gen 4 2009

Poesia a encefalogramma piatto

Di recente ho letto un libro – sulla copertina c’era scritto: poesie. Fiera autrice, Martha Lazzeri Ugolini, la quale, con questa sua raccolta, ha addirittura vinto il Fiorino d’oro.

Il titolo è estremamente evocativo: Ekstasis. Sottotitolo: nel tempio dei sogni. WOW. E non si fa in tempo ad aprire il libro che ci accoglie una spiegazione sempre evocativa, anche se molto superficiale, su che cosa significhi “Ekstasis“. Che carina. Poi, dopo due panegirici assolutamente insulsi fatti da Mario Conti e Antonio Lucchi – come fa notare Jorge Luis Borges, le prefazioni hanno il difetto strutturale di parlare di qualcosa che il lettore ancora non conosce, fornendo già giudizi e proponendo punti di vista che ne travieranno la valutazione – iniziano ad avvicendarsi i componimenti dell’autrice.

Credetemi, uno ci prova ad apprezzare certe cose, ma non è assolutamente possibile. Il fatto è che questa raccolta potrebbe essere lo stendardo di ciò che la poesia non dovrebbe mai essere, cioè un’informe accozzaglia di sinestesie inflazionate e fuochi d’artificio e bengala semantici lanciati nell’oscurità, espressione di sentimenti affatto interessanti osservati in maniera infantile, parziale e trita come con un sorriso da valletta che pensa di aver detto qualcosa di vagamente intelligente, di sofferenze che nel modo in cui sono trasmesse – anche se sei presente anima e corpo – ti bruciano quanto calore di fiamma lontana, agghiaccianti inversioni di aggettivi e sostantivi, il tutto coronato da un bombardamento a tappeto stile cluster-bomb di puntini di sospensione su cui più di una volta ho avuto l’impressione di dover scrivere qualcosa io, in quanto non lasciano in sospeso, ma tacciono qualcosa che dovrebbe invece assolutamente essere detto. Sic.

Giusto epilogo per la serie “Tutti i salmi finiscono in gloria“, nelle notizie biografiche l’autrice vanta il consenso di grandi scrittori (che buffo, però, uno ha il suo stesso cognome) e numerosi inviti da parte della Telvisione Italiana (WOW), durante i quali ha ricevuto critiche molto favorevoli anche grazie alla sua collezione di bambole antiche (WOW).

Eh… Troppo spesso si cerca di fare arte per ostentarla. Il risultato evidentemente sarà di rado arte e comunque mai arte di valore. Il fatto è che l’arte non può solo essere l’ispirazione del momento, la semplice evocazione di un sentimento vago – che quando uno stregone invoca uno spirito deve anche essere in grado di controllarlo. Non si può nascondere la propria pigrizia o incapacità nell’affinare la tecnica dietro improbabili rifiuti della forma in poesia, squallidi strascichi di Dadaismo, Espressionismo, Futurismo, Beat generation ed Ermetismo – movimenti che trovano la loro ragion d’essere solo nel momento in cui sono nati, assolutamente inadatti alla realtà attuale e che spesso, chi goffamente crede di fare poesia senza usare metro né musica, cita senza conoscere. Non è tempo per nuovi Trakl, né Kerouac, né Majakovskij. Non è tempo che risorgano Neruda a illudere le persone di certi grandi amori che poi altro non sono che miti occidentali di possesso. Questa deve essere l’era della consapevolezza, e l’arte, come sempre ha fatto, deve evolversi di conseguenza: inutile restare appesi a utopie o ideologie appassite.

In conclusione, questa “Ekstasis, nel tempio dei sogni“, è una raccolta che di certo ha un suo valore per l’autrice, ma che da un punto di vista artistico è totalmente irrilevante – il che la dice lunga sulla capacità di giudizio delle giurie dei concorsi.

eegdeathai4

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dic 11 2008

La Pergola – “Platonov” di Cechov

Non conosco molto Cechov, quindi cercherò di esprimermi con la massima umiltà senza rinunciare alla schiettezza dell’ingenuità.

Questa settimana, alla Pergola di Firenze, c’è in scena “Platonov“, questo dramma giovanile di Cechov. Nome celebre, russo, mai visto a teatro, mi ci fiondo. Regia, Nanni Garella; Alessandro Haber nei panni di Platonov. Amo andare a teatro senza conoscere la trama dello spettacolo; se vado all’opera prima mi imparo praticamente a memoria il libretto, ma altrimenti non voglio spoiler. Anche stavolta, quindi, non avevo idea di che cosa avrei visto.

Alessandro Haber in "Platonov"

Alessandro Haber in "Platonov"

Arrivando noto subito un paio di cosette sospette: fuori c’è pochissima gente – ed è la prima! Età media degli spettatori: due secoli. Sono con tre amici, finisco la sigaretta ed entriamo. Anche nel foyer non c’è quasi nessuno. Diavolo, eravamo perfino incredibilmente in orario. Entriamo in sala e il teatro è effettivamente semivuoto. File e file deserte in platea; nei palchi, desolazione. Mai vista la Pergola così vertiginosamente spopolata.

Il sipario non è calato. Al suo posto, una pellicola di plastica trasparente che ci fa vedere la scena mentre viene allestita. Si spengono le luci, e per un attimo spero che quella pellicola resterà lì per tutto lo spettacolo. Invece viene subito tirata su. Comunque bella trovata. Appunto positivo: musiche splendide dall’inizio alla fine.

La storia di per sé vale davvero poco. “Una commedia all’italiana senza la parte divertente” ha affermato scuotendo il capo un mio amico studente di medicina. Purtroppo, dargli torto è davvero difficile. Perchè se da un lato il retroscena di ogni personaggio è tragicamente carico e profondo, in superficie la narrazione resta effettivamente un semplice guazzabuglio di corna e ubriachi. E se anche, come è probabile, pecco di insensibilità nella mia valutazione, di una cosa sono sicuro: il pessimismo di Cechov mi fa vomitare – come ogni pessimismo. Uomini senza qualità si è per pigrizia, non perché il mondo è grande, marcio e va a catafascio. Il che significa che è sempre possibile riscattarsi. Credo di più nel fervore superomistico; dopotutto, i sogni non sono merce, non portano la data di scadenza.

In conclusione: bravissimo Haber, bravissima la Generalessa, brava Sof’ja, pessimi gli altri attori; regia davvero poco presente, specie in certi punti; storia insulsa ma belle frasi sull’alcol; grandi le lusinghe di Morfeo durante lo spettacolo. Ergo il consiglio è: non andatelo a vedere, e coi soldi del biglietto compratevi invece due bottiglie di Primitivo di Manduria del 2004. Ma vi dirò un segreto. La morte di Platonov alla fine mi ha fatto rimanere davvero male.

Prossimo spettacolo in programma: Pirandello, “Così è se vi pare“, settimana prossima. C’è grande aspettativa.

Ah, quasi dimenticavo: ho letto una recensione su questo stesso “Platonov” messo in scena a Bologna,  scritta da un tal Domenico Rigotti. Si conclude con “Applausi convinti“. Non so come sia il pubblico Bolognese e che gusti abbia, ma a Firenze c’è stato un solo minuto di applausi svogliati – il tempo di rimettersi i cappotti e andare via. E ricordatevi: quando siete a teatro, tagliate la testa al toro e spengetelo, il cellulare, porca puttana. Per 10.000 anni ne abbiamo fatto a meno: a teatro, vi prego, spengetelo, niente silenzioso o vibrazione – che tanto qualcuno che sbaglia e mette la suoneria di Virgola il gattino a 120 decibel c’è sempre. Spengetelo, vi prego. Nessun errore.

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nov 28 2008

Mmm. Twilight.

No, no, io Twilight non l’ho letto. L’hanno letto dei miei cari amici, però. Uno di questi mi ha consigliato di andare a vedere il film. E sono andato a vederlo.

Innanzitutto, piccolo cappellino sull’andare al cinema. Sapete, quando non si ha nulla da fare, si può andare al cinema anche da soli. Meglio il mercoledì, si spende meno. E dopo qualche mese uno si è fatto una discreta cultura cinematografica contemporanea. Consiglio: procuratevi una fiaschetta da liquore, riempitela di cognac e portatela con voi. Nel buio della sala la si può finire a piccoli sorsi durante tutto il film. Il vantaggio è che si ottiene un occhio critico molto più umano, oltre ad acquisire ottime capacità di osservazione e un invidiabile pensiero laterale che vi permetterà di sbrogliare in fieri la matassa di ogni film. Leggi tutto…

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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