mag 7 2009

Un’ora di silenzio – Seminario Vallauri 2009

Scavavo nella neve da qualche minuto, con la foga e la violenza di un animale che sbrana la sua preda. Ero madido di sudore e nelle brevi pause mi passavo i guanti mézzi d’acqua sulla fronte per rinfrescarmi, mentre mi guardavo intorno col fiatone, convinto di aver sentito qualcuno che si avvicinava. Ormai avevo liberato quasi tutti i rami dalla neve, mi mancava soltanto il più grosso, attorno al quale avevo scavato per un buon metro di profondità, misura oltre la quale non riuscivo più ad infilare le braccia. Allora mi fermai a guardare sgomento quel giovane albero; il fusto piegato dal peso della neve caduta sui rami era diventato un arco che iniziava e rifiniva a terra. Altri alberi si erano spezzati, ma questo era abbastanza flessibile da poter resistere a quell’oppressione. Lui aveva ancora una possibilità, per questo avevo deciso di tirarlo fuori dalla neve – o almeno – di provarci. Non ci sono riuscito appieno, ma perlomeno non tutte le sue gemme saranno bruciate dal ghiaccio, e non appena la neve si scioglierà, tornerà dritto e rigoglioso in mezzo alla foresta, pronto a fiorire.

Nel terzo giorno del seminario in Cadore, ognuno era solo nel bosco ed io ero in netto ritardo rispetto all’orario concordato per il ritorno. Leggi tutto…

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apr 30 2009

Seminario dolomitico

Gli autori di questo blog sono in viaggio. Stop.
Parteciperanno ad un seminario filosofico tenuto dal Prof. Luigi Lombardi Vallauri sulle dolomiti. Stop.
Lì mediteranno sulla propria ontologia, faranno lunghe camminate in mezzo alla neve e bagni gelati in polle antiche, berranno Vov e grappa alla mela, affronteranno a testa alta le intemperie, etcetera, etcetera. Stop.
Torneranno il dì 4 maggio. Stop.
Siate forti e non piangete. Stop.
Stop.
dscn2021

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apr 21 2009

Il “Piano guerra” del governo Berlusconi

 

Riportiamo una notizia che abbiamo appreso stamani dal prof. Luigi Lombardi Vallauri, e che ci ha lasciati a dir poco sbalorditi.

È il più grande progetto di riarmo mai realizzato nel nostro Paese quello che il Parlamento ha iniziato a discutere lo scorso 25 marzo: 15 miliardi di euro per l’acquisto di 131 cacciabombardieri Joint strike fighter (Jsf). Ma forse parlare di “discussione” è eccessivo dal momento che il governo ha chiesto solo un parere alle commissioni Difesa di Camera e Senato – saldamente controllate dalla maggioranza di centro-destra sia per la forza dei numeri che per la debolezza dell’opposizione di centro-sinistra, assai poco combattiva su questo tema -, dopodiché potrà passare alla fase finale, che segue una lunga fase di sviluppo iniziata nel 1999 e già costata oltre un miliardo: l’acquisizione degli aerei (poco meno di 13 miliardi) e la realizzazione nell’aeroporto militare di Cameri (No) – dove fra l’altro è attivo da anni un movimento contro la base, che coinvolge anche la Chiesa locale, la rete Disarmiamoli - di una linea di assemblaggio finale e di verifica destinata successivamente a trasformarsi in un centro di manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei velivoli (605 milioni).

“Il progetto è faraonico”, spiegano Giulio Marcon Massimo Paolicelli, della campagna Sbilanciamoci. Il cacciabombardiere Jsf - una coproduzione che coinvolge l’Italia insieme a Usa, Regno Unito, Paesi Bassi, Turchia, Canada, Australia, Norvegia e Danimarca – è un aereo da combattimento di attacco, attrezzato per poter portare anche bombe nucleari e con una tecnologia che lo rende pressoché invisibile ai radar. Secondo il ministero della Difesa, il programma produrrà 10mila posti di lavoro, “ma è puro marketing”, sostengono Marcon e Paolicelli: al massimo saranno mille, il numero promesso dalla Difesa è “un’autentica invenzione”. Capitolo costi: negli Usa la spesa è già cresciuta dai 245 miliardi di dollari iniziali fino a 270, e sembra destinata a salire ancora; in Olanda la Corte dei Conti ha lanciato l’allarme perché i costi sono lievitati dell’80%; è quindi molto probabile che anche in Italia, alla fine – cioè nel 2026, data prevista per la consegna di tutti gli aerei – i costi saranno molti alti.

Una spesa colossale per un bilancio militare che, fatta eccezione per il piccolo taglio operato da Tremonti nel 2008, dal 2006 è in costante crescita: oltre 4 miliardi e 500 milioni di euro in più, per un aumento netto del 21%, durante il governo guidato da Prodi nel biennio 2006-2007  “Più o meno ogni aereo vale l’equivalente di 400 asili nido o se si preferisce, vista l’attualità, l’indennità di disoccupazione per 80mila precari”, calcolano Marcon e Paolicelli. “È paradossale che si possano stanziare tutti questi soldi per un sistema d’arma che in molti dei Paesi coinvolti viene valutato troppo costoso e molto discutibile dal punto di vista operativo, oltre che incoerente con le missioni di pace, mentre il governo non riesce a trovare le risorse necessarie per potenziare gli ammortizzatori sociali per chi perde il posto di lavoro”. E in parte anche un doppione, dal momento che l’Italia partecipa anche ad un altro programma internazionale di riarmo, per il caccia europeo Eurofighter, che non a caso il governo sta cercando di ridurre rispetto all’accordo iniziale che prevede l’acquisto di 121 esemplari.

Contro il progetto si sta muovendo l’associazionismo sociale e pacifista. La campagna Sbilanciamoci - a cui aderiscono fra gli altri Arci, Beati i Costruttori di Pace, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Mani Tese, Pax Christi – ha infatti lanciato un appello contro il Jsf e per un diverso utilizzo delle risorse: quella del governo è “una decisione irresponsabile”, si legge nell’appello. “In un momento di grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all’università e alle politiche sociali, destinare 14 miliardi di euro alla costruzione di 131 cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del Paese”. “Il parlamento faccia una scelta di pace e di solidarietà; blocchi la prosecuzione del programma. Destini le risorse alla società, all’ambiente, al lavoro, alla solidarietà internazionale”. (l. k.)

Fonte Adista.

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gen 30 2009

Shit happens – ovvero, avviamento alla Religione Comparata

di Giorgio | in Omnia | 3 commenti

Quest’estate sono andato ad una mostra di dipinti fiamminghi a Palazzo Pitti. Con me c’era anche il grande filosofo Luigi Lombardi Vallauri, che sfoggiava una maglietta incredibilmente bella su cui ci siamo volentieri soffermati a ragionare, all’ombra di una statua d’arte moderna, mentre il sole arroventava il piazzale. Su questa maglietta, che portava scritto in alto “Comparative Religions“, erano magistralmente descritte (in inglese) le differenze esistenti fra le teorie delle maggiori religioni esistenti – il tutto alla luce della locuzione anglosassone “Shit happens” (letteralmente, “La merda accade”). Di questa maglietta esistono molte versioni, ampliate, ridotte o modificate in maniera più o meno elegante, acuta e sensibile.

Vi propongo adesso questo avviamento alla comparazione fra religioni (religioni in senso lato) così come io l’ho potuto leggere sulla maglietta del Vallauri, direttamente in angloide (sono leggermente in polemica con Madame de Staël: secondo me non bisogna tradurre in Italiano, ma imparare la lingua straniera originale – anche se è vero, lei ha tirato fuori l’argomento in altri tempi e per altre ragioni):

Shit happens

  • Tao: Shit happens.
  • Buddha: When shit happens, it is not really shit.
  • Islam: If shit happens, it is the will of Allah.
  • Protestantism: Shit happens because you don’t work hard enough.
  • Judaism: Why does shit always happen to us?
  • Hinduism: This shit has happened before.
  • Catholicism: Shit happens because you are bad.
  • Hare Krishna: Shit happens rama rama.
  • TV Evangelism: Send more shit.
  • Atheism: No shit.
  • Jeovah’s Withness: Knock knock, shit happens.
  • Hedonism: There is nothing like a good shit happening!
  • Christian Science: Shit happens in your mind.
  • Agnostic: Maybe shit happens, maybe it doesn’t.
  • Existentialism: What is shit, anyway?
  • Stoicism: This shit doesn’t bother me.
  • Rastafarianism: Let’s smoke this shit!
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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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