gen 20 2009

Maialata Mailat – ma in senso lato

C’è una donna. C’è un uomo. La donna cammina. Anche l’uomo. L’uomo le vuole prendere la borsa. La donna vuole tenersi la borsa. Un bastone finisce in mano all’uomo. La donna perde i vestiti. Il bastone cade ripetutamente sopra la donna. L’uomo viene acciuffato. La donna, dopo due giorni, muore per le ferite riportate.

In sede processuale, il PM (il “Pubblico Ministero” cioè un magistrato particolare che, invece di fare il giudice, sostiene la parte dell’accusa nei processi penali nel pubblico interesse) ha chiesto l’ergastolo per l’imputato, tale Mailat. Infatti il capo d’accusa era omicidio volontario, un reato piuttosto grave, dopotutto. Il coraggioso avvocato difensore, invece, chiedeva l’assoluzione (certo che ci vuole una bella faccia tosta a difendere un omicida contro la giustizia e la famiglia e i cari della persona uccisa).

Bene, la sentenza del tribunale è stata di quelle che non lasciano scampo: viviamo davvero in un paese in cui la legge non è uguale per tutti. Infatti, pur riconosciuto Mailat colpevole esclusivo di quanto è accaduto, ai sensi del discusso articolo 62-bis del Codice Penale sono state concesse le mitiche “attenuanti generiche”. Quindi da ergastolo siamo passati a 29 anni di carcere. Fin qui nulla di davvero atroce. Dopotutto in questa maniera si può davvero mirare alla rieducazione del condannato, visto che prima o poi farà il suo ritorno in società (attualmente è venticinquenne, uscirà a cinquantaquattro anni). Quello che è atroce è ciò che è stato considerato attenuante. Leggi tutto…

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.6/5 (5 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +2 (from 2 votes)

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

Iscriviti alla mailing list