nov 8 2010

Guida al consumo critico

Chi di noi attraverserebbe un’autostrada trafficata senza fare attenzione alle macchine che arrivano, o facendo attenzione solo a quelle rosse? O al contrario, chi di noi, ritrovandosi in automobile in mezzo ad una fiera di paese, non farebbe attenzione a evitare di schiacciare i passanti, oppure cercherebbe di evitare solo i bambini?

Voto politico, voto economico

Oggi come oggi accanto al voto politico vediamo affiancarsi un nuovo tipo di voto. Un voto che naturalmente spetta ad ogni persona di qualsiasi età, nazione e istruzione, senza differenza alcuna. Che spetta a me, a voi che leggete e a qualunque altra persona, dall’immigrato indiano all’imprenditore lombardo. Si tratta del voto economico.
In che cosa consiste? Tutte le volte che tiriamo fuori il portafogli e compriamo un bene, di qualsiasi genere esso sia, noi diamo il nostro voto all’impresa che lo produce. Di primo impatto potrebbe sembrare un’esagerazione, è vero, paragonare questa semplice azione alla serietà di un voto. Eppure, le imprese sono delle realtà che agiscono su vari piani di grande importanza: dal piano economico, al piano sociale, a quello lavorativo, a quello ambientale, fino a quello politico – e vi agiscono in maniera pesante, penetrante, con politiche delle più eterogenee. Data la loro capitale importanza questo è naturale.
Ma mentre il vero feedback del politico circa il suo operato è il voto successivo del corpo elettorale, quello dell’impresa è l’acquisto da parte dell’utenza.
Quali sono le caratteristiche distintive del voto economico rispetto a quello politico? I cittadini sono chiamati alle urne di rado, e ancora più di rado gli eletti sono in grado di migliorare ciò che sono chiamati a gestire – magie della democrazia rappresentativa. Al contrario, il voto economico è costante, quotidiano, e forte del valore supremo del denaro: l’implicazione finanziaria e la vocazione al profitto delle imprese le rende estremamente attive e ricettive rispetto al feedback/voto degli acquirenti – voto che quindi ha ripercussioni che scuotono e condizionano costantemente il mondo economico, ambientale, sociale e politico, ripercussioni sul filo di ogni scontrino.

Nonostante ciò è accesissima la discussione sul “Chi voti?” in politica, ma non mi capita quasi mai di sentir discutere sul “Chi voti?” negli acquisti. Punto in comune fra i due voti è la generale ignoranza che affligge il corpo elettorale circa i candidati. Inoltre si dibatte con trasporto della moralità degli uomini pubblici, dei loro obiettivi raggiunti e degli errori fatti, dei programmi futuri, delle loro politiche; non c’è altrettanto spazio di discussione circa moralità, successi ed errori, programmi e politiche delle imprese – pur essendo il voto economico tanto più pesante e quotidiano.

Guida al Consumo Critico

Su questo fronte corre in nostro aiuto un libro che è un must per tutte quelle persone che – rifacendosi all’apertura – non hanno intenzione di passare una vita ad attraversare la strada senza guardare, che non hanno intenzione di passare falciando la folla, ossia che non hanno intenzione di continuare a segnare a casaccio il proprio voto alle urne dell’acquisto – una casualità che può danneggiarci in prima persona con acquisti insalubri e anche altri tramite prodotti realizzati antieticamente.
Si tratta della Guida al Consumo Critico, edizioni EMI, realizzata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo – prezzo €16. Si tratta di una piccola organizzazione che ha sì un certo orientamento politico non sempre condivisibile, ma nella Guida questo non rileva, visto che la valutazione si può fermare a monte, sui dati documentati.

Aggiornata periodicamente, può essere sommariamente divisa in tre parti.

Nella prima vengono suggerite, descritte e argomentate delle vantaggiose linee generali di comportamento per l’acquirente divise per categorie-tipo di consumo. Linee che oltre a tracciare soluzioni sostenibili e eticamente lodevoli, segnano importanti proposte per promuovere la salute del corpo e la sovranità del ruolo del consumatore – come sovrano è il popolo della repubblica.
E’ la proposta positiva prima della critica.

Nella seconda vengono fatte considerazioni panoramiche su vari generi di consumo, perlopiù alimentari, con delle prime tabelle valutative che mettono a confronto le varie imprese che operino nello stesso settore. Si articola attraverso tavole sinottiche che iniziano a mappare il terreno su cui il lettore che voglia informarsi dovrà muoversi.

La terza, la più corposa, cataloga, incrocia, confronta dati completi di fonti» documentate su centinaia di imprese, una sorta di raccolta di schede sui candidati sulla lista del Mercato. Quali dati?

Gli aspetti valutati sono undici:

  • Trasparenza - la disponibilità dell’impresa a fornire informazioni su di sé e a fornirle veritiere
  • Abuso di potere – iniziative delle imprese per condizionare l’opinione pubblica e il potere politico in virtù del proprio potere economico circa scelte politiche, sociali, economiche e tecnologiche
  • Sud del mondo – modo di gestire eventuali attività produttive e commerciali nel Sud del mondo
  • Sicurezza e diritti dei lavoratori – misure di salvaguardia per la sicurezza sul lavoro e rispetto dei diritti contrattuali e legali
  • Ambiente
  • Armi ed esercito – contratti con eserciti; partecipazioni in gruppi coinvolti con imprese di armi
  • Regimi oppressivi – attività economiche in paesi gravati da governi oppressivi»
  • Paradisi fiscali – registrazioni in Paesi che garantiscono segretezza e agevolazioni fiscali
  • Consumatori e legalitàrispetto» dei consumatori e della legge
  • Animali – condizioni di allevamento e sperimentazioni
  • Boicottaggio – segnalazione di un boicottaggio in corso nei confronti di una data impresa

Valutazioni di ampio respiro, quindi – di cui ogni candidato che si rispetti dovrebbe sempre passare il vaglio (anche in politica magari).

Abitudine e scelta – una questione importante

Nella lista si trovano valutazioni e documentazioni estremamente compromettenti su produttori di alimenti assolutamente deliziosi. Prodotti che abbiamo sempre comprato ma di cui non conoscevamo approfonditamente il retroterra.
Sì: questo libro è uno di quelli che leggi, sai che devi leggere per sapere qualcosa che percepisci come fondamentale ma una parte di te non vorrebbe leggere mai per poter continuare a vivere sereno con il capo sotto la sabbia e strafogarti in santa pace di quel che vuoi senza problemi morali. Perché una volta che una persona sensata si trovi davanti a certi dati gli si pone una questione importante: seguire ciò che dice la coscienza e smettere di comprare quel prodotto cercandone di migliori – che ad esempio magari non uccidano né te né altri – oppure continuare a fare quello che hai sempre fatto? La faccenda pare banale ma non lo è proprio per nulla. E’ uno scoglio.

Si tratta di una scelta libera e deliberata del singolo.
Da un lato si può effettivamente passare la vita azzittendo la propria coscienza (che esige una crescita) e perseverando nel fare ciò che si ha da sempre l’abitudine di fare.
Un esempio per tutti: continuare a comprare Coca-Cola pur sapendo che in Colombia si appoggia a gruppi paramilitari per uccidere sindacalisti che si battono per i diritti di lavoratori pressoché schiavizzati. Comprando Coca-Cola le si danno soldi, le diamo il nostro voto economico, entriamo nella cabina, segnamo la scheda sul simbolo “Mi piace uccidere i sindacalisti” e la mettiamo nell’urna. Diamo la fiducia a un governo d’azienda che si macchia intenzionalmente di sangue umano per fare soldi. E quello che accade in Colombia non è tutto: chiedete in India o in Turchia, che cosa fa la Coca-Cola Company. Comunque poi però ci lamentiamo perché le paghe in Italia sono basse e andiamo a piangere dal Sindacato e quindi facciamo le manifestazioni: questo, rifacendosi all’apertura, è evitare solo i bambini alla fiera di paese, schiacciando tutte le altre persone. E si potrebbe dire lo stesso circa altri giganti da cui continuiamo a fare acquisti, come la Nestlè con tutti i marchi correlati – che ammazza bambini africani a centinaia di migliaia, centinaia di migliaia, col latte in polvere (quindi è inutile che poi adottiamo il bambino a distanza, se finanziamo chi li uccide) – o come il Mc Donald’s, causa principe di titaniche deforestazioni e disastri ecologici, soppressione completa e sistematica di diritti umani-sindacali e animali, che vende squisiti agenti chimici acconciati a panino, o patatina, o crocchetta. O più semplicemente il made-in-China, in ottima parte marchio aggiornato dello schiavismo più atroce. Senza contare le aziende nostrane che finanziamo regolarmente e che la Guida non risparmia – non vi piacerà leggere certe cose della Ferrero.
Dall’altro lato si può scegliere di stimarsi. Si può scegliere di fare scelte diverse, si può pensare di non essere schiavi di un bisogno dipendente di quel particolare prodotto – specie se acquistandolo si fa indirettamente qualcosa che direttamente non faremmo mai e poi mai. Si può scegliere di guardarsi allo specchio dicendo: “Io sono una persona con delle idee che tiene le redini della propria vita”. Questo non è comodo, chiaramente. Avere una coscienza e seguirla non è comodo. Ma credo abbia degli altri vantaggi.

Quali sono per voi i vantaggi del seguire la coscienza con coerenza, tenere salde le proprie redini?
Ci si può sentire veramente sereni anche mantenendo le proprie abitudini a suo discapito?
Quali sono le argomentazioni a favore del non intraprendere una scelta diversa?
La scelta diversa che concordi con la coscienza è una possibilità concreta e veramente percorribile?
Questa scelta diversa è allora un’opzione o un imperativo?

(Ricordate: Guida al Consumo Critico, edizioni EMI, realizzata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo – prezzo €16)

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Le informazioni provengono dove possibile dalle imprese stesse – ma solo il 10% ha risposto ai questionari. Le altre fonti sono pubbliche, come giornali e rapporti ufficiali, o confidenziali, come quelle sindacali.
Individuati dall’associazione inglese Ethical Consumer a partire da rapporti di Amnesty International e Freedom House.
Sono presi in considerazione parametri come la eventuale pericolosità del prodotto, la presenza di OGM, illeciti e frodi dell’impresa, pubblicità ingannevole o discriminatoria e la cura delle etichette.

mar 27 2010

Leggere leggere leggere (i nostri due)

«Guarda guarda chi si incontra sul treno!»

«Ciao carissimo, che coincidenza! Anche tu in viaggio, stasera?»

«Così pare! Allora, che si dice di bello? E a chi lo porti quel girasole enorme?»

«Sai, le solite cose… Ero a Firenze per lavoro, ed è stata una giornatina stancante. Il girasole, strano eh? Sai, non vedo mia sorella da diversi mesi, e oggi viene a prendermi alla stazione. E’ il suo fiore preferito…»

«Benone, benone… e io che mi immaginavo chissà quale tresca!»

«E tu invece che combini? E’ da un bel po’ che non ho tue notizie!»

«Mah, si studia, si gira in bici, si fa l’amore… poi ora si legge!»

«Esaustivo e chiaro come al solito… E insomma, che leggi di bello?»

«Guarda, mi ero portato dietro la settimana enigmistica, però prima di arrivare in stazione mi è successo una cosa strana.»

«Ah sì? Che cosa?»

«Ero in bici, avevo appena salutato la mia bella e stavo ripartendo, quando un tizio in cappotto mi si è praticamente gettato sotto le ruote tendendomi questo libro qua, e dicendomi che era un regalo.»

«“Sessanta racconti”, di Buzzati.»

«Io lì per lì non ho saputo che dire… Ho balbettato un “Guarda che lo leggo, eh!” e oh, sembrava che ci tenesse tanto a darmelo! E in effetti è stata una sorpresa piacevolissima.»

«Che strano… Non è che per caso questo tipo era un ragazzo sulla ventina, alto, occhi azzurri, e con addosso una giacca grigia?»

«Mah, guarda, alto e giovane sì, però al colore degli occhi non c’ho fatto caso. Comunque portava un cappotto nero lungo, non una giacca grigia. E aveva un orecchino ad anello parecchio grosso. Perché?»

«No, allora è un’altra persona. Che strano… Sai, mi è successa una cosa identica, mentre facevo la coda per il biglietto. Mi si avvicina questo ragazzo, e mi dice che vuole regalarmi un libro. “Addirittura?” gli rispondo io. Lui semplicemente si raccomanda che lo legga, e se ne va. Questo è il libro che mi ha dato, mi ha detto che ci teneva molto.»

«Oh-ho-ho! “La città della gioia”, di Dominique Lapierre!»

«Ah, lo conosci?»

«No. Ma diavolo, il titolo esalta!»

«A quanto pare parla dell’India, non ho mai letto niente a riguardo… Non conoscendo la situazione, mi sento un po’ ignorante. Il tuo invece che roba è?»

«Ho iniziato a sfogliarlo… sono racconti brevi. Non avevo mai letto nulla del genere. Ti lasciano una sensazione strana. Ma non vedo l’ora di finirli tutti.»

«Sai che adesso mi hai messo la curiosità… Anche io voglio iniziare a leggerlo. Se per lui era così importante sicuramente sarà una bella lettura. Tra l’altro che cosa strana che due ragazzi ci abbiano regalato dei libri, a noi, perfetti sconosciuti. Non capita certo tutti i giorni un’esperienza del genere. Chissà come gli è venuto in mente…»

«Eh, già! Ma per fortuna che di cose strane ne succedono. La notte è lunga, il treno va lontano. Leggiamo?»

«Leggiamo.»

*  *  *

Ieri 26 marzo 2010 si è svolta un’iniziativa personale collettiva: dona un libro a uno sconosciuto, o a qualcuno che vedi sempre ma con cui non parli mai.
A voi come è andata? Che libro avete regalato?

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ott 28 2009

Che cos’è la libertà

di Nicole Zacco

Abbiamo chiesto a Nicole Zacco, nostra amica con cui abbiamo avuto l’onore di scrivere il finale dello spettacolo Fuori dal Nulla, di donarci un post. Ha accettato con entusiasmo, e questo è il testo che ha preparato per voi e noi. Buona lettura.

Sedevo nella penombra della mia stanza intrappolata fra i vapori della febbre. Fuori stava arrivando il tramonto, il canto del cigno del sole, un’opera di imbarazzante maestosità. Le guance arrossate, gli occhi umidi mi impedivano di vederlo anche solo da lontano. Sbuffai e mi gettai tra le coperte. La febbre. Mia madre, di là, che rimuginava sul mio stato di influenza, sulle mie lezioni perse in facoltà, sul dottore che non capisce nulla, sulle medicine che mi distruggono il corpo. Sul mio stare troppo al telefono, sul mio modo sempre verde di essere in guerra con il sistema. Tarda adolescenza, tsk…il peggiore dei momenti.
Mi sentivo furiosa. Prigioniera del mio corpo malato, di una casa che trasudava nervosismo e non empatia, di un sistema universitario. Mi resi conto che nella vita, in famiglia, nel mondo, non si è liberi di fare nulla. Liberi di stare male se si ha la febbre, liberi di essere lasciati in pace se non si ha la forza di controbattere, liberi di godersi un tramonto visto che per una volta lo si vede bello nitido dalla propria finestra. E fu così che cominciò in me una sorta di dibattito, confuso dall’influenza e dalla rabbia. Diamine, la libertà. Cos’è la libertà.
E’ forse la maggiore età? La laurea? La ricchezza? L’amicizia, il divertimento…o forse l’amore? Cos’è essere liberi, diavolo, cosa è.
Misi in rassegna ogni argomento possibile conosciuto.
Davanti a me, sulla mensola in fondo alla stanza, però, qualcosa destò la mia curiosità. Un libro portava il titolo: “Dialoghi”. Strano titolo per quel momento in cui dentro e fuori di me c’erano armi e guerre. Meglio così, un po’ di contrasto, se non altro per distrarmi. Cominciai a sfogliarlo e qualcosa mi fulminò. Niente fu a caso quella sera, né quella storia né la mia presunta febbre Suina.

C’era una volta il 1880, l’anno di nascita di una bella bambina americana di nome Helen Keller. La sua famiglia era allegra, un gioiellino puro e biondo era arrivato ad addolcire l’austerità della loro dimora. Un giorno, però, diciannove mesi dopo, lo spruzzetto di sole si oscurò: perse la vista e l’udito e a causa della sua sordità non riusciva neppure a parlare. Ma Helen Keller venne risvegliata dall’arrivo di qualcuno di speciale: era Anne Sullivan, la sua guida, la sua insegnante. La sua migliore amica. Anne le insegnò a scrivere e a leggere, finché tenendola per mano non l’accompagnò nel duro viaggio che vide come arrivo la sua Laurea al Radcliffe College di Boston.

Cristo.

Il suo era un mondo di oscurità e silenzio, ma lei lottò con tutto il suo corpicino e il suo cuore, finché a 9 anni finalmente pronunciò la sua prima frase:  “E’ caldo.”, disse. Non dimenticò mai per tutta la sua vita lo stupore e la gioia provati in quell’istante. Era riuscita a evadere dalla sua prigione di buio e silenzio solo grazie al suo stesso impegno e a quello di un’insegnante davvero speciale. Il suo cuore era grande come tutta la sofferenza della povera disabile.
Grazie ai suoi sforzi esageratamente duri, Helen viaggiò in tutto il mondo per tenere conferenza e incoraggiare tanto le persone disabili quanto il mondo intero. Volgeva sempre il suo viso verso il sole cercando la luce e la speranza. Ma Helen era umana e, come tutti, a volte si sentiva disperata dalle lunghe ore che doveva trascorrere studiando, leggendo diligentemente i suoi testi con la mano, carattere per carattere. Ella scrisse: – Molte volte indietreggio, cado, mi rialzo, sbatto contro ostacoli invisibili, mi perdo d’animo, ritrovo coraggio, miglioro il mio spirito. Mi trascino faticosamente, avanzo un poco, mi sento rincuorata, mi appassiono, salgo più in alto e comincio a vedere il vasto orizzonte. Ogni lotta è una vittoria. E io, nel meraviglioso paese della mente, devo essere libera come chiunque altro –

Qualcosa di più chiaro c’era.
La libertà come oro luccica troppo, abbaglia e rende ciechi. La libertà come tempo libero ci lascia vuoti. La libertà come egoismo rende soli. La vera libertà forse stava nel liberarsi delle prigioni delle menti, guardarsi le dita mentre si muovono, respirare a pieni polmoni il vento che soffia e nella sfida incessante a svilupparsi, a raggiungere gli obiettivi che si sono scelti.
La libertà è la lotta. E la certezza che essere combattenti significhi vincitori.

Nicole

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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