nov 5 2009

Festa delle Forze Armate

Sì, devo cercare di mitigarmi – e questa è l’occasione. Perché non esistono posizioni solide che si possano spianare a colpi di sciabola.

Non nego che la festa delle Forze Armate stenti ad attirare la mia simpatia. Vedere, nei rari momenti in cui accendo la televisione, spot commossi in cui valorosi militari sono applauditi dalla folla e bambini rincorrono gaiamente le ombre dei carri armati mi fa storcere il naso. Ma adesso, Giorgio, diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Nota preliminare: la faccenda è complessa – motivo in più per andare coi piedi di piombo. Potrei anche sbagliarmi nel descrivere l’articolazione istituzionale militare e di polizia, e in tal caso, come disse un polacco, mi correggerete. Frecce Tricolore

Le Forze Armate italiane sunt omnes divisae in quattro: Esercito, Marina, Aviazione e dal 2000, Carabinieri. Sono corpi militari, composti da militari.

Le Forze Armate non vanno confuse con le Forze di Polizia. Infatti quando ci si riferisce alle Forze di Polizia ci si riferisce a quelle istituzioni che hanno precise funzioni in relazione a prevenzione e repressione dei reati, ampiamente articolate sia in materia territoriale che di competenza, che possono essere sia militari (Carabinieri, Guardia di Finanza) che civili (Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria). Quindi sono due nozioni ben distinte, pur avendo punti in comune.

L’ho puntualizzato perché io non lo sapevo. E ancora so molto poco. Ciononostante, mi permetto una minima riflessione che non necessita di conoscenze tecniche specifiche.

Le Forze di Polizia sono (ancora) necessarie. Senza la loro funzione di sicurezza non esisterebbero organi capaci di ostacolare la commissione di reati, senza la loro funzione giudiziaria i PM dovrebbero mettersi a fare seriamente palestra, perché i nerboruti rei dovrebbero trascinarli loro davanti al giudice.
Fermo restando tutto quello che ho già avuto modo di dire sulle Forze dell’Ordine, queste hanno un ruolo fondamentale e degno del massimo rispetto.

Ma non volendo fare di tutta l’erba un fascio né nel bene né nel male, altro discorso va fatto per quelle Forze Armate che non sono Forze di Polizia. Esercito, Marina, Areonautica militare.
Verissimo che sono le uniche istituzioni che hanno i mezzi per allenare atleti a livelli olimpionici. Ma mi sembra un po’ pochino. Infatti, per il resto, si impegnano in goliardiche missioni di Peace Keeping durante le quali vanno col fucile in braccio a portare la democrazia là dove la democrazia non può ancora strutturalmente attecchire facendosi sparare addosso dai mattacchioni locali. Ah, no, aspetta. Ci sono anche le frecce tricolori – che fanno sempre scena – e abbiamo anche due o tre navi supertecnologiche. Per far bella figura con i presidenti stranieri. Per non parlare degli ultimissimi acquisti che si prospettano, di cui abbiamo già parlato, cioè i 131 cacciabombardieri JSF, ciascuno equivalente, per costo, a 400 asili nido, o a 80.000 indennità di disoccupazione per precari. Negli ultimi nove anni la spesa annuale per la Difesa è aumentata di quasi 8 miliardi di euro – superando i 20. Ultime notizie, nel 2010 arriveremo a 23. Ma il crimine comune è maggioruguale a prima.

Il riveritissimo Napolitano ne fa una questione di prestigio. Il Peace Keeping, i caccia, tutta roba che ci rende un paese prestigioso. Essendo noi l’Italia non possiamo puntare su altro che sugli armamenti e sugli interventi militari, per diventare uno Stato prestigioso. Eh già. Mai che si investa sulla cultura giocando in casa, sviluppando ciò che come Paese siamo nati per sviluppare. Meno male che certi ministri si oppongono.la-grande-guerra

Il 4 novembre si ricorda la vittoria dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, annunciata col Bollettino della Vittoria del generale Diaz: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.” Bilancio italiano: 650.000 morti, un milione di feriti e mutilati, 600.000 dispersi e prigionieri. E dopo quasi cent’anni si festeggia ancora come vittoria.
Bellissimi gli spot “Grazie Ragazzi” et cetera et cetera. Ma io, in tutta franchezza, preferisco ringraziare per altro.

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set 24 2009

Il Potere e lo Tzimtzum(pappà)

Dopo molto rimandare, ecco il post che ormai da luglio stavo covando sulle Forze dell’Ordine.

YHWH paparazzato mentre si autolimita.

YHWH paparazzato mentre si autolimita.

Nella tradizione religiosa giudaico-cristiana, in particolare in apologetica» , esiste un concetto particolarmente affascinante: lo Tzimtzum (sì, lo so che è un nome ridicolo). In soldoni, lo Tzimtzum altro non sarebbe che l’autolimitazione di Dio, una contrazione della Sua onnipotenza da Lui stesso prodotta in vista dei dibattuti fini superiori della Creazione e della Libertà umana.

Qualcosa di simile allo Tzimtzum accade all’Uomo moderno. Rinuncia consapevolmente a parte della propria libertà di potere per il fine superiore di vivere in una società salda, sicura, solidale. E così quando si guida si deve tenere la destra, i contratti di cui all’art. 1350 c.c. devono essere stipulati per iscritto, si accetta di non farsi giustizia da soli e si mette in mano ad alcune persone come le altre l’onorevole e capitale onere di tutelare l’ordine. E questo è il punto a cui volevo arrivare.

Noi, ohimè, non viviamo nella Repubblica Galattica di Star Wars, in cui la pace è custodita da posate schiere di portentosi Cavalieri Jedi, scelti dall Forza, capaci di sfruttare poteri tanto colossali quanto antichi ma che innanztutto sono addestrati ad esercitare un ferreo potere su se stessi, e che vincono sempre perché

“L’acqua calma ferma l’onda impetuosa.”

jedi_mae

Da noi le cose sono un po’ diverse.
L’attribuzione del vasto potere di mantenere l’ordine, di vigilare sulla pace, che si concretizza a sua volta in un potere sul cittadino che va dal timore reverenziale fino all’arresto, non è attribuito a una casta di fantastici cavalieri che si sono guadagnati questo ruolo di diritto per via della loro virtù.
E’ attribuito a persone fatte come le altre, forgiate più o meno bene da un addestramento diretto a far loro acquisire efficienti capacità di controllo del territorio, di intervento e d’azione, oltre che al raffinare l’uso delle armi e alla formazione di un corretto habitus comportamentale e dello spirito di Corpo.

I Jedi non esistono. Ma molte vie marziali orientali, oltre che spirituali, pongono come elemento preliminare e concomitante all’esercizio della tecnica marziale l’esercizio del potere su se stessi, attraverso allenamento alla presenza mentale, alla direzione della mente e dell’intenzione, all’amplificazione della consapevolezza sulla situazione, e poi attraverso meditazioni volte verso obiettivi dei più ardui e variegati.
Questo passo fondamentale è bellamente saltato a piè quasi pari, nella nostra realtà. Infatti si giunge allo sconcertante risultato:
Il ruolo di chi deve aver potere sugli altri viene ricoperto da persone che non hanno potere su se stesse (che non ne hanno più di un civile qualsiasi). Ovviamente ci sono le eccezioni, ma – mi dicono – confermano la regola.

E questo rappresenta il difetto primo dell’inserirsi delle forze dell’ordine nella società umana. Non c’è nessuno – pare – che controlli il guardiano. Qui custodiet custodes» , specie quando il custode non si sa regolare da solo? Allora si percepisce l’istituzione della forza di polizia come il braccio armato e senza volto di uno Stato buono solo a prendere ed imporre, un’istituzione costituita da persone che ti intimoriscono con la loro sola presenza, e che risaltano in particolar modo quando sono severe o inette. Non prendiamoci per i fondelli: chi, anche se perfettamente in regola, non sente un magone terribile quando viaggiando in auto si vede seguire dal faro puntato della Municipale ferma a fare controlli? Come una gazzella che affretta la corsa quando vede in lontananza un leone. Chi non si sente umiliato e indifeso come un verme, davanti alle minacce di un Carabiniere un po’ troppo alterato per fare bene il suo lavoro?carabinieri-

In questo modo diventa chiaro che il potere di queste forze non è un potere che si fonda su stima e fiducia nel loro ruolo, ma sulla minaccia di ingerenza nella vita dei cittadini. Orribile, questo, a dirsi (anche se è uno dei principi-cardine del Diritto Penale). Se così non fosse, non si verificherebbe ciò che puntualmente avviene ogni volta che un gendarme si ritrova ad essere dalla parte del torto. Perché il rispetto costruito sul timore porta inevitabilmente all’accanimento, quando la situazione si ribalta, quando sono i Tutori dell’Ordine a sbagliare. L’asino incrudelisce sul leone, quando questo è in difficoltà.

Il leone deve mantenere l’ordine e per ciò gli è attribuito un certo potere. Ma non esercitando un potere simmetrico su di sé, spesso abusa di quello attribuitogli, o lo usa male, o comunque in maniera incapace di conquistare la fiducia e la stima di chi deve essere protetto. Di rimando, chi deve essere protetto inizia a nutrire disprezzo nei confronti dei leoni – sempre invocati in caso di pericolo ma sempre accusati selvaggiamente in casi di umani errori ed omissioni.

“E’ molto meglio vivere oggi, che se per caso ti trovi nei guai, ai poliziotti tu puoi telefonare e la tua vita salva sarà!”

E’ paradossale.
Si chiede a uomini fatti come gli altri, ma degli altri un po’ più potenti, di avere il sempiterno equilibrio e la suprema infallibilità degli dèi senza che nemmeno vengano addestrati a cercare e controllare il dio che sta dentro di loro.

Ma l’attuale impianto delle istituzioni guardiane dell’Ordine non è che un male necessario. Un giorno le cose saranno diverse. Un giorno fare il poliziotto sarà una vocazione da Jedi, non da bullo, e come Jedi verranno addestrati. E un giorno un po’ più lontano, non ci sarà nemmeno più bisogno di una forza che si imponga per mantenere l’ordine.
Utopia? Be’, intanto io inizio ad eliminare strada per strada dai miei rioni interni ogni pensiero disonesto. E magari, quando lo faranno tutti prima di scendere nelle strade d’asfalto fra le case, allora non sarà più un’utopia. E se non sarà più un’utopia allora lo Tzimtzum cesserà, e arriveremo ad avere un nuovo tipo di libertà, totalmente incondizionata. Un sogno? Forse.
Ma quando ci penso sorrido, e quando vedo qualcun altro che ci crede, sorrido un po’ più forte.

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Quella branca della teologia che si propone di dimostrare la razionalità e la credibilità della fede.
Chi custodirà il custode?

feb 4 2009

Der Richter

Da qualche settimana sto guardando un anime fogantissimo: Death Note. Ok, l’avete già visto tutti lo so, sono sempre l’ultimo ad arrivare. Per chi non sapesse di che parla: c’è un quaderno, scrivendoci il nome di una persona, quella muore. Il succo è questo insomma. Ma non voglio parlare della trama, anche perchè è troppo bella per essere raccontata così.

La cosa interessante è che il protagonista, Yagami Light – un ragazzo molto in gamba -, dopo aver ottenuto questo quaderno decide di diventare un giustiziere e di ripulire il mondo dai malvagi, col l’aiuto del Death Note appunto.
Il suo scopo è quello di rendere il mondo un posto migliore, e diventare il Dio di questo nuovo mondo (dettaglio secondario). Ovviamente queste cose le fa di nascosto, e dal mondo è conosciuto come Kira» .

Il fattaccio è successo nell’episodio che ho visto ieri.
In pratica racconta la storia di un altro ragazzo, Mikami Teru, che fin da piccolo si è dedicato a difendere i più deboli, prima alle elementari, poi alle medie, poi diventando magistrato. Ciò che dice Mikami è che per lui ci sono due tipi di persone: quelle buone e quelle malvagie. Immaginate la sua felicità, quando Kira gli propone una… particolare collaborazione. Dopotutto ha in testa solo una parola: eliminazione.

Il mondo è diviso, c’è chi cerca Kira e il modo di farlo fuori e c’è chi invece lo sostiene, facendo notare che da quando ha iniziato ad uccidere i criminali nel mondo non ci sono più state guerre.

Il nocciolo della questione è proprio questo: da una parte il diritto alla vita, l’equiparazione di tutte le persone, la pena rieducativa, ma allo stesso tempo la non-certezza della pena, le scappatoie legali (vedi il caso delle attenuanti generiche in un post recente) e il rischio di rimettere in libertà un delinquente; dall’altra un’esecuzione sicura.

Mi sono fatto una domanda. Avendo questo potere, che farei? Lo userei o no?

La giro a voi, voi che fareste?

deathnote rules

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Ovvero killer in giapponese

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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