La gerarchia delle libertà educate
Niente mano pesante della legge sulla vita, niente polemica sui diritti civili. Oggi voglio parlare di libertà educate.
C’è una stanza. Pareti bianche, moquette bruna a terra, divani pesca molto soffici, lampade alte a luce calda, un attaccapanni stracarico, quadri ruvidi senza cornice di morbidi paesaggi, tavolino di vetro al centro. Sedute, delle persone. Di queste alcune stanno leggendo, altre ascoltando musica con le cuffie, altre ancora se ne stanno semplicemente in silenzio ad occhi chiusi. Tutte queste esercitano una propria libertà senza turbare quella altrui. Ciascuno muove tridimensionalmente la propria libertà senza urtare quella altrui.
Nella stanza ci sono anche altre due persone. Dapprima parlano a voce bassa – il che non viene notato da nessuno, se non da chi se ne sta seduto in silenzio senza fare altro. Poi il tono della voce si alza, iniziano a parlare di qualcosa di evidentemente divertente, per loro – cacciano qualche risata sguaiata. Squilla anche un cellulare, uno dei due risponde -parla forte, non c’è campo- e l’altro interviene nella conversazione telefonica. Queste persone, pure stanno esercitando una propria libertà sacrosanta, ma turbando quella altrui. E’ una libertà che si muove tridimensionalmente colpendo e urtando quelle altrui che galleggiavano senza toccarsi.
Esiste una certa famiglia di libertà, troppo sottili per poter avere una sensibile protezione legale, che pur esistendo e volendo spesso essere esercitate, muoiono per l’esercizio di libertà altrui. Sono le libertà educate. Libertà che se esercitate non ne ledono altre e che basta un niente per sbarrare.
Libertà di stare in silenzio; libertà di respirare aria decente.
Perché se qualcuno, accanto a te che non sopporti il fumo di sigaretta, se ne accende una, esercitando una sua innegabile libertà sta falciando una tua libertà ugualmente giusta – ma più delicata. Se qualcuno sceglie di prendere la sua vecchia Duna del 1989 per spostarsi e tu prendi la bicicletta, mentre tu non ledi la libertà del buon respiro a nessuno, costui lede il tuo fragile diritto a non farcirti di benzopirene.
Difficile tutelare certe libertà – sono troppo varie, hanno margine troppo ampio, e spesso è effettivamente necessario comprometterle. Non possono essere assolutamente inviolabili – sarebbe un impedimento troppo enorme alla vita.
Ciononostante, l’esercizio di queste libertà è più proprio di chi cammini con passo leggero – di chi viva il mondo in punta di piedi. E questo esser lievi è di certo un bene, un allontanarsi dal tronfio passo d’oca del conquistatore, dai toni berciati di chi sia abituato a comandare, dalla violenza del pugno di ferro che piega il mondo al proprio volere; un avvicinarsi, invece, all’idea partecipe che tutto è sacro, senza eccezioni, e non va profanato con brutture di gesti né di voce, che non c’è qualcuno che puoi non trattare col riguardo attento che si ha per un fratello o un genitore o un figlio.
Difficile tutelare certe libertà – siamo noi a doverle tutelare. Siamo noi a dover tutelare le soccombenti libertà altrui, diritti naturali, che spesso vanno indovinate perché non s’impongono – e a questo mondo chi non s’impone non si nota facilmente. Siamo noi a dover concedere, nella gerarchia delle libertà, una posizione di vertice prevalente sulle altre a quelle libertà educate che si esercitano senza danneggiarne altre. La libertà di sonno, di silenzio, di riflessione; libertà di agio, di calma, di tranquillità; libertà di respirare bene, di sentire buoni odori, di vedere belle cose, di ascoltare, di seguire la lezione.
Sta a noi tenerne conto e vivere leggeri la quotidianità senza strepitare, avendo sempre bene in cuore l’altro e la cura di lui.
Quali altre libertà educate a cui prestare attenzione vi vengono in mente?





