dic 29 2008

L’orgasmo di Santa Teresa

Siete mai stati nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, a Roma? Sì? Bravi. Avrete di certo visto la cappella Cornaro, dove fa bella mostra di sé uno dei capolavori più audaci del nostro teatralissimo, barocchissimo, ironicissimo  Bernini Jr. Gian Lorenzo, tanto per intenderci. La scena si svolge quasi su un palco; la santa, illuminata, è preda dell’estasi. Effetti speciali: il blocco di marmo scolpito su sui è Santa Teresa è sospeso a mezz’aria come fosse una nuvola e raggi di luce divina dardeggiano dall’alto.

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Ai lati, perfino i palchetti da teatro a cui sono affacciati i Cornaro. Scolpiti, ovviamente.

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Ma… A ben guardare, non c’è qualcosa di un po’ ambiguo? Ad esempio, guardate il volto della santa estatica.

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Quando l’estasi religiosa si manifesta in una persona, sembra che questa venga meno – o venga” diceva il mio professore di Filosofia del Diritto, il semprelodato Luigi Lombardi Vallauri. E in effetti… Perfino la veste è scossa da brividi. Be’, e che mi dite dell’espressione dell’angelo del Signore?

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Un po’ voluttuosa per essere di un cherubino, nevvero? E con che piacere sembra che stia per penetrare la santa! Col dardo che impugna, si capisce. Mmm. Questo Bernini è proprio uno screanzato.

Ma ne siamo proprio sicuri? Perché non cerchiamo le fonti, leggendoci come è che Santa Teresa racconta  la propria estasi?

« Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga freccia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l’angelo estrasse la sua freccia, rimasi con un grande amore per Dio. »

Ah. Ok, è ufficiale. Allora Santa Teresa si è fatta fare l’amore da un angelo. Complimenti al Bernini per la fedele rappresentazione.

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dic 27 2008

Luca era gay?!

Io non sono molto informato sull’attualità. Non leggo giornali e non guardo telegiornali – igiene mentale personale. Ma su internet, fra le fonti attendibili, mi capita spesso di trovare qualcosa di estremamente interessante. Oggi, ad esempio, ho saputo che Povia suonerà a San Remo una sua canzone inedita. Il titolo? “Luca era gay“. Era. Infatti parla di un suo amico omosessuale “guarito” che adesso si è sposato e ha messo su famiglia. Oh… Sono commosso. Sai, sembra la classica storia di lui che vince il cancro e si fa una nuova vita scoprendo la passione per la numismatica.

Questa news mi è stata indirettamente indicata da un mio amico. Una persona di rara intelligenza, simpatia e sensibilità, un proto-scienziato d’assalto. Ora, questo mio amico, a livello sensuale, apprezza di più la bellezza maschile piuttosto che quella femminile. Nel linguaggio comune politically-correct si direbbe che appunto è gay, o omosessuale. Be’, questo mio amico non è più malato di chi ascolta con piacere la musica Rap. Cioè, a me la musica Rap fa veramente schifo, ma c’è chi si veste rappettaro, chi fa di questo genere una filosofia di vita, c’è perfino chi decide di farlo in prima persona. Ma qualcuno se la sentirebbe di dire mai seriamente che uno a cui piace il Rap è malato?

Meno male c’è Povia! Questo ragazzaccio che gioca a pallone la domenica dopo la messa sul sagrato della chiesa, con i preti che lo chiamano monello mentre gli fanno un benevolo occhiolino. Meno male c’è lui, che ci insegna con una canzone che attrazione sessuale ed estetica sono due cose totalmente diverse – la prima è una cosa molto meno epidermica, eh sì. Ci insegna che la non-eterosessualità è una semplice deviazione da correggere, un labbro leporino da sistemare con piglio paterno, un’eresia infantile da convertire con pazienza, un malazzo passeggero, un morbo stagionale. Che cuore d’oro, eh? Leggi tutto…

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dic 18 2008

Luca

Luca

Anch’io volevo fare l’astronauta. Ma sono nato.

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dic 7 2008

La scelta del Bonobo

Esiste un esempio di società perfetta. Evoluta, civile, paritaria, pacificamente non-violenta.

No, non è una qualche colonia di una setta religiosa su una sperduta isola canadese sferzata dal vento, non è una tribù amazzonica che ancora non ha conosciuto l’uomo occidentale, né è una popolazione che abita gli atolli agli estremi del giorno adorando dèi simili a onde, né un villaggio indiano alle pendici del Karakorum. In effetti, non è una società umana.

Ma non è nemmeno divina. E’ la società degli scimpanzé Bonobo.

Il Bonobo (Pan Paniscus) è la scimmia più simile all’uomo. Di grande intelligenza e spiccata manualità, vive sulla rive gauche del fiume Congo, in piena foresta – ed è purtroppo in via d’estinzione. Come gli altri scimpanzé che vivono dall’altra parte del fiume sono capaci di sentimenti complessi, ma c’è la novità: mentre gli scimpanzé  normali (Pan Troglodytes) sfruttano la loro intelligenza anche in senso negativo, architettando complicate trame di potere, assassini, spedizioni punitive, torture, infanticidi, i Bonobo hanno creato una società totalmente pacifica. E non con mezzi controproducenti tipo Equilibrium, ma sfruttando il mezzo più semplice e potente in loro possesso: il sesso.

Fra i Bonobo esistono screzi, litigi e discussioni accese, ma la componente violenta di ogni conflitto è stata sublimata nel sesso. (In natura mai è stato osservato un Bonobo uccidere un suo simile. Ci voleva Freud per spiegare un principio già applicato da milioni di anni?) Infatti fra i Bonobo vige un regime di amore libero. Fanno sesso in continuazione, e non per meri scopi procreativo-ricreativi! Lo fanno per conoscersi, per creare empatia, per tirarsi su di morale, per salutare gli amici, per noia, per rilassarsi e soprattutto per allentare le tensioni prima, durante, e dopo i litigi. E questa pratica vale tanto a livello microsociale quanto a livello macro: quando due gruppi si contendono un nuovo territorio fruttifero, tutto finisce in una grande orgia, al termine della quale si spartiscono i frutti in quote euguali. Sono dei veri cultori del sesso, che ormai lo hanno esplorato in lungo e in largo, dall’orale all’omosessuale, acquistando tutti abilità da cortigiane d’alto borgo.

Oltretutto è una società di stampo matriarcale, in cui maschi e femmine sono del tutto equiparati. E la loro tendenza all’allegria genitale fa sì che valga il mater sempre certa, pater numquam. Nessun maschio sa chi sono i propri figli, quindi ciascuno si comporta come se tutti i piccoli del gruppo lo fossero, scardinando uno dei grandi contro dell’impianto famigliare – cioè la sua tendenza settaria alla solidarietà. Notare che una struttura sociale del genere verrà promossa da Platone nella sua Repubblica, illustrando il cosiddetto Comunismo platonico (che per inciso, sto molto rivalutando). Inoltre regna la condivisione, non la competizione, e gli individui deboli vengono assistiti con altruismo, compassione e pazienza. Perdipiù sono quasi vegetariani, e capaci di comunicare in maniera cosciente e articolata attraverso espressioni del viso e gestualità.

Due esemplari di Bonobo discutono di politica la domenica pomeriggio.

Due esemplari di Bonobo discutono di politica la domenica pomeriggio.

In conclusione, Madre Natura continua a stracciare chiunque in saggezza – e dovremmo apprendere. Se siete arrabbiati, masturbatevi. Se c’è qualcosa che non va con il vostro uomo, prima fate l’ammore, poi parlategli, e poi rifate l’ammore. Che il sesso non sia un fine, ma un mezzo, porca puttana.

E io mi immagino la trasposizione completa di questa Scelta del Bonobo nella nostra realtà: l’amica che mi doveva riportare un libro importante, quando ci incontriamo, mi infila una mano nelle mutande e mi sussurra: “Giorgio… me lo sono scordato a casa!”

E chi si arrabbia più?!

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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