Softair, idiozia e inadeguatezza sessuale
«Guardi, io non so che dirle. Io sono medaglia d’argento al valor militare. Ho fatto il partigiano durante la seconda guerra mondiale. Ho fatto la stessa cosa per cui mi hanno dato la medaglia. Era il febbraio del ’44. Fuori si rassegava dal freddo che lei non ha idea. Ero per questi boschi, che dovevo consegnare gli ordini agli altri lassù in cima al monte. E’ una scarpinata di parecchi chilometri ripida così, sa? Una fatica… Ma allora ero giovane, certe cose le facevo come bere un biccher d’acqua. Fatto sta che a un certo punto ti vedo un drappello di tedeschi più a valle con gli elmetti in capo e le mitraglie spianate salire verso le case. Lei è giovane, lei, non può immaginare che cosa fossero i soldati tedeschi. Terribili, anche solo a vederli. Con quelle facce d’angelo giocavano al tiro al piattello coi nostri neonati. Fatto sta che io mi fermo zitto zitto dietro un albero. Avevo il fucile, sa? E non potevo certo permettere a quegli assassini di raggiungere le nostre famiglie! Già nelle valli vicine erano arrivati e avevan fatto strage. Allora presi la mira e pum! pum! Due a terra. E prima che capissero chi gli stava sparando e da dove, più di metà era morta e gli altri erano in rotta. E poi ho consegnato gli ordini! Così mi sono guadagnato la medaglia.
«Io non so poi che cosa è successo l’altro giorno. Ero in veranda col cane, e ho sentito degli spari venire dal bosco. E non siamo mica in stagione di caccia. Quindi mi sono preoccupato. Sono rientrato, ho preso il fucile e sono andato a guardare. Io qui ci son nato, sarò anche vecchio ma non son punto rincorbellito, ci vedo ancora come quando avevo vent’anni e mi ci muovo parecchio bene in questi boschi. Proseguo un po’, mi addentro, e in fondo alla valle vedo dei soldati tedeschi. Ora sì, mi pareva strano che ci fossero dei soldati tedeschi, ma c’avevano gli elmetti, le mitraglie, armati e vestiti di tutto punto, e vedevo che sparavano a qualcuno. A quel punto che potevo fare? C’avevo il fucile e gli ho sparato da dietro. Ho fatto in tempo a pigliarne tre, quegli altri anche stavolta sono scappati. E tempo due ore mi ritrovo a casa i carabinieri per arrestarmi. O che mondo l’è? Ti danno la medaglia d’argento al valor militare per una cosa e sessant’anni dopo ti mettono in galera pe’ la medesima. Ma mi dica lei!»
Pistoia (PT) – Poteva finire in tragedia il gioco di un gruppo di ragazzi in un bosco del pistoiese. Travestiti da soldati nazisti della seconda guerra mondiale, stavano simulando un’azione di guerra Soft Air. Infatti è stato scambiato per un reale conflitto armato da un ex partigiano che abitava nei dintorni. L’uomo, professore in pensione e già medaglia d’argento al valor militare, ha aperto il fuoco col suo fucile contro i ragazzi, indistinguibili dai nemici che coraggiosamente combatté più di sessanta anni fa, ferendone lievemente tre. Arrestato, è stato subito rilasciato vista l’anziana età e la non reiterabilità del reato a causa del particolarissimo errore. La procura ha comunque aperto un fascicolo per lesioni.
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Soft Air è un “gioco”.
Persone organizzate in gruppi spendono centinaia di euro in sofisticate armi-giocattolo (riproduzioni fedeli di armi vere), coperture, attrezzatura di sopravvivenza e vanno nei boschi a spararsi addosso.
So che sembra stupido. Infatti lo è. Ma non solo.
Il fatto che centinaia, migliaia di cittadini (mioddio, votano, capite?, votano!) nel nostro Paese si divertano tramite dispendiosi ed elaborati giochi di guerra e violenza -ehm- “controllata” mette in luce una vasta categoria di persone che quotidianamente ci stanno accanto ma che sognano, nel tempo libero, di maneggiare un fucile che-sembra-vero in un’azione di guerra che-sembra-vera sparando in un modo che-sembra-vero ad altezza d’uomo. Persone non semplicemente idiote, ma che su questa idiozia investono denaro a profusione, che coltivano – non so se deliberatamente o incoscientemente – la malatissima e pericolosissima estetica della guerra, e che forse come suggerito da Seth MacFarlane e più o meno ogni sceneggiatore comico che si sia pronunciato a riguardo, tentano di puntellare l’irrecuperabile debolezza del proprio ego usando bellicosi falli di plastica e metallo. Persone cui fa piacere farsi fotografare come manipoli di soldati veri nella guerra vera. Come se fossero uomini valorosi, grandi guerrieri.
Guerra non fa nessuno grande. (Yoda)
Questo “gioco” potrebbe facilmente essere visto come un’onta per tutti i nostri avi che veramente hanno combattuto per la libertà, che hanno sentito davvero il dolore lacerante di una pallottola di piombo incandescente che ti morde la schiena e i polmoni mentre tenti in mezzo a un bosco di tamponare la ferita di un tuo amico fraterno morente stringendogli la coscia con la cintura, sacrificando tutto pur di respingere un invasore che negava libertà, euguaglianza, fratellanza e amore agli uomini che tutti nascono liberi su questa bella terra.
Ci si potrebbe domandare: se esiste impunemente Soft Air, a che valgono tutte le medaglie al valore?
Io non ho rispetto per la guerra, ma ho rispetto per chi, morendo, mi ha permesso la libertà. E chi gioca a SoftAir? Temo il contrario, in troppi casi.
Pur liberissima la scelta del modo in cui ciascuno debba impiegare il proprio tempo per divertirsi, ce ne sono alcuni che sono indicativi dell’animo di chi li sceglie.
Se conoscete qualcuno che gioca a Soft Air, badate: nella migliore e fortunatamente più comune delle ipotesi è una persona che pur avendo la buona intenzione di divertirsi scorrazzando all’aria aperta ha un’idea non sufficientemente disgustata della guerra e non sa amministrare con proprietà né denaro né tempo – il che è sempre un male, specie ora che c’è grossa grisi; in ipotesi peggiori (casi che ho avuto il dispiacere di conoscere personalmente) è una persona che ha decisamente tanta strada da fare per trovare il proprio equilibrio con se stesso e passa il tempo divertendosi e -ehm- “sfogandosi” così; in ipotesi catastrofiche (che pure ho conosciuto di persona) tiene nascosto sotto il giubbino un pugnale dal manico nero con inciso sulla lama fredda “Meine Ehre heißt Treue” - e fra vent’anni potrebbe puntare a me o a voi un fucile vero al petto, o ridipingere casa di rosso con una doppietta e la non-più-felice famigliola.
Non necessariamente si tratta di tipi più violenti del normale. E’ gente comune. Soltanto, è malsano permettere l’accesso alla propria mente all’immagine di te che spari con un fucile. E temo non siano tante le persone con un tale controllo sul loro pensiero da poter discernere rappresentativamente sullo schermo dell’esperienza il gioco dalla realtà. Se ti immagini o peggio ancora se ti vedi, se ti senti con l’adrenalina in corpo, mentre punti quella che sembra veramente un’arma da fuoco contro un altro essere umano, lo sfortunato giorno in cui le circostanze potrebbero volerlo, se ne avrai la possibilità, punterai e premerai il grilletto. Perché lo hai già fatto, dopotutto, e quindi è meno inconcepibile. E oltretutto troverai più facile associare alla guerra emozioni positive, perché hai vissuto solo l’estetica della guerra. E la troverai meno ributtante.
Per la mente tra finzione e realtà non c’è una muraglia. C’è solo un velo di nebbia, di quella che svanisce al mattino.
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29/06/2010: Aggiornamento necessario a causa dell’evoluzione della discussione. Se vedete sotto, si va per i 100 commenti, e si rende opportuno chiarire la nostra posizione autentica.
- Il post è ironico. L’articolo, una montatura. Il titolo si rifà agli stereotipi più in voga nel mondo comico occidentale per identificare gli appassionati d’armi, senza malizia né indici puntati. E’ decisamente pesante, ma c’est la vie – non mi pare giusto correggere il post originale. Il corpo di questa pagina, adesso, è la discussione in atto.
- Noi autori non critichiamo il gioco del Softair in toto. Accettiamo i risvolti positivi di teambuilding, socializzazione, amore per la natura e vita all’aria aperta. Critichiamo con decisione gli apetti di simulazione bellica e l’uso di riproduzioni di armi d’offesa e l’interesse per queste.
- Prima di intervenire sarebbe gradito leggere i commenti. E’ una lettura lunga ma ne vale la pena – e solo così è possibile parlare con cognizione di causa in una discussione in atto. Fuor d’ironia, la nostra posizione si è evoluta. Sono allo stesso modo gradite apertura mentale, spirito critico, intelligenza viva e fonti attendibili su cui basare le posizioni in discussione.
- Ci piace ridere. Il riso fa buon sangue. Se qualcuno -autori e non- fosse tentato di fare l’incazzato, è invitato ad andarsi a fare una passeggiata, ora che è bel tempo.
- Dimenticavo. Questo è un blog. Non un forum. Questo è un blog. Non un forum. Non lasciate commenti multipli consecutivi. Scrivete quanto volete, ma in commenti singoli. Ponderati perbene, magari. Non ci sono regole da forum: basta che scriviate cose intelligenti e non facciate nulla di illegale. Ci riserviamo il privilegio di cancellare commenti realmente realmente ma realmente idioti. Ma sarà successo tre volte in due anni. Non vivamo su questo blog, quindi siate pazienti se non rispondiamo subito.
12/07/2010
Dopo più di 120 commenti nati dalla provocazione del post, questa discussione si può ritenere conclusa. A partire dalle nuove premesse maturate verrà scritto a breve un nuovo post che potrà dare il via ad una nuova discussione più presente e matura. Vista l’esigenza di non frazionare i commenti in discussioni diverse o continuare interventi su posizioni già esaurite, non verranno pubblicati altri commenti a questo specifico post.
Chi si sia a nostro giudizio distinto per posizioni mature, spirito aperto e riflessioni intelligenti, fertili e produttive di dialettica verrà per quanto possibile avvisato della pubblicazione del nuovo post.







