lug 5 2009

Infrazioni in bici e patente a punti – ovvero, pedalando via dal “pacchetto sicurezza”

E’ giunto il tempo della Sicurezza. Porc…

Il pacchetto-sicurezza, adesso passato anche al Senato – un pacchetto che, certo, se lo trovassero alla stazione ci sarebbero da chiamare subito gli artificieri – non prevede solo ronde et similia. Prevede anche un giro di vite contro i ciclisti indisciplinati. Finalmente!

D’ora in poi, i ciclisti sconsiderati che commetteranno infrazioni, se sono in possesso di patente vedranno decurtati i propri punti come se quelle infrazioni le avessero commesse in automobile. Anche fino al ritiro, alla sospensione o alla revoca. (art. 3 comma 48 del “pacchetto sicurezza”)
E’ giusto, è sacrosanto. Uno, solo perché è un ciclista non è esentato dalle regole del codice della strada. Oltretutto questa categoria di veicoli è anche privilegiata dalla retorica ambiental-progressista e se ne scorrazza su costosissime piste ciclabili. Che prendano la macchina anche loro senza rompere i coglioni. Non se ne può più di questi scemi che zig-zagano nel traffico, che ti inchiodano dietro di sé andando a due all’ora, che sfrecciano sui marciapiedi minacciando le anziane signore.

Adesso vi do tre ottimi motivi per NON andare in bicicletta.

  1. La bicicletta non vi permette di ostentare ricchezza, essendo un mezzo povero. Meglio i SUV.
  2. La bicicletta non vi permette di incrementare il PIL consumando carburante. Meglio i SUV.
  3. La bicicletta non vi rende necessario andare nelle palestre più in della città a fare la cyclette, perché vi tiene in forma. Meglio i SUV.

Ecco. Se non volete vivere fuori dal mondo, evitate di andare in bicicletta. Basta con queste cazzate da ambientalisti: qui a Firenze l’aria alla Fortezza fa invidia a quella del Cadore. Sono tutte montature. La gente è sempre più magra e allenata, le malattie cardiovascolari per via del sovrappeso sono in netto calo in tutto l’occidente. E per uscire dalla crisi bisogna comprare e consumare più benzina. O volete ritrovarvi in un paese di poveracci? Eh?!
E’ stragiusto che i ciclisti lo prendano sempre nel retrobottega, con quel loro tronfio atteggiamento del “io non inquino”. Un mio amico ne ha stesi due, in macchina, e abbiamo fatto una cerimonietta in cui gli abbiamo regalato una medaglietta d’oro al valor stradale. Dopotutto devono essere prudenti. Sulla strada sono i più forti e imponenti, è naturale che debbano stare attenti. Quante volte si legge sul giornale “automobilista a bordo di un SUV viene investito e ucciso da un ciclista ubriaco”! E’ giunto il momento che orrori del genere non si ripetano più.

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Brr. Dopo aver scritto certe cose mi sento sporco dentro. Quindi cerchiamo di recuperare un punto di vista decente e ordinato.

biciclette

Circa la decurtazione dei punti della patente di guida per i ciclisti

  • Tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge. (art. 3 della Costituzione)
  • Due cittadini non possono essere puniti per la stessa fattispecie di reato o per la stessa infrazione in maniera diversa.
  • Se una legge prevede che cittadini diversi siano puniti in maniera diversa per la stessa infrazione vìola l’art. 3 della Costituzione.
  • Se una legge vìola la Costituzione è incostituzionale e deve essere abrogata.
  • L’art. 3 comma 48 del pacchetto sicurezza prevede che chi commetta un’infrazione con un veicolo per guidare il quale non è necessaria la patente di guida sia punito in maniera diversa a seconda che sia o meno in possesso della patente di guida stessa.
  • L’art. 3 comma 48 del pacchetto sicurezza è incostituzionale e deve essere abrogato.

E con questo direi che ci possiamo levare tutti i dubbi sulla bontà di questa legge, a prescindere da qualsiasi argomentazione (trattasi di un procedimento logico, difficilmente confutabile). Se proprio non possono fare a meno di levarci punti anche in bici, avrebbero dovuto pensare a creare un patentino ad hoc.

Circa l’uso della bicicletta e le infrazioni dei ciclisti

La bicicletta è il veicolo migliore che esista. E’ leggero, economico, rapido ma sufficientemente lento da non poter causare danni paragonabili a quelli di un veicolo a motore, permette di passare e parcheggiare dovunque, mantiene in forma, non inquina. Ciononostante pare che in Italia – e nella realtà fiorentina di cui posso parlare a ragion veduta – si faccia di tutto per rendere la vita impossibile ai ciclisti.
E’ vero, sulla strada tutti devono sottostare alle leggi del codice. Il fatto di essere il miglior mezzo sulla piazza non dispensa ovviamente dal seguire la legge. Ma vi voglio rivelare qualcosa di importante: la stragrande maggioranza delle infrazioni commesse in bicicletta sono l’alternativa rispetto ad un prepotente rischio di vita.
Piuttosto che passare per un sottopassaggio in cui le automobili sfercciano a sessanta, settanta chilometri orari, preferisco passare dal marciapiede. So perfettamente che il marciapiede è il regno del pedone – che marca animalmente il territorio con gomme da masticare e mozziconi -, ma preferisco invaderlo civilmente, rispettandone i padroni, piuttosto che rischiare di finire i miei giorni a vent’anni, faccia a faccia con l’asfalto. Perché questo è il problema della bicicletta: mentre se in macchina ti toccano allora ti fermi, ti incazzi, saltano fuori testimoni inesistenti e si finisce in tribunale per una questione di costosi graffi sul metallo, se quando vai in bicicletta ti toccano, sei spacciato. Se proprio ti va bene, finisci con le ossa rotte.
Capisco bene che ogni altra categoria tiri l’acqua al suo mulino, e che i pedoni odino i ciclisti che passano sui marciapiedi, che le macchine odino le lente biciclette – ma quello che sto cercando di farvi capire è che la maggior parte delle volte, quello che un ciclista fa di sbagliato o fastidioso lo fa per necessità.
E la soluzione del problema non può e non deve stare nel divieto di creare questi fastidi – imposto con le braccia nerborute della legge -, ma nella creazione dell’alternativa sicura che ancora non ci è concessa.  Se attualmente questo veicolo crea problemi è perché la sua circolazione non è mai stata curata, tutelata, promossa.
Quello che pare sfugga a tutti è che la bicicletta è un mezzo che va incentivato il più possibile, non ostacolato. I pregi che ha e i vantaggi che offre lo rendono incolmabilmente migliore di qualsiasi altro veicolo.

Poi, ovviamente, di ciclisti indisciplinati, temerari e maleducati, che creano problemi d’ogni tipo a tutti, ce ne sono. Ma queste sono le caratteristiche di una certa parte dei guidatori d’ogni tipo di veicolo. Pedoni inclusi.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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