se non si ha la forza di controbattere, liberi di godersi un tramonto visto che per una volta lo si vede bello nitido dalla propria finestra. E fu così che cominciò in me una sorta di dibattito, confuso dall’influenza e dalla rabbia. Diamine, la libertà. Cos’è la libertà.
E’ forse la maggiore età? La laurea? La ricchezza? L’amicizia, il divertimento…o forse l’amore? Cos’è essere liberi, diavolo, cosa è.
Misi in rassegna ogni argomento possibile conosciuto.
Davanti a me, sulla mensola in fondo alla stanza, però, qualcosa destò la mia curiosità. Un libro portava il titolo: “Dialoghi”. Strano titolo per quel momento in cui dentro e fuori di me c’erano armi e guerre. Meglio così, un po’ di contrasto, se non altro per distrarmi. Cominciai a sfogliarlo e qualcosa mi fulminò. Niente fu a caso quella sera, né quella storia né la mia presunta febbre Suina.

C’era una volta il 1880, l’anno di nascita di una bella bambina americana di nome Helen Keller. La sua famiglia era allegra, un gioiellino puro e biondo era arrivato ad addolcire l’austerità della loro dimora. Un giorno, però, diciannove mesi dopo, lo spruzzetto di sole si oscurò: perse la vista e l’udito e a causa della sua sordità non riusciva neppure a parlare. Ma Helen Keller venne risvegliata dall’arrivo di qualcuno di speciale: era Anne Sullivan, la sua guida, la sua insegnante. La sua migliore amica. Anne le insegnò a scrivere e a leggere, finché tenendola per mano non l’accompagnò nel duro viaggio che vide come arrivo la sua Laurea al Radcliffe College di Boston.

Cristo.

Il suo era un mondo di oscurità e silenzio, ma lei lottò con tutto il suo corpicino e il suo cuore, finché a 9 anni finalmente pronunciò la sua prima frase:  “E’ caldo.”, disse. Non dimenticò mai per tutta la sua vita lo stupore e la gioia provati in quell’istante. Era riuscita a evadere dalla sua prigione di buio e silenzio solo grazie al suo stesso impegno e a quello di un’insegnante davvero speciale. Il suo cuore era grande come tutta la sofferenza della povera disabile.
Grazie ai suoi sforzi esageratamente duri, Helen viaggiò in tutto il mondo per tenere conferenza e incoraggiare tanto le persone disabili quanto il mondo intero. Volgeva sempre il suo viso verso il sole cercando la luce e la speranza. Ma Helen era umana e, come tutti, a volte si sentiva disperata dalle lunghe ore che doveva trascorrere studiando, leggendo diligentemente i suoi testi con la mano, carattere per carattere. Ella scrisse: – Molte volte indietreggio, cado, mi rialzo, sbatto contro ostacoli invisibili, mi perdo d’animo, ritrovo coraggio, miglioro il mio spirito. Mi trascino faticosamente, avanzo un poco, mi sento rincuorata, mi appassiono, salgo più in alto e comincio a vedere il vasto orizzonte. Ogni lotta è una vittoria. E io, nel meraviglioso paese della mente, devo essere libera come chiunque altro –

Qualcosa di più chiaro c’era.
La libertà come oro luccica troppo, abbaglia e rende ciechi. La libertà come tempo libero ci lascia vuoti. La libertà come egoismo rende soli. La vera libertà forse stava nel liberarsi delle prigioni delle menti, guardarsi le dita mentre si muovono, respirare a pieni polmoni il vento che soffia e nella sfida incessante a svilupparsi, a raggiungere gli obiettivi che si sono scelti.
La libertà è la lotta. E la certezza che essere combattenti significhi vincitori.

Nicole

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set 24 2009

Il Potere e lo Tzimtzum(pappà)

Dopo molto rimandare, ecco il post che ormai da luglio stavo covando sulle Forze dell’Ordine.

YHWH paparazzato mentre si autolimita.

YHWH paparazzato mentre si autolimita.

Nella tradizione religiosa giudaico-cristiana, in particolare in apologetica» , esiste un concetto particolarmente affascinante: lo Tzimtzum (sì, lo so che è un nome ridicolo). In soldoni, lo Tzimtzum altro non sarebbe che l’autolimitazione di Dio, una contrazione della Sua onnipotenza da Lui stesso prodotta in vista dei dibattuti fini superiori della Creazione e della Libertà umana.

Qualcosa di simile allo Tzimtzum accade all’Uomo moderno. Rinuncia consapevolmente a parte della propria libertà di potere per il fine superiore di vivere in una società salda, sicura, solidale. E così quando si guida si deve tenere la destra, i contratti di cui all’art. 1350 c.c. devono essere stipulati per iscritto, si accetta di non farsi giustizia da soli e si mette in mano ad alcune persone come le altre l’onorevole e capitale onere di tutelare l’ordine. E questo è il punto a cui volevo arrivare.

Noi, ohimè, non viviamo nella Repubblica Galattica di Star Wars, in cui la pace è custodita da posate schiere di portentosi Cavalieri Jedi, scelti dall Forza, capaci di sfruttare poteri tanto colossali quanto antichi ma che innanztutto sono addestrati ad esercitare un ferreo potere su se stessi, e che vincono sempre perché

“L’acqua calma ferma l’onda impetuosa.”

jedi_mae

Da noi le cose sono un po’ diverse.
L’attribuzione del vasto potere di mantenere l’ordine, di vigilare sulla pace, che si concretizza a sua volta in un potere sul cittadino che va dal timore reverenziale fino all’arresto, non è attribuito a una casta di fantastici cavalieri che si sono guadagnati questo ruolo di diritto per via della loro virtù.
E’ attribuito a persone fatte come le altre, forgiate più o meno bene da un addestramento diretto a far loro acquisire efficienti capacità di controllo del territorio, di intervento e d’azione, oltre che al raffinare l’uso delle armi e alla formazione di un corretto habitus comportamentale e dello spirito di Corpo.

I Jedi non esistono. Ma molte vie marziali orientali, oltre che spirituali, pongono come elemento preliminare e concomitante all’esercizio della tecnica marziale l’esercizio del potere su se stessi, attraverso allenamento alla presenza mentale, alla direzione della mente e dell’intenzione, all’amplificazione della consapevolezza sulla situazione, e poi attraverso meditazioni volte verso obiettivi dei più ardui e variegati.
Questo passo fondamentale è bellamente saltato a piè quasi pari, nella nostra realtà. Infatti si giunge allo sconcertante risultato:
Il ruolo di chi deve aver potere sugli altri viene ricoperto da persone che non hanno potere su se stesse (che non ne hanno più di un civile qualsiasi). Ovviamente ci sono le eccezioni, ma – mi dicono – confermano la regola.

E questo rappresenta il difetto primo dell’inserirsi delle forze dell’ordine nella società umana. Non c’è nessuno – pare – che controlli il guardiano. Qui custodiet custodes» , specie quando il custode non si sa regolare da solo? Allora si percepisce l’istituzione della forza di polizia come il braccio armato e senza volto di uno Stato buono solo a prendere ed imporre, un’istituzione costituita da persone che ti intimoriscono con la loro sola presenza, e che risaltano in particolar modo quando sono severe o inette. Non prendiamoci per i fondelli: chi, anche se perfettamente in regola, non sente un magone terribile quando viaggiando in auto si vede seguire dal faro puntato della Municipale ferma a fare controlli? Come una gazzella che affretta la corsa quando vede in lontananza un leone. Chi non si sente umiliato e indifeso come un verme, davanti alle minacce di un Carabiniere un po’ troppo alterato per fare bene il suo lavoro?carabinieri-

In questo modo diventa chiaro che il potere di queste forze non è un potere che si fonda su stima e fiducia nel loro ruolo, ma sulla minaccia di ingerenza nella vita dei cittadini. Orribile, questo, a dirsi (anche se è uno dei principi-cardine del Diritto Penale). Se così non fosse, non si verificherebbe ciò che puntualmente avviene ogni volta che un gendarme si ritrova ad essere dalla parte del torto. Perché il rispetto costruito sul timore porta inevitabilmente all’accanimento, quando la situazione si ribalta, quando sono i Tutori dell’Ordine a sbagliare. L’asino incrudelisce sul leone, quando questo è in difficoltà.

Il leone deve mantenere l’ordine e per ciò gli è attribuito un certo potere. Ma non esercitando un potere simmetrico su di sé, spesso abusa di quello attribuitogli, o lo usa male, o comunque in maniera incapace di conquistare la fiducia e la stima di chi deve essere protetto. Di rimando, chi deve essere protetto inizia a nutrire disprezzo nei confronti dei leoni – sempre invocati in caso di pericolo ma sempre accusati selvaggiamente in casi di umani errori ed omissioni.

“E’ molto meglio vivere oggi, che se per caso ti trovi nei guai, ai poliziotti tu puoi telefonare e la tua vita salva sarà!”

E’ paradossale.
Si chiede a uomini fatti come gli altri, ma degli altri un po’ più potenti, di avere il sempiterno equilibrio e la suprema infallibilità degli dèi senza che nemmeno vengano addestrati a cercare e controllare il dio che sta dentro di loro.

Ma l’attuale impianto delle istituzioni guardiane dell’Ordine non è che un male necessario. Un giorno le cose saranno diverse. Un giorno fare il poliziotto sarà una vocazione da Jedi, non da bullo, e come Jedi verranno addestrati. E un giorno un po’ più lontano, non ci sarà nemmeno più bisogno di una forza che si imponga per mantenere l’ordine.
Utopia? Be’, intanto io inizio ad eliminare strada per strada dai miei rioni interni ogni pensiero disonesto. E magari, quando lo faranno tutti prima di scendere nelle strade d’asfalto fra le case, allora non sarà più un’utopia. E se non sarà più un’utopia allora lo Tzimtzum cesserà, e arriveremo ad avere un nuovo tipo di libertà, totalmente incondizionata. Un sogno? Forse.
Ma quando ci penso sorrido, e quando vedo qualcun altro che ci crede, sorrido un po’ più forte.

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Quella branca della teologia che si propone di dimostrare la razionalità e la credibilità della fede.Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.4

mag 15 2009

Glauco

Ansiei

Questo è il mio racconto del Seminario del Vallauri.

Scendendo lungo il sentiero innevato, a sinistra, con la coda dell’occhio, vedo il fiume. Cerco di non soffermarmici sopra, gli lancio giusto un’occhiata solo quando affondo di più nella neve e mi blocco. Ancora non lo voglio guardare, lo voglio vedere dopo, nel pieno del suo splendore – anche se sentirne il suono ed intravederlo a strapiombo coperto dalle fronde degli abeti mi fa crescere in cuore un desiderio impaziente, quasi un’ansia da amante. Ironia della sorte, mi hanno detto si chiami Ansiei.
Per arrivare dove sono ho già avuto occasione di vederlo da vicino, con l’indefinibile colore di un’acqua cristallina tinta di riflessi vari e brillanti, come fosse una tela scrosciante. Adesso però non voglio solo limitarmi ad ammirarlo. Voglio parlarci, entrarci in contatto. E così, camminando, occhieggiamo, sapendo che ci conosceremo più a valle.
Gli unici rumori sono i nostri: il suo scorrere scrosciante e la neve che scrocchia sotto i miei scarponi. Lo perdo di vista, e allora allungo il passo. Vedo che la neve, intorno a me, si sta sciogliendo. Dopotutto fa già caldo. Lungo il sentiero, innumerevoli pozze e rivoletti; le chiazze di prato sgombro che affiorano sono nuove paludi molli di fango e vita. Camminarci sopra mi dà la percezione di stare in piedi sulla vita stessa, me ne sento figlio, e a maggior ragione fremo per arrivare al fiume. Acqua che incessante scorre da prima che io nascessi, da prima che fosse inventata la lampadina, da prima che l’uomo riuscisse a domare il fuoco, da prima che lo stesso tempo fosse soltanto pensato – vita pura e fredda che sgorga da sottoterra che si mesce alla vita pura e calda che irradia dal cielo.
Ecco, il sentiero è sceso di molto, e mi ritrovo quasi in piano. La via piega a sinistra: ci sono quasi. Leggi tutto…

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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