gen 25 2009

Silvio Berlusconi VS Esercito del Male

di Giorgio | in Satyricon | 4 commenti

 

Il nostro Premier ha detto che metterà in campo 30.000 soldati contro “l’Esercito del Male”.

orchi_neri

Egli stesso lo guiderà. Ci dispiace solo che nella foto non si possa udire il “Bum bum bum bum” del Presidente del Consiglio che falcia con facilità le fila delle orde nemiche.

berlusconi-mitra2

 

Licia Troisi ha già dichiarato che da questo scontro prenderà spunto per scrivere il quarantaseiesimo libro della sua bislacca saga fantasy “Cronache del Mondo Emerso“.

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gen 14 2009

Il foglio a protocollo di Kyoto

Nel 1997, durante una riunione della UNFCCC a Kyoto, i grandi paesi industrializzati del mondo – cioè, alcuni di loro – capirono che effettivamente si stava rilasciando un po’ troppa merda, nell’aria. In relazione all’Effetto Serra, non all’inquinamento generico, per carità.

Fu così che decisero di stendere nero su bianco un poderoso trattato che tagliasse la quantità di emissioni lecite di cinque gas-serra, una severa restrizione autoimposta per dimostrare il proprio amore per il pianeta.

Il puntino indica Kyoto, nella regione del Kansai.

Il puntino indica Kyoto, nella regione del Kansai.

Un taglio, cioè, in misura NON INFERIORE al 5% delle emissioni registrate nel’90, preso come anno-campione (del mondo se stiamo parlando di calcio e Germania Ovest, che vinse 1-0 sull’Argentina di Maradona). Mi raccomando: NON INFERIORE al 5%. E’ un po’ come dire: invece di tirare cento calci all’inerme persona che ti sostenta, tiragliene NON PIU’ di novantacinque. E poi solo di gas serra. Quindi i cazzotti sono illimitatamente ammessi.

Ovviamente una simile proposta non fu subito accolta con entusiasmo dai paesi industrializzati. Avete idea di quanto costi, inquinare meno? No? Be’, tanto, se si vuole continuare a mantenere uno stile di vita da Emiro Saudita. Avevano detto: il Protocollo entrerà in vigore quando lo avranno sottoscritto e ratificato non meno di 55 paesi che insieme producano non meno del 55% delle emissioni mondiali. WOW. Be’, scritto nel ’97, il Protocollo produce effetti solo dal 2005, dopo che anche la Russia, dopo un certo tira e molla, ha deciso di aderire (da sola produce quasi il 20% delle emissini su scala mondiale). A metà 2007 i paesi aderenti erano sui 170, ma c’erano ancora dei grandi assenti. Alla fine di quello stesso anno, la grande inquinAustralia decise di ratificare il Protocollo.

Belli i tempi in cui si scandalizzavano tutti se il Presidente degli States mentiva sui pompini...

Belli i tempi in cui si scandalizzavano tutti se il Presidente degli States mentiva sui pompini...

Ad oggi, i pochi paesi che ancora non hanno sottoscritto il Protocollo, producono circa il 40% delle emissioni totali. Sahara Occidentale, Afghanistan, Turchia, Iraq, Ciad, Tagikistan, Taiwan e Somalia sono fra questi. Ah, già, anche lo Zimbawe. E che sciocco, mi stavo scordando degli StatiUniti, che da soli producono quasi il 37% di tutta la cacca aerea del mondo, e che dopo la prima sottoscrizione a fine mandato di Clinton, la ritirarono per decisione del semprelodato George W. Bush. Sapevate che il New England inquina quanto la Germania?

Unica genialata del Protocollo di Kyoto (Coase rulz), è la costituzione dei CER, cioè dei crediti di emissione – un embrionale diritto di proprietà sull’inquinamento. Infatti, il paese che meno inquini, può vendere i propri crediti ai paesi che invece non riescano a ridurre le proprie emissioni, guadagnandoci. Così, chi voglia continuare ad inquinare tot, per poterlo fare senza violare il Protocollo dovrà sborsare fior fior di quattrini ad un paese che invece si sia fatto il culo e che adesso inquina di meno, comprandogli – o prendendogli in locazione – i suoi CER.

Oltretutto è anche possibile acquisire CER bonus se il proprio paese ne aiuta altri a portare avanti progetti di riduzione delle emissioni, secondo criteri diversi se un paese industrializzato ne aiuta uno in via di sviluppo oppure se un paese ne aiuta uno della sua stessa categoria, industrializzato o in via di sviluppo che sia.

Insomma, la vicenda del Protocollo di Kyoto ci mette davanti alla debolezza di qualsiasi iniziativa giusta che voglia gettare le basi di un miglioramento su un substrato culturale totalmente inadatto, capace di anteporre la ricerca del guadagno alla sua stessa sopravvivenza. Questo aldilà delle varie opinioni che possono esserci circa l’Effetto Serra, perché forse è un ciclo normale (in un certo periodo del medioevo sulle Alpi non c’era neve), forse è causato da noi, non lo so; ma di certo, l’inquinamento scatenato e lo sregolato sfruttamento di risorse preziose non ci rende migliori di chi non rispetti la propria vita, distruggendosi di alcol e droga, e cachi nel proprio soggiorno.

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gen 2 2009

Le porte della percezione

Quella della droga è una faccenda sporca. Mafie, fiumi di denaro, regolamenti di conti, spacciatori, delinquenti, gravi effetti indesiderati, danni fisici e psichici, perdita del controllo, overdose, evasione, dipendenza. Questi, alcuni stralci che a ragione rendono il mondo della droga tanto malvisto, ma a mio parere anche un fiore all’occhiello per la figura del depravato ritratto dell’ideologia occidentale. In effetti, la droga è un magnifico compendio del marcio che infetta la nostra realtà. C’è la frenesia della trasgressione, c’è lo sballo, ci sono i soldi, il vecchio mito della roba di Mazzarò e una sua rivisitazione in chiave postindustriale con l’”Oh, ce l’hai la roba?”; ci sono i giochi di forza, c’è la giustizia autarchica, ci sono i brividi delle risse sul filo del coltello; c’è il goffo tentativo di riempire il bianco assordante del silenzio vertiginoso che il giovane standard si sente dentro, con galassie di pasticche colorate a prezzi alti ma ragionevoli, un oblio di sei ore di un io ipotecato per comprare qualcosa che non serve a niente, il tanto agognato affrancamento da responsabilità e consapevolezza; la possibilità di essere come vorremmo, coprendo con una spolverata candida la stanchezza della morte quotidiana, alla ricerca di un senso di onnipotenza perduto insieme ai sogni che il mondo grande brutto e cattivo ci nega.

Insomma, la droga è diventata una piaga e ha fatto il nido nelle voragini che naturalmente crea l’assenza di una cultura della pienezza, della riflessione e dell’altruismo. Ma cerchiamo comunque di non avere  pregiudizi.

Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: “Oh, è terribile quel che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda.” Poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz’anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avran fatto a ridurla in quello stato i tè con i pasticcini e la chiesa. (Bukowski)

Saggio, Bukowski, come al solito. In effetti astenersi dall’uso di droga non è garanzia di integrità morale, né di salute, né di consapevolezza. Anzi. Spesso certi tipi di droga sono stati visti come chiavi per saltare temporaneamente a stati di coscienza elevati, esaltati da artisti d’ogni genere, luogo e tempo – e non a torto. Infatti, l’alterazione di coscienza meditata, in individui particolarmente sensibili e versati nella ricerca o nell’espressione, può portare a delle grandi prese di consapevolezza comunicabili.

Se le porte della percezione fossero sgombrate, ogni cosa apparirebbe com’è: infinita. (Blake)

Blake già intuiva quello che solo dopo più di un secolo dalla sua morte, in questo nostro mondo occidentale, da teoria sarebbe diventata pratica: l’idea che sia possibile varcare i limiti che la percezione dei soli cinque sensi ci impone. Balzare ad una consapevolezza universale di una universale comunione con e di tutto ciò che esiste. Scoprire in un quadro squallido tutta la tragedia dei secoli, commuoversi davanti alla metafora tangibile del fuoco, sorprendere l’alba in una ampolla d’olio; accorgersi all’improvviso della bellezza incommensurabile di ogni volto e coglierne e comprendere con presenza tutte le espressioni che vi balenano sopra, vivere le storie che un tavolo antico racconta coi suoi graffi, essere davvero felici ed emozionati ogni volta che siamo in grado di appagare il bisogno altrui più consueto ed invisibile, servire con gioia, intuire la portata dei simboli, ridere come matti al pensiero della cosa che ci realizza di più al mondo, uscire di casa e percepire in tutto il cielo stellato arcobaleni di luce vecchi di millenni.

Una rosa è una rosa e solo una rosa. Ma queste gambe di sedia sono gambe di sedia e sono anche san Michele e tutti gli angeli. (Huxley)

La vecchia cultura della droga è morta da tempo. Il suo grave errore è stato quello di trascurare la realtà, oltre, ovviamente, a quotidianizzare qualcosa di estremamente distruttivo per il corpo umano; la nuova cultura dello stupefacente, oggi, non è affatto stupefacente. I vecchi errori hanno brillantemente resistito all’usura del tempo, mentre i grandi ideali di concordia, pace e uguaglianza sono stati spazzati via dal vento del nord. Al sabato sera, i drogatucci pre-intellettuali di periferia leggono Rimbaud illudendosi di poterne ripercorrere gli eccessi, e se trovano dell’assenziaccio si sentono un po’ più Baudelaire; in città, intorno alle discoteche, giovani liceali fumano canne come se fossero architetti di fama che, stressatissimi, a fine giornata vogliono rilassarsi un po’, mentre altri si imbottiscono di droghe sintetiche che gli friggono le sinapsi (poco male, visto a che cosa gli servono). Poco lontano, studentesse americane rompono il tabù degli States e bevono fino al coma, mentre degli aitanti Italiani dagli occhi rossi ne approfittano e prima di chiamare i soccorsi le fottono cinque per una. Per fortuna, però, ogni tanto, dal pomeriggio, in case da cui si vedono dei bei panorami, altre persone bevono vino scelto, e non poco, ascoltando musica e suonando, parlando di cazzate e di paulo maiora, talvolta assumendo qualcosa di diverso – con una penna a portata di mano per vedere di nascosto l’effetto che fa aprire uno spiraglio nelle porte della percezione.

Porta percezioni

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nov 24 2008

Vold-è-mort

Sì, mi rendo conto che parlare di Harry Potter può sembrare da ragazzine quattordicenni. Ma vi ricrederete.

Il numero di copie vendute della saga ha sfondato ampiamente il tetto delle cento milioni. I sette libri che la compongono sono stati tradotti in decine e decine di lingue. E’ il fenomeno letterario più esplosivo della storia.

Figuriamoci, è perfino riuscito a far scoprire il piacere redentore di leggere a una bella fetta della sorgente generazione di bimbiminkia pur senza essere un intrattenimento stupido come i libri di Moccia. Certo, è spesso infantile fino all’imbarazzante – specie nel solito campo amoroso – ma riesce a dare concretamente dei modelli affascinanti di integrità morale ed interpersonale che non solo suggeriscono una condotta, ma ti ci trascinano verso – il tutto alleggerito da una narrazione fluente e delicata.

E’ stato un fenomeno sociale di proporzioni globali. Prima dell’uscita di ogni volume, davanti alle librerie di tutto il mondo, c’erano file interminabili di persone di tutte le età travestite da maghi e streghe, pronte a scattare ferinamente sulle pile di copie, come fossero state acqua nel deserto. Diavolo, immaginate. Cinquanta, cento milioni di persone che bevono come ipnotizzate ciò che scrivi, totalmente indifese, pronte a recepire e fare proprio appieno ogni tuo messaggio, perfino il capriccio etico più improbabile. Leggi tutto…

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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