nov 26 2008

Di là dalla barricata

Ora siamo di qua, ora siamo di là. Capita spesso di giocare, nella medesima situazione, ruoli diametralmente opposti. Sulla scacchiera il bianco e il nero, in amore il tradito e l’adultero, sul bus il giovane e il vecchio, ai giardini… Be’, ai giardini… E’ stato qualche settimana fa che mi sono accorto di essere passato dall’altra parte della barricata.

Vi ricordate? Quando la mamma vi porta ai giardini ma vi dice di non andare laggiù perché laggiù c’è brutta gente. Ci sono i drogati. E questi fantomatici drogati ti affascinano: chissà che fanno? Dopotutto, da bambini il pericolo è il nostro pane. E la sera, con i genitori non passavate mai dai giardini, perché allora sì che ce n’erano, di drogati. E’ pericoloso.

Poi, un decennio e qualche anno dopo, ti ritrovi ai giardini. Sei coi tuoi amici, una bottiglia di vino – qualcuno porta qualcosa di più – e qualche pacchetto di sigarette. Sono le ultime belle giornate dell’anno, o le prime. Insomma, i periodi in cui davvero si ha voglia di erba, di sole, della brezza tiepida da sud, della leggera ombra degli ulivi. Si ascolta un po’ di musica classica e si parla, senza problemi. A una decina di metri, però, vedi le madri dei bambini giocanti che ti guardano in cagnesco. Fanno catenaccio.

I bimbi non hanno nulla contro di te: si stanno godendo la bella giornata come voi. Quasi quasi, se si avvicinassero, faresti due tiri a pallone con loro. E ti accorgi che la psicologia del drogato da giardino non sempre è così malvagia come la si dipinge, perché adesso tu sei un drogato da giardino – e proprio malvagio non sei. Certo, forse senza quei bambini staresti ancora più tranquillo, ma anche se sei davvero poco lucido, la risata di un bambino resta il suono più dolce al mondo, più dolce di Schubert, ed è bello ascoltarlo. E ti verrebbe da andare da quelle madri, a dire loro biascicando un po’ le parole: “Guardate, io studio giurisprudenza. Dopotutto sono una persona rispettabile. Vi volevo ringraziare di aver messo al mondo delle tali meraviglie, che sono il nostro futuro. E vi prego, non guardatemi così: quando avevate vent’anni non le facevate anche voi, certe cose? E credete che i vostri figli non le faranno?” Per poi tornare barcollando a distenderti al sole, conscio che oggi sei di qua, domani sei di là dalla barricata.

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Quattro diversi tipi di drogati.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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