set 21 2009

Lingue del Futuro

Intervista a bambini di una scuola elementare:
Bambini, quanti di voi usano il computer a casa? (tutti alzano la mano)

Poi il giornalista ad una bambina:
Ma tu sai scrivere?
Sì, al computer un pochino sì. Sui foglietti però no.

Anno 2009. Solo dal numero sembra di essere stati sparati in un futuro che sembrava inimmaginabile un decennio fa. Il salto nel nuovo millennio fa un certo effetto. Pensate ad un anno come, ad esempio 1997 – ecco – non vi da l’idea di un tempo ormai passato e superato? Pensate a che progressi ha fatto l’uomo da allora ad oggi, quante conquiste! Quanti miglioramenti per la nostra vita quotidiana: con i passi che ha fatto la tecnologia non c’è quasi più bisogno di saper fare niente!

Scrittura a mano

Quando andavo alle elementari io (oh, secoli fa!, e invece sono passati poco meno di tre lustri) si imparavano le addizioni, le moltiplicazioni; ma i bambini di adesso possono accontentarsi di saper premere qualche tasto sulla calcolatrice e ottenere il risultato. Siamo nel futuro!

Alle elementari io ho imparato a scrivere in lingua italiana, su carta di quaderno, con – più o meno fantasiose - penne. Ma ora siamo nel futuro, si parla male una lingua e quando si tratta di scrivere è il vero far-west, tra carta, computer e telefonini.

La scrittura su cellulare è evidentemente scomoda per due motivi: la limitata lunghezza dei messaggi e l’uso pratico non semplicissimo, quindi è stata più che normale l’adozione di un linguaggio abbreviato, in modo da poter risparmiare caratteri e scrivere meno: anche se la comunicazione risulta meno chiara, quanto sarà mai difficile decifrare un messaggio di 160 caratteri? La faccenda si fa più scocciante quando questo tipo di linguaggio inizia ad essere usato nella vita di tutti i giorni, nelle mail, addirittura a voce! Ho letto a riguardo il commento di uno studioso di lingue, che affermava che l’ “essemmessese” fosse la naturale evoluzione del linguaggio, per rimanere al passo coi tempi.
Personalmente mi sembra – contributo francesistico assolto - una gran cazzata.  Prima di tutto perché si perdono i motivi per i quali questo linguaggio è stato creato: scrivere con una tastiera di pc, o a mano non è così impegnativo come con un cellulare. Oltre a questo, tale linguaggio oltre ad essere cacoramico» , illeggibile e richiedere uno sforzo di comprensione non indifferente, è orrendamente freddo, non trasmette alcuna emozione.

Non so come si possa preferire dire ad una persona TVB, invece che Ti voglio bene. E questo ha ancora quasi un senso. Si provi a pensare a un più articolato TV1KDB, ovvero: misuro la quantità di bene che ti voglio, e rispetto a una quantità standard q.b. te ne voglio molto di più (a proposito, vorrei scrivere un post sulla “scala del bene”, qualcuno vuole aiutarmi?)

Vi prego di non guardarmi con un conservatore anti-progresso e anti-futuro, sono un informatico da quasi sempre e credo molto nello sviluppo, a patto che sia fatto in maniera intelligente. Certo che la calcolatrice e il calcolatore (toh!) sono state due grosse invenzioni che semplificano la vita a tutti, ma non devono diventare dei nostri sostituti. Altrimenti non serviremmo più a niente, e oltre a questo, i nostri già pigri cervelli smetterebbero di fare qualunque cosa possa tenerli svegli. Da un punto di vista prettamente personale poi preferisco di gran lunga essere indipendente, saper fare calcoli a mente e scrivere su carta e senza un computer o un cellulare. Lo so che potrebbe suonare come un’ovvietà, ma l’intervista con la quale ho inaugurato il post mi ha fatto riflettere. Se si comincia a prendere in mano una tastiera prima di una penna, continuando di questo passo e con questo menefreghismo educativo diffuso, ho paura che tra qualche anno si potrà vantare nel curriculum di saper scrivere su carta e in lingua italiana.

ringrazio per la preziosa collaborazione bimbominkia93, che ha aiutato nelle fasi di traduzione

Ah, sul futuro post della scala di bontà non stavo scherzando, aspetto collaboratori!

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Neologismo. Dal greco, kakòs (cattivo) e òrama (vista). Significa “brutto a vedersi”

gen 26 2009

Come tutelare il proprio manoscritto

di Giorgio | in Consigli inutili | 3 commenti

Alcuni di voi forse hanno – o avranno in futuro – un manoscritto che sono interessati a tutelare legalmente. Dopotutto, anche senza mala fede, può capitare, specie con le copie digitali, che l’amico passi questo testo all’amico, che lo passi all’amico, che non sa chi l’ha scritto e se ne impossessa e chi lo sa?, lo potrebbe pubblicare come suo. Va bene che in tempi passati l’opera d’arte scritta era considerata “res nullius“, tanto che non ne veniva nemmeno indicato l’autore (sarebbe stato da vanitosi, volere il proprio nome sull’opera), ma adesso i tempi sono cambiati, e a un creatore fa piacere che la propria creazione porti sotto la sua firma.

Con questo non voglio assolutamente invitarvi ad essere sospettosi verso tutti e tutto, ma  – come dire? – a chiappe strette si sta tutti più tranquilli. Ci stiamo lavorando, ma purtroppo gli squali ci sono ancora. Qui di seguito vi illustro un mezzo economico, semplice e rapido per assicurarvi la capacità di provare pienamente di essere autore o autrice di un certo testo senza dover ricorrere a notai succhiasangue o ad ingegnose prove fotografiche o ad incerte testimonianze.

Prendete il manoscritto cartaceo. Se è digitale stampatelo, no?! Perfetto. Firmatene ogni foglio, anche se vi fa fatica e se le pagine sono tante; allegate anche un documento (scritto a mano con data e firmato) in cui dichiarate di essere l’unico autore dell’opera in questione (a dire il vero non è così fondamentale, ai fini probatori, ma fa davvero scena). Prendete manoscritto ed eventuale documento e metteteli in una busta, che dovrete sigillare alla perfezione. Non l’avete sigillata abbastanza bene. Ecco, già meglio. Successivamente infrancobollàtela e speditivela a casa per posta. Quando vi arriverà, non apritela per nessun porco motivo al mondo e conservatela come le cose sacre: la vostra piena prova è garantita dai timbri apposti dalle poste sulla busta e dal fatto che la busta stessa sia sigillata.

In altre parole, se dopo che avete fatto questo sorgessero delle controversie legali circa la paternità dell’opera, voi potreste tranquillamente andare da un notaio con la busta sigillata, lui leggerebbe la data X, vedrebbe che la busta è perfettamente chiusa e quindi saprebbe che quello che c’è in quella busta vi è stato messo prima della data X. Con testimoni procederebbe poi ad aprirla redigendo subito un atto pubblico in cui risulta inequivocabilmente che voi, alla data X, vi siete dichiarati autore dell’opera, provando senza possibilità d’errore che chiunque abbia fatto una simile dichiarazione dopo la data X, non era effettivamente autore del manoscritto.

Quindi con la sola spesa della stampa, della busta e del francobollo, vi siete tutelateti perfettamente.

Ricapitolo ora in breve le sette azioni da fare.

  1. Avere una copia caracea del manoscritto.
  2. Firmarne ogni singola pagina.
  3. Scrivere di proprio pugno una dichiarazione di paternità unica dell’opera – senza dimenticare data e firma.
  4. Mettere manoscritto e dichiarazione in una busta.
  5. Sigillare la busta alla perfezione.
  6. Spedire la busta a casa propria per posta.
  7. Conservare la busta in ottimo stato senza aprirla.

Nel caso di controversie, godetevi una vittoria legale così banale che l’avvocato della controparte si ritirerà in meditazione fra i ghiacci dell’Annapurna vitanaturaldurante.

avvocato

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gen 4 2009

Poesia a encefalogramma piatto

Di recente ho letto un libro – sulla copertina c’era scritto: poesie. Fiera autrice, Martha Lazzeri Ugolini, la quale, con questa sua raccolta, ha addirittura vinto il Fiorino d’oro.

Il titolo è estremamente evocativo: Ekstasis. Sottotitolo: nel tempio dei sogni. WOW. E non si fa in tempo ad aprire il libro che ci accoglie una spiegazione sempre evocativa, anche se molto superficiale, su che cosa significhi “Ekstasis“. Che carina. Poi, dopo due panegirici assolutamente insulsi fatti da Mario Conti e Antonio Lucchi – come fa notare Jorge Luis Borges, le prefazioni hanno il difetto strutturale di parlare di qualcosa che il lettore ancora non conosce, fornendo già giudizi e proponendo punti di vista che ne travieranno la valutazione – iniziano ad avvicendarsi i componimenti dell’autrice.

Credetemi, uno ci prova ad apprezzare certe cose, ma non è assolutamente possibile. Il fatto è che questa raccolta potrebbe essere lo stendardo di ciò che la poesia non dovrebbe mai essere, cioè un’informe accozzaglia di sinestesie inflazionate e fuochi d’artificio e bengala semantici lanciati nell’oscurità, espressione di sentimenti affatto interessanti osservati in maniera infantile, parziale e trita come con un sorriso da valletta che pensa di aver detto qualcosa di vagamente intelligente, di sofferenze che nel modo in cui sono trasmesse – anche se sei presente anima e corpo – ti bruciano quanto calore di fiamma lontana, agghiaccianti inversioni di aggettivi e sostantivi, il tutto coronato da un bombardamento a tappeto stile cluster-bomb di puntini di sospensione su cui più di una volta ho avuto l’impressione di dover scrivere qualcosa io, in quanto non lasciano in sospeso, ma tacciono qualcosa che dovrebbe invece assolutamente essere detto. Sic.

Giusto epilogo per la serie “Tutti i salmi finiscono in gloria“, nelle notizie biografiche l’autrice vanta il consenso di grandi scrittori (che buffo, però, uno ha il suo stesso cognome) e numerosi inviti da parte della Telvisione Italiana (WOW), durante i quali ha ricevuto critiche molto favorevoli anche grazie alla sua collezione di bambole antiche (WOW).

Eh… Troppo spesso si cerca di fare arte per ostentarla. Il risultato evidentemente sarà di rado arte e comunque mai arte di valore. Il fatto è che l’arte non può solo essere l’ispirazione del momento, la semplice evocazione di un sentimento vago – che quando uno stregone invoca uno spirito deve anche essere in grado di controllarlo. Non si può nascondere la propria pigrizia o incapacità nell’affinare la tecnica dietro improbabili rifiuti della forma in poesia, squallidi strascichi di Dadaismo, Espressionismo, Futurismo, Beat generation ed Ermetismo – movimenti che trovano la loro ragion d’essere solo nel momento in cui sono nati, assolutamente inadatti alla realtà attuale e che spesso, chi goffamente crede di fare poesia senza usare metro né musica, cita senza conoscere. Non è tempo per nuovi Trakl, né Kerouac, né Majakovskij. Non è tempo che risorgano Neruda a illudere le persone di certi grandi amori che poi altro non sono che miti occidentali di possesso. Questa deve essere l’era della consapevolezza, e l’arte, come sempre ha fatto, deve evolversi di conseguenza: inutile restare appesi a utopie o ideologie appassite.

In conclusione, questa “Ekstasis, nel tempio dei sogni“, è una raccolta che di certo ha un suo valore per l’autrice, ma che da un punto di vista artistico è totalmente irrilevante – il che la dice lunga sulla capacità di giudizio delle giurie dei concorsi.

eegdeathai4

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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