apr 17 2009

Solidali per finta o per davvero?

In seguito a discussioni sul post del terremoto in Abruzzo e la “gara di solidarietà”, mi sento di aprire un’altra discussione sull’essere solidali.

Ormai tutta l’attenzione dei media è sull’Abruzzo, chi ha seguito gli speciali in tv conoscerà la vita di buona parte dei poveri deceduti, oserei dire che è quasi la “moda” di questi giorni. E non ditemi che sono cinico, fossi morto io, non avrei gradito che si raccontasse ai quattro venti quale è stata la mia vita e quali erano i miei sogni: le persone a cui tengo e che tengono a me sarebbero già state a conoscenza di tutto. Degli altri chissene, chi vuole farsi i cazzi altrui che si guardi il Grande Fratello.

La solidarietà

Solidarietà sta ad indicare un atteggiamento di benevolenza e comprensione, ma soprattutto di sforzo attivo e gratuito, atto a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che ha bisogno di un aiuto. (Wikipedia)

Penso che più meno tutti abbiano un atteggiamento di benevolenza o perlomeno di comprensione, nei confronti le vittime – morti o non. La coerenza è quella che che fa la differenza alla fine dei conti, la coerenza con quello che si è nel quotidiano. Quelli che vedono chiunque come un potenziale nemico o rivale, o che si mandano continuamente a quel paese mentre sono in macchina, quelli che pensano solo a se stessi e se ne strafottono degli altri e poi pensano “io vorrei andare lì ad aiutarli”, non sono coerenti con se stessi. O lo dicono tanto per dire e per sembrare buoni e solidali, oppure c’è qualcosa di serio che non funziona. C’è davvero bisogno di una tragedia del genere per mostrare un po’ di umanità? Se si vuol essere delle persone migliori si inizi a farlo nella vita di tutti i giorni.

E’ vero che ognuno è libero di vivere la propria vita come meglio crede, di pensare solo a se stesso se vuole. Però poi è inutile andare a giro a lamentarsi che il mondo è cattivo, che ci sono le multinazionali, che ci sono i raccomandati e che i politici fanno solo i propri interessi. Tutte realtà che girano intorno a un gruppo ristretto di presone. Ma come insegna la storia, guarda strano i risultati migliori si ottengono quando si hanno le idee ben chiare e cooperando, non facendo ognuno di testa propria. La natura animale, l’istinto, ci fanno fare scelte o adottare un comportamento utile allo scopo materiale della nostra vita. Che è la sopravvivenza. E’ normale che sia così, lo è per noi, per le tigri, per l’edera. Tutti guidati dalla stessa motivazione, soltanto che noi fortunatamente abbiamo il dono della ragione, anche se molto spesso ce ne dimentichiamo, azzuffandoci come bestie o sfruttando gli altri come parassiti.

Via il prosciutto dagli occhi

Chiusa la parentesi, torniamo alla solidarietà. Il terremoto ha – ehm… – “scosso” molte persone ben distanti dall’epicentro, che all’improvviso, come se non stessero aspettando altro hanno avuto dei lampi di genio alla Batman: “Wow, qualcuno ha bisogno d’aiuto! E’ la mia occasione di potermi rendere utile!”.
Non per essere quello puntiglioso, ma di persone che avevano bisogno d’aiuto nel mondo ce n’erano a bizzeffe anche prima del terremoto. Come mai nessuno se n’era mai accorto prima, mentre adesso c’è tutta questa mobilitazione? Come mai se succede una catastrofe in un altro paese non gliene frega a nessuno? Nel tempo che hai impiegato a leggere questo post fino a qui, in Africa sono morti dai 6 ai 15 bambini, le fonti sono discordanti, c’è chi dice uno ogni 15 secondi, chi uno ogni 30. E non sono morti per i terremoti, sono morti perché non hanno da mangiare e da bere. Cos’hai fatto per loro, tu che sei solidale?
Certo, se non succede vicino a noi, può pensarci qualcun’altro. Effettivamente se dovesse succedere qualcosa a te, gli abruzzesi potrebbero aiutarti, mentre i bambini africani no. Bel colpo. Ma la solidarietà è gratuita, non lo si fa né per interesse né per vantarsene.

Vie alternative

Quando dono voglio sapere dove vanno a finire i miei soldi. Questo è un deterrente molto forte, in particolare verso quelle associazioni che non ti danno nessuna informazione oltre al numero di conto corrente sul quale versare.

Ho trovato una via alternativa alla donazione, cioè il prestito. Non ti do più il pesce, ma ti presto i soldi perché tu ti possa comprare la canna da pesca, imparare a pescare, così poi vendi il pesce, diventi autosufficiente e infine mi rendi quello che ti ho prestato. Ci sono dei siti che permettono di fare prestiti a persone povere che vorrebbero aprire un’attività commerciale. In modo da aiutarle a fare quello che vorrebbero nella vita, o perlomeno ad essere economicamente indipendenti. Tu doni una cifra irrisoria, $25 – neanche 20 euro -, quando il beneficiario ha raggiunto la cifra di cui ha bisogno apre baracca, e se tutto va bene dopo un anno ti rende i tuoi soldi, che potrai donare a qualcun altro. Se se interessato trovi più informazioni su Kiva.org.

Insomma, di persone che hanno bisogno d’aiuto ce ne sono tantissime, di modi per aiutarle altrettanti. Non aspettiamo la prossima tragedia per muoverci.

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gen 27 2009

Non c’è rispetto per gli anziani

rita-levi-montalcini

Chissà come saremo da vecchi. Anzi non diciamo vecchi – che è una parola brutta -, ma da anziani. Noi, futuri rappresentanti della tenera terza età nel bel paese. Magari qualcuno sarà un nonnino arzillo, che tutte le mattine esce di casa per andare a fare la spesa, qualcun’altro sarà di quelli che ci mettono 40 secondi ad attraversare la strada, mettendo alla prova la pazienza degli automobilisti, altri ancora magari saranno gli eredi dei vecchietti bisbetici, brontoloni col sigaro in bocca che si trovano nei circoli ARCI. Pochi potrebbero essere dei cervelloni – centenari – e senatori a vita.

In ogni caso, questo non è un grosso problema, perchè non si diventa vecchi in un qualche modo inaspettato, ma si resta ciò che siamo stati nella vita. Se sei brontolone, brontolone sarai.

E questa nostra generazione, che rispetto ha per gli anziani? Che rispetto avranno le future di noi? Sicuramente il rispetto non è una cosa dovuta e automatica, ma bisogna guadagnarselo, e non solo da vecchi. Leggi tutto…

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gen 22 2009

Ero in macchina e pensavo ad alta voce

Non si può arrivare in cima da soli. Qualcuno deve aiutarti.

Così diceva Randy Pausch, oltre a tante altre cose splendide. Ed è assolutamente vero. Nonostante alcuni siano più solitari, altri più cocciuti, il mondo è fatto di relazioni e si avrà sempre bisogno l’uno dell’altro.

A chi mi dice che: “Chi fa da se fa per tre!” io rispondo “Uno per tutti, tutti per uno”.

E poi se da solo fai tre, in due farai sei, no? Matematico. In ogni caso, le relazioni servono per non reinventare la ruota ogni volta. Che di per se sarebbe una cosa semplice – la ruota – essendo un oggetto materiale, mentre le cose diventano molto più difficili quando si tratta di lavorare su se stessi. E qui arriviamo al bello. A tutti è capitato di sentirsi unici, di provare sensazioni che credevamo nessun altro potesse provare. Poi passato l’attimino di imbarazzo, ehm, ci rendiamo conto che la fuori è pieno zeppo di gente che prova quelle stesse sensazioni. Non siamo soli. Allora si tratta soltanto di iniziare a conoscersi e di apprendere da chi ha una visione dell’Io più chiara della nostra. Leggi tutto…

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gen 16 2009

"Come diventare vampiro". Perchè diventare vampiro?

vampiro

Storie, film e libri sui vampiri ci sono sempre stati. Io non ho visto l’ultimo Twilight, ma sono cresciuto con Buffy, e devo dire che nonostante mi piacesse tantissimo, non ho mai avuto tutta questa voglia di diventare un vampiro. Ultimamente sembra invece che un sacco di persone siano interessate, credendo possibile che si possa diventare un Demone della notte.

Ebbene, alcuni dei problemi dei vampiri effettivamente si trovano in natura. Purtroppo – per voi – non i vantaggi. C’è una malattia molto rara, la Porfiria, che causa la distruzione dei globuli rossi, fotosensibilità, e causa l’eritrodonzia, cioè illuminando i denti con luce UV questi sono rosso fluorescente. Volete ancora diventare vampiri?

E’ bello vedere sui forum persone che fanno progetti da vampiro, facendo per la loro “nuova vita” i migliori propositi: Leggi tutto…

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gen 10 2009

Vita di tendenza

Cellulari dorati, sbrilluccicosi, col touchscreen, che quando squillano viene la filarmonica a farti da suoneria, che ci bombardano inifinitamente con spot, offerte, che ci costringono a mutui per poterli comprare, basta!

Ma dico io! Abbiamo bisogno davvero di poter vedere la televisione sul cellulare? Abbiamo bisogno di avere questo bombardamento di minchiate e pubblicità ovunque andiamo – su quel minuscolo schermo – per poterla guardare quando siamo in fila dal dottore, a tutto volume tra gli sguardi acidi altrui e il curioso di turno che non può starsene fermo, che sbircia? Il tivvufonino. Che nome intelligente!

Per lo meno a questo però hanno cambiato il nome, gli altri si ostinano a chiamare telefonini quei cosi che raccolgono la più totale inutilità di funzioni mai vista in un oggetto solo. Però dice, io ci posso fare i video (bravo, magari mentre sei in classe a fare il bullo), io ci faccio le foto (90 su 100 delle quali in grandezza naturale fanno pena o sono mosse), io ci faccio i giochini (effettivamente – lo ammetto – sulla tazza fanno comodo), ci vado su internet (a distruggerti gli occhi mentre guardi i porno). Ma, permettimi una domanda, lo usi anche per telefonare? – attimi di silenzio. Leggi tutto…

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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