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	<title>To Honolulu &#187; Storia</title>
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		<title>La Mezzaluna Sterile</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 07:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti ci ricordiamo, più o meno vagamente, di quando da bambini abbiamo iniziato a studiare Storia. Gli uomini preistorici, il fuoco, le pietre scheggiate legate in cima ai bastoni, la ruota, i graffiti, la caccia. E poi? E poi l&#8217;agricoltura, la pastorizia, la città. Ancora prima degli Egiziani. Dove? <strong>In Mesopotamia</strong>. La terra fra il Tigri e l&#8217;Eufrate.<br />
Ripensaci. Le Ziggurat, la scrittura cuneiforme sulle tavolette d&#8217;argilla, l&#8217;urbanizzazione, la nascita dello Stato. La Porta di Ishtar. In Mesopotamia. Cuore pulsante della Mezzaluna Fertile.<br />
Se ci ripensi te lo ricordi. La terra fra i due grandi fiumi che offriva spontaneamente cereali e legumi. Selvatici, a perdita d&#8217;occhio, su colline dolci, sensuali. Senza neanche bisogno di coltivarli. E pascoli vasti, greggi, armenti pacifici che ruminano biade dorate. E gli uomini che iniziano a costruire Ur, Uruk, Eridu, che si asciugano la fronte e drizzano la schiena, proteggendosi gli occhi dal sole e lanciando uno sguardo alla lussureggiante terra di mezzo, ai canali ingegnosi che imbrigliano i fiumi, ai canneti e alle foreste di pioppi: al <em>la</em> della nascita della nostra Storia.<br />
La Mesopotamia, <strong>il grande corno della Mezzaluna Fertile</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/06/mesopotamia1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2915" title="Mesopotamia" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/06/mesopotamia1.jpg" alt="" width="650" height="523" /></a></p>
<p>La notizia è recente. <strong>Lo Shatt al Arab</strong>, il fiume in cui confluiscono Tigri ed Eufrate, <strong>non arriva più al mare.</strong> L&#8217;acqua salata del Golfo Persico rifluisce gorgogliando verso l&#8217;entroterra attraverso il suo letto inaridito. I fertili acquitrini dell&#8217;Eufrate si sono disseccati: a stento l&#8217;acqua scorre, nell&#8217;alveo. Il Tigri è ridotto alla metà del Tevere. Le colture e le produzioni di riso e grano in Mesopotamia sono quasi decimate sotto le folate sabbiose, foriere di sventura, delle tempeste del deserto che avanza.</p>
<p><strong>L&#8217;uomo, a monte</strong>, ha abusato di dighe ed invasi. Ha vampirizzato l&#8217;azzurro delle vene della terra, di una terra generosa oltre ogni immaginazione &#8211; ma non abbastanza da saziare l&#8217;avida voracità umana, che pare desolantemente infinita.</p>
<p>Quando un fiume si secca, si secca con lui un pezzo di civiltà, come un arto necrotico in cui non scorra più il sangue. <strong>Qui in Italia</strong> assistiamo a fenomeni di desertificazione, di sfruttamento selvaggio dei corsi d&#8217;acqua ad opera di gente che sta affondando la propria barca e noi con lei. Non paghi, assistiamo anche a disastri dolosi come quello del Lambro, pugnalate deliberate inferte alla nostra stessa vita.</p>
<p>Su questo fronte l&#8217;importante, ciò che veramente, veramente importa, è <strong>amare i fiumi</strong>. Solo <strong>così diventerà inaccettabile dissacrarli</strong>.<br />
Dico, passeggiare sul loro greto d&#8217;estate. Guardarli d&#8217;inverno, dai ponti. E a primavera andare in campagna e camminare nei ruscelli che corrono a valle, dopo che è piovuto. Ascoltarli. Amare la loro freschezza che è vita corrente, amare la loro voce argentina che gorgoglia sciacquando la terra. Immaginare quanto sarebbe bello non temere l&#8217;inquinamento dei corsi d&#8217;acqua, poter essere a Firenze e mettere i piedi in Arno quando ti va, e berci quando hai sete.</p>
<p><strong>Ai nostri figli probabilmente racconteremo molte storie</strong>. Di come ci siamo innamorati della mamma o del papà. Del viaggio di Ulisse. E dato che sono loro le persone a cui dobbiamo rendere conto della situazione della  Terra, dovremo raccontare loro anche di come i fratelli dei nostri padri <strong>abbiano trasformato la Mezzaluna Fertile nella Mezzaluna Sterile</strong>, di come la culla della civiltà sia stata spazzata via. Purtroppo, certo.<br />
Ma è un <strong>motivo in più</strong>, mi dico, per cercare di fare quanto è in nostro potere per <strong>poter loro raccontare anche altro</strong>. Ad esempio, anche di come abbiamo salvato <strong>il nostro fiume</strong>, e di andarci con loro, stando distesi sul greto coi piedi a bagno e il viso nel cielo a contare le forme delle nuvole.</p>
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Perché?

Be', sì, magari è un ringraziamento da spiegare. Perché tante,...</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2011/06/il-giorno-quando-tornarono-le-balene-3340.htm" title="Il giorno quando tornarono le balene">Il giorno quando tornarono le balene</a><br /><small>Ricorderò sempre col sorriso il giorno quando tornarono le balene.

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		<title>Amico dell&#8217;altra trincea</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 14:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quanto tempo hai passato, a scuola, a studiare la Prima Guerra Mondiale? Troppo, se non ti hanno raccontato anche questo. Trincea. Da un lato inglesi, dall&#8217;altro tedeschi. «Stavo prendendo il tè con la Compagnia A, quando sentimmo delle grida e andammo a investigare. Trovammo i nostri uomini e i tedeschi in piedi sui rispettivi parapetti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto tempo hai passato, a scuola, a studiare la Prima Guerra Mondiale? <strong>Troppo</strong>, se non ti hanno raccontato anche questo.</p>
<p>Trincea. Da un lato inglesi, dall&#8217;altro tedeschi.</p>
<blockquote><p>«Stavo prendendo il tè con la Compagnia A, quando sentimmo delle grida e andammo a investigare. Trovammo i nostri uomini e i tedeschi in piedi sui rispettivi parapetti. Improvvisamente arrivò una raffica di colpi, ma non fece alcun danno. Naturalmente entrambe le parti si rimisero giù e i nostri uomini cominciarono ad insultare i tedeschi, quando all&#8217;improvviso un coraggioso tedesco si alzò sporgendosi dal parapetto, e gridò: &#8220;Ci dispiace moltissimo per quello che è successo; speriamo che nessuno si sia fatto male. Non è colpa nostra, è quella dannata artiglieria prussiana!&#8221;<a href="javascript:;" class="hackadelic-sliderButton"onclick="toggleSlider('#hackadelic-sliderPanel-1')" title="click to expand/collapse slider (cit.)">(cit.)&raquo;</a> <span class="hackadelic-sliderPanel concealed" id="hackadelic-sliderPanel-1"></span></p></blockquote>
<p>Non ci hanno detto che non c&#8217;erano i buoni o i cattivi. Che quando potevano, senza farsi vedere dagli alti ufficiali, i soldati di qua e di là dalla trincea si accordavano per non combattere. Che nessuno voleva andare in guerra. Che gli Stati  lo volevano, e basta. Loro che se ne sono rimasti per mesi nel fango non c&#8217;entravano nulla. Nemmeno tu c&#8217;entreresti nulla se la pena per la diserzione fosse la morte.<br />
Forse, quella che ci hanno raccontato fin da bambini, o che impersonalmente abbiamo tutti letto sui libri di Storia, è <strong>una storia sbagliata. Fondamentalmente incompleta.</strong> Sì, magari qualcuno è anche partito perché ci credeva. O perché gli hanno fatto credere di crederci. <em></em></p>
<blockquote><p><em>Dove i figli della guerra, partiti per un ideale, per una truffa, per un amore finito male?</em></p></blockquote>
<p>Tutti, tutti, con una pallottola in corpo, hanno il tempo di realizzare che si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quindi forse &#8211; forse &#8211; non abbiamo mai avuto una visione troppo consapevole sulla Storia, in questo senso. E allora&#8230;</p>
<p><strong>Vogliamo davvero essere così sicuri che la guerra, come oggi è intesa, sia nella natura umana?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/04/emhar-7202-british-artillery.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2692" title="miniature prima guerra mondiale" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/04/emhar-7202-british-artillery.jpg" alt="" width="434" height="241" /></a><br />
</strong></p>
<div id="hackadelic-sliderNote-1" class="concealed">Testimonianza di un ufficiale inglese, raccontata in Owen Rutter, <em>The History of the Seventh, Services Battalion: The Royal Sussex Regiment 1914-1919</em>, 1934; citata in <em>Getting To Peace</em> di William Ury.</div><h3  class="related_post_title">Post simili</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://2honolulu.it/2010/03/softair-idiozia-e-inadeguatezza-sessuale-2572.htm" title="Softair, idiozia e inadeguatezza sessuale">Softair, idiozia e inadeguatezza sessuale</a><br /><small>
«Guardi, io non so che dirle. Io sono medaglia d'argento al valor militare. Ho fatto il partigiano durante la seconda guerra mondiale. Ho ...</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2010/05/fra-gioco-e-realta-2803.htm" title="Fra gioco e realtà">Fra gioco e realtà</a><br /><small>2007. Iraq: Namir Noor-Elden, 23 anni, fotografo, e il suo autista Saeed Chmagh, 40 anni, entrambi della Reuters, vengono uccisi insieme ad ...</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2009/10/il-columbus-day-ovvero-festosa-commemorazione-delluccisione-di-cento-milioni-di-persone-1694.htm" title="Il Columbus Day &#8211; ovvero, festosa commemorazione dell&#8217;uccisione di cento milioni di persone">Il Columbus Day &#8211; ovvero, festosa commemorazione dell&#8217;uccisione di cento milioni di persone</a><br /><small>Siamo abituati ai Giorni della Memoria, ai cippi e monumenti commemorativi, ai "Per non dimenticare", ai tragici racconti di gulag, lager, c...</small></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Softair, idiozia e inadeguatezza sessuale</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 17:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Guardi, io non so che dirle. Io sono medaglia d&#8217;argento al valor militare. Ho fatto il partigiano durante la seconda guerra mondiale. Ho fatto la stessa cosa per cui mi hanno dato la medaglia. Era il febbraio del &#8217;44. Fuori si rassegava dal freddo che lei non ha idea. Ero per questi boschi, che dovevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/03/bosco_gabr.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2577" title="bosco" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/03/bosco_gabr.jpg" alt="" width="480" height="335" /></a></p>
<p>«Guardi, io non so che dirle. Io sono medaglia d&#8217;argento al valor militare. Ho fatto il partigiano durante la seconda guerra mondiale. Ho fatto la stessa cosa per cui mi hanno dato la medaglia. Era il febbraio del &#8217;44. Fuori si rassegava dal freddo che lei non ha idea. Ero per questi boschi, che dovevo consegnare gli ordini agli altri lassù in cima al monte. E&#8217; una scarpinata di parecchi chilometri ripida così, sa? Una fatica&#8230; Ma allora ero giovane, certe cose le facevo come bere un biccher d&#8217;acqua. Fatto sta che a un certo punto ti vedo un drappello di tedeschi più a valle con gli elmetti in capo e le mitraglie spianate salire verso le case. Lei è giovane, lei, non può immaginare che cosa fossero i soldati tedeschi. Terribili, anche solo a vederli. Con quelle facce d&#8217;angelo giocavano al tiro al piattello coi nostri neonati. Fatto sta che io mi fermo zitto zitto dietro un albero. Avevo il fucile, sa? E non potevo certo permettere a quegli assassini di raggiungere le nostre famiglie! Già nelle valli vicine erano arrivati e avevan fatto strage. Allora presi la mira e pum! pum! Due a terra. E prima che capissero chi gli stava sparando e da dove, più di metà era morta e gli altri erano in rotta. E poi ho consegnato gli ordini! Così mi sono guadagnato la medaglia.<br />
«Io non so poi che cosa è successo l&#8217;altro giorno. Ero in veranda col cane, e ho sentito degli spari venire dal bosco. E non siamo mica in stagione di caccia. Quindi mi sono preoccupato. Sono rientrato, ho preso il fucile e sono andato a guardare. Io qui ci son nato, sarò anche vecchio ma non son punto rincorbellito, ci vedo ancora come quando avevo vent&#8217;anni e mi ci muovo parecchio bene in questi boschi. Proseguo un po&#8217;, mi addentro, e in fondo alla valle vedo dei soldati tedeschi. Ora sì, mi pareva strano che ci fossero dei soldati tedeschi, ma c&#8217;avevano gli elmetti, le mitraglie, armati e vestiti di tutto punto, e vedevo che sparavano a qualcuno. A quel punto che potevo fare? C&#8217;avevo il fucile e gli ho sparato da dietro. Ho fatto in tempo a pigliarne tre, quegli altri anche stavolta sono scappati. E tempo due ore mi ritrovo a casa i carabinieri per arrestarmi. O che mondo l&#8217;è? Ti danno la medaglia d&#8217;argento al valor militare per una cosa e sessant&#8217;anni dopo ti mettono in galera pe&#8217; la medesima. Ma mi dica lei!»</p>
<blockquote><p><strong>Pistoia (PT)</strong> &#8211; <em>Poteva finire in tragedia il gioco di un gruppo di ragazzi in un bosco del pistoiese. Travestiti da soldati nazisti della seconda guerra mondiale, stavano simulando un&#8217;azione di guerra Soft Air. Infatti è stato scambiato per un reale conflitto armato da un ex partigiano che abitava nei dintorni. L&#8217;uomo, professore in pensione e già medaglia d&#8217;argento al valor militare, ha aperto il fuoco col suo fucile contro i ragazzi, indistinguibili dai nemici che coraggiosamente combatté più di sessanta anni fa, ferendone lievemente tre. Arrestato, è stato subito rilasciato vista l&#8217;anziana età e la non reiterabilità del reato a causa del particolarissimo errore. La procura ha comunque aperto un fascicolo per lesioni.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: center;">_____________________________________</p>
<p><strong>Soft Air è un &#8220;gioco&#8221;.</strong><br />
%IRONIC%Persone organizzate in gruppi spendono centinaia di euro in sofisticate armi-giocattolo (riproduzioni fedeli di armi vere), coperture, attrezzatura di sopravvivenza e vanno nei boschi a spararsi addosso.<br />
So che sembra stupido. Infatti lo è. Ma non solo.<br />
Il fatto che centinaia, migliaia di cittadini (mioddio, votano, capite?, votano!) nel nostro Paese si divertano tramite dispendiosi ed elaborati giochi di guerra e violenza -ehm- &#8220;controllata&#8221; mette in luce una vasta categoria di persone che quotidianamente ci stanno accanto ma che sognano, nel tempo libero, di maneggiare un fucile che-sembra-vero in un&#8217;azione di guerra che-sembra-vera sparando in un modo che-sembra-vero ad altezza d&#8217;uomo. Persone non semplicemente idiote, ma che su questa idiozia investono denaro a profusione, che coltivano &#8211; non so se deliberatamente o incoscientemente &#8211; la malatissima e pericolosissima estetica della guerra, e che forse come suggerito da Seth MacFarlane e più o meno ogni sceneggiatore comico che si sia pronunciato a riguardo, tentano di puntellare l&#8217;irrecuperabile debolezza del proprio ego usando bellicosi falli di plastica e metallo. Persone cui fa piacere farsi fotografare come manipoli di soldati veri nella guerra vera. Come se fossero uomini valorosi, grandi guerrieri.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/03/800px-AirsoftWWII.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2573" title="Softair - ricostruzione seconda guerra mondiale" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2010/03/800px-AirsoftWWII.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a></p>
<blockquote><p><em>Guerra non fa nessuno grande. (Yoda)</em></p></blockquote>
<p>Questo &#8220;gioco&#8221; potrebbe facilmente essere visto come un&#8217;onta per tutti i nostri avi che veramente hanno combattuto per la libertà, che hanno sentito davvero il dolore lacerante di una pallottola di piombo incandescente che ti morde la schiena e i polmoni mentre tenti in mezzo a un bosco di tamponare la ferita di un tuo amico fraterno morente stringendogli la coscia con la cintura, sacrificando tutto pur di respingere un invasore che negava libertà, euguaglianza, fratellanza e amore agli uomini che tutti nascono liberi su questa bella terra.<br />
Ci si potrebbe domandare: se esiste impunemente Soft Air, a che valgono tutte le medaglie al valore?<br />
<strong>Io non ho rispetto per la guerra, ma ho rispetto per chi, morendo, mi ha permesso la libertà</strong>. E chi gioca a SoftAir? <strong>Temo il contrario, in troppi casi.</strong></p>
<p>Pur <strong>liberissima la scelta del modo in cui ciascuno debba impiegare il proprio tempo per divertirsi</strong>, ce ne sono alcuni che sono indicativi dell&#8217;animo di chi li sceglie.<br />
<strong>Se conoscete qualcuno che gioca a Soft Air, badate</strong>: nella migliore e fortunatamente più comune delle ipotesi è una persona che pur avendo la buona intenzione di divertirsi scorrazzando all&#8217;aria aperta ha un&#8217;idea non sufficientemente disgustata della guerra e non sa amministrare con proprietà né denaro né tempo &#8211; il che è sempre un male, specie ora che c&#8217;è <em>grossa grisi</em>; in ipotesi peggiori (casi che ho avuto il dispiacere di conoscere personalmente) è una persona che ha decisamente tanta strada da fare per trovare il proprio equilibrio con se stesso e passa il tempo divertendosi e -ehm- &#8220;sfogandosi&#8221; così; in ipotesi catastrofiche (che pure ho conosciuto di persona) tiene nascosto sotto il giubbino un pugnale dal manico nero con inciso sulla lama fredda &#8220;<em>Meine Ehre heißt Treue&#8221; </em>- e fra vent&#8217;anni potrebbe puntare a me o a voi un fucile vero al petto, o ridipingere casa di rosso con una doppietta e la non-più-felice famigliola.<br />
Non necessariamente si tratta di tipi più violenti del normale. E&#8217; gente comune. Soltanto, è malsano permettere l&#8217;accesso alla propria mente all&#8217;immagine di te che spari con un fucile. E temo non siano tante le persone con un tale controllo sul loro pensiero da poter discernere rappresentativamente sullo schermo dell&#8217;esperienza il gioco dalla realtà. Se ti immagini o peggio ancora se ti vedi, se ti senti con l&#8217;adrenalina in corpo, mentre punti quella che sembra veramente un&#8217;arma da fuoco contro un altro essere umano, lo sfortunato giorno in cui le circostanze potrebbero volerlo, se ne avrai la possibilità, punterai e premerai il grilletto. Perché lo hai già fatto, dopotutto, e quindi è meno inconcepibile. E oltretutto troverai più facile associare alla guerra emozioni positive, perché hai vissuto solo l&#8217;estetica della guerra. E la troverai meno ributtante.<br />
<strong>Per la mente tra finzione e realtà</strong> non c&#8217;è una muraglia. <strong>C&#8217;è solo un velo di nebbia</strong>, di quella che svanisce al mattino.</p>
<p style="text-align: center;">*         *         *</p>
<p><em>29/06/2010: Aggiornamento necessario a causa dell&#8217;evoluzione della discussione. Se vedete sotto, si va per i 100 commenti, e si rende opportuno chiarire la nostra posizione autentica.<br />
- Il post è ironico. L&#8217;articolo, una montatura. Il titolo si rifà agli stereotipi più in voga nel mondo comico occidentale per identificare gli appassionati d&#8217;armi, senza malizia né indici puntati. E&#8217; decisamente pesante, ma c&#8217;est la vie &#8211; non mi pare giusto correggere il post originale. Il corpo di questa pagina, adesso, è la discussione in atto.<br />
- Noi autori non critichiamo il gioco del Softair in toto. Accettiamo i risvolti positivi di teambuilding, socializzazione, amore per la natura e vita all&#8217;aria aperta. Critichiamo con decisione gli apetti di simulazione bellica e l&#8217;uso di riproduzioni di armi d&#8217;offesa e l&#8217;interesse per queste.<br />
- Prima di intervenire sarebbe gradito leggere i commenti. E&#8217; una lettura lunga ma ne vale la pena &#8211; e solo così è possibile parlare con cognizione di causa in una discussione in atto. Fuor d&#8217;ironia, la nostra posizione si è evoluta. Sono allo stesso modo gradite apertura mentale, spirito critico, intelligenza viva e fonti attendibili su cui basare le posizioni in discussione.<br />
- Ci piace ridere. Il riso fa buon sangue. Se qualcuno -autori e non- fosse tentato di fare l&#8217;incazzato, è invitato ad andarsi a fare una passeggiata, ora che è bel tempo.</em></p>
<p><em>- Dimenticavo. Questo è un blog. Non un forum. Questo è un blog. Non un forum. Non lasciate commenti multipli consecutivi. Scrivete quanto volete, ma in commenti singoli. Ponderati perbene, magari. Non ci sono regole da forum: basta che scriviate cose intelligenti e non facciate nulla di illegale. Ci riserviamo il privilegio di cancellare commenti realmente realmente ma realmente idioti. Ma sarà successo tre volte in due anni. Non vivamo su questo blog, quindi siate pazienti se non rispondiamo subito.</em></p>
<p><em>12/07/2010</em></p>
<p><em>Dopo più di 120 commenti nati dalla provocazione del post, questa discussione si può ritenere conclusa. A partire dalle nuove premesse maturate verrà scritto a breve un nuovo post che potrà dare il via ad una nuova discussione più presente e matura. Vista l&#8217;esigenza di non frazionare i commenti in discussioni diverse o continuare interventi su posizioni già esaurite, non verranno pubblicati altri commenti a questo specifico post.</em></p>
<p><em>Chi si sia a nostro giudizio distinto per posizioni mature, spirito aperto e riflessioni intelligenti, fertili e produttive di dialettica verrà per quanto possibile avvisato della pubblicazione del nuovo post.<br />
</em></p>
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		<title>30 novembre 1786</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 11:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>« Abbiamo veduto con orrore con quanta facilità nella passata Legislazione era decretata la pena di Morte per Delitti asco non gravi, ed avendo considerato che l&#8217;oggetto della Pena deve essere la sodisfazione al privato, ed al pubblico danno, la correzione del Reo figlio anche esso della Società e dello Stato, della di cui emenda non può mai disperarsi, la sicurezza nei Rei dei più gravi ed atroci Delitti che non restino in libertà di commetterne altri, e finalmente il Pubblico esempio; che il Governo nella punizione dei Delitti, e nel servire agli oggetti ai quali questa unicamente è diretta, è tenuto sempre a valersi dei mezzi più efficaci col minor male possibile al Reo &#8230;avendo altresì considerato, che una ben diversa Legislazione potesse più convenire alla maggior dolcezza, e docilità di costumi del presente secolo, e specialmente nel popolo Toscano, <span style="text-decoration: underline;">Siamo venuti nella determinazione di abolire come Abbiamo abolito con la presente Legge per sempre la Pena di Morte contro qualunque Reo</span>&#8230; »</em></p>
<p>Così recita il cinquantunesimo articolo della Riforma Penale di Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, entrata in vigore il 30 novembre di 223 anni fa.</p></blockquote>
<p>Non molti giorni fa, Massimo mi ha invitato a una visita del Corridoio Vasariano. Questo è un corridoio sopraelevato che collega, a Firenze, Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti. Palazzo Vecchio, il municipio, sede del potere politico fiorentino da quando Arnolfo di Cambio lo tirò su, collegato, quindi, con Palazzo Pitti, magnifica residenza dei Medici &#8211; una via casa-lavoro preferenziale e tranquilla per i sovrani, costruita da Giorgio Vasari.<br />
Dagli Uffizi, per una porta sempre chiusa, si scende fra snodi e sale finché non ci si ritrova in questo corridoio sopraelevato, sospeso sull&#8217;Arno. Costeggia il fiume e poi lo attraversa, appoggiato su Ponte Vecchio. Di lì raggiunge il giardino di Palazzo Pitti. L&#8217;aria, dentro, è sobria, pulita. Le finestrelle illuminano un pavimento di cotto semplice e un soffitto bianco. Le pareti sono tappezzate di quadri, in particolare di autoritratti &#8211; che parlano fra loro, quando il Corridoio è deserto.</p>
<p>Ora, questo Corridoio è la strada che i reggenti fiorentini hanno fatto, per secoli, per arrivare al palazzo del potere.<br />
Massi era lì con la sua inseparabile macchina fotografica a scattare foto a destra e a manca. Foto che peraltro mi deve ancora passare. &#8220;Massi &#8211; dico io &#8211; per il 30 dobbiamo fare un post sull&#8217;abolizione della pena di morte, eh!&#8221; E in quel momento mi rendo conto. Passato Ponte Vecchio, il gruppo sta già scemando dietro l&#8217;angolo. Ma mi attardo e guardo indietro. Pietro Leopoldo di Lorena è passato di qui, per andare a firmare il primo atto di abolizione integrale della pena di morte della Storia Umana. Di qui, come ora ci passo io. Indossava scarpe col tacco di legno, magari &#8211; toc tac, toc tac, toc tac&#8230;</p>
<p>Tutti girano l&#8217;angolo. Anche Massimo, anche la guida chiudi-fila. Do un&#8217;ultima occhiata indietro e mi avvìo anche io. Ma girato l&#8217;angolo torno un momento indietro, voglio guardare ancora una volta, e&#8230;<br />
C&#8217;è qualcuno, a metà del ponte, vicino ai mezzibusti. Chinato alla finestra, guarda fuori, verso Ponte Santa Trinita. E&#8217; vestito con una marsina bianca, ricamata, un panciotto rosso acceso con bottoni dorati, uno jabot al collo e una parrucca grigia. La mattina è tersa e lui sorride. Vedo che sottobraccio ha un volumetto. &#8220;<em>An die Freude</em>&#8220;, il titolo. Di Friedrich Schiller. Si tira su, si volta verso di me e sorride più forte. Prima che possa dire o fare qualunque cosa, lui si volta e inizia a camminare nella direzione opposta, fischiettando, e sparisce. Toc tac, toc tac, toc tac&#8230;<br />
Mi precipito all&#8217;inseguimento degli altri. &#8220;Non si allontani dal gruppo&#8221; raccomanda la guida con voce monocorde appena appaio. &#8220;Massimo, Massimo &#8211; dico io agitato &#8211; l&#8217;ho visto, era lui, era lì, nel Corridoio, sopra Ponte Vecchio!&#8221; Massimo finisce lo scatto, abbassa la macchina e mi fa un sorriso luminoso. &#8220;Immagino che lì sia ancora il 1786&#8243;. Sulla parete c&#8217;è un autoritratto di Canova, mi sorride pure lui. Guttuso, no.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1820" title="art_2907_XL" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/11/art_2907_XL.jpg" alt="art_2907_XL" width="421" height="500" /></p>
<p>Il 1786 è un anno importante. <em>Le Nozze di Figaro</em> di Mozart, l&#8217;<em>Inno alla Gioia</em> di Schiller (celebrato poi nella Nona di Beethoven, anni dopo), la prima abolizione integrale della pena di morte. E il fatto che una simile dichiarazione si sia levata da Firenze, da quelle stanze che si affacciano sulle vie in cui mi sbronzo il sabato sera, mi fa sentire il peso di un&#8217;eredità luminosa &#8211; mi fa capire che non ho il diritto di essere da meno.<br />
E quindi ringrazio quell&#8217;uomo, nemmeno quarantenne, che un giorno di 223 anni fa, per noi e per tutti decise che davvero qualcosa doveva cambiare, nel mondo. In meglio.</p>
<p><em>Last but not the least</em>, il 30 novembre è  l&#8217;anniversario di un altro evento importante. 30 novembre 1900: si conclude la magistrale opera d&#8217;arte della vita di Oscar Wilde &#8211; al cui splendore e alla cui tragedia mi sento legato a doppio filo.<br />
Quindi, oggi, pensiamo che è davvero il caso di accendere una bacchettina d&#8217;incenso. Per onorare tutto l&#8217;onorabile. Perché erano persone come noi. Perché noi partiamo da dove sono arrivati loro. Perché noi possiamo arrivare ancora, infinitamente più avanti.</p>
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Nel buio profondo immobile della piccola stanza, su un invisibile piedistallo nero e protetto da una spessa teca cristallina...</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2010/04/e-poi-ti-odio-e-poi-ti-amo-e-poi-ti-odio-e-poi-ti-amo-e-poi-ti-eleggo-ovvero-lamore-sotto-il-ponte-2658.htm" title="E poi ti odio e poi ti amo e poi ti odio e poi ti amo e poi ti eleggo &#8211; ovvero, l&#8217;amore sotto il ponte">E poi ti odio e poi ti amo e poi ti odio e poi ti amo e poi ti eleggo &#8211; ovvero, l&#8217;amore sotto il ponte</a><br /><small>In questo periodo dell'anno il greto del fiume è splendido. Verdissimo, smeraldino, con l'erba soffice appena nata. L'acqua della cascatella...</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2010/01/legge-libera-caccia-2201.htm" title="Legge-libera-caccia">Legge-libera-caccia</a><br /><small>Il nostro beneamato Parlamento ha approvato la deregolamentazione della caccia. Da oggi esiste quindi una legge che prevede la sostituzione ...</small></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Hinduismo non esiste</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 13:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo sapevate che la religione Hindu non esiste? Ora lo sapete. Trattasi di una mera categorizzazione occidentale che appiattisce una realtà religiosa vasta e varia come un prato fiorito. Ma facciamo un passo indietro. Alla fine del XV secolo, Da Gama doppia il capo di Buona Speranza e arriva in India. I secoli successivi saranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sapevate che la religione Hindu non esiste?<br />
Ora lo sapete.</p>
<p>Trattasi di una mera categorizzazione occidentale che appiattisce una realtà religiosa vasta e varia come un prato fiorito. Ma facciamo un passo indietro.<br />
Alla fine del XV secolo, Da Gama doppia il capo di Buona Speranza e arriva in India. I secoli successivi saranno per l&#8217;Occidente un folle volo verso l&#8217;invasione e la conquista di questo paese di Bengodi straripante di ricchezze.<br />
Quella occidentale, però, non era la prima grande invasione che l&#8217;India subiva: dai primi scontri nell&#8217;VIII secolo dopo Cristo, passando per la costituzione del Gran Sultanato di Delhi nel XII e arrivando fino alla fioritura del rigoglioso Impero Moghul fa il XVI e XVIII secolo, l&#8217;India ha subito una pesantissima presenza musulmana di vertice, attenuatasi solo con la decadenza dell&#8217;Impero Moghul stesso e l&#8217;arrivo degli Europei.<br />
Il modo in cui funzionavano le invasioni islamiche era piuttosto semplice ed enormemente efficace. Gli Arabi sono sempre stati (e sono tutt&#8217;ora, è un fattore culturale) dei grandissimi commercianti. Abili e occhiuti ma umani come pochi nella storia. E perciò, le loro invasioni, più che sulla punta della scimitarra, venivano portate avanti da orde di commercianti vogliosi di ampliare i propri mercati; oltretutto, la loro invasione incideva in maniera relativamente indolore sulla popolazione, in quanto mirava a colpire e sostituire i vertici del potere senza che null&#8217;altro cambiasse. Certo, l&#8217;islamizzazione era incentivata, infatti chi si convertiva alla religione del Profeta godeva di certi privilegi, ma non era imposta &#8211; e non era imposta nemmeno la Shari&#8217;a, il diritto coranico, in quanto legge-solo-per-muslim.<br />
Così in India si rese necessaria una prima classificazione religiosa &#8211; attuata attraverso la categorizzazione in &#8220;islamici&#8221; e &#8220;non islamici&#8221;. Insomma, già a quel tempo la definizione di Hinduismo necessitò di essere compiuta in negativo, senza dire che cosa fosse, ma constatando che cosa di certo non era.</p>
<div id="attachment_1552" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-1552" title="Roberto De Nobili" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/07/vk105.jpg" alt="Roberto de Nobili vestito da sadhu che se ne va a far proseliti per l'India in un'incisione coeva." width="250" height="445" /><p class="wp-caption-text">Roberto de Nobili vestito da sadhu che se ne va a far proseliti per l&#39;India in un&#39;incisione coeva.</p></div>
<p>Ma all&#8217;europeo seicentesco e cattolico che arriva in India non basta un equilibrio fra mercati e religioni: deve imporsi come un asso di briscola che tutto vince. Così sorge il grande apparato delle Compagnie delle Indie Orientali, e soprattutto, le orde dei missionari si riversano da Mumbai, a Madras, al bacino del Gange. Tutti a far proseliti.<br />
Fra questi, nel 1604, arriva un gesuita, tal Roberto De Nobili. Costui era un geniaccio.</p>
<p>Gli altri missionari, presentandosi in tonaca nera e con gli interpreti, non avevano speranza di risultare graditi alle popolazioni autoctone &#8211; specie alla potentissima e acculturatissima casta dei Brahmani -, quindi puntualmente fallivano nella loro attività di proselitismo. Ma De Nobili no. Lui era furbo. Prese a vestirsi come un <em>sadhu</em>, un saggio indiano, e imparò alla perfezione il sanscrito e il tamil. Si spacciò per Brahmano di nobilissime origini, ed ovunque fu rispettato ed ammirato. Successivamente se ne andò, &#8220;<em>indus inter indos</em>&#8221; di tempio in tempio cercando di comprendere tutte le singole realtà religiose locali, e quando ebbe raccolto abbastanza informazioni stilò una brillantissima, completissima ed elefantiaca silloge dei precetti comuni della &#8220;religione Hindu&#8221;. Compiuto questo lavoro tornò alle centinaia di templi che aveva visitato, domandando ai Brahmani una valutazione sulla sua opera. Tutti i Brahmani d&#8217;ogni parte dell&#8217;India furono esaltati da questo lavoro, e tutti lo sottoscrissero, ammirando la maniera così assolutamente brillante con cui magistralmente definiva gli insegnamenti di una religione Hindu universale. Però, era proprio dopo la grande euforia che De Nobili faceva scattare la trappola.<br />
Infatti, parallelamente, aveva stilato una confutazione altrettanto forte di ogni punto della silloge, cosicché i  Brahmani vedessero distruggere in maniera inoppugnabile l&#8217;opera che tanto avevano osannato e che nero su bianco li rappresentava. A quel punto De Nobili entrava in modalità-proselitismo e convertiva masse oceaniche di Indiani.</p>
<p>Così, l&#8217;enorme varietà di religioni in India fu appiattita sotto una nomenclatura unica. E adesso conoscete la vera storia di come è nata la &#8220;religione Hindu&#8221;.<br />
E&#8217; necessario tenere presente, però, che la realtà di questa macro-religione fittizia, osservata alla lente d&#8217;ingrandimento, è composta da centinaia e centinaia di fili diversi &#8211; come un tessuto &#8211; e che tutti concorrono allo stesso scopo. Tutti concorrono alla Moksha, cioè alla Liberazione dal Samsara, dal ciclo di reincarnazioni, al fine di riportare l&#8217;Uomo al Brahmman, all&#8217;Assoluto primo. E questo avviene senza tentativi di conversioni né conflitti fra Hinduismi diversi, ma con una compartecipazione parallela.</p>
<p><strong>Tu segui il <em>brahmacharya</em> e la castità, io seguo il <em>kamasutra</em> ed il piacere: che vinca il migliore, ci becchiamo dopo nel Brahmman.</strong></p>
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